"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 20 marzo 2024

DELANEY BLUE (another half sketch)

 

DELANEY BLUE

(another half sketch)

 

A fianco di Daniel Darc ([1]) per anni e anni ci fu una persona che si può anche non conoscere a meno di aver visto il film documentario di Marc Dufaud Pieces Of My Life ([2]).
Si tratta di George Betzounis, greco ma parigino ma cosmopolita ([3]), meglio noto come Delaney Blue ([4]).

 

Basterebbe forse il suo profilo ufficiale ([5]), però mancherebbe qualcosa.
Soccorre per esempio Dufaud, nel suo libro: peripezie di pubblicazione non poche: nato in un modo: sorta di antologia degli scritti di Daniel Darc (intitolato Rêve Coeur e attribuito a Darc ([6])). Poi cambiato editore e struttura e diventato Close Up Daniel Darc ([7]).

Dufaud incontra Betzounis a uno dei mercati delle pulci parigini, quello di Barbés ([8]), quando, finalmente, riesce a rintracciare Darc: “J’ai reconnu Daniel serré contre ce Midnight Cow-Boy élancé, crinière de jais portant a bout de bras un bac de vinyles. Look de zicos New-yorkais, cuir ocre marbré, pantalon noir et demi boots. Un Joe Buck émacie presque exotique dans cet environnement multiethnique a tendance afro méditerranéenne. C’était George : il n’est pas New-yorkais, c’est un international hero from Thessalonique!” ([9]).

 

Ovviamente, il ruolo di Rico Rizzo ([10]) è affidato a Daniel Darc (e altrettanto ovviamente per chi conosce un poco come andarono le cose, anche a Parigi, si potrebbe pensare a Johnny Thunders, se non fosse che a quest’ultimo mancò un George-Joe Buck).

 

Piccola annotazione: non capisco come mai, dato il suo ruolo nel documentario, Dufaud non abbia incluso George-Delaney nei ringraziamenti del libro.

 

Adesso tocca a voi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 28 settembre 2020

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc) (fin de série Series – 1)

 

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc)

(fin de série Series – 1)

 

Chi mi conosce – anche solo a contrario – sa che solamente quando la lingua italiana difetta di sintesi uso espressioni straniere.

 

“Tempo di guerra”, la seconda, mondiale.

I cappotti rivoltati sono quelli che hanno traccia delle asole originarie (cucite) alla bottoniera, siccome rivoltati appunto.

E le scarpe? Beh ad averne un paio.

L’economia dello stretto indispensabile ma con stile: Daniel Darc ([1]).

 

Daniel Darc, soprattutto in quel documentario del 2004 che ad oggi non ha avuto diffusione ufficiale ([2]) esibisce un bel paio di boot che forse sono Hudson e una pesante giacca di cuoio (pronuncia “kuoio”) a coprire un giubbotto di tela Genova.

D’altronde, Bob Gruen ha raccontato come perse i suoi Hudson a fronte delle richieste insistenti a propos di Sid Vicious.

 

In Francia, pare impossibile, ci furono almeno tre artisti con una più che discreta “pronuncia inglese”: Serge Gainsbourg, Alain Bashung e Daniel Darc.

Ma Daniel Darc la ha fatta molto più dura degli altri due, in quanto non è morto in gloria ed agio.

Però credo si debba sottolineare che un uomo (non so esprimermi sull’equivalenza femminile) per quanto alla deriva non sarà mai un relitto fin quando avrà una buona giacca di cuoio e un paio di resistenti calzature ([3]).

Daniel Darc è il solo ragazzo nel mondo: quello dimenticato, insieme a Jimmy Iguana (ed allora sono in due).

 

In realtà questo post si fonda su un falso storico: nel documentario precitato Darc indossa una giacca gessata sopra il giubbotto di jeans, ma il concetto non cambia.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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