"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 4 gennaio 2025

MORTO QUANDO? (Massimo Canalini) (Facebook Down Series - 97)

 

MORTO QUANDO? (Massimo Canalini)

(Facebook Down Series - 97)

 

Sembra che anche i sassi sappiano chi fu Massimo Canalini.

Auspico che in futuro siano emendati i riferimenti che lo danno per deceduto il 16 o il 17 di settembre 2024; la data esatta è il 15 settembre 2024.

 

Poi, chissà, qualcuno scoprirà anche la sua data di nascita completa: per ora non si va oltre “Ancona, 1956”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

POST SCRIPTUM

Evidente pigrizia dei recensori: nella recente biografia di Canalini ([1]), egli si dichiara nato il 15 gennaio 1956 (salvo verifica, ovviamente).

 

 

 

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martedì 4 marzo 2014

PIER VITTORIO TONDELLI (contro i vecchi santini della critica letteraria, una polaroide postmoderna pur se inattuale)


PIER VITTORIO TONDELLI
(contro i vecchi santini della critica letteraria,
una polaroide postmoderna pur se inattuale)

 

Pier Vittorio Tondelli muore di AIDS e “ci frega”.

 

Infatti, come si doleva Enrico Brizzi prima di invecchiare anzitempo, fra i problemi della letteratura italiana contemporanea – a parte gli autori di per se e il photoshop per rendere Edoardo Nesi magro ([1]) – c’è la mancanza di una critica letteraria per lo meno non anziana.

 

PVT era colui di cui avevamo bisogno (quando eravamo giovani noi).
Di più: era anche colui che ci avrebbe dato coloro di cui avremmo avuto bisogno in seguito: “Quando avremo quarant’anni altri uomini più giovani e più validi di noi ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili” ([2]).
Tondelli era un pazzo che catalogava come giovani le - sole - persone minori di 25 anni! Poi vecchi (o altro).

 

PVT scriveva di musica. Anche.
Di quella musica che noi si ascoltava.
Un alieno, dunque.

 

Pertanto, la morte di PVT nel dicembre 1991 (il 16) fu una sciagura.
Anche perché di eredi io non ne vedo ancora.

 

Cosi qualora si voglia, ogni tanto, avere l’opinione (se non il conforto) di una voce autorevole per una scelta ci si appoggia al vuoto.

 

Per diverse ragioni, anche anagrafiche (mie, loro e dei lettori giovani del mio blog), non ritengo Stefano Pistolini e Pietrangelo Buttafuoco sufficienti e/o contemporanei pur apprezzandoli per talune loro opere, più il secondo del primo a cui si deve anche un bel programma televisivo ormai nemmeno più replicato “Questa non è una pipa – Dizionario della modernità” ([3]).

 

Spiacente, post senza soluzioni e/o lieto fine.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Vero Signora Elisabetta Sgarbi?
[2] Filippo Tommaso Marinetti, dal “Manifesto del Futurismo”.
In originale “Quand nous aurons quarante ans, que de plus jeunes et plus vaillants que nous veuillent bien nous jeter au panier comme des manuscrits inutiles!” (Le Figaro, Samedi 20 Février 1909).
I due testi non sono perfettamente corrispondenti.
[3] Lo trasmetteva RAI5.

lunedì 30 luglio 2012

ENRICO BRIZZI, BOLOGNA E “COME FUNZIONA IN ITALIA”


ENRICO BRIZZI, BOLOGNA E “COME FUNZIONA IN ITALIA”



Nota per Enrico Brizzi: la “Viking” ([1]) era anche una divisione delle SS, la quinta corazzata.
Ovvero: “non giudicare mai un libro solo dalla copertina/A meno che non ne copra semplicemente un altro” ([2]).



Ricordo che quando uscì il secondo romanzo di Brizzi: Bastogne ([3]), era novembre ([4]) 1996 e la stagione era quindi fredda, anche una libreria non frivola come “la Scientifica” di Milano ne aveva ordinato un mezzo pallet.
Ricordo inoltre come – anno prima, anno dopo –, la galleria Nuages (sempre della mia città), specializzatasi in fumetti organizzò una mostra dedicata ad alcuni artisti facenti rifermento a Frigidaire: c’erano delle signore molto perbene ed evidentemente solventi che pensavano fosse “simpatico” comprare “qualcosa” di Andrea Pazienza magari per una parete della stanza del figlio.
Cosa c’entrano i due aneddoti? Semplice: una vignetta raffigurante Zanardi era l’immagine di copertina per Bastogne, la gente comprava quel romanzo perché avevano letto l’opera (lunga, prima c’era stato un racconto in un’antologia) d’esordio di Brizzi: Jack Frusciante è uscito dal gruppo ([5]) che era stato un successo inaspettato e massiccio.
Naturalmente Zanardi avrebbe rubato i soprammobili più preziosi dalle case delle signore molto perbene, e molti di Bastogne non capirono gran che e ancor meno lo apprezzarono.



Io, che avevo comprato entrambi gli esordi di questo giovane autore in epoca non sospetta, apprezzai ([6]) molto più quel duro (non cupo) e difficile “come un secondo album” romanzo, e anzi mi domandavo in che modo potesse questo giovane nato nel 1974 scrivere come se fosse nato diciamo fra il 1955 e il 1960, dato il numero d’informazioni che dispensava.



Continuo a non impazzire per Andrea Pazienza, eccetto Zanardi, e di Brizzi non leggo opere nuove da moltissimi anni.
Però mi è capitata fra le mani copia, usata, del precitato La vita quotidiana …, che ho letto in rapidità e con alcune riflessioni che mi sono soggiunte.

Innanzitutto Brizzi è un bravo autore.
Per i miei gusti, si è “perso” dopo le sue prime prove. Può darsi invece che, semplicemente, sia diventato adulto evitando il rischio di “scriversele e leggersele” ([7]) in eterno.

Indubbiamente, si tratta di scrittore cui piace sfidare i lettori sulle conoscenze (con me va a nozze) che esibisce nelle proprie citazioni ([8]).
Per converso, però, egli spiega come (ma a me rimane ancora qualche dubbio che sveli tutto) abbia potuto scrivere con tale dettaglio di contesto Bastogne.



Brizzi per quasi tutto il libro La vita quotidiana … dichiara che Bologna è città “femmina” ma alla fine la considera un “paesone”.
Ed ecco il problema: il sistema Bologna è, in ultima analisi, una variante del sistema Italia, nel quale dopo i primi passi autonomi tutti si conoscono e si sostengono a vicenda.
Quindi Bologna diventa una zuppa musicale in cui Brizzi accomuna nei suoi gusti – essenzialmente con cesure rispetto agli artisti stranieri – di tutto: Vasco Rossi con Francesco Guccini, Luca Carboni e i Gaznevada e, rafforzando una mia vecchia opinione, celebrando gli Skiantos sempre dando loro troppa “patente punk”.
Il che probabilmente spiega, anche, il successo di Red Ronnie del quale preferisco non scrivere.

Forse non è un caso se la versione a fumetti di Bastogne è dedicata, anche, a Stefano Tamburini oltre che a Paz.
Ma Brizzi dovrebbe rendersi conto che nessuno di questi due artisti (se fosse vivo) oggi sarebbe nel backstage di Carboni (men che meno in quello di Gianni Morandi).




                                                                                                                      Steg







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[1] Si vedano le pagine 63 e 63 di La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco (Roma-Bari, Laterza, 2008), sorta di autobiografia di Brizzi, oltre che storia della città che analizzo in questo post.
[2] “EMI” di Steve Jones, Glen Matlock, Paul Cook, Johnny Rotten.
[3] Edito da Baldini e Castoldi.
[4] L’8 secondo il sito ufficiale dell’Autore: è possibile, una volta i libri spesso uscivano il venerdì.
[5] Del 1994, inizialmente pubblicato da Transeuropa, fra l’altro in una serie di edizioni limitate: con pagine da tagliare ai margini, o con copertine colorate una per una a pennarello.
Per questo editore di Ancona Pier Vittorio Tondelli curò quei tre volumi della serie “Under 25” (visto che i giovani hanno meno di 40 anni?!) da cui emersero, bene o male, alcuni nuovi scrittori di un certo talento.
[6] Certo lo comprai il giorno in cui uscì, in quella libreria, ed era già buio nella sera che cominciava presto.
[7] Parafraso il titolo di un mio recentissimo post.
[8] Dunque scrive sunderbunds e se non sei un salgariano perdi il senso del termine.