"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 20 giugno 2015

BRET EASTON ELLIS SI CAPOT-A? (Tombstone series – 20)


BRET EASTON ELLIS SI CAPOT-A?
(Tombstone series – 20)

 

Un noto produttore di occhiali da sole si avvale di Bret Easton Ellis come testimonial.

La foto scelta (almeno per la stampa italiana), in bianco e nero, purtroppo svela una verità nascosta o solo un dato di fatto: Ellis assomiglia a Truman Capote, assomiglia.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2015 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

domenica 31 maggio 2015

NEW YORK CITY E IL SUO BEL FANTASMA (non andarci da adulti, ma solo tornarci)

NEW YORK CITY E IL SUO BEL FANTASMA
(non andarci da adulti, ma solo tornarci)
 
Questo è il quarto (ma è quasi il quinto) ([1]) post che dedico a New York.
Le angolazioni mi risultano facili non appena qualcosa me le richiama.
 
West Side Story oggi non dice molto, nemmeno il tetto con le gabbie dei piccioni di On The Waterfront. Eppure sono film marcatamente newyorkesi ([2]).
 
Probabilmente anche certe prose di Truman Capote, la terza fatica di Bret Easton Ellis o quel gioiellino di apparente leggerezza che è Fabulous Nobodies di Lee Tulloch non riescono più a dare quel gusto della Città che non dorme mai che essi hanno invece in sé.
 
E pensare che queste righe nascono dai documentari presenti nel secondo DVD di Taxi Driver in un’edizione commemorativa fuori moda (sic!), esso ormai film ([3]) che è anche un evidente omaggio alla metropoli sulle rive del Hudson, la quale per certi aspetti è diventata tutt’altro, un tutt’altro che spesso è spesso “poco” e “niente più”. Cioè novità assolutamente dimenticabili.
 
Pensavo che l’arrivo in Gotham City dall’aeroporto era di grande impatto molti anni fa.
Ma che arrivarci da Newark come spesso accade (leggi un turismo sempre più feroce e di massa) spegne molto fascino, mentre la linea d’orizzonte di Manhattan che appare venendo dal JFK o dal Laguardia un poco taglia ancora ([4]) il fiato alla ennesima visita.
 
I taxi da tempo non sono più quelle mezze scommesse gialle con le righe a scacchi bianconere anche senza aria condizionata e però sempre con quelle “partition” di metallo e plexiglass spesso un centimetro abbondante che ti mettevano in guardia ancora intorno all’inizio della decade ottanta.
 
Siamo dunque al fantasma di una certa città, con Times Square pedonalizzata per fine 2015, tanto per esemplificare mentre per tutti era comunque un lento ingorgo veicolare, e il chiosco di arruolamento nel US Marines Corp.
 
Altre cose le si dava per scontate: dunque improvvidamente non ho mai comprato una sceneggiatura di film, con la copertina di un qualche colore fluorescente, venduta su un banchetto lungo la Broadway verso la NYU.
Le ho viste per anni, poi sono sparite e della loro sparizione ci si accorge troppo tardi.
 
Curioso il destino della Nuova Amsterdam: dal suo fallimento o quasi alla sua rinascita fin troppo ordinata e pulita (tranne certe stazioni e tunnel della sua metropolitana, quelli impossibili da bonificare), con un prezzo da pagare molto alto. Cioè con l’eliminazione di pezzi della sua cronaca che stava diventando storia.
 
Ha un senso andare a New York? Probabilmente non ha senso se si hanno cinquant’anni o anche solo quaranta: a cercare ciò che non c’è più o che non è più vuol dire essere passatisti. Solo chi ci è già stato può tornarci, e magari collezionare qualche altra delusione.
Per chi ne ha venti forse è diverso, ma con l’avvertenza che molto di quello che vi propongono è, nemmeno una replica bensì, una ricostruzione ([5]).
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
POST SCRIPTUM
Raramente aggiungo a così breve distanza qualche ulteriore osservazione, ma dati i commenti di due attenti lettori, preciso.
Se si va oggi, soprattutto a 40 (o più) anni, a Gotham City per la prima volta si rischia di cercare il niente: cosa vedrete agli angoli “up To Lexington, 125 oppure “53rd and 3rd” ([6])?
Era già inutile percorrere Mercer Street (Manhattan) nel 1980.
 
A tutto il resto, aggiungo due film, utili o meno: After Hours ([7]) di Martin Scorsese e Alphabet City di Amos Poe.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
 
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[2] Sebbene il secondo sia girato nel New Jersey.
[3] Dobbiamo aspettarci cosa per il 40° anniversario del film?
[4] Il problema è il poco.
[5] Quale il significato di mangiare – specifico mangiare: tutti quelli che vanno per il solo merchandising sono dei vorrei non posso – al locale Hard Rock Café? Nessuna, eppure quello sulla 57th West Street, al civico 221, fu il secondo dopo l’originale londinese ad aprire: https://www.flickr.com/photos/johnsen/3224300971.
[6] Rispettivamente “I’m Waiting For My Man” e l’omonima “53rd and 3rd”.
[7] Quasi un nomen omen, direi.





 

venerdì 28 giugno 2013

NON CREDO SIA UN PROBLEMA GENERAZIONALE, BENSÌ UN PROBLEMA INTELLETTUALE


NON CREDO SIA UN PROBLEMA GENERAZIONALE,
BENSÌ UN PROBLEMA INTELLETTUALE

 

“Generazionale” è un aggettivo obsoleto. Roba da Pier Vittorio Tondelli: essendo vecchio addirittura il nome proprio doppio, figuriamoci!
L’Italia è gestita da non più giovani: anche taluni degli “under 25” di Tondelli, appunto; ad esempio Enrico Brizzi e Silvia Ballestra ([1]).  È un dato anagrafico, quindi di mero fatto.
 

Ciò significa che io scrivo per dei quasi vecchi. In quanto una persona di quindici anni intelligente non sa di essere intelligente; una persona di venti anni intelligente non so cosa legge. Entrambe non leggono questo blog.
Ma non scrivo per dei, Entschuldigung: ich spräche Deutsch,  rimbecilliti.
Il fatto che il mio blog non si chiami Cassandra oppure Grillo Parlante, non fa differenza.
 
E allora?
Allora desidero chiarire che certe volte non scrivo di argomenti pseudo-attuali in quanto essi attuali non sono. Attenzione: non ho scritto inattuali.

 

Ho la pretesa che il mio blog sia popolato di “corsivi”, giornalisticamente scrivendo.
Invece rilevo come la tendenza mediatica (per tutti i media) sia quella degli pseudo-corsivisti, cioè dei corsivisti del nulla, peggio dei carmelobeniani “gazzettieri del nulla” che di loro sono matrice.
Non sufficienti i giornalisti, arrivano di rinforzo esponenti di categorie professionali inesistenti quanto ai loro risultati (ripeto: risultati ([2])): i sociologi, le ex-veline di seconda categoria ([3]), i giornalisti (soprattutto se parenti di pregressi giornalisti, vivi o morti) del pettegolezzo e basta, altri “-ologi” vari, ...
 

Aiuto io imploro nel sentire (lo ammetto: mi limito alla televisione) evocare come “ribelli meritevoli” dei tardo-defunti e degli ancora-viventi comunque ben disinfettati intellettualmente.
Mai uno/a che mi citi Quentin Crisp o Truman Capote o Kenneth Anger.
Più vecchi dei vecchi questi commentatori da gettone di presenza. Roba che Fabri Fibra è nella categoria dei geni (ripeto geni, plurale di genio non di gene) seienni inalanti colla: un ossimoro, tanto per citarne di sponda (Wild Boys, ovviamente) un altro negletto dal Premio Nobel per la letteratura: William Burroughs.
Prima o poi ci “diranno” (come se dire fosse spiegare) che Renato Vallanzasca è meglio di Fabrizio Corona: ma non motivando (appunto) la loro opinione ([4]), la quale è prettamente generazionale: il primo è più vicino a loro nel tempo e dunque apparentemente più spiegabile.

 

Vorrei le ali di un corvo berlinese, e forse anche la sua flemma, per volare alto e non essere sfiorato da questi vecchi attrezzati con ricordi vecchi e con ribellioni vecchie, tutto vecchio perché non più intellettualmente destabilizzante secondo il pensare corrente.

 

E questo è uno sfogo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Siccome ho il coraggio delle mie azioni: portai al Tunnel, locale notturno milanese, qualche suo libro per farmelo autografare, e lei dichiarò che io ero il lettore ideale. Il lettore ha comprato i libri, quindi ben può esprimere la propria opinione.
Cito questi due nomi perché fra i più noti di quelli di cui sono sicuro che abbiano partecipato al progetto Tondelli ano originario: tre furono i volumi editi da Transeuropa.
[2] Ricordo, a me stesso, che esistono per legge professioni che non garantiscono risultati, ci sono solo “obblighi di mezzi”. Basta precisarlo al pubblico/cliente/paziente pagante.
[3] Quelle di prima categoria furono, fra le altre: Laura Freddi e Miriana Trevisan ...
[4] La mia, su entrambi, è contraddittoria e quindi troppo lunga da spiegare in poche righe. Diciamo che non avrei problemi ad essere a un tavolo di ristorante a mangiare e discutere né con l’uno né con l’altro.