"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post

mercoledì 15 aprile 2026

“AND THEN THERE WERE NONE” (50 anni di punk, forse)

 

AND THEN THERE WERE NONE
(50 anni di punk, forse)

 

Erano pochi, ma più di dieci; di razza bianca (escludendo Poly Styrene – RIP); non troppo piccoli nel fisico (penso a Siouxsie Sioux e Billy Idol).

Quindi intitolare il post come la prima edizione del romanzo di Agatha Christie non mi sembrava appropriato.

 

Che il mezzo secolo di punk sia riferito al Regno Unito mi pare incontroverso, ormai; sebbene già si incensi il cinquantenario dell’eponimo esordio dei Ramones.

 

Devo scrivere di nuovo? Non credo.

I pensieri rimango quelli del 2016: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2016/05/il-punk-dopo-40-anni-note-minime.html

 

Però ci sono i morti di questi dieci anni: per tutti Brian James, mente creativa ne The Damned (commemorati già lo scorso anno 2025).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

© 2026 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

lunedì 13 gennaio 2025

OLIVIERO TOSCANI (Facebook Down Series - 100)

 

OLIVIERO TOSCANI
(Facebook Down Series - 100)

 

Radical chic (siccome nato comodo), arrogante, maleducato.

 

GtSYG: https://www.youtube.com/watch?v=zS6Cq9zpi_E

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

Radical-chic (siccome nato comodo), arrogante, maleducato.

 

GtSYG: https://www.youtube.com/watch?v=zS6Cq9zpi_E

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 7 novembre 2024

FROM RONALD TO DONALD (STAR SYSTEM SCONFITTO) (Facebook Down Series – 80

 

FROM RONALD TO DONALD

(STAR SYSTEM SCONFITTO)

(Facebook Down Series – 80)

 

 

From Ronald to Donald (curioso che nessuno abbia pensato allo slogan? Lo ho creato io, dunque?).

 

Penso a “Bonzo Goes To Bitburg” dei Ramones (con Johnny che votava Reagan, appunto) e a “Ronnie Talk To Russia” di Prince (pseudonimo artistico molto democratico oltre che repubblicano) quanto al sostegno (“voucing” dicono quelli che faticano con la lingua italiana, figuriamoci con quella inglese) per i democratici USA.

 

Mi astengo dalle due o tre “sederone”, la/le afroamericana/e e la latinoamericana, ma le ossa rotte di Bruce Springsteen per “Kamala”? Possibile che il Boss (non dipende da me se questo è il soprannome più famoso) di Asbury Park non veda che i colletti blu sono (anche?) latini, neri, asiatici, ... Le seconde generazioni di questi immigrati regolari son tutte – ricordo a me stesso? No ricordo ai PDini italiani – “born in the USA”. Io fossi il manager di Springsteen (John Landau) gli consiglierei di riascoltare l’album Nebraska. (come suona “Frankie Teardrop” “State Trooper”, fra l’altro).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

martedì 29 settembre 2015

RAMONES: CREPUSCOLO DI UNA GLORIA PUNK


RAMONES: CREPUSCOLO DI UNA GLORIA PUNK


 

Al museo dedicato ai Ramones a Berlino spiccano due dettagli per i più attenti.
A luglio 2015 Tommy Ramone è ancora dato per vivo.
In un numero del luglio (quello datato 26, mi pare) 1976 del Melody Maker è pubblicata la lettera di (Stephen) Morrissey il quale critica in toni irrevocabili i Ramones: sopra quella pagina, in bacheca, è appoggiata la copertina del singolo del 2009 (“Something Is Squeezing My Skull”) in cui Morrissey abbraccia la statua di Johnny Ramone, risibili le giustificazioni del mancuniano del 2012.

 

I Ramones sono finiti con End Of The Century ([1]).
Successivamente essi sono divenuti la tribute band di sé medesimi, dopo essere stati una gang con una divisa divenuta tanto inconfondibile da risultare quasi un loro secondo marchio.

 

Il primo marchio è, naturalmente, quel sigillo in cui i nomi contornano una variazione de “The Great Seal of the President of the United States” ([2]).
Ma i nomi non sono irrilevanti: il marchio “vero ed originale” è uno solo: quello dove si leggono i nomi di Johnny, Joey, Dee Dee e Tommy, pur se Marky (all’anagrafe Marc Bell e già nei Voidoids) è stato certamente importante e Tommy per qualche tempo dopo aver lasciato lo sgabello di batterista fu – comunque - un Ramone, seppure invisibile.

 

E oggi? Qualche notizia.

Le magliette sono indossate rispettivamente da persone della generazione dei Ramones che non li hanno mai visti e ascoltati dal vivo, totalmente disinteressati quanto ai nomi presenti sulle magliette (sufficientemente spartane per essere sempre state facile preda di chi nulla paga in corrispettivo per la loro produzione e vendita), e da gente di ogni età che – invece – non avrebbe potuto vedere i quattro di Forest Hills (e “sostituti”) se non con la macchina del tempo.

 

Contemporaneamente in Spagna: si trovano magliette che storpiano il nome e il sigillo in “Raciones” (al posto dei nomi dei tipici cibi iberici, e posate nelle zampe dell’aquila del “sigillo”) e in “Ladrones” (nomi di enti internazionali “dediti” ad impoverirci).
Ancora a Madrid, un locale ha un angolo/cantina arredato con loro manifesti e altro (hot dog nel menu); il locale è creato da un cuoco di fama, ma si risolve in un take-away di pollo arrosto.

 

In quarta di sovracoperta dell’autobiografia di Marky Ramone pubblicata da qualche mese ([3]) una frase di Tommy Hilfiger di “apprezzamento”.

 

Con Joey, Dee Dee, Johnny e Tommy morti fra il 2001 e il 2014, per di più con i Ramones comunque sciolti anche come autotributo già nel 1996, la banalizzazione è evidente.

 

Sic transit gloria mundi.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

© 2015 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 




[1] Non a caso – ex post – prodotto da Phil Spector.
[2] Creato dall’artista Aturo Vega.
[3] Intitolato Punk Rock Blitzkrieg - My Life As a Ramone. Così dentro ci sta anche il nome della sua attuale band. Non quello della sua salsa (cfr. Paul Newman).

martedì 27 novembre 2012

IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA (ancora sull’ipocrita politically correct)


IL PUNK AVEVA ARGINATO LA CENSURA MORALISTICA
(ancora sull’ipocrita politically correct)

 

Vi siete mai domandati perché nelle storie di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore ci fossero personaggi deformi?
Certo per domandarvelo dovete averle lette.

 

C’è una canzone dei Devo, gruppo che non mi fa impazzire ma di cui riconosco l’importanza ([1]), che spiega molto: è “Mongoloid”, pubblicata nel 1976 come singolo.
Da qualche anno dire “mongoloide” era già considerato sgradevole: dovevi dire “down”. Come pensare che il “non vedente” stia meglio di quando era qualificato “cieco”.
I Devo (punk? New wave? Whatever!) cercarono come altri di raccontare come stessero veramente le cose.

 

La risposta alla domanda precedente è probabilmente che (di nuovo?) si potevano esibire le proprie e le altrui mostruosità, non più nascosti dietro la falsità del “tutto va bene”. Grazie al punk.

 

Incidentalmente: ricordo uno splendido concerto di Siouxsie and the Banshees nel luglio 1985 all’ex Cottolengo di Torino: variante, ulteriore, su Freaks di Todd Browning.
Appunto: si veda “Pinhead” dei Ramones. Liberate i mostri apparenti ([2]).
Ma dei Brud(d)ers si consideri anche la più cupa “Lobotomy” ([3]).

 

Il punk era la famiglia dei reietti, dove le cicatrici esibite erano più belle dei gioielli (lo disse Rosso Veleno o prima di lei David Bowie?) e dove si valeva per ciò che si era.

 

Che dire, anche, di quella gemma recuperata in extremis (per chi si limita al prodotto ufficiale) di “Make Up To Break Up” ancora di Siouxsie and the Banshees?
O scavando ancora più a fondo, l’urlo di disperazione di “Thalidomide” de The Pack (che sarebbero diventati i Theatre Of Hate).

 

Oggi è – sempre di più – di nuovo tutto “carino e a posto”, come se il punk non ci fosse mai stato.
Ma quelli che non hanno il senso della vista continuano ad avere solo il nero come colore (o non colore?) costante e i subnormali non terminali sanno di non essere troppo intelligenti. Nessuna delle due categorie è trattata per ciò che è, si fa finta – censoriamente – che siano come noi.
Noi chi? Io non sono come quelli che mi circondano senza che lo scelga io di essere circondato da loro; io cerco di essere educato ([4]) eppure io continuo a chiamare ciechi i ciechi.

 

Qualcuno, del resto – un comico di cui purtroppo non ricordo il nome, qualche tempo fa si è anche inventato i “diversamente ricchi”: sono i poveri.

 

È la censura che è tornata attraverso il politically correct e non se ne va.
Oppure l’ordine costituito in L’Étranger di Albert Camus ([5]).

 

Gabba Gabba Hey!” a tutti coloro che non hanno da leggere queste mie righe, ma che saranno ciononostante la maggioranza dei loro lettori.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[1] Al momento 105 loro registrazioni sul mio i-Pod.
[2] Prima dei pipistrelli dei Birthday Party.
[3] E volendo anche “Cretin Hop”.
[4] E spesso quasi mi investono, i ciclisti sul marciapiede, quelli ecologici e corretti. I loro omologhi in auto hanno comportamenti differenti, a seconda di come sono vestito io sempre pedone.
[5] Tanto per citare un libro intelligente al posto di quelli in classifica. Come quelle “canzoni che non trasmettono mai alla radio”.

domenica 1 luglio 2012

BRET EASTON ELLIS


BRET  EASTON  ELLIS

Pensavo di scrivere il non facile post sui Manic Street Preachers.

Poi mediante un DVD ([1]) ho visto una breve intervista a Bret Easton Ellis di qualche anno fa.
Escludendo di creare un post di stile “pugilistico” (ma ricordate la locandina dove erano contrapposti Andy Warhol e Jean Michel Basquiat?) in cui si confrontavano Ellis e Chuck Palahniuk ([2]) (autore di Fight Club) ([3]) ho pensato che Bret Easton Ellis rimane un buon argomento.


I circa cinquantenni italiani hanno subìto un momento non del tutto positivo: ancora non esisteva Internet (in termini commerciali) e quindi pensavano di venderci “l’America” ancora come ai tempi in cui Carla Gravina correva “in bianco e nero” sul ponte di Brooklyn ([4]).
In verità erano passati venti anni, ma niente da fare. I critici letterari ci hanno venduto un pacchetto di “minimalisti” (negli USA almeno Ellis, Jay McInerney e Tama Janovitz li chiamavano literary brat pack ([5])) assolutamente eterogenei.

Infatti, l’unico vero talento, indipendentemente da ciò che cercano ancora di ammannire nel 2012 (contratto con Bompiani, dunque recensioni delle testate Rizzoli: ma McInerney è da tempo noioso) e da chi è svanito (Davide Leavitt, ma anche la Janovitz), era Bret Easton Ellis.
Tanto che io, ben conosciuto a me stesso come coltivatore di culti destinati all’estinzione, lessi ed apprezzai il romanzo di esordio della sua amica di allora Jill Eisenstadt, intitolato From Rockaway ([6]), e non perché evocativo di una canzone dei Ramones ([7]).


La realtà è un’altra: se l’esordio nel 1985 di Ellis, Less Than Zero, fu un caso letterario (a noi lo disse il mensile The Face), pochi si accorsero del romanzo successivo: The Rules Of Attraction del 1987, storia godibile, soprattutto per chi conosce direttamente le strutture accademiche nordamericane ([8]).


Ma poi ecco un nuovo ordigno letterario deflagrare: American Psycho, nel 1991.
Sono gli anni della nuova invincibilità finanziaria, assorbite certe sconfitte del 1986-87 (a parte Michael Milken e Ivan Boesky) peraltro “certificate” dal, ancora geniale, Tom Wolfe nel suo The Bonfire Of Vanities di tackeriana assonanza ([9]).


Innanzitutto segnalo una scelta editoriale piuttosto interessante: il romanzo non ha una prima edizione hardcover. Questo accade, per quanto ne so, negli USA, nel Regno Unito, in Italia. Cioè` si vende “pulp”.
Poi, per chi lo ha letto, leggetelo se state leggendo questo post, è chiaro come la storia sia piuttosto un modo per pensare sulla base di vignette truculente.
Comunque fra persone uccise ed elenchi di marchi di moda famosi (qui davvero anticipando l’esasperazione del brand (una volta erano “marchi di fabbrica” o “marchi di commercio” - ora è il marchio del bestiame, ma il bestiame marchiato è umano ([10])) il romanzo consacra definitivamente Ellis, anche se nessuno si preoccupa di controllare nomi e cognomi dei suoi personaggi che invece si ritrovano.

Al protagonista, Patrick Bateman: Wall Street wiz e omicida, i Manic Street Preachers intitoleranno nel 1993 “un” b-side (che b-side!).


C’è una bella raccolta di racconti di Ellis, si intitola The Informers ([11]), è del 1994.


Il successivo romanzo è del 1998, esce con copertina rigida, non lo ho ancora letto ([12]): Glamorama ([13]).


A questo punto credo vi sia chiaro che per me Ellis finisce prima del 2000. Ma il mondo è strano, la vita di più: anni fa ero ad Amsterdam e, su una panchina, una sera, ho trovato copia, privata della sovraccoperta, dell’edizione italiana di Lunar Park, ad oggi penultima sua opera narrativa lunga.
Lo lessi. Non lo trovai, per i miei gusti, eclatante.
Comunque l’autore è di quelli con cui ci si deve confrontare e (ecco un tratto similare a Palahniuk) è di quelli che fanno dei veri tour per promuovere i propri libri: c’è del rock ‘n’ roll animalism quindi in questi scrittori.


Dimenticavo: quando Ellis venne a Milano a promuovere Lunar Park, gli feci autografare la mia prima edizione, USA, di American Psycho.




                                                                                                                      Steg






© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.





[1] Altro post sul conduttore di questa e altre trasmissioni, Thierry Ardisson, seguirà, dati i livelli qualitativi talvolta eccelsi, e si tratta di programmi della “televisione pubblica” francese.
[2] Prima o poi ci sarà anche un post su Palahniuk.
[3] Regola 1: sempre nome e cognome delle persone citate, cosi come in un testo scientifico si definisce subito un concetto. Regola 2: nome e cognome possono richiedere un altro elemento di identificazione.
[4] Regalo un post su qualsiasi argomento a chi fosse in grado di fornirmi l’audio del primo, ripeto primo non mi interessa il successivo, “Carosello” del chewing-gum Brooklyn con appunto Carla Gravina protagonista.
[5] Gioco di parole evocativo non solo del “brat pack” dei giovani attori degli scorsi anni ottanta, ma anche degli spavaldi Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr. del “rat pack”?
[6] In Italiano I ragazzi di Rockaway.
[7] Non c’entra niente, ma io ho un/a lettore/lettrice ideale, inesistente: ha meno di trenta anni; meglio se più giovane.
Gli/le regalo delle indicazioni che permettono di non seguire strade tortuose.
Quindi, per favore, mio/a ideale lettore /lettrice cerca e leggi Fabulous Nobodies - in Italiano – Favolose nullità - di Lee Tulloch. Chissà: magari – se me lo farai scoprire – in futuro sarò io a leggere il tuo blog! In fondo io scrivo perché trovo poco da leggere (in rete e fuori) che mi incuriosisca.
[8] Entrambi i romanzi furono pubblicati in Italia dal coraggioso editore Tullio Pironti. D’altronde aveva pubblicato anche White Noise di Don DeLillo e il precitato From Rockaway. Grazie.
[9] William Tackeray, Vanity Fair.
[10] Ecco un possibile senso, spregiativo, nel passaggio da trademark a brand nel parlato di chi opera nel settore della moda.
[11] Assurdità delle traduzioni, in Italia si intitola Acqua del sole.
[12] Fu il mio primo acquisto su Internet.
[13] C’è ancora Patrick Bateman fra i personaggi, come del resto lo si trova in The Rules Of Attraction.

sabato 3 settembre 2011

RAMONES: NEW YORK FASTEST




RAMONES: NEW YORK FASTEST ([1])



Probabilmente fino ad ora traspare uno sbilanciamento verso il Regno Unito, per ciò che concerne gli argomenti musicali trattati.
Non è un dato oggettivo, ma un elemento accidentale, a tacer del fatto che la geografia ha una rilevanza solo parziale o forse, meglio, a contrario (ecco perché non è da trascurare il versante tedesco, come già ho scritto).




Sin dall’asse Iggy Pop/David Bowie ([2]) si conferma come il titolo di un libro fondamentale, From the Velvets to the Voidoids ([3]), fissi l’ideale punto di partenza di una innovazione musicale non solo basata su aspetti tecnici nelle persone dei Velvet Underground (in cui non vedo come sia prescindibile Nico, sol che si consideri non solo ciò che cantò, ma anche certa sua produzione da solista con John Cale quale “collaboratore” imprescindibile).



Purtroppo, almeno nel 1977 e 1978 soprattutto in Italia (ancora!) è esistita una chiara e documentata tendenza a sminuire gli artisti più legati agli stilemi del rock e del pop, per favorire invece figure più rassicuranti perché più “artistici” come Talking Heads, Television e Patti Smith ([4]).
Ecco allora le leggende sulle incapacità musicali di Richard Hell, dei Dead Boys e, liquidandoli come bubble-gum (rammento certi riferimenti davvero imbecilli ai Monkees), dei Ramones. Sulle New York Dolls si era già sputato qualche tempo prima e bastava per affossare The Heartbreakers di Johnny Thunders.



We’re really just one link in the chain. We did something new, but we were just trying to keep something alive, and we did. It goes on” dichiarò Joey Ramone ([5]).
Ed infatti occorre leggere tutti gli anelli della “catena” per capire cosa stesse succedendo a New York.



Ciò non toglie che – giova rammentarlo – i Ramones abbiano avuto un significato particolare per quel che riguarda la scena britannica; dal loro album di esordio (significativamente citato in una “top ten e più” da Siouxsie Sioux a fianco di più prevedibili artisti da lei preferiti come Marc Bolan) al leggendario concerto londinese del 4 luglio 1976 alla Roundhouse (cui non assistettero i Sex Pistols ([6])).


In una sorta di testa-coda, gli USA tornavano importanti, davano anche una chiave di stile (quella della copertina dell’eponimo Ramones), addirittura aprivano le porte londinesi a Johnny Thunders dopo che egli con le Bambole aveva influenzato attraverso una sola apparizione televisiva ([7]) più di un futuro artista-chiave britannico.

Dunque non solo velocità di esecuzione e brevità delle loro canzoni per i quattro di Forest Hills, peraltro nei concerti più felici un vero muro di suono che rendeva difficile credere che non fossero il doppio per rovesciare quel volume di note sul pubblico.


La ragione per queste righe? Un bel museo sui Ramones a Berlino.


                                                                                                                   

                                                                                               Steg







© 2011 e 2026 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.


[1] A NYC i poliziotti sono soprannominati “NY finest”, i pompieri “NY bravest”, ergo
[2] Si consideri la biografia Iggy Pop: Open Up and Bleed di Paul Trynka rispetto all’impatto di The Stooges e soprattutto del loro frontman rispetto all’artista forse più significativo di tutti gli anni ’70.
[3] Di Clinton Heylin.
[4] Eppure Richard Hell svolse un ruolo di trait d’union importante proprio fra queste due apparentemente contrapposte fazioni.
Più divertenti sono le distinzioni fra “artisti CBGB’s” e “artisti Max’s Kansas City”; per una storia più pettegola si rinvia a Please Kill Me: The Oral Uncensored History of Punk di Legs McNeil e Gillian McCain.
[5] Joey Ramone intervistato da per Mojo da Ben Edmonds nel 1996; corsivo in originale.
[6] Diverse fonti, più affidabili fra l’altro di Joe Strummer (R.I.P.), evidenziano come fu il concerto della sera successiva al Dingwall’s (sempre nella capitale britannica) quello dell’incontro: il giorno prima i Sex Pistols erano fuori Londra per un proprio concerto.
[7] All’Old Grey Whistle Test.
Da profano della tecnica musicale, affido all’album Hurt Me (purtroppo non di facile reperibilità) la testimonianza delle straordinarie doti di chitarrista di John Anthony Genzale al di fuori della mera dimensione prettamente elettrica.