"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 3 luglio 2026

BRUCE FOXTON vs. CLEMENTE MASTELLA (Facebook Down Series – 291)

 

BRUCE FOXTON vs. CLEMENTE MASTELLA
(Facebook Down Series – 291)

 

Nulla da precisare, basta leggere attentamente: https://www.nme.com/news/music/the-jams-bruce-foxton-shares-huge-shock-parkinsons-diagnosis-3954486

 

E qualcuno dovrebbe pensare a un signore (Clemente Mastella) di 79 anni, cattolico (democristiano) e politico? Credente che ha paura di morire solo?
Per favore!

 

Certo di sembrare sgradito, sono solo lucido.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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domenica 14 settembre 2025

L’ARRIVO DELLA SAGGISTICA MUSICALE MONUMENTO? (Facebook Down Series - 148)

 

L’ARRIVO DELLA SAGGISTICA MUSICALE MONUMENTO?

(Facebook Down Series - 148)

 

Escludiamo i cosiddetti “coffee table book”: quelli pesanti (pesanti) che stanno sopra il tavolino.

In un mese mi trovo a fronteggiare:

-          l’autobiografia di Kevin Rowland, di cui si vocifera un possibile secondo volume;

-          Una oral history di Paul Weller di oltre 760 pagine;

-          Un saggio biografia attraverso 168 canzoni dei Manic Street Preachers: oltre le 550 pagine.

I più attenti già sentivano questo odore ai tempi di England’s Dreaming di Jon Savage ([1]), a dire il vero.

 

È la storia di noi no future, in qualche modo.
Gli altri vanno ai concerti coi genitori e/o con i figli, preferibilmente tre generazioni: poveri loro (senza nemmeno punto esclamativo).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 9 agosto 2025

“REUNION”? MAI APPREZZATE (in memoriam, plurima)

 

“REUNION”? MAI APPREZZATE
(in memoriam, plurima)

 

Gli Oasis li ho visti due volte, a Milano.
Quindi non sono invidioso e lascio “in prevenzione”.

 

Johnny Marr: mi sta antipatico. Auspico nessun ritorno sui palchi de The Smiths.
Moz visto due volte (mi pare vi sia noto).

 

Senza scomodare Billy Chainsaw, The Seventh Year’s Itch bansheeiano fu pochissima cosa, sebbene indossassi la mia camicia di Boy (quella rossa, chè la nera la avevo scambiata per il mio primo cuoio, sudata come una sindone atea dopo il concerto del 19 al Marquee degli Ultravox - già senza esclamazione - di ritorno da Edinburgh... Anno Steg 1978).

 

Agosto 2025, quattro anni dalla morte di Stefano Di Marino, rievocato con Alan Altieri (quello “Sergio” de L’uomo esterno. Capolavoro letterario “di genere” balistico-milanese: [1]).
È un inciso, ma ...

 

Agosto 2025, sempre “lui”.
Apprezzo e apprezzerò Paul Weller che (Bowie docet) “ruppe la band”.
Ma una nota di malinconia: Rick Buckler - “la band è brava tanto quanto il suo batterista” (postulato: quindi non necessita di verifica per conferma) - è morto nel febbraio 2025, lo ricorda Weller nella sua intervista a Mojo (il mensile).
Nel 1978, The Jam dedicarono, quale b-side ([2]) di singolo, “So Sad About Us” a Keith Moon (The Loon).

 

Avrei potuto scrivere ancora ed ex professo di Brian Wilson, ma non sarei stato alla mia altezza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 28 novembre 2024

“When tears come fast and furious” (Facebook Down Series – 88)

 

When tears come fast and furious

(Facebook Down Series – 88)

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Town_Called_Malice

 

https://www.discogs.com/master/20158-The-Jam-Town-Called-Malice-Precious

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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© Paul Weller per il testo di “Town Called Malice”.
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“Days of speed and slow time Mondays” (Facebook Down Series – 87)

 

Days of speed and slow time Mondays

(Facebook Down Series – 87)

 

Sarebbe tutto da aggiornare, ma per chi poi?

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/ce-piu-uk-in-all-mod-cons-che-in-tutta.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/perche-non-possiamo-non-dirci-anche.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
© Paul Weller per il testo di “That’s Entertainment”.
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lunedì 19 febbraio 2024

DAVE WALLER (reprise)

 

DAVE WALLER

(reprise)

 

C’è un antico post, cui sono particolarmente affezionato: in qualche modo celebrava il fatto che fossi, finalmente, riuscito a trovare una copia di una raccolta di poesie (l’unica, a quanto mi risulta) di Dave Waller, amico di Paul Weller soggetto del post ([1]).

 

Non lo ho mai scombussolato quel post, per rispetto e delicatezza, devo aver corretto qualche minimo passo che non mi piaceva nella forma.

 

Ogni tanto Dave Waller riappare: ad esempio in Subbaculture, nel numero in uscita ([2]).

 

Però …, beh non ho l’esclusiva di certi “caduti” ([3]), quindi ho incontrato un blog dove, ancora, si rende omaggio a Dave Waller: https://standupandspit.wordpress.com/tag/dave-waller/
È riprodotta da una fanzine la recensione della precitata raccolta di poesie.
Ma è più facile che sfugga un trafiletto, che data alla prima metà di agosto la morte di Waller.

 

Chissà se Paul Weller prima o poi …

 

 

 

New Musical Express,  August 21st, 1982

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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lunedì 30 maggio 2022

MICHAEL BRACEWELL - REPRISE (cosa è successo?)

 

MICHAEL BRACEWELL - REPRISE

(cosa è successo?)

 

Premetto che non mi piace scrivere post di critica negativa.

Figuriamoci di qualcuno che per anni ho stimato molto: in quanto capace di scrivere dei libri “poco possibili”, ma da leggere e che è autore di un testo che sta con pochi altri per quanto concerne il racconto della mia “generazione anglosassone” ([1]) ([2]).

Del resto, alcune sue righe sono citate in quello che posso definire il post miliare di questo blog ([3]) e a Bracewell ([4]) ho anche dedicato uno dei primi schizzi che costituiscono una serie, oltre ad averlo citato altrove.

 

Quel libro che nel 2013 non avevo ancora letto ([5]) resta da leggere.

Ma in tre giorni scarsi ho letto Souvenir che mi pare sia la sua ultima fatica letteraria. La mia copia è una seconda edizione ([6]), quindi non posso assicurare che i giudizi positivi riportati in sovraccoperta siano di chi ha letto questo testo prima della sua pubblicazione.

Si tratta di un testo che: depurato da refusi veri e propri, depurato dal fatto che per scelta di Bracewell è circoscritto a Londra e agli anni ottanta del ventesimo secolo, soffre di tanti limiti. Avrebbe potuto avere senso come raccolta di articoli, non così.

 

Mi limito ad alcune osservazioni istantanee.

Ossessione dell’autore per alcune parole, fra esse sicuramente il “postmoderno” spicca; anche il vorticismo salta all’occhio.

Abuso di parole erudite, al limite di piccoli elenchi di sinonimi, talvolta.

Sembra non fossero vivi Francis Bacon e Jeffrey Bernard ([7]), lo erano.

Parrebbe che Metal Box dei PiL (ovvero Public Image Limited) sia uscito nel gennaio 1980, uscì il mese prima ([8]) e lo ricordo bene perché lo comprai proprio a Londra e proprio in quel Virgin Megastore che cita Bracewell.

The Jam paiono non esistere: eppure per tre anni dominarono la scena musicale, anche della capitale (e soprattutto direi).

Autori più bravi di Bracewell a raccontare di Londra? Nik Cohn, James J. Ballard, Martin Amis, Hanif Kureishi, Robert Galbraith (alias di J. K. Rowling) sono quelli che mi sono venuti in mente per primi.

 

Un pregio, comunque (le citazioni dell’autore sono troppo esangui per essere percorse con sicurezza dal lettore) Souvenir lo ha: in quarta di copertina rammenta una serie televisiva britannica che ha fatto scuola: The Sweeney ([9]).  

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] England Is Mine (1997) sottotitolato: “Pop life in Albion from Wilde To Goldie”. Prima edizione: London, Harper Collins, 1997.
[2] I pochi altri sono, tralasciando testi troppo specifici: The Boy Looked At Johnny – The Obituary of Rock and Roll di Julie Burchill e Tony Parsons: prima edizione London, Pluto Press, 1978; England’s Dreaming di Jon Savage: prima edizione London, Faber and Faber, 1991; Rip It Up And Start Again di Simon Reynolds: prima edizione London, Faber and Faber, 2005.
[5] Vedi nota 4.
[6] Comunque, prima edizione London, White Rabbit, 2021.
[7] Ho scritto di entrambi, senza pretese di ex professo.
[8] Tentativo di far entrare nel decennio ciò che non appartiene ad esso?

martedì 8 aprile 2014

COLIN MACINNES: UN (ALTRO) ONE HIT WONDER LETTERARIO? (Sketches series - 13)



COLIN MACINNES: UN (ALTRO) ONE HIT WONDER LETTERARIO?

(Sketches series - 13)

 

Colin MacInnes è un nome che dice poco ([1]) al di fuori di milieu di ex ed ex-ex giovani provenienti da, o per lo meno appassionati di ([2]), stili e tribù teenageriali.

 

Nella migliore delle ipotesi, i suoi lettori hanno affrontato tre romanzi, solitamente partendo da quello che in ipotesi buona è l’unico letto: Absolute Beginners (in Italiano per quanto ne so ancora tradotto con Principianti assoluti). Gli altri due sono City Of Spades che lo precede e Mr. Love And Justice che gli succede ([3]).

 

L’eventualità più comune (ma ormai obsoleta) prevede la conoscenza ([4]) del film ([5]) tratto dal libro e la canzone omonima di David Bowie facente parte della sua colonna sonora: sempre con il titolo “Absolute Beginners”. Cioè di MacInnes quasi si ignora l’esistenza.

 

In un mondo meno popcorn, l’itinerario almeno per gli “ex” fu invece il seguente: “Absolute Beginners” canzone di The Jam (singolo dell’ottobre 1981 ([6])), quindi scoperta del romanzo e un po’ di curiosità anche per gli altri due “capitoli” della cosiddetta trilogia londinese, sebbene, magari, un battesimo letterario è dato da qualche oscuro studio sui giovani come quelli di Dick Hebdige (prima che Jon Savage diventasse quello che è) e le bibliografie che li accompagnano.

 

MacInnes, un bisessuale quando essere omosessuale (o bisessuale) per un maschio non era di moda ed era anche “illegale” nel Regno Unito ([7]), è passato alla storia per essere stato uno dei primi autori a scrivere di gioventù, immigrati e Londra.

 

Absolute Beginners in particolare si risolve in un racconto abbastanza aderente alla realtà per diventare (ecco quindi Paul Weller) un classico dei modernisti di fine anni settanta del ventesimo secolo.

Il peccato è che alla fine il suo autore è identificato ([8]) con la sua opera più conosciuta, come se avesse scritto solo quella ([9]).

Certo poteva anche andargli peggio, lo sosterrebbe probabilmente Stewart Home ricordando Terry Taylor e il suo Baron’s Court: All Change (tematiche analoghe ma successivo. Eppure … beh dovete leggere Stewart Home che cita …).

 

Per i pigri non monolingue: Jerry White http://www.londonfictions.com/colin-macinnes-absolute-beginners.html; Nick Bentley http://homepages.gold.ac.uk/london-journal/september2003/bently.html.

Per i diligenti: andatevi a cercare Tony Gould.

Per le ace faces (che potevano non leggere sino a qui): London Blues di Anthony Frewin.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Anche la voce che gli dedica Wikipedia è scarna.
Comunque: nato a Londra il 20 agosto 1914, morto di cancro il 22 aprile 1976 nella località di Hythe (Kent).
[2] Come si possa esserlo al di fuori dell’ambito accademico lo ignoro, ma non lo escludo.
[3] La bibliografia è più ampia, e si tenga conto che egli era anche giornalista: To the Victor the Spoils (1950); June In Her Spring (1952); City of Spades (1957); Absolute Beginners (1959); Mr. Love and Justice (1960); England, Half English (1961) - a collection of previously published journalism; London, City of Any Dream (1962) - photo essay; Australia and New Zealand (1964) - Time/Life Volume, All Day Saturday (1966), Sweet Saturday Night (1967) - a History of British music-hall, Westward to Laughter (1969), Three Years to Play (1970), Loving Them Both: A Study of Bisexuality (1973), Out of the Garden (1974), No Novel Reader (1975), Out of the Way: Later Essays (1980).
[4] Sebbene Richard Weight nel suo libro Mod! A Very British Style, osservi come la trasposizione cinematografica “flopped […] helping to send Britain’s biggest film company, Goldcrest, into liquidation” (pag. 296).
[5] Non mi pare un capolavoro, tanto che Julien Temple (che lo ha diretto) ha sempre continuato negli anni a venire a beneficiare della sua liaison con i Sex Pistols via Malcolm McLaren (o viceversa).
Esiste un documentario al riguardo del 1986: The Making of Absolute Beginners all’interno del programma televisivo The South Bank Show.
[6] Non facente parte degli album del gruppo, ma presente in almeno due antologie.
Il suo b-side ha resistito meglio al tempo: “Tales From The Riverbank”.
[7] “1967: Ten years after the Wolfenden Report, MP Leo Abse introduced the Sexual Offences Bill 1967 supported by Labour MP Roy Jenkins, then the Labour Home Secretary. When passed, The Sexual Offences Act decriminalised homosexual acts between two men over 21 years of age in private in England and Wales.[55] The 1967 Act did not extend to Scotland, Northern Ireland, the Channel Islands or the Isle of Man, where all homosexual behaviour remained illegal. The privacy restrictions of the act meant a third person could not be present and men could not have sex in a hotel. These restrictions were overturned in the European Court of Human Rights in 2000” (Wikipedia: “Timeline of LGBT history in Britain”).
[8] Un’eccezione la fa un altro artista britannico: Billy Bragg.
[9] Evidentemente non è solo in questa categoria: cito soltanto James M. Barrie e Jerome D. Salinger, posto che li trovate fra le mie righe.

giovedì 6 marzo 2014

C’È PIÙ UK IN ALL MOD CONS CHE IN TUTTA LA DISCOGRAFIA DI THE BEATLES (note notturne molto parziali su The Jam)


C’È PIÙ UK IN ALL MOD CONS
CHE IN TUTTA LA DISCOGRAFIA DI THE BEATLES
(note notturne molto parziali su The Jam)

 

Premessa: le mie pagine manoscritte di oltre quattro lustri fa mi inducono a rivedere il mio stile letterario.
Ero meglio allora. Pessimista come adesso.
 
Il vantaggio dell’i-Pod è che in una sola cartella ho in ordine cronologico 117 canzoni di The Jam: l’intero cofanetto quintuplo che basta a tutte le persone normali. Dunque insufficiente, non fosse altro perché di “Shopping” vorrei almeno 5 versioni e per averne una seconda mi serve Extras. Per fortuna l’i-Pod è capiente, appunto.
 
La voce di Paul Weller con The Jam è molto meglio di oggi. Non è una critica, è un dato di fatto.
Anche Londra era meglio nel 1970.
 
Il secondo album di The Jam non è quel fiasco che per anni e anni hanno cercato di venderci.
L’impressione (classico intercalare del blogger quando era twenty-something) è che i recensori avessero una visione contingente, esatta in quanto erano giovani (ed io più di loro).
 
Avete mai avuto fra le mani una copia originale di “Down In The Tube Station At Midnight” (Small Faces lettering in copertina) nell’estate del 1979?
Strana sensazione: in effetti tirava aria un poco aggro verso le 23.00 sulle banchine della sotterranea di Londinium.
Quando partii da Victoria Station per Milano, Lord Louis Mounthbatten era appena stato vittima (morto) di un attentato.
Per completezza: girate il sette pollici: una triste pagina celebrata al meglio, perché Moon The Loon non si dimentica mai!
 
Ovviamente dovete ingoiare e digerire All Mod Cons (e dovete toccare copertina e inner sleeve del disco in vinile. Vero Marco?) fino a che esso non sarà parte di voi.
Se del caso aiutatevi con un ([1]) parka che abbia della canfora nelle tasche: li vendono a Portobello, sulla sinistra, qualche centinaio di metri prima del “ponte” (la Westway) di Ladbroke Grove di clashiana (o ballardiana) memoria (comunque altra memoria), li vendono ivi nel 1979.
Se non avete una donna cui dedicare “English Rose” (perché se la merita) continuate a cercarla, se non avete voglia di cercarla... Mah! ([2]).
 
Ovviamente Setting Sons non è una pratica da sbrigare superficialmente.
Ricordo un bel badge con un bulldog, a riprova del Brit grit che lo permea.
Se ancora fosse stato necessario, non lo era - credetemi -, per consolidare il nostro disprezzo per tutti quelli ([3]) che non cercano di essere individui (il disprezzo non aveva bisogno di conferme ma solo di sintesi aforistica) lo trovammo in “Saturday Kids”.
 
Days of speed and slow time Mondays”: “That’s Entertainment”: pensate che questa canzone è anche nel repertorio di Morrissey.
 
Incompleto ed egoista come una pagina di diario, ormai trascorse da un viertel le 02.00 di notte, il post si chiude come – appunto – una pagina di diario.
Cosa vi aspettavate?
But didn’t we have a nice time? ([4]).
 
Se avete ancora un po’ di emozioni da spendere: “Carnation”, seguendone il testo.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
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[1] Eterno dilemma; parka è maschile o femminile?
È vostro/a quando decidete se cucirci dei patch e quali. Io nell’autunno del 1979 al bavero avevo un badge di Sid Vicious, come può confermare almeno un lettore assiduo del blog.
[2] Gentili lettrici: potreste non amare “English Rose”, ma vi assicuro che noi cavalieri abbiamo il cuore che batte forte per voi dame, quindi cingeteci la vita sulla sella dei nostri cromati e specchiati scooter esistenziali.
[3] Nota stilistica: guardate che se scrivete “coloro” anziché “quelli” non diventate necessariamente più intelligenti.
[4] “To Be Someone”.