"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 7 novembre 2024

FROM RONALD TO DONALD (STAR SYSTEM SCONFITTO) (Facebook Down Series – 80

 

FROM RONALD TO DONALD

(STAR SYSTEM SCONFITTO)

(Facebook Down Series – 80)

 

 

From Ronald to Donald (curioso che nessuno abbia pensato allo slogan? Lo ho creato io, dunque?).

 

Penso a “Bonzo Goes To Bitburg” dei Ramones (con Johnny che votava Reagan, appunto) e a “Ronnie Talk To Russia” di Prince (pseudonimo artistico molto democratico oltre che repubblicano) quanto al sostegno (“voucing” dicono quelli che faticano con la lingua italiana, figuriamoci con quella inglese) per i democratici USA.

 

Mi astengo dalle due o tre “sederone”, la/le afroamericana/e e la latinoamericana, ma le ossa rotte di Bruce Springsteen per “Kamala”? Possibile che il Boss (non dipende da me se questo è il soprannome più famoso) di Asbury Park non veda che i colletti blu sono (anche?) latini, neri, asiatici, ... Le seconde generazioni di questi immigrati regolari son tutte – ricordo a me stesso? No ricordo ai PDini italiani – “born in the USA”. Io fossi il manager di Springsteen (John Landau) gli consiglierei di riascoltare l’album Nebraska. (come suona “Frankie Teardrop” “State Trooper”, fra l’altro).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 7 giugno 2024

GLI ARTISTI INVECCHIANO PRIMA DEI PALCHI (“Time is waiting in the wings”) (Facebook Down Series – 41)

 

GLI ARTISTI INVECCHIANO PRIMA DEI PALCHI
(“Time is waiting in the wings”)
(Facebook Down Series – 41)

 

C’è una canzone di David Bowie cui sono molto affezionato: “Time”, dal suo testo ho tratto il sottotitolo di questo post.
In realtà, il verso più “in punto” è un altro: “I looked at my watch, it said 9:25/and I think, Oh God I’m still alive!([1]).
Ecco, età e Chronos che attende dietro le quinte.

 

Ora passo alla sostanza: la cancellazione, con eventuale riprogrammazione, dei concerti a causa di patologie che affliggono l’artista (o uno di loro).

 

Le cancellazioni all’ultimo minuto di Morrissey sono reiterate e note ([2]).
Però lui non sposta masse, sebbene ci siano persone che viaggiano per migliaia di chilometri e quindi cancellare trasferte intercontinentali non è senza conseguenze economiche.

 

Ma Bruce Springsteen?
Beh leggete qui ([3]).
Sempre che fra un anno siano tutti vivi i suoi spettatori che non chiedono rimborso.

 

Piccolo promemoria: spesso chi compra biglietti per un concerto, ormai finanzia il concerto, siccome l’acquisto (con ricarico di prevendita: da decenni dico che in prevendita il prezzo dovrebbe esser ridotto e non aumentato) avviene frequentemente mesi prima.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 26 aprile 2024

BRUCE SPRINGSTEEN E LA SPOCCHIA DEL CRITICO MUSICALE

 

BRUCE SPRINGSTEEN

E LA SPOCCHIA DEL CRITICO MUSICALE

 

 

Non ricordo come mai, qualche anno fa comprai (e pure a prezzo pieno) un libro di Alessandro Portelli intitolato Badlands, sottotitolo Springsteen e l'America: il lavoro e i sogni ([1]).

 

L'ho ripreso (in effetti lo avevo sfogliato e nulla più) in ragione del fatto che - come tutti i non appassionati di Bruce Springsteen che hanno una discreta conoscenza musicale - faccio eccezione per Nebraska ([2]) e ho comprato una monografia dedicatagli da Warren Zanes: Deliver Me from Nowhere ([3]) dello scorso 2023 (non in edizione italiana ovviamente).

 

A parte il fatto che Portelli dedica al pivotale album del 1982 solo righe sparse, mi par di sentire odore di vecchio e poco informato.

Due esempi basteranno, anche perché non ho molta voglia di spendere troppe righe per questo signore ultra ottantenne che sembra voglia pensare di essere l'unico ad aver nel secondo dopoguerra (ricordo a me stesso Mario Soldati “ante”) frequentato gli USA dopo Furio Colombo fra gli Italiani della penna.

 

Esempio uno: compiaciuta meraviglia siccome Springsteen dal vivo qualche volta esegue “Summertime Blues” di Eddie Cochran.
Beh The Who e Marc Bolan ... Inter alia e senza scomodare ricerche sul web.

 

Per saltum di canzone, ma sempre in argomento “rock (and roll oppure no?) e lavoro” citazione di Portelli quasi schifata dei Suicide in riferimento alla loro canzone “Dream Baby Dream” di cui esiste anche una cover di studio di Springsteen.
Ma forse una spiegazione, banale, c’è: Portelli non inserisce nel lungo e dotto elenco di testi compulsati quello di Clinton Heylin dedicato a Springsteen, del 2012 ([4]).
Ed ivi si menziona qualche frase da una intervista in cui Springsteen evoca “Frankie Teardrop”, ancora dei Suicide.

 

Come si dice: “so long Portelli”, anzi “goodbye”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Roma, Donzelli, 2020; è la edizione riveduta.
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Nebraska_(album)
[3] Sottotitolato The Making of Bruce Springsteen’s Nebraska, edito da Crown negli USA.
[4] Intitolato E Street Shuffle: The Glory Days of Bruce Springsteen and the E Street Band (2012).
Heylin è un eclettico, forse poco simpatico ma eclettico: cultore di Dylan però anche autore di altri testi importanti sulla scena punk USA, sui Velvet Underground, un tentativo forse di surclassare Jon Savage quanto al punk britannico e financo una biografia poco canonica su Orson Welles citata dai wellesiani.

giovedì 14 dicembre 2023

ROCK AND ROLL: NON SI PUÒ CHIAMARE “ROCK”

 

ROCK AND ROLL: NON SI PUÒ CHIAMARE “ROCK”

 

 

Non cerco la verità assoluta, e nemmeno la impermeabilità degli artisti, però ogni tanto mi sovviene la mia distinzione, quasi manichea.

 

Innanzitutto: “rock and roll” o “rock ‘n’ roll”: li uso come sinonimi.

 

Mi rendo, anche, conto, di aver usato qualche volta la tronca “rock” ([1]): mea culpa? Però ho anche precisato ([2]).

Il rock and roll è rock elettrico? ([3])

 

Ho anche già scritto sull’argomento, più o meno ([4]), ([5]).

Anche in àmbito italiano ([6]).

 

Però …

Va anche detto che normalmente si usa (usava) “rock and roll” per parlare di inizio di una operazione militare, solitamente aeronautica.

 

Bruce Springsteen è, soltanto, rock (come noto, invece, Springsteen si considera rock and roll).

David Bowie è stato talvolta rock (non solo quando ha interpretato Springsteen ([7])).

Per “la” Lega Umana ho innalzato lo scudo su una canzone interpretata da un artista ormai considerato nemmeno umano ([8]).

I Mott The Hoople? Chissà ([9]).

 

In conclusione, per me il rock è almeno un gradino sotto al rock and roll (e non solo per cronologia dei due generi).

Per la precisione e i distratti lettori.  

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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lunedì 17 agosto 2020

BRUCE SPRINGSTEEN (due o tre cose) (Sketches series - 29)

BRUCE SPRINGSTEEN (due o tre cose)
(Sketches series - 29)

Ho incrociato Bruce Springsteen solo una volta: ero già seduto su uno sgabello al banco dell’Empire Diner ([1]) per il mio pranzo di mezzogiorno: cucina impeccabile (la loro Pour le Merite da attribuire al cliente era conseguente allo aver ordinato senza domande “The Hedonist” sandwich ([2])), l’odore leggerissimo del Vetril (ché sui piani di cristallo dei tavoli e del banco non dovevano esserci ditate).
Entrò con una signora dai capelli castani lunghi (verosimilmente Patty Scialfa). Nessuno squittì o corse per un autografo.
Era vestito come sé stesso: jeans blu, stivali da cowboy e una canottiera bianca.
Lo notai girandomi perché teneva le braccia tese sopra la testa e pensai: almeno non si depila.

Qualche tempo (anno, lustro?) dopo la pubblicazione del secondo album dei Suicide, che non ha un titolo preciso ([3]), emerse la notizia che Springsteen si fosse ispirato a loro per l’album Nebraska, del 1982 ([4]).

Una decina di anni prima, l’allora scintillante ma certo non ancora epocale David Bowie aveva registrato – ma poi accantonato – per il suo album di “cover” Pin Ups (ma vi è chi dichiara fossero le session di Diamond Dogs) una versione di “Growin’ Up” dell’esordiente rocker del New Jersey dal suo, appunto, primo lavoro a 33 giri: Greetings From Ashtbury Park, N.J. ([5]).
Recidivo, Bowie realizzò anche per il suo Station To Station una altra “cover”, dallo stesso album springsteeniano: “It’s Hard to Be a Saint in the City”. Di nuovo accantonata.
Furono pubblicate molto tempo dopo ([6]).

Springsteen in seguito inserirà “Dream Baby Dream” dei Suicide nel suo repertorio dal vivo ([7]), e ne registrerà anche versioni di studio ([8]).

Anno 2020: morto David Bowie, morto Alan Vega, Morto Rick Ocasek, 



[1] Capolavoro cromato sito – ora non più – in fondo alla 23rd Street East di NYC. La via di Midnite Records per gli esegeti, quella del Chelsea Hotel per gli altri.
[2] Gli ingredienti variavano.
[3] Ma chi se la tira ha l’edizione su etichetta Antilles/ZE, magari con la stampigliatura a secco della copia promozionale, che recita in copertina Alan Vega-Martin Rev; prodotto da Rick Ocasek.



 
Conto originale Empire Diner, con voce "Hedonist",
collezione privata 

                                                                                                                   



                                                                                                                            Steg



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