"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 15 settembre 2026

TONITO MEMORIAL: POSTILLA A UNA POSTILLA (1996-2026)

 

TONITO MEMORIAL: POSTILLA A UNA POSTILLA

(1996-2026)

 

Qualcuno ricorderà questo post: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2024/09/postilla-una-lapide-vivente-tonito.html

 

Non vi riporto il testo integrale, accontentatevi di una quasi pagina da una edizione francese di quel testo di Jean Cocteau.

 

 


 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 9 settembre 2024

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE (Tonito Memorial)

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE

(Tonito Memorial)

 

Manca meno di un mese all’anniversario della morte di Tonito, quindi sono “in stagione”.

 

Nel testo del mio post ([1]), e in particolare intorno alla nota 7, evocavo quello che per titolo è forse l’opera letteraria più famosa di Jean Cocteau: Les Enfants terribles ([2]) e il suo personaggio che aleggia sui coprotagonisti: Dargelos.

Citazione dotta, allora.

 

Oggi stralcio da una traduzione, almeno per ora, sempre di un testo di Cocteau ([3]) ([4]).

“Ma la fatale palla di neve gli era proprio stata scagliata dall’alunno Dargelos.
Dell’alunno Dargelos importa che io parli, perché simboleggia il fannullone prestigioso”.

 

“Dargelos occupava invece definitivamente l’ultimo [posto], il primo posto dell’alunno nullo. Ma lo occupava con tale forza, tale audacia, tale calma, che nessuno di noi si sarebbe arrogato di penderglielo e neanche di invidiarglielo. Aggiungerò che era bello, di quella bellezza da animale, da albero o da fiume, di quella bellezza insolente che la sporcizia sottolinea, che sembra ignorarsi, che trae vantaggio dalle minime risorse e non ha bisogno di mostrarsi per convincere”.

 

“Ho sempre supposto che Dargelos conoscesse il proprio privilegio e se ne servisse. Era la vamp della scuola”:

 

“Dargelos ci disprezzava tutti”.

 

“Ho sempre pensato che il solo contatto di un Dargelos basti a cambiare la neve in marmo, a indurirla fino al delitto e che tra le sue mani possa diventare altrettanto pericolosa dei coltelli spagnoli”.

 

“Quel nome [, Dargelos,] è un programma da obitorio”.

 

“Rimarrò forse molto stupito nel ritrovare un Dargelos umile, laborioso, timido, spogliato del suo mito e che rimpiange, attraverso di me, quelli che alla lunga dovette considerare difetti e che forse è riuscito a vincere. Forse mi chiederà di restituirgli il potere e i segreti del suo prestigio. Preferirei che restasse nell’ombra in cui gli ho sostituito la sua costellazione. Che rimanesse per me il prototipo di quello che non si impara, non si insegna, non si giudica, non si analizza, non si punisce, di tutto quello che singolarizza un essere, il primo simbolo delle forze selvagge che abitano in noi, che la macchina sociale tenta di uccidere in noi, e che, al di là del bene e del male, manovrano gli individui il cui esempio ci consola di vivere”.

 

Magari a chi ancora non lo conosce, è venuta voglia di leggere il romanzo (breve) di Cocteau.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/tonito-memorial-to-live-and-die-in.html
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2021/01/biglie-e-marmi.html
[3] Portraits-Souvenir, Paris, Grasset, 1935 la prima edizione.
[4] La fonte è la seguente edizione italiana: Ritratti ricordo, Roma, Biblioteca del Vascello, 1993 – a cura di Mireille Revol Cappelletti; le pagine delle citazioni sono quelle da 67 a 69 con il titolo “Premi da fannullone – La mia famiglia le prova tutte – La vera Cité Montiers – L’alunno Dargelos – Il pugno di marmo” (p. 65 e ss.).
Per chi volesse leggere in originale, consiglio la seguente edizione: Jean COCTEAU, Portraits-souvenir – suivi de Articles de Paris, présentation et notes de Pierre Georgel, Paris, Grasset (Collection Pluriel), 1977.

mercoledì 1 dicembre 2021

DELL’ACCAPPATOIO

 

DELL’ACCAPPATOIO

 

In italiano: accappatoio.

In francese: peignoir.

In inglese: bathrobe.

In spagnolo: bata de baño.

In tedesco: bademantel.

 

È un capo ambiguo (e non solo nelle immagini che esso evoca nelle varie lingue), in fondo: si contende una intimità anche sensuale con la vestaglia; combatte sportivamente con quelle – sempre vestaglie – dei pugili; è re delle competizioni natatorie.

 

Poi c’è la spugna e c’è la ciniglia disperata di Quentin Crisp, o di una diva che non può (più?) permettersi le mise de maison (anzi mansion) di Gloria Swanson in Sunset Boulevard.

 

Ma io penso a lembi strappati di accappatoio ed asciugamani lordi di colore sui pavimenti di 7 Reece Mews nello studio di Francis Bacon.

 

L’accappatoio è un simbolo di caduta sociale o artistica, oppure di decadenza mentale.
L’accappatoio può essere insolente e quasi perenne oppure nervoso e discinto.

 

Penso ancora ai brandelli di bathrobe nello studio di Bacon e mi chiedo quanto l’accappatoio abbia trasceso il proprio significato nell’esistenza del pittore.

 

Penso infine, e con licenza di sbagliarmi, che nella stanza di Elisabeth e Paul de Les Enfants terribles sicuramente sta almeno un peignoir maltrattato e abusato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 10 giugno 2020

1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1]) UN ANNO LUNGO) (Steg about Steg Series - 5)


1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1])
(UN ANNO LUNGO)
(Steg about Steg Series - 5)

Possibile prosieguo del post della stessa serie “Hamburger e altro” ([2]), qui a costo di andare un poco sul personale vorrei riordinare le idee.

°     °     °
Un anno lungo: certo: per me cominciò nella notte già del 7 settembre 1983, sdraiato sulla panchina della stazione ferroviaria nell’attesa di un treno che da Modena mi portasse a Milano.
Riflettevo sul fatto che dovevo dare uno strattone alla tesi di laurea, o meglio alla sua scrittura, se volevo, almeno, laurearmi nella successiva sessione di aprile.
Tornavo da un concerto se non bellissimo molto emozionante di S&TB: visto dal palco (qualche pass era arrivato da qualche parte), poi a fare da interprete per le interviste, poi al ristorante con Siouxsie che mi imboccava con la sua forchetta perché anche io mangiassi qualche tortellino.

°     °     °
Tesi, raso e bansheeiana
Cambio di passo, dunque, ma non di abitudini milanesi: quindi sempre la routine delle riviste musicali britanniche e i dischi (i CD - cioè il formato - quell’anno erano limitati a Miles Davis e quelli di David Bowie si sapeva che “suonavano male”).
A fatica consegno nei tempi la tesi di laurea e contemporaneamente mi preparo per il concerto di S&TB di Milano, del 29 marzo al Teatro Tenda. Ed ecco verificarsi due eventi inaspettati nel corso di un pre-concerto in due fasi: l’amico Tony Selinger ([3]) mi porge una copia del rough mix di Hyaena nelle ore fra il soundcheck e il concerto. L’altro è una ragazza bionda, vestita quasi come una figurina da torta nunziale (nel ruolo di damigella), amica di Robert Smith con cui comincio a scambiare due parole nel fango circostante il Teatro Tenda: io ho dei boots (probabilmente dei Johnson’s) lei delle scarpine di raso; si chiama Heidi.

°     °     °

Ottengo un lavoro a Londra, in uno studio di “solicitors”, col senno di poi molto interessante sotto il profilo umano e con grandi possibilità di vivere la città.

In quell’anno, una bella estate, nella capitale era ancora possibile sentirsi come nel paese dei balocchi.

 

La sera del 9 giugno dopo il secondo concerto di S&TB alla Brixton Academy si finisce tutti al private party presso il pub King’s Head (nella City): chiuso per l’occasione, è gestito da un amico della band.
Vengo presentato al nuovo chitarrista: John Valentine Carruthers.



°     °     °
Valigie e i Pezzi di buio
Rientrai a Milano, riportando anche un po’ di quanto già avevo comprato, per le elezioni europee del 17 giugno 1984.
Ripartii per Londra subito dopo, mi pare da Malpensa, nella mattina del 18. In attesa del volo notai 5 ragazze, sicuramente più giovani di me di qualche anno: fresche ed affiatate, qualcuna pareva anche carina.
Le ritrovai a qualche posto da me, dietro o di fianco, sull’aereo e si cominciò a chiacchierare: confesso che esibii il mio “AAA” laminato dello Hyæna Tour per rompere il ghiaccio e si passò all’argomento musica. Tutte simpatiche, genovesi, diciottenni nel 1984 prima o poi: Patty, Irene, Antonella, Paola e Giovanna; ma con le prime due legai subito, soprattutto con Patrizia quando mi dichiarò che le piacevano Adam and the Ants e le chiesi: “hai una frusta in valigia?”.
Diedi loro mio indirizzo e numero di telefono, ma il mio landlord si dimenticò (sic) di dirmi che avevano telefonato: ci si rincontrò per caso in King’s Road con Patty ed Irene e si combinò di vederci una sera.
Rammento che andai a casa loro, dalle parti di Brompton Road, forse, quei bei mattoni rossicci. Mi accolse una stanza grande che mi rammentò subito il rifugio di Paul e Elisabeth ne Les Enfants terribles: ma qui era stesa sul filo ad asciugare la coloratissima biancheria delle ragazze.

Poi si andò da qualche parte, quella volta od un’altra a Covent Garden.
Ricordo però che Irene mi disse che lei si sentiva un “Pezzo di buio” e me lo raccontò mentre scendevamo a rotta di collo io e lei la scala a chiocciola di una stazione di metropolitana, gli altri dietro (magari usando l’ascensore).




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                                                                                                                      Steg





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[1] La parte francese del titolo è l’omaggio ad uno di quelli più evocativi, per me, entro la serie di storie brevi di Corto Maltese: il titolo esatto è “... Et nous reparlerons des Gentilhommes de Fortune”, storia del 1970 che tratta di una specie di caccia al tesoro, ma in fondo si parla di persone un po’ speciali, non allineate, i gentiluomini di fortuna, avventurieri o pirati, anche Corto Maltese.
Comunque il riferimento è ai “gentlemen of fortune” di Robert Louis Stevenson ne Treasure Island. 
Per me sono echi lontani, come vedrete.
[3] Che già mi aveva omaggiato del suo Pass AAA dei concerti londinesi al Royal Albert Hall della band: diverranno Nocturne: album e video.

giovedì 1 settembre 2011

MEMORIE IN BIANCO E NERO (the right side of my blog series)

MEMORIE IN BIANCO E NERO
(the right side of my blog series)

Ho indicato due volte Les Enfants terribles (fra libri e film), formalmente anche If.... (in grafica con la “i” minuscola) richiederebbe duplice citazione.
Le due pellicole sono legate dal bianco e nero più o meno naturale e dal fatto di parlare di giovani (quelli veri).

Scoprii Les Enfants terribles attraverso il film in b/n di Jean-Pierre Melville trasmesso in tv: impatto massimo su un diciannovenne.
Di difficile reperibilità il libro in traduzione italiana; persiste 30 anni e oltre dopo, ma internet oggi aiuta.

Un paio di anni dopo sempre il piccolo televisore portatile snocciola If.... di Lindsay Anderson su un canale tv privato con il plus di una sua replica reiterata.
Quasi un marchio a fuoco sulla pelle.

Entrambe le opere sono veloci (il formato della trasposizione filmica giova a Jean Cocteau in quanto non si perde niente del testo letterario fra il racconto lungo e il romanzo breve).

Melville gira in b/n perché è naturale per l’epoca, Anderson gira qualcosa in b/n anche per contingenze.

Come tutte le passioni, gli approfondimenti possono divenire strumenti eccezionali.
Cocteau è un gigante e qualsiasi citazione sarebbe riduttiva.
Il British cinema degli anni sessanta conduce quasi ovunque (ad Antonioni con Blow Up oppure a Get Carter, peraltro del 1971, tanto per dire) e si capisce anche perché Stanley Kubrick scelse McDowell per A Clockwork Orange (altro caso di doppia citazione formalmente richiesta date le differenze fra film e libro).

Infine un dato pratico buffo: trenta anni fa non esistevano neanche i videoregistratori per la massa e quindi si può discutere sulla democrazia della fruizione dei film di allora, ma si può anche a contrario e con buone ragioni sostenere che fosse più facile vedere opere che meritavano, considerato che entrambi i film solo da pochi anni sono facilmente reperibili in formato DVD.


                                                                                                                      Steg



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