"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 27 febbraio 2026

GIGI MONCALVO (proporrei la scorta) (Facebook Down Series - 223)

 

GIGI MONCALVO

(proporrei la scorta)

(Facebook Down Series - 223)

 

Gigi Moncalvo, giornalista professionista di lungo corso, è sgradito molto in certi “palazzi”.

Non ha peli sulla lingua.

 

Cercate in questa emittente online, e capirete perché: https://www.youtube.com/@VisioneTV/featured

 

Non sempre condivido certe sue visioni, ma … Del resto di lui ho fatto menzione anche in termini generali: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/02/perche-i-miei-post-politici-sono-rari.html

 

Ecco, gradirei che Gigi Moncalvo non sia messo a tacere più di quanto diverse persone lo vorrebbero.

E quindi, posto che “uno” come Roberto Saviano ha diritto a una scorta, perché non concederla, rectius proporgliela, anche a lui?

 

Pensieri sereni ma seri, i miei.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 26 febbraio 2026

APPROSSIMAZIONI BOWIANE (PERLE MEDIATICHE 45)

 

APPROSSIMAZIONI BOWIANE

(PERLE MEDIATICHE 45)

 

Diverso titolo di questo post: “fedeltà bowiana – approssimazione italiana”.

La fedeltà è mia, la approssimazione altrui.

 

 

Premesse

Il post che segue si riferisce a: Alessio BARETTINI, Inventario del mondo letterario di David Bowie ([1]) (il “Libro”).

Chi si fida di me, può anche smettere di leggere.

Chi si fida di me e apprezza la mia prosa si divertirà a leggere.

 

Questo post è dedicato alla memoria di due bowiane di diamante: Jordan Mooney e Anna “Rosso Veleno” Melluso.

È inoltre dedicato, sempre in memoriam, a un grande giornalista musicale (e sono insieme a Morrissey): Lester Bangs.

Senza dimenticare Nik Cohn (si veda infra) e i due libri scritti da Morrissey in gioventù.

 

Il libro che vado a recensire è affascinante come i pasti di un ospedale. 

Forse Éric Neuhoff ([2]) mi guida.

 

Ultima premessa: chi paga per quel che recensisce è persona libera e col diritto di massima critica.

Io ho quel diritto.

Fine premesse

 

 

Sono sempre dispiaciuto quando compro un libro che NON vale la pena.

 

Ho speso una ventina di Euro? Posso permettermelo, per fortuna.

Nel caso di specie, però, ho buttato via del tempo perché (volevate un “siccome” vero?) il Libro non è disponibile ovunque e un primo ordine mi è stato cancellato (rimborso dopo una settimana).

 

Questa volta, avendo invano offerto di confrontarmi con l’autore e con l’editor, sarò più analitico.

 

Il Libro ha per oggetto i piuttosto noti “cento libri di David Bowie”, ovvero i libri che Bowie ha ritenuto opportuno classificare.

 

Esiste almeno un testo in argomento: in lingua inglese ma di cui è stata realizzata una edizione italiana (e una francese e una spagnola): di John O’Connell, Bowie’s Bookshelf: The Hundred Books that Changed David Bowie’s Life ([3]) ([4]).

Però l’autore del Libro mi ha dapprima scritto che non lo conosceva, poi che ha deciso di non considerarlo.

Sul metodo, io mi rifaccio sempre a Umberto Eco ([5]), ma affrontare un testo, e quale poi? (come vedremo), pensando di essere i depositari della miglior critica letteraria mi sembra almeno rischioso se non, anche, superbo.

 

Dunque zero riferimenti specifici.

Si scrive di David Bowie: ci sarà una bibliografia? Sostanzialmente no. 

Soltanto un volume, vecchio di otto anni rispetto al libro ([6]) e un sito internet ([7]) senza considerare i due, due, libri pubblicati dall’autore del sito ([8]).

 

Indice analitico? 

Neanche per idea.

 

Ma torniamo ai cento libri.

Il metodo di elencazione è considerando “una” edizione italiana ove disponibile e la sola menzione di autore e titolo per il “non tradotto”.

 

Quindi, vaghezza estrema per Nik Cohn ([9]).

 

A contrario, zero citazione dell’edizione originale per Colin Wilson ([10]) perché esiste la edizione italiana: sui difetti della stessa mi sono già speso ([11]).

 

Che dire, poi, delle “interviste a Bacon” di David Sylvester? Qui si scade nel generico: non oso nemmeno censire le possibili fonti originali della edizione italiana: al 1993 si era alla quarta edizione.

 

E inoltre: ma l’autore del Libro li ha letti i cento di Bowie?

Vogliamo parlare di “delfini”? Il volume di Alberto DENTI DI PIRAJNO, A Grave for a Dolphin ([12]) citato senza i riferimenti di edizione nell’elenco li ha invece in nota nel testo, curioso.

Lieto di essere smentito, poi, quanto al fatto che il riassunto del racconto proposto nel Libro ([13]), non sia la elaborazione di un saggio ex professo in Italiano ([14]).

Anche perché Libro e saggio soffrono della stessa svista: il titolo della canzone ‘“Heroes”’ ha le virgolette doppie in originale, ma in entrambi le predette virgolette sono omesse …

 

Per BLAST, che è una rivista (due soli numeri) si indica come autore solo Wyndham Lewis, e non è corretto ([15]).

 

La lista, avrete notato, è lunga e le traduzioni qualche volta cambiano nel corso del tempo …

 

Concludo reputando il titolo del libro come equivoco, e considerando che il Signor Barettini (professore di Liceo) non è Jorge Luis Borges, non è Giorgio Colli o Mazzino Montinari, non è Natalino Sapegno e nemmeno Mario Spagnol ([16]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Santa Maria Nuova (ancona), Le Mezzelane, 2024, Euro 23,00.

[3] La mia edizione (verosimilmente una diversa per il mercato USA), Gallery Books, 2019.

[4] Il book club di David Bowie. I 100 libri che hanno cambiato la vita di una leggenda.

[5] Come si fa una tesi di laurea - le materie umanistiche, Milano, Bompiani. La prima edizione del 1977; a un certo punto le successive hanno perso il sottotitolo.

[6] Nicholas PEGG, The Complete David Bowie, Titan Books, 2016. Al febbraio 2026 resta l’edizione più aggiornata.

[8] Chris O’Leary.

I due libri sono: Rebel Rebel: The Songs of David Bowie, 1963-1976, Repeater Books, del 2025 (è una nuova edizione); Ashes to Ashes: The Songs of David Bowie, 1976-2016, Repeater Books, del 2019

[9] Il libro cita Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock.

Io scrivo: “Ma la verità è che non ‘il’ ma ‘uno’ dei libri da comodino di più di una voce autorevole – ad esempio di Richey Edwards, l’autore di testi più apprezzato dei Manic Street Preachers – è Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock del 1970 che è, peraltro, l’edizione britannica di Rock from the Beginning dell’anno precedente.

Il risultato è che l’edizione probabilmente più affidabile (sebbene priva di fotografie) è quella pubblicata da Da Capo Press ([9]) con il titolo dell’edizione inglese e una nuova prefazione dell’autore.

Il volume consiste in una raccolta di articoli di Cohn che tracciano il ritratto di alcuni artisti o generi; per tutti valga lo scritto: ‘England After The Beatles: Mod’”.

Traendo da https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/02/nik-cohn-non-nick-sketches-series-27.html  

[12] London, André Deutsch, 1956.

[13] Pagine 223 e seguenti.

[16] Si vedano le sue edizioni annotate dci romanzi più significativi di EMlio Salgari.

sabato 21 febbraio 2026

GIOVANNI GANDINI (e ricordare male “gli altri”) (Facebook Down Series - 222)

 

GIOVANNI GANDINI (e ricordare male “gli altri”)

(Facebook Down Series - 222)

 

Una pagina intera su la Repubblica del 20 febbraio 2026, a firma Alberto Saibene.
Una celebrazione del ventennale della morte di Giovanni Gandini: fra i fondatori di Linus, il mensile.

 

Qualche problema: tutte le persone ricordate nell’articolo sono evocate approssimativamente: in particolare la ex moglie di Gandini: Anna Maria.
Forse l’autore li considera tutti morti, me non lo dice …
Data di morte di Giovanni Gandini? Non indicata.

 

Viene citato un volume (ne ho copia) del 2011 curato anche da Saibene: reperibilità?
Scartabellando per queste righe ho trovato almeno altri due titoli librari a firma di G.G.

 

Last but not least, l’articolista scrive “alla graphic novel”: come scrivere “la romanza grafica”.

 

In memoria, fra l’altro, del fratello di Franco Cavallone, Bruno (avvocato e docente processual-civilista), torno alle mie righe di 11 anni fa:

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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SCARSEGGIANO GLI ECLETTICI, MA CI SONO I CEROTTINI! (Instagram, Morrissey, …)

 

SCARSEGGIANO GLI ECLETTICI,
MA CI SONO I CEROTTINI!
(Instagram, Morrissey, …)

 

Bandito da Facebook, suona meglio ma in realtà lo sono stato da parte del suo algoritmo.
Ecco perché oltre 200 post etichettati di conseguenza ([1]).
Ma Tonito penserebbe (però non mi direbbe): “finalmente sei un bandito!”.
“Grazie Antonio, pensa che sei il Virgilio ([2]) di una Commedia che NON ha il suo meglio: l’Inferno.”.

 

E il post non è ancora cominciato.

 

Sono entrato “in” Instagram.
Una noia totale.
La schiacciante maggioranza reitera come mantra lo stesso argomento, o tre o quattro.

 

Certo, potrei smontare un paio di persone che sputano su quel passato che è impegnativo e non consolante, ma qualche volta la mia condotta è improntata dalla misericordia.

 

Resta la noia.
Cosicché (parola che cullo sempre) i “cerottini” colorati sul sopracciglio sinistro di Morrissey in qualche concerto nel febbraio 2026 sono eclatanti più e meglio del suo “apparel” smithsiano: gladioli, occhiali da vista NHS e auricolari che servono per ascoltare la radiocronaca del Manchester United.

 

Domani magari mi compro i cerottini con i pupazzetti.

 

Sputo lamette di rasoio di sicurezza?
Certo, sono un punk.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Facebook Down Series.
Questo post mi sembra meno transeunte di altri e quindi non è in detta serie.

venerdì 20 febbraio 2026

MORRISSEYANA: A COSTO DI APPARIRE IMMODESTO (“Suedehead”) (Facebook Down Series - 221)

 

MORRISSEYANA: A COSTO DI APPARIRE IMMODESTO

(“Suedehead”)

(Facebook Down Series - 221)

 

Mi sono accorto, con dispiacere più che disappunto, che un glorioso post del 2011 (eh sì, quest’anno forse si celebrerà il terzo lustro di vita del blog) è negletto.

 

E con le ingenuità, le superficialità, le banalità e le inesattezze che leggo, a proposito, fra gli altri e fra l’altro, di Morrissey e della sua opera artistica, rimango negativamente sorpreso.

 

Ho aggiunto un sottotitolo, chissà.

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/suedehead-note-su-un-video.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 13 febbraio 2026

MORIRE DA “CLOCHARD” NON È MEGLIO (Facebook Down Series - 220)

 

MORIRE DA “CLOCHARD” NON È MEGLIO

(Facebook Down Series - 220)

 

Con molta educazione, in un mio antico post (nato da un ancor più antico articolo per qualcosa di mai pubblicato), ho usato i termini “barbone” e “clochard” in equivalenza: era perché mi rivolgevo a un preteso (per Corto Maltese era “invisibile”) pubblico ([1]).

 

Non uso mai la parola “clochard” perché mi suona falsa.

Quanti giornalisti che la usano (quasi tutti i non vecchi) sanno quale sia l’origine del termine?

In Francia un clochard è un “sans-abri”, o se si preferisce un “SDF”.

 

Come tutti i precisi, mi affido “al Larousse”: Ed allora, ecco “clochard”:

  • Personne sans domicile, vivant misérablement en marge de la société. Synonymes: sans-logis, vagabond
  • Familier. Personne habillée de façon misérable.

 

L’etimologia è più articolata ([2]).

 

Muori meglio da clochard? No.

Tanto vale, allora, renderli più visibili e continuare a chiamarli alla maniera, anche, di Enzo Jannacci (udite udite!) ([3]): barboni, oppure senza tetto.

 

“Gente” del genere – a differenza del simpatico clochard – la trovate magari in Vernon Subutex oppure in “Help The Homeless”.

Roba da Virginie Despentes e da Johnny Thunders: artisti che, vivi o morti, i democratici giornalisti preferiscono non frequentare.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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“STARE DI MERDA”

 

“STARE DI MERDA”

 

Il titolo di questo post è storico.

 

Almeno 30 anni fa, in via Guastalla incrociai il mio compagno di tavolo d’esame scritto di Stato ([1]) e collega di Istituto, come me giovane avvocato (o ancora procuratore - spiegazione a richiesta) Alberto T..

 

Mi chiese: “come va?” e io gli risposi, circa: “un po’ di merda”. Replica: “ogni tanto è bello stare di merda”.

Non si trattava di esortazione, ma di affermazione di uno status interiore, il nostro, “diverso dalla massa”.

Chi sta di merda ha capacità di discernimento, è un individuo che pensa, è - di regola - uno il cui diritto di voto dovrebbe valere almeno cento, almeno, rispetto a quello di valore uno dell’elettore medio.

 

Grazie Alberto.

Stiamo di merda, per ragioni che la massa non capirebbe, e qualche volta nemmeno fra noi le capiamo.

 

Forse anche Friedrich Nietzsche o Emil Cioran converrebbero, ma non possiamo chiederglielo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Sostenuto a Milano, non a Catanzaro.
Nota per i “pendolari” per convenienza.

SENZA FUTURO

 

SENZA FUTURO

 

Il problema non è essere senza futuro.

Il problema è credere di averlo.

 

Capire i Sex Pistols non è poi così semplice e, soprattutto, consolante.

 

Da qui in poi, le spiegazioni sono inutili: io rimango incendiario e la quasi totalità della umanità nasce, nasce, già pompiere ([1]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per i distratti: leggete Pitigrilli. Non ascoltate Ligabue, il menestrello non il pittore.

giovedì 12 febbraio 2026

ÉRIC NEUHOFF (Facebook Down Series - 219)

 

ÉRIC NEUHOFF

(Facebook Down Series - 219)

 

Premessa letteraria: Éric Neuhoff è classificato, senza che lui se ne dolga, nel gruppo letterario dei Néo-Hussards ([1]).

 

Molto recentemente, egli ([2]) è divenuto membro della Académie française ([3]).

Non mi risultano suoi libri, è anche giornalista di lungo corso, tradotti in italiano.

 

Ho letto “qualche cosa” di suo grazie alla sponda doppia di Jean-Michel Gravier: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2025/04/jean-michel-gravier-facebook-down.html

e di Thierry Ardisson: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2025/07/thierry-ardisson-credevo-fosse.html

 

La scorsa estate 2025, più o meno “camminante”, mi sono divertito molto a leggere questo volume di narrativa collettanea a tema: https://thierryardisson.fr/livre-10-ans-pour-rien-les-annees-80

Non rarissimo, per i curiosi.

 

 

dedica di Neuhoff in cui curiosamente o è dritto il titolo, oppure la stessa 
(collezione privata)

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 11 febbraio 2026

CARACAS (Facebook Down Series - 218)

 

CARACAS

(Facebook Down Series - 218)

 

Lo squallore delle citazioni sbagliate può essere superato: quando una battuta diventa trita, prima, e inattuale, poi.

 

Quanto a citazioni sbagliate:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2024/11/attenti-alle-citazioni.html

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2025/12/libri-non-letti-ma-citati-nel-titolo.html

 

Ma stamattina mi sono chiesto: pensano che siano cretini i lettori/ascoltatori o sono loro, i giornalisti, limitati?

La battuta nasce come slogan pubblicitario: “il rhum bevuto nei peggiori bar di Caracas”. Poi si sostituisce il soggetto, etc.

Ma a febbraio 2026, con la situazione politica del Venezuela, qualcuno pensa che affermare che si tratta di una battuta comica che “nemmeno nei peggiori spogliatoi di Caracas” faccia ridere? Non fa ridere. No.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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