MORIRE
DA “CLOCHARD” NON È MEGLIO
(Facebook Down Series - 220)
Con molta educazione,
in un mio antico post (nato da un ancor più antico articolo per qualcosa di mai
pubblicato), ho usato i termini “barbone” e “clochard” in equivalenza: era
perché mi rivolgevo a un preteso (per Corto Maltese era “invisibile”) pubblico
([1]).
Non uso mai la
parola “clochard” perché mi suona falsa.
Quanti giornalisti
che la usano (quasi tutti i non vecchi) sanno quale sia l’origine del termine?
In Francia un clochard
è un “sans-abri”, o se si preferisce un “SDF”.
Come tutti i
precisi, mi affido “al Larousse”: Ed allora, ecco “clochard”:
- Personne
sans domicile, vivant misérablement en marge de la société. Synonymes: sans-logis,
vagabond
- Familier.
Personne habillée de façon misérable.
L’etimologia è più articolata ([2]).
Muori meglio da clochard?
No.
Tanto vale,
allora, renderli più visibili e continuare a chiamarli alla maniera, anche, di Enzo
Jannacci (udite udite!) ([3]): barboni,
oppure senza tetto.
“Gente” del genere
– a differenza del simpatico clochard – la trovate magari in Vernon Subutex
oppure in “Help The Homeless”.
Roba da Virginie
Despentes e da Johnny Thunders: artisti che, vivi o morti, i democratici
giornalisti preferiscono non frequentare.
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consenso scritto dell’autore/degli autori.
[1] Per me la battuta è a
memoria.
Per gli altri: https://sparidinchiostro.wordpress.com/2013/01/09/per-un-pubblico-invisibile/
[3] https://www.discogs.com/release/3188336-Enzo-Jannacci-El-Portava-l-Scarp-Del-Tennis
Qualcuno la attribuisce anche a Dario Fo.
