"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 13 maggio 2022

IL CRETINO SINTETIZZANTE (Tombstone series – 78)

 

IL CRETINO SINTETIZZANTE

(Tombstone series – 78)

 

Una nuova categoria umana è apparsa: il sintetizzatore di aforismi.

Ovvero il “cretino” di fruttero&lucentiniana memoria si autonomina soggetto con pretesa di proprio pensiero.

Anche Ennio Flaiano piange (ma non “come” il Corsaro Nero).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 9 maggio 2022

EMILIO SALGARI (di nuovo, e Torino)

 

EMILIO SALGARI

(di nuovo, e Torino)

 

Avrei potuto procedere con un lungo post scriptum rispetto al precedente post dedicato a Salgari ([1]), ma essendo trascorso quasi un decennio ([2]), forse non è il caso.

 

Innanzitutto vorrei ricordare un sicuro salgariano, così sicuro che ironia della sorte sue sono le righe della quarta di copertina di una biografia pubblicata nell’aprile 2022 ([3]): Mino Milani, morto il 10 febbraio di questo stesso anno.

Lo incontrai un paio di volte, mi fu presentato da Alfredo Castelli quando lui fu ospite in una nota libreria milanese per la pubblicazione della riduzione a fumetti “di” Sandokan realizzata da lui e da Hugo Pratt ([4]).

 

Forse la biografia salgariana più emozionante degli ultimi 40 anni ([5]) è quella di un illustre letterato torinese: Disegnare il vento ([6]) di Ernesto Ferrero ([7]).

 

Poi, sicuramente, sono degne di nota le pagine scritte da Michele Mari ([8]) sullo scrittore veronese nel suo volume Tu, sanguinosa infanzia ([9]) (testo che scoprii grazie alla citazione di Giampiero Mughini durante la presentazione di un volume di Corrado Farina ([10]), peraltro a me già noto ([11]), prefato da Ferrero).

 

Torno, però, sulla biografia di Gallo e Bonomi del 2022: perché con una sorta di elegantissima “avvertenza” accademica gli autori possono non citare né il libro di Farina, né quello di Ferrero.

Non capisco se sia un caso, oppure una piccola ritrosia (che non poteva colpire Arpino e Antonetto) verso la città dove Emilio Salgari visse gli ultimi anni e dove si suicidò o solo l’approccio non storicamente ineccepibile (ma pour cause) sia di Ferrero sia di Farina.

 

Come concludere? Beh ricordando l’eclettismo di Arpino

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/07/emilio-salgari-alcuni-pensieri.html

[2] Non indolore nemmeno per chi ho ivi citato.

[3] Claudio GALLO – GIUSEPPE BONOMI, Emilio Salgari - Scrittore di avventure, Mantova, Oligo Editore, 2022.

Le righe sono tratte dalla sua prefazione, una delle due.

[4] Sandokan, Milano, Rizzoli-Lizard, 2009.

[5] Rimane sempre imprescindibile, per assurdo nella prima edizione: Giovanni ARPINO – Roberto ANTONETTO, Vita, tempeste sciagure di SALGARI il padre degli eroi, Milano, Rizzoli, 1982.

[6] Sottotitolato L'ultimo viaggio del capitano Salgari, Torino, Einaudi, 2011.

[7] Del quale occorre ricordare un altro volume “salgariano”: L’anno dell’indiano, Torino, Einaudi, 2001 (già pubblicato come Cervo bianco, Milano, Mondadori, 1980).

[9] Torino, Einaudi, 2009. Ma prima edizione Mondadori, 1997.

[10] Vita segreta di Emilio Salgari – Autobiografia immaginaria, Torino, Daniela Piazza Editore, 2015.

Il suo autore è nato sotto la mole: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Farina

martedì 19 aprile 2022

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

Premessa: non mi sento di qualificare questo scritto nelle “Sketches series” perché credo sarei immodesto.

 

Jean-Pierre Melville lo ho incontrato (in senso lato) un paio di volte senza soffermarmici troppo.

La prima fu certamente in quanto egli firmò la regia del film ([1]) tratto dal mio secondo livre de chevet: Les Enfants terribles di Jean Cocteau ([2]).

La seconda, direi, siccome egli è fra i personaggi ([3]) di À Bout de souffle, film di Jean-Luc Godard (e François Truffaut) ed epitome della nuovelle vague cinematografica.

Non posso dire di essergli passato di fianco senza accorgermene, in quanto entrambe le opere cinematografiche le conosco bene.

Però esiste un dettaglio curioso: al mio definitivo incontro con il regista francese, molti anni dopo, mi premurai di comprare almeno l’edizione italiana di quello che è considerato il testo da avere se su Melville si vuole avere solo un testo: Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville: Entretien avec Rui Nogueira ([4]). L’edizione francese ormai aveva un prezzo troppo alto, ma anche quella curata da Claudio G. Fava era ormai un titolo non comune ([5]).

 

Accadde quindi che nel 2020 incappai nella segnalazione di un libro di Michael Mann, pubblicato direttamente in lingua inglese, uscito tre anni prima: The Dandy at Dusk: Taste and Melancholy in the Twentieth Century ([6]). In copertina una immagine in piano medio che guarda, girato verso sinistra, la camera: è Jeff Costello, cioè Alain Delon, protagonista de Le Samouraï: film diretto da Melville (1967). Il volume comprende un ampio capitolo dedicato al cineasta francese dal titolo piuttosto eloquente: To Become Immortal and Then Die. La bibliografia non è per argomenti e privilegia anche edizioni non in lingua originale, evidentemente la filmografia si spiega quasi da sola.

 

Di Le Samouraï sembra che si debbano possedere tre edizioni: quella corrente, quella non rimasterizzata europea e quella nordamericana di Criterion. Fatto.

A questo punto, però, si dovrebbe già aver capito una – altra – cosa: Alain Delon non è l’attore dei film con la regia di Luchino Visconti (lo dichiara la stella francese, Melville lo considerava una “star” appunto, seppur in modo non esplicito in una intervista televisiva del 1967 alla vigilia della uscita nelle sale dell'opera melvilliana).

Comunque, può giovare anche la lettura di un piccolo libro che si spiega da solo: Requiem pour un homme seul – Le Samouraï de Jean-Pierre Melville scritto da Xavier Canonne ([7]).

 

Le idee sono riordinate, due citazioni: una quasi testuale, l’altra verbatim.

La prima è di Jean-François Delon, fratello minore di Alain, in una lunga intervista per la rivista Schnock (numero 37): Melville non dava mai la mano, “ci” si salutava alla giapponese.


Anno 2007, Delon a un festival del cinema ([8]):

Delon: “Melville était un personnage exceptionnelle, un gendre de monarque, l’un des grandes cinéastes qui n’ont pas de équivalent.

C’est parce qu’ils ne sont plus là que je n’ai plus envie de faire de cinéma. Si je meurs demain, votre titre c’est quoi?”.

Molti giornalisti: “ «Le Samouraï est mort»”.

Delon: “Parfait, on est d’accord”.

 

E una non troppo nota smentita: il romanzo che ispirò il film di Melville non esiste.

 

Direte: ma quel dettaglio curioso? Beh qualche mese fa riordinando dei libri in argomento cinema ho trovato una copia, nuova, dell’edizione italiana del libro di Nogueira.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[3] Lo scrittore Parvulesco, intervistato all’aeroporto.

[4] Questo è il titolo della nuova edizione, pubblicata all’inizio del 2021 dall’editore francese Capricci.

[5] Rui NOGUEIRA, Il cinema secondo Melville, Recco, Le Mani, 1994; l’originale è Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville, Paris, Seghers, 1973.

[6] London, Head of Zeus.

[7] Morlanwelz, Les Marées de la nuit, 2010.

[8] Denitza BANTCHEVA, Jean-Pierre Melville de l'œevre a l'homme, edizione 2019, Paris, Editions du Revif, pagina 217.

mercoledì 13 aprile 2022

IL BUCO DELLA CINTURA (pesando l’umanità, guardando da)

 

IL BUCO DELLA CINTURA

(pesando l’umanità, guardando da)

 

Nella serie televisiva BBC Hustle, c’è un episodio ([1]) in cui il decano Albert Stroller ([2]) spiega al giovane Danny Blue ([3]) come si possono valutare e identificare le persone da pochi dettagli ([4]).

 

Per gli uomini un riferimento è quello dello stato dei buchi della cintura: un foro consumato a destra o sinistra di quello attualmente in uso indicherà oscillazioni del peso della persona.

Altri segni: dita che evidenziano un anello non più portato; stato delle calzature; e così via.

Per certe “necessità” si possono copiare i tic della persona che interessa.

 

Ho sempre trovato l’analisi dei dettagli piuttosto interessante, e – conscio che anche io posso essere oggetto di osservazione e talora applico segni svianti – ormai applico anche solo per divertimento questo metodo.

Di solito, le conclusioni non sono mai gioiose.

 

D’altro canto, vale anche quel vecchio aneddoto del gentleman londinese: criticato per gli abiti lisi usati in settimana nella City e per l’abbigliamento oltre il trasandato in campagna il sabato e domenica, lui argomentava che a Londra lo conoscevano tutti e fuori città nessuno.

 

Siete avvisati.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si intitola “The Gold Rush”, è il primo della seconda stagione.

[2] Interpretato da Robert Vaughn, celebre per il ruolo di Napoleon Solo nella serie televisiva The Man from the U.N.C.L.E e nel cinema lo ricordo in Bullitt (come Walter Chalmers).

[3] Interpretato da Marc Warren: https://en.wikipedia.org/wiki/Marc_Warren

[4] Cominciate a guardare dal minuto 19, se siete impazienti.

lunedì 7 marzo 2022

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

 

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

  

Scrissi, scocciato esattamente come lo sono oggi, un post pubblicato il 23 agosto 2011 intitolato “Where were you in 1977 (and in 1979 too” ([1]).

Ero ottimista.

 

Infatti ai contemporanei che NON erano presenti seppur contemporanei si è aggiunta una nuova categoria: coloro i quali proprio non avevano potuto materialmente partecipare per non raggiunti limiti di età.

Non sto scrivendo di anglosassoni oltremanica od oltreoceano, e nemmeno di Francesi, scrivo di italiani: gente che non sa cosa fu la movida (e - per dire - Ruta 66) madrileña e la DNW (o NDW), perché per saperlo avrebbero dovuto essere nati prima.

 

Queste persone, in buona fede o meno, impestano con sentito dire e/o “letto quanto scritto da Ciao 2001 o Red Ronnie (è uguale)” la esangue (per risultati: gli tirano la mancia di un parcheggiatore e di royalty non se ne parla) editoria musicale italiana.

 

Il problema non è la dignità di coloro i quali c’erano (con al massimo 12/15 mesi di scarto rispetto a Maurizio Bianchi: si veda per sintesi e senza pretesa quanto fu l’esordio di questo blog ([2])) bensì la costruzione, da parte dei precitati contemporanei e “minorenni”, di una pseudo cronaca storica che è priva di ogni solida fondamenta.

 

Ad esempio: per dar noia a Laura e Giampaolo (pre Jumpy) nell’agosto 1979 io in Portobello Road - finestre aperte - scandivo provocatoriamente (ero in Fred Perry e sta-press) “skin’eads, skin’eads” sebben giorni dopo scandissi “Mods! Mods! Mods!”" al London Lyceum ([3]).

Nel 1981 a Bologna, alla ex-Manifattura Tabacchi, Laura e Giampaolo parevano aver perso il treno: il concerto era quello dei Bauhaus, non quello dei Crass.

 

Quella scarsa dozzina di miei lettori abituali ha masticato, molte e molte volte, cosa intendessi ricordare (oltre qualche pagina della mia vita. Grazie) scrivendo di Tonito ([4]), che è diventato una sorta di scellerato Virgilio per me - infimo emulo di Dante Alighieri - in una Commedia priva di Purgatorio e Paradiso la quale certo non è divina ma solo metropolitana e nemmeno capital-centrica dell’impero, con le mie righe.

 

E allora? 

Semplice: guardate le date di nascita dei canuti, anche loro, pretesi storici di una stagione che loro non hanno vissuto e noi solamente sfiorato: quella seventyseven che nello “stivale marcio” ([5]) fu naturalmente seventyeight.

 

Dimenticavo: noi siamo stati invincibili ([6]).

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 2 marzo 2022

LE PEZZE AL CULO ARTISTICHE

LE PEZZE AL CULO ARTISTICHE

 

Le pezze al culo artistiche sono il citazionismo senza altro.

Le meno apprezzabili sono quelle travestite, con sotto i panni di scena il banale.

 

Achille Lauro chi copia?

I Måneskin chi copiano?

Potete rispondervi da soli.

 

Quasi trenta anni fa una mia cara amica disse, parlando del più e del meno: “Renato Zero copia Marc Bolan”.

Qualche settimana fa ho pensato: può darsi, ma ha copiato anche l’estetica di Brian Eno all’epoca dei Roxy Music.

 

I tre (due solisti e una compagine collettiva) artisti italiani sopra citati non credo passeranno alla storia.

 

Non so se – al di là di cronici revival – passerà alla storia del costume italiano la Marchesa Luisa Casati ([1]), nel mondo sì.

 

Per i viaggi in taxi di lungo percorso cito: la Marchesa Casati, Johnson Righeira e Billy MacKenzie (in ordine di data).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 25 gennaio 2022

HUGUES PAGAN (another half sketch)

 

HUGUES PAGAN

(another half sketch)

 

Ho conosciuto Hugues Pagan, autore francese (quando l’Algeria era territorio di oltremare ed essendo lui nato nel 1947 quindi “Pied-Noir”) di “polar” ([1]) con pseudonimo medievale – per l’esattezza preso da un fondatore dell’Ordine templare ([2]), per puro caso: qualche titolo a metà prezzo il 7 e giorni seguenti del giugno 2014.

 

Cominciai con la lettura di La notte che ho lasciato Alex ([3]), non so perché o meglio forse siccome l’incipit mi persuase di più ([4]).

In realtà, l’ordine da me scelto non era minimamente corretto; e a confondere le idee ulteriormente il fatto che oltre a Chess, poliziotto, Pagan ha creato anche un altro protagonista flic: Schneider. Anzi, Derniere … era stato l’ultima sua opera lunga per molti e molti anni (venti).

 

Non sapevo che faccia avesse lo scrittore, e per diverso tempo me ne sono disinteressato.

Ho reperito tutto quello di suo che ho trovato in italiano, cioè tutto il pubblicato incluso un romanzo breve spiritoso.

A Parigi, poi ho completato la collezione con ciò che non mi aveva offerto il web, incluso qualche approfondimento biografico e un paio di antologie di racconti. Completato anche con qualche cimelio: perché ad esempio il suo esordio La Mort dans une voiture solitaire ([5]) era uscito con censure (curiosamente, oggi di questo dettaglio compare poco nei profili in rete).

 

C’è chi evoca Ellroy.

O lo hard boiled statunitense; forse: Dashiell Hammett aveva lavorato per la Pinkerton, Pagan invece è stato un poliziotto vero.

O Ed McBain dell’87th Precint (questo lo riconosce Pagan come riferimento).

 

L’appassionante, fuori trama, nei suoi romanzi sono i riferimenti (ho annotato molto), e poi certe curiosità come Yellow Dog che fu il gatto di Chess.

D’altronde, le traduzioni non offrono di solito note esplicative, e quindi un poco di lavoro va fatto o ricordato.

 

Ma parafrasando una canzone de Les Rita Mitsouko: “les histoires de Pagan finis mal/en general”.

 

Arrivare tardi qualche volta è meglio: perché fra una rilettura, un tentativo di leggere in originale, eccetera, come accennato Pagan è ritornato alla narrativa nel 2017.

 

Recentemente mi sono chiesto se sia possibile, editando ed editando, trarre da Pagan un Manchette postumo.

Intanto, affronterò il suo nuovo romanzo, uscito nel gennaio 2022: Le Carré des indigents.

 

 

                                                                                                                      Steg

 


 dedica autografa su frontespizio (collezione privata)

 

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[1] Crasi di “policier” e “noir”.

Per il nouveau polar rinvio a Jean-Patrick Manchette.

[3] Titolo originale Dernière station avant l'autoroute. Quello italiano, mi ricorda La notte che bruciammo Chrome di William Gibson, con quel “che” un poco forzato.

[4] Insieme avevo comprato Quelli che restano (Tarif de groupe).

Tutte le opere tradotte in italiano furono pubblicate da Meridiano Zero, ma questo meritorio editore – ormai scomparso come soggetto autonomo – non aveva pubblicato tutto Pagan.

[5] Pubblicato nel 1982, tradotto in L’ingenuità delle opere fallite.