"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 17 marzo 2021

EDUCAZIONE A TAVOLA (Tombstone series – 63)

 

EDUCAZIONE A TAVOLA

(Tombstone series – 63)

 

Le persone che a casa mangiano con le mani la pizza, ma con le bacchette sushi e sashimi.

Gli stessi de “il pantalone”, “la scarpa” e “il Caipiroska alla fragola (https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/12/il-pantalone-e-il-caipiroska-alla.html).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 8 marzo 2021

SPORT E FAMA (Tombstone series – 62)

 

SPORT E FAMA

(Tombstone series – 62)

 

Il successo mediatico di Federica Pellegrini si risolve nel suo essere una “allieva” di Franziska van Almsick (e Inge de Bruijn).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 4 marzo 2021

NELL’ETERNITÀ ANTEMICA

 

NELL’ETERNITÀ ANTEMICA

 

Chi conoscesse il finale de “The Purloined Letter” di Edgar Alla Poe ([1]) si potrebbe fare una risata, a ragione.

 

A tarda sera mi si sono appaiati alla mente due fra i più grandi, perché pretesi, equivoci della storia del rock and roll.

Inverto le date e parto dal 1973, luglio, il giorno 3, allo Hammersmith Odeon di Londra David Bowie di chiara che ([2]) quello era stato il “loro” ultimo concerto. Ai media che poi è essenzialmente la stampa, conviene venderlo come la fine della sua carriera musicale mentre oggi ormai anche un cretino sa che con quel “we” non si usa il plurale maiestatis ma si tratta della normale prima persona plurale e quindi si stanno “seppellendo” solo gli Spiders From Mars (ma non Mick Ronson) ([3]).

 

Si va ora indietro di otto anni, 1965 ([4]) per il verso che fissa il genere (è un genere?) musicale che copre mezzo ventesimo senza discussioni di sorta (volete forse discutere con Lou Reed?): “I Hope I die before I get old” (“My Generation”, 1965). Una strofa, nemmeno un ritornello, scritta da Pete Townshend ([5]). Strofa di cui fu, era, è e sarà sempre riconosciuta la portata assoluta ma con il passare degli anni anche la valenza impietosa della sua paternità. Ma davvero? Chi decide quando si diventa vecchi?

Moltissimi hanno dimenticato, o magari anche solo non conoscono quella frase cui fu aggiunto un “question mark” ([6]) per non uccidere il successo commerciale di Peter Pan: “To die it will be an awful big adventure”.

Ecco l’equivoco: perché Townshend un centesimo di secondo prima di morire, e solo allora, diverrà vecchio.

 

Rimane tutto un po’ ambiguo, incluse queste righe: pensateci.

La voce narrante è quella degli Spiders che sciolgono la band quando i kids hanno ucciso the man. Eppure è il contrario.

Tutti questi vecchi, creativamente sterili: dalla nascita o anche solo dalla fine della propria gioventù biologica e intellettuale che almeno nei momenti più squallidi (che mi sembra stiamo aumentando vertiginosamente) a Townshend in fono invidiano tutto, in particolare il 1965.

 

Fuori tema (apparentemente): e Syd Barrett?

Credo che lui si sia messo “di lato” nelle ali di quinta del palcoscenico senza calcolo alcuno, sebbene recentemente una fonte autorevole abbia dichiarato che egli incassava ben oltre un milione di sterline l’anno per incassi dovuti ai suoi diritti d’autore.

Accadde perché la band (Pink Floyd) aveva “sciolto” lui, e lui scomparendo aveva sconfitto Chronos sebbene a un prezzo umano impossibile.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Allan è il cognome adottivo.

[2] Of all the shows on the tour this particular show will remain with us the longest, because not only is it the last show of the tour, it’s the last show we’ll ever do”.

[3] Ci fu peraltro anni dopo una breve reunion della band.

[4] Ma concettualmente quasi senza muoversi: si cfr. Pin Ups di David Bowie del 1973.

[5] Peraltro autore anche della stragrande maggioranza delle musiche del suo gruppo The Who..

[6] Senza “Misterianti” e senza – non dico 96 ma almeno – una lacrima.

venerdì 12 febbraio 2021

LIBRI IN DOPPIA COPIA

LIBRI IN DOPPIA COPIA

 

Ieri sera, tardi, pensavo – leggendo e macinando l’ennesimo libro in prestito “intra familiare” – ai libri in due copie, e ho cercato di raggrupparli concettualmente:

  1. Caso banale: prima copia persa o mai restituita (non prestare mai o quasi);
  2. Copia comprata per sbaglio di libro che si ha già (magari cercato a lungo, poi accantonato …). Sotto-caso: non si trova più la propria copia iniziale;
  3. Comincia la bibliofilia …: devo averne una copia con me/a portata di mano, eventualmente da usare senza preoccupazione e preservare l’altra;
  4. Ho letto una copia malconcia, ne voglio una in buone condizioni;
  5. La traduzione italiana non mi soddisfa, il libro mi piace, cerco anche l’edizione in originale. Vale anche il contrario: libro che proprio non riesco a leggere in originale per motivi disparati, ne compro anche la traduzione;
  6. Ne ho trovato copia con dedica dell’autore ([1]);
  7. Voglio la prima edizione (si incrocia con le ipotesi precedenti);
  8. Nuova edizione con apparato critico o in nuova edizione ([2]). Sotto-caso che sfiora la triplice copia: “opere complete” (o quasi) dell’autore.

 

Eccetera.

Ho anche un libro in … copie (fatti miei).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Celebre il caso della traduzione italiana mutila ed incerta de Il Conte di Montecristo.


venerdì 29 gennaio 2021

BIGLIE E MARMI

 

BIGLIE E MARMI

 

È ancora possibile regalare delle biglie?

La domanda è doppia: dove comprare oggi delle biglie di vetro? E per chi comprarle?

 

In realtà esiste un terzo quesito, che ha una valenza letteraria che contiene le prime due questioni. Ovvero: il problema delle biglie si pone solo a fronte di – almeno – una specifica lettura: Les Enfants terribles ([1]) di Jean Cocteau ([2]).

 

Le biglie stanno nelle tasche fangose di chi (mai vecchio) tiene una banconota di infimo taglio, ma adeguata per una acquisizione destinata al “tesoro”.

 

Variando sul tema assoluto e perenne, sebbene puramente soggettivo, Paris reclama il primato su London: lo scontro è fra la forza distruttiva di Elisabeth e Paul e l’arrembante ed eterna pugnalata di Peter Pan ([3]).


Gli è che gli sconfitti sono sempre e solo gli invecchiati lettori, che con qualche vergogna scuotono il capo innanzi alle loro immature letture: se le letture sono state due su due potrebbero essere perdonati.

Qui invece non si scuote alcuna testa, e si rilegge.

 

E i marmi? Sono solo “marbles”: don’t loose them!

 



                                                                                                                      Steg

 

 

copertina della prima edizione

 

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[1] O Terribles, la grafia non è univoca.

[2] Romanzo che fa l’altro uccide intellettualmente l’eterosessualismo citazionistico del giornalista medio(cre) che non lo ha letto.

[3] Di James Matthew Barrie.

martedì 26 gennaio 2021

L’ITALIA (note minime penalistiche)-- (Tombstone series – 61)

 

L’ITALIA (note minime penalistiche)

(Tombstone series – 61)

 

L’Italia è una Repubblica fondata sulla costituzione … DI PARTE CIVILE (e sull’ignoranza della procedura penale nonché della tutela aquiliana da parte dei suoi cittadini).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 31 dicembre 2020

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg ([1])

 

 

Mettiamola così: A Clockwork Orange ([2]) si risolve grazie a Stanley Kubrick nell’opera – poi ma prima filmica, e prima ma poi letteraria che ispira il film – più importante del secondo dopoguerra britannico quanto ad influenza mediatico-popolare.

E Anthony Burgess si rivela, senza colpo ferire, il massimo portatore del libero leggere contro il diktat – rectius veto – filmico del regista (evidentemente lui “ferito”).

 

Ovvero?

  • Burgess scrive il romanzo.
  • In più di uno tentano una trasposizione cinematografica del medesimo. Kubrick ci riesce ma si spaventa degli effetti, veri o presunti, sul pubblico giovanile.
  • Intanto un Regno Unito che si avvia a strisciare sulle ginocchia ([3]), verso ([4]) scioperi eterni, settimane lavorative di tre giorni, razionamenti che facevano rivoltare nella tomba Winston Churchill, ha una gioventù che potrà scegliere fra Doc Marten’s ([5]) e platform boots e null’altro ().
  • Cosicché mentre il regista, a fronte di violenze che in fondo echeggiavano Elton John ([6]), ottenne il divieto – sino alla propria morte – alla proiezione del film nei territori sotto lo scettro della Regina Elisabetta Seconda, il resto del mondo non si poteva fermare.
  • Ecco che allora lads e yobs fanno tutto ciò che possono in nome dell’agrume a orologeria.
  • David Bowie spazza tutto sempre nel nome dei drughi (di nuovo non potrei aggiungere alcunché).
  • Mentre ACO diventa il film da vedere a ogni costo da Dover alla estrema Scozia; anche se se ne vede non tutto e male: copie proiettate clandestinamente che consistono in ripr3ese effettuate in cinema nordamericani e di “sotto Manica”.
  • Decade ottanta: morto il punk, morti i punk, già morto Sid Vicious, romanzo e Docs a parte le cassette VHS hanno una immagine migliore, l’audio non si sa (sottotitoli incomprensibili, doppiaggi estranei, …).
  • Arrivano e partono i laser disc, cambia poco; si estingue la loro tecnologia.
  • Subentrano i DVD, Kubrick muore, tutti nel mondo possono vedere bene e quando vogliono il film. Intanto si pubblica per il suo “mezzo secolo” di storia editoriale una edizione più o meno pregevole del romanzo burgessiano.

 

 

Secondo decennio del terzo millennio che finisce oggi ([7]) e:

  • Malcolm McDowell ([8]) continua a campare su due film di cui è protagonista: l’altro è If …. di Lindsay Anderson ([9]).
  • David Bowie è morto da quasi cinque anni.
  • Auguro ogni felicità a Wendy Carlos, che – ancora Walter – è la compositrice della colonna musicale originale e poi della colonna sonora del film.

 

Già Wendy: è un nome che non esisteva prima di una certa data: lo creò James Matthew Barrie. Però sull’argomento lo Steg da leggere è altro da questo.  

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Consentitemi la irriverenza, ma come insegnavano nel giornalismo “farei titoli dei pezzi” non è semplice.

[3] E non cambierà mai, se non nell’eliminare certe tradizioni popolari come i negozi di fish and chips (e quelli che vendono cibo preparato con l’anguilla), il pub senza la il suffisso “gastro”, … ché Cool Britannia non esiste e allo Albert (Prince, consorte della Queen Victoria, e forse anche “charming”?) Memorial ricorderemo solo un giovane Adam Ant (Jubilee, il film di Derek Jarman).

[5] Con o senza puinnta d’acciaio: chiedere a Richard Allen o a Morrissey.

[7] Mentre scrivo in bella copia e poi pubblico è il 31 dicembre 2020.


martedì 29 dicembre 2020

NASI, DA UOMINI

 

NASI, DA UOMINI

 

 

Chi conosce un poco la sua biografia, sa che: Orson Welles era solito avvalersi di protesi, perché aveva il complesso di un naso piccolo.

 

Già, perché un tempo per gli uomini contava anche il naso.

 

Senza pretesa di paragone, e solo in cronologico ordine di fama, voglio ricordare:

  • Manolete, all’anagrafe Manuel – Manolo -Rodríguez Sánchez;
  • Fausto Coppi;
  • Claudio Ponzio.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 3 dicembre 2020

IL BICCHIERE (Tombstone series – 60)

 

IL BICCHIERE

(Tombstone series – 60)

 

Quando a NYC vidi il primo mendicante con un bicchiere di cartone cerato con il marchio di una catena di fast food, capii dove era arrivata la società (forse avrei dovuto capirlo già nel 1983 quando i lavavetri polacchi ti fermavano al semaforo, sempre a NYC).

Siamo al 2020 e i barboni anche a Milano usano i cartoni marchiati dei venditori via internet per costruire giacigli.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 12 ottobre 2020

KATE MOSS (a half sketch)

 

KATE MOSS

(a half sketch)

 

 

Per favore, seriamente, possiamo riavere Kate Moss?

Se anche una sola persona trarrà ispirazione (uguale o contraria, poco importa. E' il punk bellezza!) l'umanità rifletterà e magari nascerà una idea.

Kate Moss, Caterina Muschio, ma anche la partner per il rifacimento di Blow-Up con David Bowie nella parte di David Hemmings (Moss-Veruschka), la modella che ha ucciso la stampa-feccia che voleva ucciderla, la testimonial gratuita degli Hunter sottobraccio al tossico libertino e babyshamble-oso Peter Doherty.

Con una spazzata di mano sul bancone, Kate Moss (Cowboy Kate, mi pare si intitoli un libro a lei dedicato) ha messo in dubbio tutta la genia delle Versace-girls senza "cojones", e non è poco.

Di questi tempi abbiamo scarsità sostanziale e onirica. Kate Moss ci renderebbe meno poveri.

Ribadisco: seriamente.

Dimenticavo: Kate Moss sarebbe una eccezionale protagonista se qualcuno osasse un nuovo film dedicato a Peter Pan. Come scrisse Richey Edwards, del resto: "rock 'n' roll is homosexual", e la letteratura per l'infanzia e' un campo minato e senza scampo per chi non sa come riconoscere il lupo cattivo.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 9 ottobre 2020

PAGINE BIANCHE (Tombstone series – 59)

 

PAGINE BIANCHE

(Tombstone series – 59)

 

Un autore letterario ottiene rispetto dall’editore quando il secondo gli concede pagine bianche di separazione fra eventuali parti del libro o, addirittura, per consentirgli di avere l’inizio di ogni capitolo sempre in pagina dispari.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 28 settembre 2020

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc) (fin de série Series – 1)

 

“CUIR ET BOTTES” (Daniel Darc)

(fin de série Series – 1)

 

Chi mi conosce – anche solo a contrario – sa che solamente quando difetta di sintesi uso espressioni straniere.

 

“Tempo di guerra”, la seconda, mondiale.

I cappotti rivoltati sono quelli che hanno traccia delle asole originarie (cucite) alla bottoniera, siccome rivoltati appunto.

E le scarpe? Beh ad averne un paio.

L’economia dello stretto indispensabile ma con stile: Daniel Darc ([1]).

 

Daniel Darc, soprattutto in quel documentario del 2004 che ad oggi non ha avuto diffusione ufficiale ([2]) esibisce un bel paio di boot che forse sono Hudson e una pesante giacca di cuoio (pronuncia “kuoio”) a coprire un giubbotto di tela Genova.

D’altronde, Bob Gruen ha raccontato come perse i suoi Hudson a fronte delle richieste insistenti a propos di Sid Vicious.

 

In Francia, pare impossibile, ci furono almeno tre artisti con una più che discreta “pronuncia inglese”: Serge Gainsbourg, Alain Bashung e Daniel Darc.

Ma Daniel Darc la ha fatta molto più dura degli altri due, in quanto non è morto in gloria ed agio.

Però credo si debba sottolineare che un uomo (non so esprimermi sull’equivalenza femminile) per quanto alla deriva non sarà mai un relitto fin quando avrà una buona giacca di cuoio e un paio di resistenti calzature ([3]).

Daniel Darc è il solo ragazzo nel mondo: quello dimenticato, insieme a Jimmy Iguana (ed allora sono in due).

 

In realtà questo post si fonda su un falso storico: nel documentario precitato Darc indossa una giacca gessata sopra il giubbotto di jeans, ma il concetto non cambia.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 17 agosto 2020

BRUCE SPRINGSTEEN (due o tre cose) (Sketches series - 29)

BRUCE SPRINGSTEEN (due o tre cose)
(Sketches series - 29)

Ho incrociato Bruce Springsteen solo una volta: ero già seduto su uno sgabello al banco dell’Empire Diner ([1]) per il mio pranzo di mezzogiorno: cucina impeccabile (la loro Pour le Merite era ordinare senza domande “The Hedonist” sandwich ([2]), l’odore leggerissimo del Vetril (ché sui piani di cristallo dei tavoli e del banco non dovevano esserci ditate).
Entrò con una signora dai capelli castani lunghi (verosimilmente Patty Scialfa). Nessuno squittì o corse per un autografo.
Era vestito come se stesso: jeans blu, stivali da cowboy e una canottiera bianca.
Lo notai girandomi perché teneva le braccia tese sopra la testa e pensai: almeno non si depila.

Qualche tempo (anno, lustro?) dopo la pubblicazione del secondo album dei Suicide, che non ha un titolo preciso ([3]) emerse la notizia che Springsteen, si fosse ispirato a loro per l’album Nebraska, del 1982 ([4]).

Una decina di anni prima, l’allora scintillante ma certo non ancora epocale David Bowie aveva registrato – ma poi accantonato – per il suo album di “cover” Pin Ups (ma vi è chi dichiara fossero le session di Diamond Dogs) una versione di “Growin’ Up” dell’esordiente rocker del New Jersey dal suo, appunto, primo lavoro a 33 giri: Greetings From Ashtbury Park, N.J. ([5]).
Recidivo, Bowie realizzò anche per il suo Station To Station una altra “cover”, dallo stesso album springsteeniano: “It’s Hard to Be a Saint in the City”. Di nuovo accantonata.
Furono pubblicate molto tempo dopo ([6]).

Springsteen in seguito inserirà “Dream Baby Dream” dei Suicide nel suo repertorio dal vivo ([7]), e ne registrerà anche versioni di studio ([8]).

Anno 2020: morto David Bowie, morto Alan Vega, Morto Rick Ocasek, …



[1] Capolavoro cromato sito – ora non più – in fondo alla 23rd Street East di NYC. La via di Midnite Records per gli esegeti, quella del Chelsea Hotel per gli altri.
[2] Gli ingredienti variavano.
[3] Ma chi se la tira ha l’edizione su etichetta Antilles/ZE, magari con la stampigliatura a secco della copia promozionale, che recita in copertina Alan Vega-Martin Rev; prodotto da Rick Ocasek.



 
Conto originale Empire Diner, con voce "Hedonist,
collezione privata 

                                                                                                                   



                                                                                                                            Steg



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