"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 8 aprile 2014

COLIN MACINNES: UN (ALTRO) ONE HIT WONDER LETTERARIO? (Sketches series - 13)



COLIN MACINNES: UN (ALTRO) ONE HIT WONDER LETTERARIO?

(Sketches series - 13)

 

Colin MacInnes è un nome che dice poco ([1]) al di fuori di milieu di ex ed ex-ex giovani provenienti da, o per lo meno appassionati di ([2]), stili e tribù teenageriali.

 

Nella migliore delle ipotesi, i suoi lettori hanno affrontato tre romanzi, solitamente partendo da quello che in ipotesi buona è l’unico letto: Absolute Beginners (in Italiano per quanto ne so ancora tradotto con Principianti assoluti). Gli altri due sono City Of Spades che lo precede e Mr. Love And Justice che gli succede ([3]).

 

L’eventualità più comune (ma ormai obsoleta) prevede la conoscenza ([4]) del film ([5]) tratto dal libro e la canzone omonima di David Bowie facente parte della sua colonna sonora: sempre con il titolo “Absolute Beginners”. Cioè di MacInnes quasi si ignora l’esistenza.

 

In un mondo meno popcorn, l’itinerario almeno per gli “ex” fu invece il seguente: “Absolute Beginners” canzone di The Jam (singolo dell’ottobre 1981 ([6])), quindi scoperta del romanzo e un po’ di curiosità anche per gli altri due “capitoli” della cosiddetta trilogia londinese, sebbene, magari, un battesimo letterario è dato da qualche oscuro studio sui giovani come quelli di Dick Hebdige (prima che Jon Savage diventasse quello che è) e le bibliografie che li accompagnano.

 

MacInnes, un bisessuale quando essere omosessuale (o bisessuale) per un maschio non era di moda ed era anche “illegale” nel Regno Unito ([7]), è passato alla storia per essere stato uno dei primi autori a scrivere di gioventù, immigrati e Londra.

 

Absolute Beginners in particolare si risolve in un racconto abbastanza aderente alla realtà per diventare (ecco quindi Paul Weller) un classico dei modernisti di fine anni settanta del ventesimo secolo.

Il peccato è che alla fine il suo autore è identificato ([8]) con la sua opera più conosciuta, come se avesse scritto solo quella ([9]).

Certo poteva anche andargli peggio, lo sosterrebbe probabilmente Stewart Home ricordando Terry Taylor e il suo Baron’s Court: All Change (tematiche analoghe ma successivo. Eppure … beh dovete leggere Stewart Home che cita …).

 

Per i pigri non monolingue: Jerry White http://www.londonfictions.com/colin-macinnes-absolute-beginners.html; Nick Bentley http://homepages.gold.ac.uk/london-journal/september2003/bently.html.

Per i diligenti: andatevi a cercare Tony Gould.

Per le ace faces (che potevano non leggere sino a qui): London Blues di Anthony Frewin.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Anche la voce che gli dedica Wikipedia è scarna.
Comunque: nato a Londra il 20 agosto 1914, morto di cancro il 22 aprile 1976 nella località di Hythe (Kent).
[2] Come si possa esserlo al di fuori dell’ambito accademico lo ignoro, ma non lo escludo.
[3] La bibliografia è più ampia, e si tenga conto che egli era anche giornalista: To the Victor the Spoils (1950); June In Her Spring (1952); City of Spades (1957); Absolute Beginners (1959); Mr. Love and Justice (1960); England, Half English (1961) - a collection of previously published journalism; London, City of Any Dream (1962) - photo essay; Australia and New Zealand (1964) - Time/Life Volume, All Day Saturday (1966), Sweet Saturday Night (1967) - a History of British music-hall, Westward to Laughter (1969), Three Years to Play (1970), Loving Them Both: A Study of Bisexuality (1973), Out of the Garden (1974), No Novel Reader (1975), Out of the Way: Later Essays (1980).
[4] Sebbene Richard Weight nel suo libro Mod! A Very British Style, osservi come la trasposizione cinematografica “flopped […] helping to send Britain’s biggest film company, Goldcrest, into liquidation” (pag. 296).
[5] Non mi pare un capolavoro, tanto che Julien Temple (che lo ha diretto) ha sempre continuato negli anni a venire a beneficiare della sua liaison con i Sex Pistols via Malcolm McLaren (o viceversa).
Esiste un documentario al riguardo del 1986: The Making of Absolute Beginners all’interno del programma televisivo The South Bank Show.
[6] Non facente parte degli album del gruppo, ma presente in almeno due antologie.
Il suo b-side ha resistito meglio al tempo: “Tales From The Riverbank”.
[7] “1967: Ten years after the Wolfenden Report, MP Leo Abse introduced the Sexual Offences Bill 1967 supported by Labour MP Roy Jenkins, then the Labour Home Secretary. When passed, The Sexual Offences Act decriminalised homosexual acts between two men over 21 years of age in private in England and Wales.[55] The 1967 Act did not extend to Scotland, Northern Ireland, the Channel Islands or the Isle of Man, where all homosexual behaviour remained illegal. The privacy restrictions of the act meant a third person could not be present and men could not have sex in a hotel. These restrictions were overturned in the European Court of Human Rights in 2000” (Wikipedia: “Timeline of LGBT history in Britain”).
[8] Un’eccezione la fa un altro artista britannico: Billy Bragg.
[9] Evidentemente non è solo in questa categoria: cito soltanto James M. Barrie e Jerome D. Salinger, posto che li trovate fra le mie righe.

lunedì 23 luglio 2012

PERLE MEDIATICHE 8 – IL CORRIERE DELLA SERA E IL PUNK


PERLE MEDIATICHE 8 – IL CORRIERE DELLA SERA E IL PUNK



Nella peggiore delle ipotesi, “il professore incaricato sa 5 minuti prima della lezione ciò che gli studenti sapranno 5 minuti dopo” ([1]).
L’autore di questa mirabile sintesi, da me ([2]) udita nell’autunno del 1979, è ignoto.


Da un giornalista mi aspetto almeno ([3]) altrettanto, studente essendo il lettore e incaricato il giornalista: il secondo si informa per poter scrivere l’articolo che leggerà il primo.
Ma talvolta i risultati lasciano a desiderare.



Trovo questa serie di post noiosa! Financo penosa per me, ma necessaria ([4]).



Allora immaginiamoci che Paolo Martini sia stato richiesto dal suo capo redattore di scrivere il “pezzo” per il supplemento con i programmi televisivi (Sette TV, appunto) di Sette del Corriere della Sera del 20 luglio 2012.
Si badi è l’articolo strillato in copertina: è intitolato “Metti il punk alle olimpiadi” ([5]) e si trova a pagina 3.
Articolo in cui non si dice molto: glielo hanno tagliato? Non si dice molto perché si dovrebbe presumere che lo spunto sia dato dal fatto che “London Calling” ([6]) è la canzone ufficiale delle olimpiadi di Londra (la notizia in rete risulta dell’agosto 2011).
Nulla di tutto ciò, in quanto l’articolo che commento in sostanza è il “corsivo” di un articolo successivo (quanto a collocazione) del medesimo supplemento in cui si ipotizzano, si badi ipotizzano, delle playlist in cui sarebbe inclusa, fra le altre, “God Save The Queen” dei Sex Pistols. Dunque c’è anche un problema di ordine di lettura.



Phew! Cominciamo, sempre indicando in virgolettato corsivo le affermazioni del giornalista.
Siamo dentro il caos”: non vuol dire nulla. Traduzione sbagliata ([7]).
Dato il contesto, la traduzione dovrebbe essere “Siamo dediti al caos” (anziché essere artisti musicali). Come vi è noto, nevvero?, la citazione è tratta dal New Musical Express, siamo nel febbraio 1976.



Ma che “bestemmia”: solo parolacce, stimolate dal presentatore, Bill Grundy, nella trasmissione in diretta dell’emittente London Weekend Television intitolata “Today”, puntata del 1 dicembre 1976.



Prima apparizione in tv”: quando mai? 4 settembre 1976 è la data della trasmissione della loro esibizione nel programma “So It Goes”, registrata precedentemente.



‘“Piccola utopia”’ riferita al punk: virgolette in originale.
Certo: “There is no future/In England today” ([8]): proprio una bella utopia, di cui fare contento Thomas Moore.



Ma ecco, a suggello del tutto, un bel “brodino” tratto dall’altrui traduzione in Italiano del volume Urban Rhythms, di Ian Chambers.
Eppure Jon Savage non risulta sconosciuto nemmeno in Italia; per un maestro di Chambers, volendo, c’è sempre Dick Hebdidge con Subculture del 1979 che ha uno spessore ben maggiore (a mio avviso) di Chambers.



Noi continuiamo, “carinamente vuoti” ([9]) e con massima precisione, dato (anche) che non siamo certo i “tesori della stampa” ([10]).




Come extra, segnalo un bell’articolo di Jessica Bruder, intitolato “Real punk belongs to fighters”, pubblicato sul numero del 9-10 giugno 2012 dell’International Herald Tribune.



                                                                                                                      Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Avendo egli dovuto sostituire senza preavviso l’ordinario nella docenza di una lezione.
[2] Studente al secondo anno della Facoltà di Giurisprudenza, Milano, Università degli Studi (meglio nota come “Statale”). Mio compagno di banco l’anno precedente Tonito.
[3] Perché la produzione di un giornalista è solitamente maggiore di quella di un autore letterario e quindi non gli si chiede uguale approfondimento e studio.
[4] Se penso che non ho “fatto il giornalista” perché non mi reputavo all’altezza di mio padre ...
[5] Papà mi spiegò, erano gli anni della mia scuola elementare, che i titoli non li fanno i giornalisti.
Per un titolo così (ispirazioni possibili due film: Metti una sera a cena; Sbatti il mostro in prima pagina) ci vuole una persona oltre i 60 anni. Largo ai giovani.
[6] Celeberrima canzone che intitola il terzo album di The Clash, di fine 1979. Quindi siamo già oltre il punk, ma appunto la considerazione non rileva.
Peccato che, come si vedrà, lo si scopra dopo data l’inversione nell’ordine naturale di lettura degli articoli!
[7] Senza scomodare Ugo Mursia che si preoccupava anche della quantità delle parole, oltre che del loro significato, traducendo Joseph Conrad.
Incidentalmente rinvio al mio post “Sex Pistols: forze oscure o per lo meno pericolose?”.
[8] Da “God Save The Queen”, di Rotten, Jones, Matlock, Cook.
[9] “Pretty Vacant”, di Rotten, Jones, Matlock, Cook.
[10] “Press Darlings”, di Adam Ant.