"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 30 dicembre 2025

DIECI ANNI DOPO (QUASI) (verso il 10 gennaio 2026)

 

DIECI ANNI DOPO (QUASI)

(verso il 10 gennaio 2026)

 

Sono più uso a rammentare una data di morte, che a celebrare ex professo i defunti del giorno in questione.

 

Fra l’altro, una mezza commemorazione di David Bowie la ho scritta a ridosso della sua morte il 10 gennaio del 2016 ([1]). Curiosamente, oppure no, ho dovuto correggerla e integrarla più volte, come testimoniano gli anni indicati in calce.

 

Non che avessi trascurato l’Artista che condivide il giorno di nascita con Elvis Presley, per esempio ([2]): ne ho scritto talmente tante volte, magari insieme ad altri, che mi sarebbe impossibile ricordare tutte le “stringhe” del blog.

 

In dieci anni, forse sono diventato (non ho profuso energie per tale scopo) un bowiano di bronzo, e non sarebbe poco.

Sicuramente riconosco sempre meglio le persone che vorrebbero esprimere la propria opinione riguardo a David Bowie senza alcuna autorità: sono quelli che si fermano al “camaleonte” o, al più e spesso a torto, al “Duca Bianco”. Gente che nemmeno merita un poco di “gelosia” da parte dei veri estimatori.

 

Mi conforta il fatto che in 120 mesi non ho avuto delusioni (magari qualche disappunto causa incompletezza) dalle pubblicazioni, editoriali e fonografiche e audiovisive, importanti straniere; quelle italiane spesso lasciano a desiderare, invece.

 

Sorprese nel 2026? Gli anniversari tondi o mezzo tondi sono sempre stati avari di pietre angolari ufficiali.

Abbondano i libri “previsti”, e quindi occorre evitare il ridondante e magari recuperare un paio di titoli trascurati alla loro uscita.

 

Nemmeno azzardo una mia classifica, siccome anche delle sue canzoni che prediligo ho scritto, in un modo o nell’altro.

 

Magari anche queste righe saranno rivedute e corrette.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 20 agosto 2012

IL FASCINO DELL’INCIDENTE STRADALE: I BANALIZZATORI DI MARILYN MONROE E JAMES DEAN


IL FASCINO DELL’INCIDENTE STRADALE:
I BANALIZZATORI DI MARILYN MONROE E JAMES DEAN






Premessa: mia madre è una appassionata di Marilyn Monroe, ma la sua collezione è costituita da ciò che io le ho regalato nel corso, ormai, di sei lustri e più. Quindi di riflesso, qualcosa della carriera e della vita di Norma Jeane Mortenson (o Baker o Gifford) conosco.


Io, invece, ebbi l’illuminazione ([1]) con la visione di una copia sgangherata di Gioventù bruciata (ovvero Rebel Without A Cause) al Salone Pierlombardo (un teatro) di Milano intorno al 1975: non è difficile fare una rassegna su James Byron ([2]) Dean, solo tre film da protagonista.


Ma bastava: quel tipo con l’ala del colletto della camicia sollevata al commissariato, quel tipo che contro ogni aspettativa aveva vinto la “chicken run” ([3]), quel tipo che riesce a mettersi con Judy (Natalie Wood) ([4]), e quel tipo che – lui, Jim Stark nel film, outsider – tiene sotto la sua ala protettiva, vana, l’ancora più outsider Plato (Sal Mineo). Entrano tutti e tutto dentro questi tre personaggi, ma soprattutto si staglia “Jimmy” Dean.


Pensare che volevo scrivere un post su entrambi, dunque con ugual peso, ma: “Peter Pan lives again in Rebel” dichiara Stewart Stern (lo sceneggiatore) in un bel documentario dedicato appunto a quel film. Ed ecco che diviene difficile essere quantitativamente equi nelle parole ([5]).


Solo i fan, dell’una o dell’altro, sanno che Marilyn Monroe fu “mascherina” ad una prima di beneficenza di East Of Eden nel marzo del 1955.
Ma non si piacevano per nulla, o almeno così si dice secondo le fonti più accreditate ([6]).
Nessuno dei due ottenne, vivo o morto, un Academy Award.


Leggenda vuole che un Elvis Presley giovane facesse ascoltare al telefono un demo di “Hound Dog” a James Dean.


Marilyn “ovviamente” vive da qualche parte con Elvis: del resto lui scelse di sparire proprio 15 anni dopo di lei. Altro che morti!


Marilyn Monroe ha avuto una carriera articolata, superficialmente parrebbe aver avuto, come ha, un’attenzione maggiore e più costante – libri su di lei si trovano anche dopo qualche anno dalla loro pubblicazione – di James Dean, il quale invece sembra ben più oscuro.


Ma è proprio cosi? Non credo. Grato se un serio estimatore di Marilyn Monroe vorrà smentirmi: apprenderò qualcosa.


Per entrambi, Dean e Monroe, vige “la regola dell’incidente stradale”: molti li adorano per quel malsano fascino che sul pubblico hanno il sangue e le membra ferite di un incidente stradale: tutti a guardare i corpi o “almeno” le macchie di sangue o i profili di gesso sull’asfalto, tanto loro, il pubblico dei curiosi, tornano a casa intatti ([7]).


In banalizzazione estrema, Marilyn Monroe e James Dean diventano dei casi clinici. Loro e non i rispettivi estimatori sono i malati.
Evidentemente non solo detta conclusione è sbagliata, ma nemmeno essa aiuta a combattere le proprie patologie. Certo meglio cullarsi con questa illusione in cui lo squallore umano è riversato su idoli enormi che possono anche in mortem reggere ciò che la persona media sembra non poter fare.


Ecco, per questo tipo di morbosa – peraltro superficiale e temporanea – fascinazione collettiva provo un serio fastidio, ogni volta che è buttato in pasto al pubblico uno di questi due grandi attori.
Il tutto è aggravato da quel senno di poi fatto di “se”, in cui si vedono gli invecchiamenti grotteschi, a colpi di grafica elettronica e niente altro, di certe fotografie di scena che nulla dicono, anche, sul reale aspetto del soggetto ritrattato all’epoca della posa.
Ciò perché nessuno si preoccupa di approfondire.


Ed allora, non solo nessuno riflette sul caso che conduce la mente nel casting dei film ([8]), onde delle rispettive carriere “possibili” è inutile fantasticare. Ma soprattutto perché non pensare a Marilyn Monroe in età matura autrice di libri e a James Dean quarantenne regista (per esempio di quella riduzione cinematografica de Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, su cui Orson Welles arrivò a scrivere una sceneggiatura)?






                                                                                                                      Steg








© 2012 Steg, Milano, Italia.


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[1] Mi sarebbe piaciuto usare il termine epifania, ma è abusato.
[2] Io credo, perché mi piace pensarlo, che sua madre davvero scelse il secondo nome in omaggio al poeta, politico e avventuriero inglese George Gordon Byron.
[3] In Italiano diviene la corsa del coniglio.
[4] Nella realtà lei aveva – dopo essere stata scelta – una relazione con il regista, ed era minorenne, sebbene essendo legata sentimentalmente a Dennis Hopper.
[5] Pur non dedicandomi solo a Dean.
[6] Se James Dean: fu innamorato della mora ma dolce Anna Maria Pierangeli, egli ebbe un flirt con una androgina e giovanissima Ursula Andress, probabilmente fu molto vicino alla gotica Maila Nurmi (aka Vampira), che la Monroe non fosse, comunque, il suo tipo di donna è più che verosimile.
[7] Qualcuno ha definito la morte di James Dean suicidio “da distrazione”, ritenendo dunque che tre su quattro (gli altri due sono Montgomery Clift e Marlon Brando, solo l’ultimo non morto prematuramente) dei migliori allievi dell’Actors’ Studio si siano tolti la vita.
[8] Andò male il provino di Marlon Brando, diversi anni prima, per il ruolo di Jim Stark; andò male anche a Paul Newman indicato fra i possibili interpreti di Cal ne East Of Eden (Newman poi “sostituì” il defunto Dean in Somebody Up There Likes Me, ironia della sorte con la Pierangeli, intanto sposata nel 1954 – spezzando il cuore a Jimmy? – ad un italoamericano, al suo fianco).




































































mercoledì 14 settembre 2011

LE “EDIZIONI ISBN”, MARCO PHILOPAT E I SEX PISTOLS (“Return to Sender” series)


LE “EDIZIONI ISBN”, MARCO PHILOPAT E I SEX PISTOLS
(“Return to Sender” series)


Inauguro qui una nuova serie, esemplificativa di come quando si scriva inviando correzioni, spesso non si abbia risposta dai destinatari (come se si fosse nella situazione esemplificata dalla canzone “Return to Sender” (di Winfield Scott e Otis Blackwell), successo di Elvis Presley del 1962, appunto).

E comincio con quanto io scrissi nel 2010 rispetto al prodotto editoriale pubblicato dalle Edizioni ISBN, curato da Marco Philopat (ho solo corretto una spaziatura e due virgolette mancanti).
Un ripasso a proposito dei Sex Pistols in sostanza.


QUOTE

Gentili Signori,
                                 vi scrivo con riferimento al Vostro titolo “The Filth and The Fury”: libro e DVD, attribuito a Julien Temple ed edito nel 2009.
Preciso che non sono esattamente un adolescente e che tutte le considerazioni da me svolte trovano ampio e univoco sostengo documentale: audio e/o audiovisivo e/o scritto.

Incomincio con il libro, poiché le osservazioni sono più numerose e significative.
Il cinematografo citato genericamente dal Signor Philopat era il “Rivoli” di Milano. Non si trattava di rassegna pomeridiana, bensì per lo meno anche serale con i vari film a rotazione nell’ordine di programmazione.
Sebbene lo scritto attenga a Julien Temple è a dir poco strano che il Signor Philopat non si ricordi di citare Punk Rock Movie di Don Letts: leggendario documentario (che vede partecipi anche i Sex Pistols), in Italia atteso per lo meno quanto The Great Rock ‘n’ Roll Swindle (rammento che i videoregistratori una qualche diffusione fra il pubblico in Italia cominciarono ad averla verso nel 1982), ed unanimemente riconosciuto ancora oggi come il miglior documentario sul tema.
Lo stupido squarcio nello schermo me lo ricordo anche io, dopo alcune proiezioni (chissà cosa si aspettavano i tardivi e ingenui e poco informati punk italiani di allora).

Peggio è, però, inquadrare “God Save The Queen” (inizialmente intitolata “No Future”) come del 1977 e per di più accreditarla al solo John Lydon (Rotten): essa è nel repertorio della band sin dagli ultimi mesi del 1976 (dunque per tutto lo Anarchy In The UK tour) e gli autori sono more solito “Cook/Jones/Matlock/Rotten” (si consulti qualsiasi fonogramma che ne contenga una sua registrazione).

Inconcludente appare, poi, l’apparato di discografia: date improbabili, riferimenti ai produttori di fonogrammi (le dette volgarmente etichette) approssimativi, almeno un fonogramma importante non citato. Per praticità indico i titoli con le virgolette.
Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols” non è pubblicato da Warner Bros. (licenziataria statunitense), ma da Virgin.
Nessuno dei singoli elencati ha indicato il produttore di fonogrammi (che sarebbe stato gradito almeno per i primi quattro, considerati gli unici fondamentali poiché riferiti all’esistenza del gruppo con John Lydon/Rotten come cantante). Comunque, “My Way” è il lato b di “No One Is Innocent” (nel formato 12 pollici intitolato “The Biggest Blow”) e non viceversa.
Never Mind The Bollocks/Spunk” pubblicato nel 1996 (basta consultare il CD) è indicato come del 1977 (il che fra l’altro avrebbe significato una sua edizione certo non in CD per ovvii impedimenti tecnologici) e senza specificazione alcuna della sua consistenza: “Spunk-This Is Crap”, il secondo CD (invece sembra che “This Is Crap” sia il titolo alternativo per entrambi i CD), contiene registrazioni demo del 1977 e poi le “Chris Spedding Sessions” del 1976 (già uscite in forma di bootleg, originariamente vinile sette pollici con copertina)..
The Great Rock ‘n’ Roll Swindle” fu pubblicato nel 1979 (non nel 1980), e da Virgin (non da Warner Bros.). Inizialmente circolavano due versioni di questo album doppio (sempre riferimento al vinile).
Nessuna indicazione del contenuto di “Kiss This”, soprattutto nella versione digitale (sucì anche come doppio LP in vinile) con un CD aggiuntivo dal vivo; comunque pubblicato da Virgin (e non anche da EMI che poi acquisì il catalogo della prima, almeno inizialmente).
Filthy Lucre Live” è pubblicato da Virgin (e non da Caroline).
Sarebbe stato utile spiegare che “Jubilee” è una sorta di condensato del cofanetto (triplo) dello stesso anno e privo di un titolo effettivo.
Incomprensibilmente non citato è “Spunk”: pubblicato in diverse configurazioni come “No Future UK” (questo perché il bootleg uscì in vinile con questo titolo in copertina e tre registrazioni in più: due “take” differenti di canzoni già presenti in “Spunk” e una versione di “No Fun”; mentre come “Spunk” almeno inizialmente la copertina era bianca e senza titolo oppure con il titolo realizzato a vernice con stencil) è stato oggetto di pubblicazione ufficiale nel 2006 (Castle/Sanctuary) con le tre canzoni che lo facevano divenire “No Future UK”. “Spunk” di cui scrivo quindi non è identico allo “Spunk” commentato in precedenza
Poteva non essere sgradito citare anche “The Mini Album”, sebbene superato da successive uscite compilatorie.

Non comprendo la funzione dell’elenco, parziale, dei DVD che fra l’altro sconta il fatto che la pubblicazione in questo formato non rispetta le originarie date di pubblicazione (nemmeno in formato home video) per tutto quanto precede la tecnologia digital versatile disc.
Ancora una volta il riferimento sembra alle pubblicazioni statunitensi, non compare il fondamentale pre citato Punk Rock Movie e, davvero, eccetera.

Una bibliografia essenziale sarebbe stata gradita, a partire da “England’s Dreaming” di Jon (senza”h”) Savage, aggiungendoci almeno il “Sex Pistols File” di Ray Stevenson e il libro di Fred e Judy Vermorel “Sex Pistols”.

Rispetto al DVD, le approssimazioni nei sottotitoli raggiungono notevoli bassi quando “A&M Records” diviene “A&R Records”; il fatto che il traduttore non sappia che A&R significa “Artists and Repertoire” ovvero il dipartimento che si occupa entro una impresa di produzione fonografica della ricerca di artisti e successivamente alla loro scrittura (“messa sotto contratto”) di assisterli non è una scusante. Del resto, nel film “A&M Records” compare più volte: bastava dunque rivedere il film per accorgersene.

“God Save The Queen” diviene almeno una volta “Gos Save The Queen”: l’adiacenza su una tastiera delle lettere “d” ed “s” non giustifica l’errore.


Cordiali saluti.

UNQUOTE

Dunque: l’essenza di questo blog “where were you?” e approssimazione da correggere.
Perché anche per “frustare un cavallo morto” (Flogging a Dead Horse, anyone?) occorre saper montare a cavallo.



                                                                                                                      Steg



© 2011 Steg, Milano, Italia.
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