"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Carmelo Bene. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carmelo Bene. Mostra tutti i post

domenica 26 ottobre 2025

SCHOPENHAUER OPPURE … (talento, genio e mediocrità)

 

SCHOPENHAUER OPPURE …

(talento, genio e mediocrità)

 

Così esordisce un mio, quasi recente, post ([1]): “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento” (Carmelo Bene).

 

Un talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire; un genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere” (Arthur Schopenhauer).
Ho trovato l’aforisma in lingua inglese nel memoir (il secondo) di Brett Anderson: Afternoons With the Blinds Drawn ([2]).

 

Gli è che qualcuno, privo anche di talento, usa il pensiero del filosofo tedesco come se fosse uno slogan da “car bumper sticker”.
Mentre di brevetti primari (cfr. Thomas Jerome Newton) non se ne vede nemmeno l’ombra. 

Vedete voi, quindi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

lunedì 5 febbraio 2024

GENIALITÀ? (Facebook Down Series – 14)

 

GENIALITÀ?

(Facebook Down Series – 14)

 

Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento (Carmelo Bene) ([1]) ([2]) ([3]).

 

Vittorio Sgarbi e Morgan (Marco Castoldi), significativamente sodali, a elemosinare con il Borsalino nuovo in mano, sono più noiosi di un marziano con residenza a Roma (cit.) e nulla più.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



martedì 22 ottobre 2013

CARMELO BENE 3 (Inspired series - 1)


CARMELO BENE 3

(Inspired series - 1)

 

Carmelo Bene indossa capi di colore viola.

Un oltraggio al popolino dei tespiani da carro.

 

Carmelo Bene elogia Pinocchio il burattino: sepolto prematuramente (echi poeiani?).

Mi chiedo se James M. Barrie lesse Carlo Collodi.

 

Carmelo Bene dice “Eduardo” per De Filippo: improvvido!

Ancora oggi v’è l’uso scellerato del solo nome proprio riferito a persone conosciute dalla gente (non necessariamente meritevoli di fama, si badi).

 

Carmelo Bene tiene in mano un pacchetto di sigarette marca Gitanes e negli anni le sue labbra si inspessiscono e le sue orecchie si ingrandiscono.

Ecco il legame con Serge Gainsbourg ([1]).

 

Carmelo Bene vivo, un documentario per Carmelo Bene morto: brutto titolo: Bravo Bene ([2]) ([3]).

Frattaglie ([4]) per lupi e nulla più: frattaglie da un archivio dimenticato e negato a noi, i lupi che vogliamo i tagli pregiati, le costate, i filetti, ma anche il cuore della Macchina attoriale, dunque l’intero.

 

Marilyn Manson ha visto il Riccardo III di Carmelo Bene?

 

Quando Carmelo Bene stava per morire, nel 2002, gli mozzarono la testa e la posero in un contenitore alla temperatura di 100 gradi Celsius sotto zero, poi scesero al 35° livello di Roma, in un laboratorio clandestino, e cucirono quella testa al corpo indistruttibile del coatto Rank Xerox (ripeto, Rank Xerox), quindi attivarono le pile nucleari e forgiarono l’immortale.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 e 2024 Steg, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[2] Ma come? Se esiste un album di Patty Pravo (pubblicato nel 1971) dal titolo Bravo Pravo, voi quasi 30 anni dopo non riuscite a discostarvi?

[3] Documentario del 1999 disponibile come bonus nel DVD del Riccardo III.

[4] C’era un programma RAI, del 1981, dal titolo “Tagli, ritagli e frattaglie”, appunto; peraltro riferito solo a esibizioni comiche.

martedì 1 ottobre 2013

SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)


SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)

 

Per me Serge Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo 1991 in un albergo decaduto, come molti, di Venezia.

In realtà egli era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ([1]).

Si rimarca che avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel 1959).

 

Serge Gainsbourg (altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori ([2]); credo egli si meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il 2013, a tre cofanetti qualificati come “integrali” ([3]), il primo e il secondo, fra l’altro, in due edizioni ([4]).

Scontenti della seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante di 20 CD ([5]).

Il suo, reputato, album capolavoro: Histoire de Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ([6]).

E così via.

 

La maggioranza dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente soltanto la canzone “Je t’aime, mois non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.

Incidentalmente, Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ([7]).

Belle donne: se Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si discute, e mi fermo qui.

 

La sua traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge, quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ([8])), diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.

 

Se, come dottamente osserva Jeremy Reed ([9]) a proposito di chi se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio ([10]), dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma lui non ha la patente e non sa guidare.

 

Gainsbourg è un esteta anche se non si direbbe.

Ecco perché le fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.

Quelle stanze, cariche ed ingombre di oggetti sono un clin d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ([11]): il Vittoriale dannunziano.

 

Maitre de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.

Lui ebreo, si inventa un album dal titolo Rock around the bunker ([12]) prima delle croix gammée del punk ([13]).

 

Grande autore ([14]) anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino alla fine dei suoi giorni.

C’è anche chi dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu: i Bijou nel 1978 ([15]).

Certo è che da allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?

 

Chissà cosa avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero incontrati diciamo prima del 1985.

La dieta gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i dosaggi prescelti, quella pro die del genio pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due bottiglie di scotch Ballantine’s.

 

 

POST SCRIPTUM DEL TRENTENNALE

 

Secondo i numeri 111 e 112 ([16]) del mensile musicale - britannico - Shindig! per decenni la copertina di quello che è considerato lalbum capolavoro di Serge Gainsbourg (e Jane Birkin?) Histoire de Melody Nelson [17] ha avuto i crediti riferiti ai partecipanti alle registrazioni in parte sbagliati.
Solamente la redazione e pubblicazione de Le Gainsbook nel 2019 ([18]) avrebbe rimediato a ciò.
Il che significa dover emendare non pochi libri nella parte in cui si occupano di HMN.

 

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quellalbum, quindi, ma soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.

Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.

 

Giusto per: riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima volta sulla caducità della fama.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 - 2021 Steg, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[1] La notizia mi arrivò dalla radio nella mia camera (non c’era televisione): alla fine di un GR RAI mattutino.

[2] Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche qualche riferimento bibliografico.

[3] In Francia quando si ottiene la intégrale è una consacrazione.

[4] Quella del 1989, intitolata De Gainsbourg a Gainsbarre, passata nel tempo da 9 a 11 CD (vennero aggiunti due CD costituenti semplicemente gli ultimi due album di studio dell’artista); la successiva del 2008, Gainsbourg … Forever, comprendente inizialmente 17 CD più uno di inediti (poi eliminato).

[5] Sono ormai tutte rarità, compresa l’ultima che viaggia sui 200 Euro e oltre (un 25% in più del prezzo originario).

[6] Dello stesso anno ed eponima al suo contenuto.

[7] Primo matrimonio con John Barry, ovvero il compositore delle colonne musicali e sonore più celebri della saga cinematografica di James Bond.

Una piccola parte nel film Blow-up di Michelangelo Antonioni.

Sorella maggiore di Andrew Birkin, cui si deve una splendida opera letteraria (del 1979) dedicata a James Matthew Barrie con riferimento a Peter Pan (contestuale ad una sua versione televisiva (per BBC) molto bella e una meno suggestiva più recente versione cinematografica): J.M.  Barrie and the Lost Boys.

[8] E pretendeva di avere come nome di famiglia Ginzburg per vezzo.

[9] Nel libro The King Of Carnaby Street.

[10]I drive a Rolls-Royce/’cause it’s good for my voice” canta Marc Bolan in “Children of the Revolution”.

[11] Per una volta Superman è meglio di Batman: nel nome del suo rifugio.

[12] Uno dei pochi francesi non ridicolo quando canta in Inglese.

[13] Thelonious Monk nel 1968 con Underground si era permesso una bandiera nazista in copertina, ma l’alto ufficiale delle SS ivi riprodotto era legato.

[14] Come spesso scrivo, la vera ricchezza patrimoniale è ad appannaggio delle opere musicali e non delle registrazioni delle medesime.

[15] Rinvio al bel dossier contenuto nel numero 6 di Schnock del marzo 2013.

[16] Gennaio e febbraio 2021, rispettivamente.

[17] 1971: “HMN”. Rinvio per il resto al volume citato di seguito.

[18] S. MERLET (sous la direction de), Le Gainsbook – En studio avec Serge Gainsbourg, Paris, Editions Seghers, 2019.

martedì 7 maggio 2013

FORZOSO PROTAGONISMO MEDIATICO


FORZOSO PROTAGONISMO MEDIATICO
 

Mio padre, mezzo secolo abbondante come giornalista professionista, con ambivalenza ([1]) mi ha spesso ricordato come i quotidiani (i “giornali” dice lui) debbano uscire ogni giorno: evidentemente non è cosi ovvio, neanche a chi riempie le redazioni.
 
Ebbene, non vi chiedo di comprare i giornali (però vi chiedo di informarvi), ma seguite una delle rassegne stampa qualsiasi che verso mezzanotte potete trovare in diversi canali televisivi.
In esse vi leggono dei titoli, sempre roboanti, come se il titolo in prima pagina bastasse (salvo imporvi cinque dozzine di pagine e più i due più importanti quotidiani nazionali).
 
È il protagonismo che scende sempre più in basso.
Non bastava che cani e porci firmassero con i propri nome e cognome ([2]) articoli dove magari salta qualche coniugazione verbale ([3]), ora siamo ai tristi titolisti che si pavoneggiano come se Andy Warhol fosse solo uno che non sa dipingere e ha canonizzato la loro apparente e transeunte popolarità.
Come se un titolo facesse vendere.
 
Vi sembra blando questo post?
Ma io non sono un “gazzettiere del nulla” ([4]) e neanche un titolista, cosa pretendete da me?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 




[1] Se essi devono uscire ogni giorno: dai medesimi non si può pretendere molto, i predetti tempi stretti in parte costringono il respiro di un articolo.
[2] Una volta firmare con le proprie iniziali era già un traguardo.
[3] Peggio gli errori di contenuto, ma allora siamo alle “perle mediatiche”.
[4] Espressione cara a Carmelo Bene.

martedì 27 marzo 2012

UNA POSTILLA PER CARMELO BENE (avendone già scritto)

UNA POSTILLA PER CARMELO BENE
(avendone già scritto)



Dopo un’improvvida sorta di recensione che ne anticipava di oltre un mese l’uscita su Sette ([1]), dunque utile solo per sapere che fra qualche settimana si sarebbe dovuto cercare questo libbricino dal prezzo inferiore a un bicchiere di vino (al banco, a Milano), a fine marzo 2012 compare Elogio di Carmelo Bene scritto da Giancarlo Dotto per i tipi di Tullio Pironti ([2]).



Ciononostante, le poche righe già lette ne dichiarano la imprescindibilità.
Siccome le pagine sono meno di 40, rischio di non potermi attenere all’articolo 70 della legge n. 633 del 22 aprile 1941 nelle citazioni, e allora dovrei autopunirmi.



Questo Elogio è il classico testacoda: se ne entusiasma chi ha già negli scaffali molto e chi, invece, scopre – fortunato – Carmelo Bene (e Giancarlo Dotto) suo tramite.



Ma devo citare ciò che reputo, io per quanto possa rilevare, una sintesi aforistica suprema a valere non solo per un autore che si ama, ma per chi è ragione della nostra stessa vita (o della nostra scelta di non terminare la nostra poca vita): “sei tu che senza di lui, manchi a te stesso” (pagina 9). Evidentemente, “lui” o “lei”.



Per chi, poi, futuristicamente attribuisce il genere maschile al automobile, la pagina 5 scatena un frisson barthesiano.



Mi chiedo anche, essendo inciampato in Francis Bacon (Carmelo Bene modesto? Ossimoro inconcepibile! Dunque degno di esclamazione): Schifano contra (o cum - è lo stesso) Bene, titani maledetti e idoli delle facce cattive finalmente raccontate dal sempre incompreso Stefano “Steve Tambura” Tamburini in una Roma che vuole essere New York ma deve gemellarsi alla postribolare Los Angeles? Fantasia, purtroppo.



Consiglio di leggere queste pagine di Dotto con una matita a portata di mano.
Sarebbe bello anche un “elogio all’Elogio” costituito dalle migliori recensioni dei lettori, ma venderebbe venti copie.





                                                                                              Steg



© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.


[1] Supplemento del giovedì del Corriere della Sera.
[2] Un editore che ancora rischia. Per i miei gusti rammento le traduzioni di Less Than Zero dell’esordiente Brett Easton Ellis e di White Noise di Don De Lillo.

giovedì 5 gennaio 2012

CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali




copia personale in prima edizione


CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali

Quando saprò imitarmi, sarò morto.” ([1])

 
Rammento ([2]) alcune tardissime serate a cercare in Internet prima informazioni e poi materiale audiovisivo concernente Carmelo Bene.
Quanta frustrazione, addentrandomi in vere giungle, con offerte che erano poco più che lubriche nei toni, di regola esose, probabilmente truffaldine nei risultati.

Del resto, alla morte di CB, il 16 marzo 2002, seguì un significativo aumento dei prezzi di tutti i volumi di sue opere ([3]) e ancora oggi occorre prestare attenzione a ciò che taluni propongono.

Quindi un animo gentile ([4]) mi procurò “del vinile”. Con qualche altra sponda di contatti, partendo dalle medesime conoscenze, alla fine (ma che fatica!) arrivai a reperire le date esatte, quindi a rintracciare le due trasmissioni del Maurizio Costanzo Show rubricate “Uno contro tutti” dove l’uno era Carmelo Bene.
Ecco allora che le registrazioni su VHS (perché partendo da nastri video poco distanti dagli “ampex” originali era anche allora più semplice) di grandissima qualità (grazie. Sempre per proteggere gli innocenti qui mi astengo anche dalle iniziali) di quei due scontri epici divennero fra le più preziose videocassette al fianco di quelle musicali ([5]).

Con il trascorrere degli anni sono evidentemente aumentati i libri disponibili, titoli nuovi e talune ristampe (rimangono pur sempre dei “pezzi” difficili da trovare, indipendentemente dal loro prezzo); qualche LP è diventato CD; qualche altro audio è stato riversato su CD. Qualche film è stato finalmente reso disponibile per il pubblico in DVD.

Però manca tanto, troppo, ancora.
Ad esempio Quattro modi di morire in versi: Majakowski, Blok, Esenin, Pasternak del 1974 quanto a sua registrazione, ma trasmesso dalla televisione nell’autunno 1977 richiederebbe un bel DVD (fra l’altro il monologo fu ripreso a colori, quindi il DVD come tale lo conterrebbe ed è davvero bellissimo).
Cosa fa la RAI? Niente o quasi, trasmette su canali poco noti, quindi con ascolti modestissimi, delle “cose”, oppure documentari troppo brevi. L’emittente di stato realizzi piuttosto dei DVD separati (ancora tanti bellissimi colori, con il rosso a dominare in mille sfumature) con recite complete (altro capolavoro: Pinocchio) oppure un cofanetto DVD antologico che includa anche la partecipazione di Bene ad Acquario (ancora presentato da Maurizio Costanzo, prima che passasse alla televisione privata). Poi c’è tutto il registrato radiofonico.
Io una idea, seria e commerciale (fra l’altro già sperimentata in parte), la avrei, ma buttarla gratis su internet, certo no.

Ecco allora apparire quei due “Uno contro tutti” in DVD.
Come sempre a prezzo non popolare, ma CB non sarà mai popolare fra il popolo, nel tardo 2010 o forse nel 2011 (comunque in anticipo sul decennale volendo essere precisi, il che stupisce quasi); esce il supporto audiovisivo con poco clamore, e onestamente solo chi si legga tutti i crediti e contenuti stampati sulla confezione lo scopre, anzi addirittura come bonus e non come gioiello della corona ([6]). Infatti, il titolo è altro: Don Giovanni.

In parte contraddicendo alla mia regola sugli elenchi, un minimo di bibliografia non guasta.
A parte le sue “Opere”, con il titolo Opere, con l’Autografia di un ritratto, raccolte in forma rilegata e poi dopo molti anni brossurata da Bompiani, segnalo cinque titoli indicando (salvo in un caso) solamente la data di prima edizione:
- C. BENE, Sono apparso alla Madonna: vie d’(h)eros(es) ([7]), Milano, Longanesi, 1983,
- C. BENE e E. GHEZZI, Discorso su due piedi (il calcio), Milano, Bompiani, 1991 (caveat: per fortuna non si parla solamente di calcio e anche questo argomento è affrontato con intelligenza, cosa quasi unica),
- C. BENE e G. DOTTO, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, 1998 e 2002 per l’edizione rilegata,
- Aa. Vv., Per Carmelo Bene, Milano, Linea D’ombra, 1995,
- A. AUSANI e M. DOTTI, Bene Crudele, Viterbo, Stampa Alternativa, 2004

Per il resto, già la voce – significativamente e per fortuna dichiarata “non neutrale”. Come potrebbe essere altrimenti? – di Wikipedia dedicata a CB (e altre ivi correlate) sarà abbastanza dannosa per chi dovesse appassionarsi.

Da “gazzettiere del nulla” (purtroppo CB non ebbe modo di dileggiare blogger e webmaster) quale anche io sono, Vi saluto con un monito.
Non illudetevi: quel che uscirà per il decennale della morte di Carmelo Bene sarà probabilmente tardivo, verosimilmente non sazierà la fame dei grandi appassionati.


                                                                                              Steg



© 2012 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.


[1] La citazione è tratta da Carmelo BENE, L’orecchio mancante, Milano, Feltrinelli, 1970, p. 172 (l’ultima di testo).
[2] Sicuramente qualche gentile lettore - non declino al femminile perché non sono Lilly Gruber e nemmeno politically correct, credo di essere un aspiring gentleman, semmai - non disdegna qualche nota personale.
[3] Questo è ormai lo standard dei librai, che pensano spesso di avere a che fare con sprovveduti.
[4] IG padre di FG (frequentatore di questo blog).
[5] Provate a recuperare il nastro VHS originale di un breve live dei Liaisons Dangereuses, tanto per dire.
[6] Rivedendo qualche piccola parte, giusto per controllare qualità e resa, scopro in prima fila, nella puntata del 1995, un giovane Pietrangelo Buttafuoco. Spero prima o poi di dedicargli un post.
[7] L’uso di parentesi per un gioco di parole può far venire alla mente la virgolettatura nel titolo dell’album “Heroes” di David Bowie.