"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 28 novembre 2024

“When tears come fast and furious” (Facebook Down Series – 88)

 

“When tears come fast and furious”

(Facebook Down Series – 88)

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Town_Called_Malice

 

https://www.discogs.com/master/20158-The-Jam-Town-Called-Malice-Precious

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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© Paul Weller per il testo di “Town Called Malice”.
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“Days of speed and slow time Mondays” (Facebook Down Series – 87)

 

“Days of speed and slow time Mondays”

(Facebook Down Series – 87)

 

Sarebbe tutto da aggiornare, ma per chi poi?

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/ce-piu-uk-in-all-mod-cons-che-in-tutta.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/perche-non-possiamo-non-dirci-anche.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 1 luglio 2017

SIC TRANSIT … (Tombstone series – 36)

SIC TRANSIT …
(Tombstone series – 36)


 

 

Chiedete a Woking chi è Vasco Rossi.

Chiedete a Modena chi è Paul Weller.

Fine.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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giovedì 6 marzo 2014

C’È PIÙ UK IN ALL MOD CONS CHE IN TUTTA LA DISCOGRAFIA DI THE BEATLES (note notturne molto parziali su The Jam)


C’È PIÙ UK IN ALL MOD CONS
CHE IN TUTTA LA DISCOGRAFIA DI THE BEATLES
(note notturne molto parziali su The Jam)

 

Premessa: le mie pagine manoscritte di oltre quattro lustri fa mi inducono a rivedere il mio stile letterario.
Ero meglio allora. Pessimista come adesso.
 
Il vantaggio dell’i-Pod è che in una sola cartella ho in ordine cronologico 117 canzoni di The Jam: l’intero cofanetto quintuplo che basta a tutte le persone normali. Dunque insufficiente, non fosse altro perché di “Shopping” vorrei almeno 5 versioni e per averne una seconda mi serve Extras. Per fortuna l’i-Pod è capiente, appunto.
 
La voce di Paul Weller con The Jam è molto meglio di oggi. Non è una critica, è un dato di fatto.
Anche Londra era meglio nel 1970.
 
Il secondo album di The Jam non è quel fiasco che per anni e anni hanno cercato di venderci.
L’impressione (classico intercalare del blogger quando era twenty-something) è che i recensori avessero una visione contingente, esatta in quanto erano giovani (ed io più di loro).
 
Avete mai avuto fra le mani una copia originale di “Down In The Tube Station At Midnight” (Small Faces lettering in copertina) nell’estate del 1979?
Strana sensazione: in effetti tirava aria un poco aggro verso le 23.00 sulle banchine della sotterranea di Londinium.
Quando partii da Victoria Station per Milano, Lord Louis Mounthbatten era appena stato vittima (morto) di un attentato.
Per completezza: girate il sette pollici: una triste pagina celebrata al meglio, perché Moon The Loon non si dimentica mai!
 
Ovviamente dovete ingoiare e digerire All Mod Cons (e dovete toccare copertina e inner sleeve del disco in vinile. Vero Marco?) fino a che esso non sarà parte di voi.
Se del caso aiutatevi con un ([1]) parka che abbia della canfora nelle tasche: li vendono a Portobello, sulla sinistra, qualche centinaio di metri prima del “ponte” (la Westway) di Ladbroke Grove di clashiana (o ballardiana) memoria (comunque altra memoria), li vendono ivi nel 1979.
Se non avete una donna cui dedicare “English Rose” (perché se la merita) continuate a cercarla, se non avete voglia di cercarla... Mah! ([2]).
 
Ovviamente Setting Sons non è una pratica da sbrigare superficialmente.
Ricordo un bel badge con un bulldog, a riprova del Brit grit che lo permea.
Se ancora fosse stato necessario, non lo era - credetemi -, per consolidare il nostro disprezzo per tutti quelli ([3]) che non cercano di essere individui (il disprezzo non aveva bisogno di conferme ma solo di sintesi aforistica) lo trovammo in “Saturday Kids”.
 
“Days of speed and slow time Mondays”: “That’s Entertainment”: pensate che questa canzone è anche nel repertorio di Morrissey.
 
Incompleto ed egoista come una pagina di diario, ormai trascorse da un viertel le 02.00 di notte, il post si chiude come – appunto – una pagina di diario.
Cosa vi aspettavate?
But didn’t we have a nice time? ([4]).
 
Se avete ancora un po’ di emozioni da spendere: “Carnation”, seguendone il testo.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Eterno dilemma; parka è maschile o femminile?
È vostro/a quando decidete se cucirci dei patch e quali. Io nell’autunno del 1979 al bavero avevo un badge di Sid Vicious, come può confermare almeno un lettore assiduo del blog.
[2] Gentili lettrici: potreste non amare “English Rose”, ma vi assicuro che noi cavalieri abbiamo il cuore che batte forte per voi dame, quindi cingeteci la vita sulla sella dei nostri cromati e specchiati scooter esistenziali.
[3] Nota stilistica: guardate che se scrivete “coloro” anziché “quelli” non diventate necessariamente più intelligenti.
[4] “To Be Someone”.

venerdì 4 ottobre 2013

PAUL WELLER: ROBA DA MASCHI


PAUL WELLER: ROBA DA MASCHI

 
Non giro le spalle al mio post in cui mi dichiaravo welleriano.
 
Anzi, pur censurando talune recenti scelte stilistiche d'abbigliamento del Talento di Woking, lo vedo al mio fianco ogni qualvolta io lotto (sì, si lotta) nel scegliere un paio di scarpe o nel cassarmi quanto ad un abbinamento di capi: nessun modernista esce di casa vestito approssimativamente e quindi non convinto.
 
Però, se conto i figli di Paul Weller e i suoi fallimenti sentimentali non lo vedo molto lontano da un maschio Rastafariano.
La donna a casa e lui al pub con gli amici.
 
Non c’è morale, ma una preferenza comportamentale ed esistenziale: meglio restare emuli di Peter Pan e – se si è fortunati – vivere come tali con la propria Wendy (che ti ricuce l'ombra perduta non perché devota, bensì per amore – reciproco).
Non ci sono figli a Never Never Land, dove la vita non è perennemente comoda: pellerossa e Captain Hook possono tenderti una imboscata in ogni momento, e capita sempre più spesso.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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giovedì 25 agosto 2011

PERCHÈ NON POSSIAMO NON DIRCI ANCHE WELLERIANI

badge in metallo 


PERCHÈ NON POSSIAMO NON DIRCI ANCHE WELLERIANI

Date per scontate – e in certi momenti condivisibili – le critiche a Paul Weller, risulta difficile (per me impossibile) non riconoscergli il merito di canzoni fondamentali con uno stile in totale attrito con quello che era ciò che la critica prediligeva.

In Italia Paul Weller è “un po’ come The Clash”: si negano The Jam, si è schizzinosi su The Style Council e da ultimo si osanna il solista che calza Bottega Veneta ([1]).
Spiacente: All Mod Cons si staglia da solo, Setting Sons non è così lontano dai retrogusti di Evelin Waugh, Sound Affects non è immediato ma contiene delle gemme. Due su tre hanno già avuto una riedizione ampliata.
Potete arrotondare con l’antologia migliore che resta Snap! in formato doppio CD e con quel puro gioiello che è Extras.
Qualche cosa magari non la apprezzerete subito poi fra un anno, o cinque, non potrete farne a meno (il che significa anche sapere che “è lì da ascoltare, nel caso”).
Mi rendo, però conto che rimangono delle zone scoperte (valga “Carnation”), quindi l’alternativa può essere investire nel cofanetto Direction, Reaction, Creation a scapito di versioni mancanti, ma che abbraccia tutta la produzione di The Jam con l’aggiunta di rarità (poi completabili con il precitato Extras che reputo un unicum nelle uscite postume per la eccellenza delle registrazioni che lo costituiscono).

Dopodiché dovrete cimentarvi con il dopo Jam, materia più opinabile anche perché ben più vasta.


                                                                                                                      Steg



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[1] Apprezzabile stilisticamente quando lo slogan di questi pellettieri era “when your initials are enough”, ora non più.