"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



giovedì 6 maggio 2021

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR? (Sniper series – 42)

 

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR?
(Sniper series – 42)

 

Il problema non esiste, oppure sì?

Cominciamo con la parola flâneur: la paternità non senza qualche esitazione è attribuita usualmente a Charles Baudelaire ([1]), con però il curioso dettaglio che lo studioso appena citato nel distinguerlo dal dandy dimentica che Baudelaire è senz’altro uno dei massimi dandy di tutti i tempi.

 

Vi è chi sostiene che il flâneur si sia esaurito quando i “passages” parigini furono scavalcati dai grandi magazzini.

A questo punto, però, si porrebbe il problema del flâneur moderno che passeggia nei centri commerciali: ma morto Tommaso Labranca chi vorrebbe affrontare il tema?

 

D’altronde se si ipotizza la morte del cyberflâneur ([2]), saremmo alla seconda estinzione di questo tipo umano.

 

Mi fermo qui.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

© 2021 Top Shooter

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[2] Si veda la nota a piè di pagina numero 1 ne Conor McGARRIGLE, “Forget the flâneur” In: https://arrow.tudublin.ie/aaschadpart/38/ .

sabato 24 aprile 2021

“… BEFORE I GET OLD” (Tombstone series – 69)

 

“… BEFORE I GET OLD ([1])

(Tombstone series – 69)

 

Ancora cerco di evitare “un’adultità insipida e infelice, dove la strategia di sopravvivenza è la rassegnazione” ([2]).

 

Strategie esistenziali differenti, appunto ([3]).

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Pete Townshend, da “My Generation”.

[2] Diego DE SILVA, prefazione a A. SILLITOE, Sabato sera, domenica mattina, Roma, Minimum Fax, 2010, p. 11.

[3] Le citazioni mi hanno obbligato alle note, altrimenti assenti da questa serie.

ALLINEAMENTO AL DESCO (Tombstone series – 68)

 

ALLINEAMENTO AL DESCO

(Tombstone series – 68)

 

Riferisce il figlio Enrico (Vanzina) che secondo suo padre, Steno: “i migliori ristoranti non cambiano mai la carta”.

 

Nei piatti immortali, a-stagionali, de: Le Grand Vefour, Sweeting’s, e (RIP per tutti) Estilo Munich si trova conferma della detta regola.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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VIVERE “A LATO” (Tombstone series – 67)

 

VIVERE “A LATO”

(Tombstone series – 67)

 

Credo che – politicamente ed esistenzialmente – il mio schieramento sia sempre stato “a lato”: che è diverso, anche, dal “non allineato”.

 

In fondo, la vita è una sequenza di partite a flipper: e io preferisco perderle con la “regina” Arfur, piuttosto che vincerle con un bullo di quartiere senza stile, lui, siccome parte di un gruppo ben definito.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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ALDO MANUZIO (Tombstone series – 66)

 

ALDO MANUZIO

(Tombstone series – 66)

 

Avete mai provato a ritrovare per caso il dorso di un libro dentro un lettore digitale nascosto fra altri lettori (o libri) digitali?

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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FINE (Tombstone series – 65)

 

FINE

(Tombstone series – 65)

 

Poi rompete il trotto e – purtroppo per voi – non siete cavalli da polo.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 21 aprile 2021

MALCOLM MCLAREN E PSEUDONIMI (Tombstone series – 64)

 

MALCOLM MCLAREN E PSEUDONIMI

(Tombstone series – 64)

 

Mi diverte pensare che Malcolm McLaren pensò allo pseudonimo Sex Pistols in Costa Azzurra, dopo una cena “Chez Pistol” a Nizza.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 17 marzo 2021

EDUCAZIONE A TAVOLA (Tombstone series – 63)

 

EDUCAZIONE A TAVOLA

(Tombstone series – 63)

 

Le persone che a casa mangiano con le mani la pizza, ma con le bacchette sushi e sashimi.

Gli stessi de “il pantalone”, “la scarpa” e “il Caipiroska alla fragola” (https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/12/il-pantalone-e-il-caipiroska-alla.html).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 8 marzo 2021

SPORT E FAMA (Tombstone series – 62)

 

SPORT E FAMA

(Tombstone series – 62)

 

Il successo mediatico di Federica Pellegrini si risolve nel suo essere una “allieva” di Franziska van Almsick (e Inge de Bruijn).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 4 marzo 2021

NELL’ETERNITÀ ANTEMICA

 

NELL’ETERNITÀ ANTEMICA

 

Chi conoscesse il finale de “The Purloined Letter” di Edgar Alla Poe ([1]) si potrebbe fare una risata, a ragione.

 

A tarda sera mi si sono appaiati alla mente due fra i più grandi, perché pretesi, equivoci della storia del rock and roll.
Inverto le date e parto dal 1973, luglio, il giorno 3, allo Hammersmith Odeon di Londra David Bowie di chiara che ([2]) quello era stato il “loro” ultimo concerto. Ai media che poi è essenzialmente la stampa, conviene venderlo come la fine della sua carriera musicale mentre oggi ormai anche un cretino sa che con quel “we” non si usa il plurale maiestatis ma si tratta della normale prima persona plurale e quindi si stanno “seppellendo” solo gli Spiders From Mars (ma non Mick Ronson) ([3]).

 

Si va ora indietro di otto anni, 1965 ([4]) per il verso che fissa il genere (è un genere?) musicale che copre mezzo ventesimo secolo senza discussioni di sorta (volete forse discutere con Lou Reed?): “I hope I die before I get old” (“My Generation”, 1965). Una strofa, nemmeno un ritornello, scritta da Pete Townshend ([5]). Strofa di cui fu, era, è e sarà sempre riconosciuta la portata assoluta ma con il passare degli anni anche la valenza impietosa della sua paternità. Ma davvero? Chi decide quando si diventa vecchi?
Moltissimi hanno dimenticato, o magari anche solo non conoscono quella frase cui fu aggiunto un “question mark” ([6]) per non uccidere il successo commerciale di Peter Pan: “To die it will be an awful big adventure”.
Ecco l’equivoco: perché Townshend un centesimo di secondo prima di morire, e solo allora, diverrà vecchio.

 

Rimane tutto un po’ ambiguo, incluse queste righe: pensateci.
La voce narrante è quella degli Spiders che sciolgono la band quando i kids hanno ucciso the man. Eppure è il contrario.
Tutti questi vecchi, creativamente sterili: dalla nascita o anche solo dalla fine della propria gioventù biologica e intellettuale che almeno nei momenti più squallidi (che mi sembra stiamo aumentando vertiginosamente) a Townshend in fondo invidiano tutto, in particolare il 1965.

 

Fuori tema (apparentemente): e Syd Barrett?
Credo che lui si sia messo “di lato” nelle ali di quinta del palcoscenico senza calcolo alcuno, sebbene recentemente una fonte autorevole abbia dichiarato che egli incassava ben oltre un milione di sterline l’anno per proventi dovuti ai suoi diritti d’autore.
Accadde perché la band (Pink Floyd) aveva “sciolto” lui, e lui scomparendo aveva sconfitto Chronos sebbene a un prezzo umano impossibile.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Allan è il cognome adottivo.

[2] Of all the shows on the tour this particular show will remain with us the longest, because not only is it the last show of the tour, it’s the last show we’ll ever do”.

[3] Ci fu peraltro anni dopo una breve reunion della band.

[4] Ma concettualmente quasi senza muoversi: si cfr. Pin Ups di David Bowie del 1973.

[5] Peraltro autore anche della stragrande maggioranza delle musiche del suo gruppo The Who.

[6] Senza “Misterianti” e senza – non dico 96 ma almeno – una lacrima.

venerdì 12 febbraio 2021

LIBRI IN DOPPIA COPIA

LIBRI IN DOPPIA COPIA

 

Ieri sera, tardi, pensavo – leggendo e macinando l’ennesimo libro in prestito “intra familiare” – ai libri in due copie, e ho cercato di raggrupparli concettualmente:

  1. Caso banale: prima copia persa o mai restituita (non prestare mai o quasi);
  2. Copia comprata per sbaglio di libro che si ha già (magari cercato a lungo, poi accantonato …). Sotto-caso: non si trova più la propria copia iniziale;
  3. Comincia la bibliofilia …: devo averne una copia con me/a portata di mano, eventualmente da usare senza preoccupazione e preservare l’altra;
  4. Ho letto una copia malconcia, ne voglio una in buone condizioni;
  5. La traduzione italiana non mi soddisfa, il libro mi piace, cerco anche l’edizione in originale. Vale anche il contrario: libro che proprio non riesco a leggere in originale per motivi disparati, ne compro anche la traduzione;
  6. Ne ho trovata copia con dedica dell’autore ([1]);
  7. Voglio la prima edizione (si incrocia con le ipotesi precedenti);
  8. Nuova edizione con apparato critico o in nuova edizione ([2]). Sotto-caso che sfiora la triplice copia: “opere complete” (o quasi) dell’autore.

 

Eccetera.

Ho anche un libro in … copie (fatti miei).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Celebre il caso della traduzione italiana mutila ed incerta de Il Conte di Montecristo.

venerdì 29 gennaio 2021

BIGLIE E MARMI

 

BIGLIE E MARMI

 

È ancora possibile regalare delle biglie?
La domanda è doppia: dove comprare oggi delle biglie di vetro? E per chi comprarle?

 

In realtà esiste un terzo quesito, che ha una valenza letteraria che contiene le prime due questioni. Ovvero: il problema delle biglie si pone solo a fronte di – almeno – una specifica lettura: Les Enfants terribles ([1]) di Jean Cocteau ([2]).

 

Le biglie stanno nelle tasche fangose di chi (mai vecchio) ivi tiene una banconota di infimo taglio, ma adeguata per una acquisizione destinata al “tesoro”.

 

Variando sul tema assoluto e perenne, sebbene puramente soggettivo, Paris reclama il primato su London: lo scontro è fra la forza distruttiva di Elisabeth e Paul e l’arrembante ed eterna pugnalata di Peter Pan ([3]).


Gli è che gli sconfitti sono sempre e solo gli invecchiati lettori, che con qualche vergogna scuotono il capo innanzi alle loro immature letture: se le letture sono state due su due potrebbero essere perdonati.
Qui invece non si scuote alcuna testa, e si rilegge.

 

E i marmi? Sono solo “marbles”: don’t loose them!

 



                                                                                                                      Steg

 

 

copertina della prima edizione

 

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[1] O Terribles, la grafia non è univoca.
[2] Romanzo che fra l’altro uccide intellettualmente l’eterosessualismo citazionistico del giornalista medio(cre) che non lo ha letto.
[3] Di James Matthew Barrie.

martedì 26 gennaio 2021

L’ITALIA (note minime penalistiche)-- (Tombstone series – 61)

 

L’ITALIA (note minime penalistiche)

(Tombstone series – 61)

 

L’Italia è una Repubblica fondata sulla costituzione … DI PARTE CIVILE (e sull’ignoranza della procedura penale nonché della tutela aquiliana da parte dei suoi cittadini).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 31 dicembre 2020

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg ([1])

 

 

Mettiamola così: A Clockwork Orange ([2]) si risolve grazie a Stanley Kubrick nell’opera – poi ma prima filmica, e prima ma poi letteraria che ispira il film – più importante del secondo dopoguerra britannico quanto ad influenza mediatico-popolare.

E Anthony Burgess si rivela, senza colpo ferire, il massimo portatore del libero leggere contro il diktat – rectius veto – filmico del regista (evidentemente lui “ferito”).

 

Ovvero?

  • Burgess scrive il romanzo.
  • In più di uno tentano una trasposizione cinematografica del medesimo. Kubrick ci riesce ma si spaventa degli effetti, veri o presunti, sul pubblico giovanile.
  • Intanto un Regno Unito che si avvia a strisciare sulle ginocchia ([3]), verso ([4]) scioperi eterni, settimane lavorative di tre giorni, razionamenti che facevano rivoltare nella tomba Winston Churchill, ha una gioventù che potrà scegliere fra Doc Marten’s ([5]) e platform boots e null’altro (rectius il prossimo punto).
  • Cosicché mentre il regista, a fronte di violenze che in fondo echeggiavano Elton John ([6]), ottenne il divieto – sino alla propria morte – alla proiezione del film nei territori sotto lo scettro della Regina Elisabetta Seconda, il resto del mondo non si poteva fermare.
  • Ecco che allora lads e yobs fanno tutto ciò che possono in nome dell’agrume a orologeria.
  • David Bowie spazza tutto sempre nel nome dei drughi (di nuovo non potrei aggiungere alcunché).
  • Mentre ACO diventa il film da vedere a ogni costo da Dover alla estrema Scozia; anche se se ne vede non tutto e male: copie proiettate clandestinamente che consistono in riprese effettuate in cinema nordamericani e di “sotto Manica”.
  • Decade ottanta: morto il punk, morti i punk, già morto Sid Vicious, romanzo e Docs a parte, le cassette VHS hanno una immagine migliore, l’audio non si sa (sottotitoli incomprensibili, doppiaggi estranei, …).
  • Arrivano e partono i laser disc, cambia poco; si estingue la loro tecnologia.
  • Subentrano i DVD, Kubrick muore, tutti nel mondo possono vedere bene e quando vogliono il film. Intanto si pubblica per il suo “mezzo secolo” di storia editoriale una edizione più o meno pregevole del romanzo burgessiano.

 

 

Secondo decennio del terzo millennio che finisce oggi ([7]) e:

  • Malcolm McDowell ([8]) continua a campare su due film di cui è protagonista: l’altro è If …. di Lindsay Anderson ([9]).
  • David Bowie è morto da quasi cinque anni.
  • Auguro ogni felicità a Wendy Carlos, che – ancora Walter – è la compositrice della colonna musicale originale e poi della colonna sonora del film.

 

Già Wendy: è un nome che non esisteva prima di una certa data: lo creò James Matthew Barrie. Però sull’argomento lo Steg da leggere è altro da questo. 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Consentitemi la irriverenza, ma come insegnavano nel giornalismo “fare i titoli dei pezzi” non è semplice.
[3] E non cambierà mai, se non nell’eliminare certe tradizioni popolari come i negozi di fish and chips (e quelli che vendono cibo preparato con l’anguilla), il pub senza la insegna o la lavagna-menu con il suffisso “gastro”, … ché Cool Britannia non esiste e allo Albert (Prince, consorte della Queen Victoria, e forse anche “charming”?) Memorial ricorderemo solo un giovane Adam Ant (Jubilee, il film di Derek Jarman).
[5] Con o senza punta d’acciaio: chiedere a Richard Allen o a Morrissey.
[7] Mentre scrivo in bella copia e poi pubblico è il 31 dicembre 2020.

martedì 29 dicembre 2020

NASI, DA UOMINI

 

NASI, DA UOMINI

 

 

Chi conosce un poco la sua biografia, sa che: Orson Welles era solito avvalersi di protesi, perché aveva il complesso di un naso piccolo.

 

Già, perché un tempo per gli uomini contava anche il naso.

 

Senza pretesa di paragone, e solo in cronologico ordine di fama, voglio ricordare:

  • Manolete, all’anagrafe Manuel – Manolo – Rodríguez Sánchez;
  • Fausto Coppi;
  • Claudio Ponzio.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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