"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



giovedì 23 giugno 2022

LA MORTE DELL’ANFIBIO? (Whatever happened to Disciplinatha is not amusing)

 

LA MORTE DELL’ANFIBIO?

(Whatever happened to Disciplinatha is not amusing)

 

Autocritica e rigetto delle facili consolazioni: potrebbe essere un – altro – titolo.

 

Dario Parisini è morto da pochi giorni: il 9 giugno 2022.

Sua la frase “anteporre la postura dell’anfibio al trascinarsi sfatto della ciabatta” ([1]).

 

Su quella frase, costruii il titolo di un mio post che ha avuto discreto numero di lettori: “LA POSTURA DELL’ANFIBIO” (Nemo Disciplinatha in patria) ([2]).

In questa sede, basta ricordarne un frammento senza note a piè di pagina (che trovate partendo dalla “stringa” dello scritto): “Queste righe non hanno una struttura organica, se non quella di essere forme di pensieri occasionati da un documentario edito in formato DVD di 68 minuti intitolato Questa non è una esercitazione, realizzato dai Disciplinatha sui Disciplinatha”.

 

Nel 1984 (o era il 1981), ricordo che ero a Londra, vidi in metropolitana un ragazzo con la punta di uno dei suoi anfibi tenuta insieme da nastro adesivo per imballaggi.

 

Oggi ho confrontato il mittente della mia copia del cofanetto, formato CD, de Tesori della patria ([3]) con quello del DVD, separato, del documentario – regia di Alessandro Cavazza – che non è stato più, formalmente, ripubblicato da quasi un decennio (è compreso appunto in detto cofanetto), ma che è invece disponibile ([4]). Il mittente è lo stesso, quanto all’indirizzo, dei due “prodotti”.

La vicenda era nota a Parisini?

 

L’anfibio, dunque, non è nemmeno tenuto insieme dal nastro adesivo, esso si è trasformato in un paio di lise scarpe da ginnastica, di cui prima o poi una si “aprirà davanti” come la bocca di un pesce.

 

Non è la prima volta che ho notizia di vicende del genere: fra i diretti interessati volano sempre stracci alla fine. E crolla la stima, anzi crollano più stime e anche altro.

 

Sic transit gloria mundi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si trova sia nel documentario di cui “devo” nuovamente occuparmi, sia nel libro biografico scritto da Giovanni ROSSI, Tu meriti il posto che occupi – La storia dei Disciplinatha, Milano, Tsunami (prima edizione numerata con copertina cartonata, 2019).

[4] Ero stufo di dover ogni volta, letteralmente, svitare i bulloni per aprire il cofanetto e recuperare il DVD.

mercoledì 22 giugno 2022

BIBLIOFILIA O BIBLIOMANIA: COPRIRE CIÒ CHE COPRE (Tombstone series – 79)

 

BIBLIOFILIA O BIBLIOMANIA: COPRIRE CIÒ CHE COPRE

(Tombstone series – 79)

 

Un giorno la sovraccoperta del libro assunse dignità bibliofila tale che, da quel momento in avanti, essa avrebbe dovuto essere “coperta”.

 

Bibliofilia o bibliomania talebana?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 30 maggio 2022

MICHAEL BRACEWELL - REPRISE (cosa è successo?)

 

MICHAEL BRACEWELL - REPRISE

(cosa è successo?)

 

Premetto che non mi piace scrivere post di critica negativa.

Figuriamoci di qualcuno che per anni ho stimato molto: in quanto capace di scrivere dei libri “poco possibili”, ma da leggere e che è autore di un testo che sta con pochi altri per quanto concerne il racconto della mia “generazione anglosassone” ([1]) ([2]).

Del resto, alcune sue righe sono citate in quello che posso definire il post miliare di questo blog ([3]) e a Bracewell ([4]) ho anche dedicato uno dei primi schizzi che costituiscono una serie, oltre ad averlo citato altrove.

 

Quel libro che nel 2013 non avevo ancora letto ([5]) resta da leggere.

Ma in tre giorni scarsi ho letto Souvenir che mi pare sia la sua ultima fatica letteraria. La mia copia è una seconda edizione ([6]), quindi non posso assicurare che i giudizi positivi riportati in sovraccoperta siano di chi ha letto questo testo prima della sua pubblicazione.

Si tratta di un testo che: depurato da refusi veri e propri, depurato dal fatto che per scelta di Bracewell è circoscritto a Londra e agli anni ottanta del ventesimo secolo, soffre di tanti limiti. Avrebbe potuto avere senso come raccolta di articoli, non così.

 

Mi limito ad alcune osservazioni istantanee.

Ossessione dell’autore per alcune parole, fra esse sicuramente il “postmoderno” spicca; anche il vorticismo salta all’occhio.

Abuso di parole erudite, al limite di piccoli elenchi di sinonimi, talvolta.

Sembra non fossero vivi Francis Bacon e Jeffrey Bernard ([7]), lo erano.

Parrebbe che Metal Box dei PiL (ovvero Public Image Limited) sia uscito nel gennaio 1980, uscì il mese prima ([8]) e lo ricordo bene perché lo comprai proprio a Londra e proprio in quel Virgin Megastore che cita Bracewell.

The Jam paiono non esistere: eppure per tre anni dominarono la scena musicale, anche della capitale (e soprattutto direi).

Autori più bravi di Bracewell a raccontare di Londra? Nik Cohn, James J. Ballard, Martin Amis, Hanif Kureishi, Robert Galbraith (alias di J. K. Rowling) sono quelli che mi sono venuti in mente per primi.

 

Un pregio, comunque (le citazioni dell’autore sono troppo esangui per essere percorse con sicurezza dal lettore) Souvenir lo ha: in quarta di copertina rammenta una serie televisiva britannica che ha fatto scuola: The Sweeney ([9]).  

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] England Is Mine (1997) sottotitolato: “Pop life in Albion from Wilde To Goldie”. Prima edizione: London, Harper Collins, 1997.
[2] I pochi altri sono, tralasciando testi troppo specifici: The Boy Looked At Johnny – The Obituary of Rock and Roll di Julie Burchill e Tony Parsons: prima edizione London, Pluto Press, 1978; England’s Dreaming di Jon Savage: prima edizione London, Faber and Faber, 1991; Rip It Up And Start Again di Simon Reynolds: prima edizione London, Faber and Faber, 2005.
[5] Vedi nota 4.
[6] Comunque, prima edizione London, White Rabbit, 2021.
[7] Ho scritto di entrambi, senza pretese di ex professo.
[8] Tentativo di far entrare nel decennio ciò che non appartiene ad esso?

venerdì 13 maggio 2022

IL CRETINO SINTETIZZANTE (Tombstone series – 78)

 

IL CRETINO SINTETIZZANTE

(Tombstone series – 78)

 

Una nuova categoria umana è apparsa: il sintetizzatore di aforismi.

Ovvero il “cretino” di fruttero&lucentiniana memoria si autonomina soggetto con pretesa di proprio pensiero.

Anche Ennio Flaiano piange (ma non “come” il Corsaro Nero).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 9 maggio 2022

EMILIO SALGARI (di nuovo, e Torino)

 

EMILIO SALGARI
(di nuovo, e Torino)

 

Avrei potuto procedere con un lungo post scriptum rispetto al precedente post dedicato a Salgari ([1]), ma essendo trascorso quasi un decennio ([2]), forse non è il caso.

 

Innanzitutto vorrei ricordare un sicuro salgariano, così sicuro che ironia della sorte sue sono le righe della quarta di copertina di una biografia pubblicata nell’aprile 2022 ([3]): Mino Milani, morto il 10 febbraio di questo stesso anno.
Lo incontrai un paio di volte, mi fu presentato da Alfredo Castelli quando lui fu ospite in una nota libreria milanese per la pubblicazione della riduzione a fumetti “di” Sandokan realizzata da lui e da Hugo Pratt ([4]).

 

Forse la biografia salgariana più emozionante degli ultimi 40 anni ([5]) è quella di un illustre letterato torinese: Disegnare il vento ([6]) di Ernesto Ferrero ([7]).

 

Poi, sicuramente, sono degne di nota le pagine scritte da Michele Mari ([8]) sullo scrittore veronese nel suo volume Tu, sanguinosa infanzia ([9]) (testo che scoprii grazie alla citazione di Giampiero Mughini durante la presentazione di un volume di Corrado Farina ([10]), peraltro a me già noto ([11]), prefato da Ferrero).

 

Torno, però, sulla biografia di Gallo e Bonomi del 2022: perché con una sorta di elegantissima “avvertenza” accademica gli autori possono non citare né il libro di Farina, né quello di Ferrero.
Non capisco se sia un caso, oppure una piccola ritrosia (che non poteva colpire Arpino e Antonetto) verso la città dove Emilio Salgari visse gli ultimi anni e dove si suicidò o solo l’approccio non storicamente ineccepibile (ma pour cause) nei confronti sia di Ferrero sia di Farina.

 

Come concludere? Beh ricordando l’eclettismo di Arpino.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/07/emilio-salgari-alcuni-pensieri.html
[2] Non indolore nemmeno per chi ho ivi citato.
[3] Claudio GALLO – GIUSEPPE BONOMI, Emilio Salgari - Scrittore di avventure, Mantova, Oligo Editore, 2022.
Le righe sono tratte dalla sua prefazione, una delle due.
[4] Sandokan, Milano, Rizzoli-Lizard, 2009.
[5] Rimane sempre imprescindibile, per assurdo nella prima edizione: Giovanni ARPINO – Roberto ANTONETTO, Vita, tempeste sciagure di SALGARI il padre degli eroi, Milano, Rizzoli, 1982.
[6] Sottotitolato L'ultimo viaggio del capitano Salgari, Torino, Einaudi, 2011.
[7] Del quale occorre ricordare un altro volume “salgariano”: L’anno dell’indiano, Torino, Einaudi, 2001 (già pubblicato come Cervo bianco, Milano, Mondadori, 1980).
[9] Torino, Einaudi, 2009. Ma prima edizione Mondadori, 1997.
[10] Vita segreta di Emilio Salgari – Autobiografia immaginaria, Torino, Daniela Piazza Editore, 2015.
Il suo autore è nato sotto la mole: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Farina

martedì 19 aprile 2022

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

JEAN-PIERRE MELVILLE, ALAIN DELON E …

 

Premessa: non mi sento di qualificare questo scritto nelle “Sketches series” perché credo sarei immodesto.

 

Jean-Pierre Melville lo ho incontrato (in senso lato) un paio di volte senza soffermarmici troppo.

La prima fu certamente in quanto egli firmò la regia del film ([1]) tratto dal mio secondo livre de chevet: Les Enfants terribles di Jean Cocteau ([2]).

La seconda, direi, siccome egli è fra i personaggi ([3]) di À Bout de souffle, film di Jean-Luc Godard (e François Truffaut) ed epitome della nouvelle vague cinematografica.

Non posso dire di essergli passato di fianco senza accorgermene, in quanto entrambe le opere cinematografiche le conosco bene.

Però esiste un dettaglio curioso: al mio definitivo incontro con il regista francese, molti anni dopo, mi premurai di comprare almeno l’edizione italiana di quello che è considerato il testo da avere se su Melville si vuole avere solo un testo: Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville: Entretien avec Rui Nogueira ([4]). L’edizione francese ormai aveva un prezzo troppo alto, ma anche quella curata da Claudio G. Fava era ormai un titolo non comune ([5]).

 

Accadde quindi che nel 2020 incappai nella segnalazione di un libro di Michael Mann, pubblicato direttamente in lingua inglese, uscito tre anni prima: The Dandy at Dusk: Taste and Melancholy in the Twentieth Century ([6]). In copertina una immagine in piano medio che guarda, girato verso sinistra, la camera: è Jeff Costello, cioè Alain Delon, protagonista de Le Samouraï: film diretto da Melville (1967). Il volume comprende un ampio capitolo dedicato al cineasta francese dal titolo piuttosto eloquente: To Become Immortal and Then Die. La bibliografia non è per argomenti e privilegia anche edizioni non in lingua originale, evidentemente la filmografia si spiega quasi da sola.

 

Di Le Samouraï sembra che si debbano possedere tre edizioni: quella corrente, quella non rimasterizzata europea e quella nordamericana di Criterion. Fatto.

A questo punto, però, si dovrebbe già aver capito una – altra – cosa: Alain Delon non è “l’attore dei film con la regia di Luchino Visconti” (lo dichiara la stella francese, Melville lo considerava una “star” appunto, seppur in modo non esplicito in una intervista televisiva del 1967 alla vigilia della uscita nelle sale dell'opera melvilliana).

Comunque, può giovare anche la lettura di un piccolo libro che si spiega da solo: Requiem pour un homme seul – Le Samouraï de Jean-Pierre Melville scritto da Xavier Canonne ([7]).

 

Le idee sono riordinate, due citazioni: una quasi testuale, l’altra verbatim.

La prima è di Jean-François Delon, fratello minore di Alain, in una lunga intervista per la rivista Schnock (numero 37): Melville non dava mai la mano, “ci” si salutava alla giapponese.

Anno 2007, Delon a un festival del cinema ([8]):
Delon: “Melville était un personnage exceptionnelle, un gendre de monarque, l’un des grandes cinéastes qui n’ont pas de équivalent.
C’est parce qu’ils ne sont plus là que je n’ai plus envie de faire de cinéma. Si je meurs demain, votre titre c’est quoi?”.
Molti giornalisti: “ «Le Samouraï est mort»”.
Delon: “Parfait, on est d’accord”.

 

E una non troppo nota smentita: il romanzo che ispirò il film di Melville non esiste.

 

Direte: ma quel dettaglio curioso? Beh qualche mese fa riordinando dei libri in argomento cinema ho trovato una copia, nuova, dell’edizione italiana del libro di Nogueira.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[3] Lo scrittore Parvulesco, intervistato all’aeroporto.
[4] Questo è il titolo della nuova edizione, pubblicata all’inizio del 2021 dall’editore francese Capricci.
[5] Rui NOGUEIRA, Il cinema secondo Melville, Recco, Le Mani, 1994; l’originale è Le Cinéma selon Jean-Pierre Melville, Paris, Seghers, 1973.
[6] London, Head of Zeus.
[7] Morlanwelz, Les Marées de la nuit, 2010.
[8] Denitza BANTCHEVA, Jean-Pierre Melville de l'œevre a l'homme, edizione 2019, Paris, Editions du Revif, pagina 217.

mercoledì 13 aprile 2022

IL BUCO DELLA CINTURA (pesando l’umanità, guardando da)

 

IL BUCO DELLA CINTURA

(pesando l’umanità, guardando da)

 

Nella serie televisiva BBC Hustle, c’è un episodio ([1]) in cui il decano Albert Stroller ([2]) spiega al giovane Danny Blue ([3]) come si possono valutare e identificare le persone da pochi dettagli ([4]).

 

Per gli uomini un riferimento è quello dello stato dei buchi della cintura: un foro consumato a destra o sinistra di quello attualmente in uso indicherà oscillazioni del peso della persona.

Altri segni: dita che evidenziano un anello non più portato; stato delle calzature; e così via.

Per certe “necessità” si possono copiare i tic della persona che interessa.

 

Ho sempre trovato l’analisi dei dettagli piuttosto interessante, e – conscio che anche io posso essere oggetto di osservazione e talora applico segni svianti – ormai applico anche solo per divertimento questo metodo.

Di solito, le conclusioni non sono mai gioiose.

 

D’altro canto, vale anche quel vecchio aneddoto del gentleman londinese: criticato per gli abiti lisi usati in settimana nella City e per l’abbigliamento oltre il trasandato in campagna il sabato e domenica, lui argomentava che a Londra lo conoscevano tutti e fuori città nessuno.

 

Siete avvisati.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si intitola “The Gold Rush”, è il primo della seconda stagione.

[2] Interpretato da Robert Vaughn, celebre per il ruolo di Napoleon Solo nella serie televisiva The Man from the U.N.C.L.E e nel cinema lo ricordo in Bullitt (come Walter Chalmers).

[3] Interpretato da Marc Warren: https://en.wikipedia.org/wiki/Marc_Warren

[4] Cominciate a guardare dal minuto 19, se siete impazienti.

lunedì 7 marzo 2022

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

 

IO NON C’ERO, MA FA NIENTE

  

Scrissi, scocciato esattamente come lo sono oggi, un post pubblicato il 23 agosto 2011 intitolato “Where were you in 1977 (and in 1979 too)” ([1]).

Ero ottimista.

 

Infatti ai contemporanei che NON erano presenti seppur contemporanei si è aggiunta una nuova categoria: coloro i quali proprio non avevano potuto materialmente partecipare per non raggiunti limiti di età.

Non sto scrivendo di anglosassoni oltremanica od oltreoceano, e nemmeno di Francesi, scrivo di italiani: gente che non sa cosa fu la movida (e - per dire - Ruta 66) madrileña e la DNW (o NDW), perché per saperlo avrebbero dovuto essere nati prima.

 

Queste persone, in buona fede o meno, impestano con sentito dire e/o “letto quanto scritto da Ciao 2001 o Red Ronnie (è uguale)” la esangue (per risultati: gli tirano la mancia di un parcheggiatore e di royalty non se ne parla) editoria musicale italiana.

 

Il problema non è la dignità di coloro i quali c’erano (con al massimo 12/15 mesi di scarto rispetto a Maurizio Bianchi: si veda per sintesi e senza pretesa quanto fu l’esordio di questo blog ([2])) bensì la costruzione, da parte dei precitati contemporanei e “minorenni”, di una pseudo cronaca storica che è priva di ogni solida fondamenta.

 

Ad esempio: per dar noia a Laura e Giampaolo (pre Jumpy) nell’agosto 1979 io in Portobello Road - finestre aperte - scandivo provocatoriamente (ero in Fred Perry e sta-press) “skin’eads, skin’eads” sebben giorni dopo scandissi “Mods! Mods! Mods!” al London Lyceum ([3]).

Nel 1981 a Bologna, alla ex-Manifattura Tabacchi, Laura e Giampaolo parevano aver perso il treno: il concerto era quello dei Bauhaus, non quello dei Crass.

 

Quella scarsa dozzina di miei lettori abituali ha masticato, molte e molte volte, cosa intendessi ricordare (oltre qualche pagina della mia vita. Grazie) scrivendo di Tonito ([4]), che è diventato una sorta di scellerato Virgilio per me - infimo emulo di Dante Alighieri - in una Commedia priva di Purgatorio e Paradiso la quale certo non è divina ma solo metropolitana e nemmeno capital-centrica dell’impero, con le mie righe.

 

E allora? 

Semplice: guardate le date di nascita dei canuti, anche loro, pretesi storici di una stagione che loro non hanno vissuto e noi solamente sfiorato: quella seventyseven che nello “stivale marcio” ([5]) fu naturalmente seventyeight.

 

Dimenticavo: noi siamo stati invincibili ([6]).

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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