GIORGIO
SCERBANENCO E MILANO: CON PIÙ CALMA E PIÙ METODO
Della mia passione per Giorgio
Scerbanenco ([1])
ho scritto in epoca remota ([2])
e poi lo ho citato altre volte e addirittura lo ho evocato per un post “sociale”
([3]).
Base della miglior critica rimane sempre Oreste del Buono ([5]).
Nota curiosa: la
critica scerbanenchiana più rilevante si rinviene nelle edizioni, esaurite, di Garzanti (e Frassinelli),
piuttosto che in quelle successive.
Forse chiedo
troppo, forse (e si capisce anche dalla immagine con cui accompagno le mie
righe: fuori bibliografia altrui).
Steg
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[2] Anno 2011: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/lincapacita-di-superare-scerbanenco.html.
Nel frattempo ho limato qualche giudizio positivo in riferimento ad almeno uno dei suoi epigoni 8senza rinnegare il valore delle loro opere narrative).
[3] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/05/anche-i-ghanesi-ammazzano-al-sabato.html.
[4] Dai due figli: prima Cecilia (Il fabbricante di storie) e poi Alberto (Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco), a distanza di circa un anno.
[5] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/10/oreste-del-buono-senza-dimenticare.html.
[6] Sottotitolo: Il padre del noir italiano, Roma, Pesi edizioni, 2024.
[7] Milano, Garzanti, 1970.
Per la precisione è “9” e non “nove”.
[8] Milano, Garzanti, 1969.
[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Patrick_Manchette.
Anche per lui varie citazioni, a partire da https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/nouveau-polar-manchette-e-pagan-qualche.html.

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