"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 31 marzo 2017

DECANTARE L’URGENZA (The Gags, Milano, punk e oltre, album postumi ancora da pubblicare)


DECANTARE L’URGENZA
(The Gags, Milano, punk e oltre, album postumi ancora da pubblicare)

 

 

Quelle che seguono sono le note di copertina nella loro versione finale di quasi 20 mesi fa dell’album antologico di The Gags, non ancora uscito.

Poiché a un certo punto spiace che certe proprie creature rimangano dimenticate, e considerando anche che la vita non aspetta ([1]), ho deciso di pubblicarle con qualche modesta modifica indicata in parentesi quadra e un sottotitolo.

Quando uscirà l’album delle due … tre: o le mie note saranno utilizzate come sono (esiste anche la loro versione in Inglese), o saranno utilizzate modificate, oppure non lo saranno. Credo sia già successo.

 

 

 

The Gags sono (stati) una band milanese e quindi internazionale.
Tutti gli artisti nati in Italia “perché c’è stato il punk” erano “di X” o “di Y”, tranne quelli della mia città che – anche per assenza di campanilismo – si sono ritrovati a vivere in una dimensione urbana (senza la città non ci sarebbe stato nulla, lo diceva anche Rosso Veleno) in cui lo NME lo compravamo alla Stazione Centrale oppure alla Victoria Station (qualcuno anche alla Gare de Lyon).

 

Tale caratteristica ha immunizzato fin troppo i milanesi, i quali hanno voluto fare sempre tutto da soli e, spesso, solo per se stessi e qualche amico, come con il singolo dei Mittageisen.
Del resto, se non c’era futuro, cosa si doveva “testimoniare” (parola cara agli hippy nostrani) con dei “documenti sonori”? Nulla.

 

La storia del punk e poi a Milano ormai è ben documentata, anche con le mie opinioni ([2]), quindi in queste righe c’è solo una diversa angolazione, soprattutto perché, strano eppure vero, questa antologia di The Gags andrà nelle orecchie e nelle mani di ipotetici fratelli minori e nipoti (noi siamo come i personaggi fantastici: le nostre famiglie non sono convenzionali) di quelli del 1977, sette e non otto.
Niente “questa canzone è”, non sono un musicista, non interessa a me e non interessa a The Gags che io mi esprima nel dettaglio contenutistico dell’album.

 
 

Dopo anni di invisibilità e di altro non futuro, qualche capitolo delle proprie vite aggiunto, una elite abbastanza larga per cui non ci si conosceva più tutti nemmeno nei negozi di dischi e altro ([3]), nell’autunno 1995 appare, letteralmente, un CD che nessuno si aspettava. Frutto del lavoro delle due anime gagsiane inesaurite e inesauribili Glezos (già Anx Army) e Paolo M. (già P. T. Damper) ecco, anzi voilà, negli scaffali SEXY, IPNOTICO Very Original Punk, prima uscita passerottiana (numero di catalogo: VSOP 101).
Le prime undici canzoni delle diciassette che lo compongono, con scardinamento cronologico, sono proprio di The Gags: ed è come sempre necessario scegliere: con loro o contro di loro. Piaccia oppure no.



L’odore del repertorio di Anx Army, Lamb (che a un certo punto lascerà e allora AA sarà anche alla chitarra), Bite (e Stuart verso la fine), Ugg Nist (che sostituisce Gear …) è quello dell’abbigliamento army surplus, della gomma nera dei pavimenti delle stazioni della metropolitana (linee rossa e verde), così come quello dei concerti vissuti prevalentemente, appunto, nelle terre albioniche e, faticosamente, delle MC7 riempite di registrazioni audience mono e radiofoniche (ancora essenzialmente a un solo canale) di John Peel che si ascoltano immersi nello smog lombardo.

 

Non so se il ricchissimo libretto apribile a poster (c’è anche una versione promo leggermente differente, della cartella stampa non vi parlo semplicemente per tatto) di quel CD abbia potuto far vivere a chi non c’era l’aria sporca ma inebriante al grigio (senza sole niente ombra) dei pochi grattacieli della capitale economica d’Italia.


Certamente l’avventura piacque, perché – pubblicazioni promozionali a parte – esce anche altro con registrazioni de I Bavagli (eh sì, perché fermarsi a “gag” come parola che in lingua inglese significa scenetta comica è riduttivo), fino a che nel 2004 compare una monografia fonografica di The Gags: Criss-Cross (1979-1981) (VSOP 108) che nella versione promo contiene anche otto registrazioni in più.
Nel frattempo, i “caduti milanesi” della gioventù seventy-seven sono aumentati in numero intollerabile. Inoltre, qualcuno che amava le cuvèe pregiate si è dato ad un analcolismo musicale deleterio (per chi lo pratica).
Dunque nessuna sovrapposizione perfetta fra coloro che hanno nella propria discoteca, a temperatura ideale, le “annate” 101 e 108. Annate che non deludono mai.

 

Arriviamo così, successivamente all’album inedito Who’s Afraid Of Virginia Fetish? del 2008, a oltre vent’anni dopo. Arriviamo a [… – c’era un titolo – posto che chissà quando uscirà e con che titolo uscirà elimino questo riferimento].
Anche in questo caso mancano coincidenze oggettive, perché si tratta sì di un’antologia, ma di un’altra antologia; anzi di un nuovo album perché delle 18 [saranno poi 18?] canzoni che lo costituiscono ben 15 [o chissà] sono del tutto inedite su disco (almeno per ora è solo vinile) le restanti sono versioni alternative. Inoltre ogni uscita di El Passerotto ha sempre premiato con delle confezioni che sono belle di per sé, e questa volta non esiste spazio per il dejà vu.
Nemmeno si rinverranno totali sovrapposizioni soggettive, cioè in coloro che ascolteranno questa nuova collezione e poi ci saranno i soliti ritardatari mal pentiti che rimarranno senza.

 

Secondo una interpretazione, il feticista è un amante del dettaglio, un collezionista, e quindi un perfezionista. Ebbene ci siamo.

 

I caveau dei Bavagli ci riserveranno altre sorprese: ne sono quasi certo.
Ad esempio, tutti o quasi invocano la pubblicazione in forma ufficiale, e completa, dell’unico loro concerto: il leggendario show tenutosi l’11 febbraio 1980 al Teatro dei Chiostri di Milano per un, a inviti, “sexpeople rendez-vous”.

 

Aggiungo: perché non anche (ma non solo) un libro-raccolta di artwork, utilizzati e no, e di fotografie?

 

E il titolo di queste note da dove arriva? Beh, ci pensavo la sera in cui mi sono state gentilmente commissionate: The Gags continuano a mantenere una salutare urgenza, anche quando si assapora una loro canzone per la prima volta dopo molti anni.

Ovvero: l’urgenza può essere decantabile, eppure restare inesauribile appena serve che lo sia.

 

Dimenticavo: “be happy mosquitos!”, sino al prossimo gagsquad elpee.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Avevo scritto un post intitolato “Scricchiolano le colonne”: fate il conto di quante morti artistiche ci sono stati dopo la sua pubblicazione. http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/scricchiolano-le-colonne-e-forse-e-ora.html .
[2] Non per personalismo, ma nel mio blog - http://steg-speakerscorner.blogspot.com/ - ne ho narrato con rigore cronistico sin dal primo post e ho fornito in molti miei scritti adeguata bibliografia e discografia di partenza. Cercate con le parole chiave “punk” e “Milano” e – soprattutto nelle note a piè di pagina che abbondano. Qualcosa di questi post è anche uscito su carta.
[3] Interessante come in città dopo “Tape Art” si fosse passati a “Supporti Fonografici”.

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