"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 22 marzo 2016

Je suis Tintin (Bruxelles 2016/Brussels 2016)





JE SUIS TINTIN




                                                                                                                      Steg


 


 


 


© 2016 Hergé for the image and the caracter name "Tintin". 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 







martedì 15 marzo 2016

NEL 1976 NON SUCCEDEVA NIENTE (ovvero: non c’erano i punk e nemmeno il punk, almeno in Italia)


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NEL 1976 NON SUCCEDEVA NIENTE
(ovvero: non c’erano i punk e nemmeno il punk, almeno in Italia)

 

Il post con cui inaugurai il blog si intitola “Note sul punk in Italia e a Milano” ([1]): negli anni ha subìto qualche correzione, è stato tradotto in lingua inglese per il blog, è stato in parte oggetto di commenti e qualche citazione.
D’altro canto: non potevo scrivere tutto lì per vari motivi; e il medium scelto (come in altre occasioni ho fatto presente) deve essere tale da permettere una lettura estemporanea, non consequenziale.
Negli anni ho scritto ancora di punk, ma anche di David Bowie e di fumetti.

 

Queste righe traggono origine da un anno, 1976, e una fonte precisa: il numero 112 del mensile musicale francese Rock & Folk (maggio 1976) in cui compaiono ([2]) una intervista a David Bowie e altra al regista cinematografico Nicholas Roeg e un profilo ampio sempre sull’artista londinese il tutto gli fa valere la copertina; talché l’intervista a Neil Young che precede il tutto si fa piccina. Considerate inoltre: che per alcune righe ivi si dà per scontato che tutti i lettori sappiano che James Osterberg è Iggy Pop e che a David Bowie si chiede cosa ne pensi di Metal Machine Music di Lou Reed.
Dunque Francia: a pagina 22 della rivista c’è una rubrica dedicata ai fumetti intitolata “Comix Parade” in cui si menziona il primo numero della rivista statunitense Punk (qualificata fanzine e di fumetti, evidentemente), ma nel testo non si citano i Ramones che appaiono titolati in copertina bensì il solo Lou Reed.
Philippe Manœvre sempre nel numero 112 recensisce sia City Lights di Elliott Murphy, sia Collectors Items dei Flamin’ Groovies.
A pagina 148 insieme ad altri (eterogenei) strilli promozionali compare un piccolo riquadro pubblicitario per Métal Hurlant, testata cui ho dedicato righe specifiche ([3]).
Tenete presente che la rubrica seminale per gli artisti dell’Esagono “Frenchy But Chic” è pubblicata su Rock & Folk a partire dal novembre 1978 ([4]).

 

Guardare all’Italia di quell’anno si risolve allora in un nonsenso: spiace notare che riviste dello spessore di quelle francesi – Best fu un buon concorrente di Rock & Folk – non sono mai esistite, in quanto le due eccezioni alla regola erano poco diffuse e hanno avuto una vita comunque breve e non connessa agli anni qui considerati: mi riferisco a Muzak (ottobre 1973-giugno 1976) e a Musica 80 (febbraio 1980-aprile 1981).
Per i fumetti occorre aspettare Cannibale (giugno 1977) e Frigidaire (novembre 1980) ([5]).

 

In questo panorama le conclusioni sono banali, o meglio lo sarebbero se non fosse che con il passare del tempo le mitizzazioni – soprattutto di chi non c’era ma è ancora vivo a discapito di coloro che invece potrebbero contraddirli se fossero ancora vivi – sono sempre in agguato.
E quale momento migliore rispetto al punk per mitizzarlo del suo quarantesimo anniversario, secondo il calendario britannico?

 

Dunque: nonostante l’esiguo stretto di mare che li separa, i francesi (o meglio i parigini) nel primo semestre del 1976 saranno influenzati soprattutto da qualche sprazzo della scena newyorkese già stabilizzata; sebbene nell’eterno dibattere su chi abbia introdotto la spilla da balia nell’abbigliamento compaia anche Elli Medeiros (poi Stinky Toys con Jacno) in tempo appunto per il 100 Club Punk Festival del 20 e 21 settembre 1976.
Incerte le datazioni di costituzione, sempre nel 1976, di Métal Urbain e Asphalt Jungle.

 

In Italia, io confermo la mia opinione: nel 1976 nulla “di punk” al di fuori di qualche acquirente di dischi, delle pochissime copie di quelli che arrivarono d’importazione.
E – ad essere benevoli – come fu nel 1975 per i Sex Pistols, un repertorio anglosassone magari con dentro una canzone di Bowie o una di Reed per chi suonava in un gruppo.
Qualche responsabilità per tutto ciò l’ebbe evidentemente anche la stampa musicale italiana. Questo sì.
Per un tentativo, serio, di celebrare un quarantennale del punk nel nostro Paese occorre aspettare il 2017: per ribaltare il titolo di un album che nel 1976 non so quanti conoscessero da queste parti, sarà di nuovo, e in ogni caso, in riferimento a qualcosa avvenuto too little too late.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Da pagina 72. Avvertenza: questa intervista, di Herve Muller, non è contenuta nel numero speciale (Hors série n. 32) dedicato a David Bowie del gennaio 2016.
[4] Tenuta da Jean-Éric Perrin, essa è raccolta in un volume dallo stesso titolo: maggio 2013, Camion Blanc, ISBN 978-2-35779-290-6.

venerdì 11 marzo 2016

CITAZIONISMO IGNORANTE (ancora a questo proposito) (Sniper series – 32)


CITAZIONISMO IGNORANTE (ancora a questo proposito)

(Sniper series – 32)

 

Il blogger Steg usando principalmente l’etichetta/tag “caipiroska alla fragola” ha già scritto a questo proposito in quattro occasioni: il citazionismo (o manierismo) di chi non sa, non ha letto, non ha visto, eccetera, però dice e scrive, male,  spesso usando solo dei titoli.

 

Ma l’escalation (perché nessuno dei suoi seguaci s’accorge di scendere nel maelström) del citazionismo ignorante è ovviamente inarrestabile.

 

Ed allora mi aspetto che sull’onda dell’omicidio di Luca Varani, a Roma nel marzo 2016, qualcuno chieda una editio minor del romanzo di Bret Easton Ellis American Psycho limitata nei contenuti ai marchi citati in detto romanzo.
Incidentalmente: Patrick Bateman compare anche in altre tre opere narrative di Ellis.

 

 

                                                                                                                       Top Shooter

 

 

 

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domenica 6 marzo 2016

LA MANCANZA DELLO STUDIOSO, NON SOLO DELL'AUTORE E DELL’ARTISTA, TOTALE (un post in cerca di smentita)


LA MANCANZA DELLO STUDIOSO, NON SOLO DELL’AUTORE E DELL'ARTISTA, TOTALE (un post in cerca di smentita)

 

Due premesse quasi luoghi comuni.

Secondo Michel de Montaigne ([1]) – o meglio io ho in mente questo riferimento, ma potrebbe essere errato – che riteneva di averli letti tutti, nessun essere umano può leggere tutti i libri pubblicati “sino a …”. L’affermazione, appunto, da secoli è ovvia in ragione dell’espansione dell’editoria rispetto all’epoca del grande pensatore e filosofo francese, ma serve a inquadrare il problema.

D’altro canto, e questo ha forse più senso, con riferimento anche solo a certi argomenti, è difficile poter sostenere di aver tutti i libri che ne trattano ([2]).

 

Secondo molti, dunque anche in questo caso una citazione sarebbe inutile ([3]) perché assurta per lo meno a opinione diffusa: la musica rock (‘n’ roll) e i fumetti sono spesso terreno di passione comune, il che fra l’altro porterebbe a una maggior frequenza di persone (studiosi e anche solo giornalisti-scrittori, si potrebbero aggiungere i registi cinematografici) che se ne occupano.

L’affermazione in realtà rischia di essere anche approssimativa, in quanto sono noti – ben prima delle biografie a fumetti – i riferimenti anche alla musica jazz in certi comics. E si può anche andare oltre: per tutti si consideri la storia di Corto Maltese Y todo a media luz di Hugo Pratt, meglio nota con il titolo, appunto, di Tango ([4]).

 

Adesso, si pensi a una banale equazione ([5]): uno studioso che conosce anche i fumetti, sarà anche un esperto di musica contemporanea: ad esempio Umberto Eco.

Ancora: Nick Hornby ha scritto di musica “contemporanea” non alta (rock ‘n’ roll e pop o forse sarebbe meglio dire della seconda metà del secolo ventesimo) e di calcio: gli piaceranno anche i fumetti.

E applichiamo ancora questo tentativo di equazione: uno dei creatori del personaggio fumettistico di Tank Girl, Alan Hewlett, siccome ha collaborato con Damon Albarn (frontman dei Blur) nei Gorillaz, avrà passioni anche oltre questi due argomenti, diciamo per il calcio.

Ebbene, queste tre affermazioni mi paiono prive di fondamento, e comunque – cioè sebbene eventualmente esatte in tutto o in parte – incapaci di creare una sorta di “circolo” più ampio di interessi per artisti e studiosi e i loro lettori (consumatori in senso nobile?).

 

Prendiamo David Bowie: una sua frase piuttosto recente che mi colpi è che gli uomini ([6]) invecchiando spesso si appassionano alla storia. Esiste dunque un possibile allargamento oppure un cambiamento di argomenti negli interessi delle persone con il passare degli anni.

Ma penso anche a due registi statunitensi, John Milius e Walter Hill, sicuramente appassionati di storia antica già in semplice età adulta. Nei loro film c’è musica moderna, sì, ma storicamente contestualizzata: cioè nessuno di loro si dichiarerà anche un ascoltatore di punk americano ([7]), tanto per dire.

 

Complico ulteriormente le “cose”: Guy Peellaert e Nik Cohn scrivono e illustrano nel 1973 un libro, a quattro mani appunto: Rock Dreams, dedicato ad artisti musicali dell’epoca. Peellaert fu in seguito anche autore di “copertine” di album per David Bowie, Rolling Stones, Etienne Daho.

Il primo ha realizzato altresì qualche fumetto, il secondo ha scritto su molti argomenti, anche non necessariamente legati alla musica contemporanea.

Difficilmente, però, gli ambiti musicale e fumettistico sono considerati insieme da chi si occupa di Peellaert non ex professo bensì incidentalmente.

 

Adesso vi butto lì qualche altro dato di biblioteche personali: si parla di 30.000 e più libri per Umberto Eco ([8]) nel 2010 e di 25.000 per Hugo Pratt morto nel 1995.

Ma un contemporaneo come Arturo Pérez-Reverte che in qualche modo è legato ai due autori appena citati ([9]) ne dichiara già 35.000 nel 2015 ([10]).

 

Dunque, occorre sempre e per sempre scandagliare ogni àmbito perché nessuna persona può darci tutte le conoscenze che ci servono e, con apparente paradosso, è solamente avendo letto uno scritto di Andrea G. Pinketts ([11]) che sono arrivato a John Barleycorn di Jack London e ho “scoperto” ([12]) che lo scrittore di San Francisco negli ultimi anni della sua vita (morì quarantenne) ([13]) aveva una biblioteca di 15.000 volumi.

 

Non riesco proprio a collegare Milius o Pérez-Reverte a Hewlett, ma probabilmente nemmeno Hornby a Gianni Brera.

E continuo a cercare.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Per esempio, si dice che Napoleone Bonaparte sia il personaggio storico cui sono stati dedicati più libri.
[3] La prima volta che lessi questa avvertenza fu in Come fare una tesi di laurea di Umberto Eco.
[4] Mentre nel libro Paracaidas y vueltas, sorta di antologia di suoi testi (prevalentemente di prosa, pubblicato nel 2015 da Andrés Calamaro (cantante/musicista argentino, spesso autore/compositore di se stesso) i riferimenti oltre che letterari sono (an che) a jazz e tango appunto. Ma ricordo anche in questa sede la sua amicizia con Rodrigo Fresán, autore letterario di due anni più giovane; entrambi sono nativi di Buenos Aires. 
[5] Il riferimento a Umberto Eco è di mera praticità e contingenza rispetto a quando scrivo queste righe.
[6] Non il genere umano.
[7] Magari escludendo i Ramones, negli ultimi anni diluiti di molto del loro “essere”: si veda http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2015/09/ramones-crepuscolo-di-una-gloria-punk.html.
[8] Nella specie è perché egli scrisse anche a proposito di Hugo Pratt.
[9] Eco è menzionato ne El Club Dumas, mentre almeno in un’occasione l’autore di Cartagena (Spagna: regione di Murcia) ha dichiarato, da bibliofilo, una passione per Corto Maltese che fa riferimento alle edizioni in bianco e nero dell’editore parigino Publicness. 
[10] Corriere della sera, 14 settembre 2015 intervista di Paolo Beltramin.
[11] Nel volume Mi piace il bar, Siena, 2013 è contenuto il testo, in parte rivisto, della sua prefazione a un’edizione italiana dell’opera londoniana.
[12] Dall’introduzione di John Sutherland all’edizione pubblicata nella raccolta Oxford world’s classics della Oxford University Press.
[13] Il 22 novembre 1916.

domenica 21 febbraio 2016

“OCCUPY RAI” (Sniper series – 31)


OCCUPY RAI
(Sniper series – 31)

 

L’operazione “Occupy RAI” è già cominciata: Daria Bignardi firma per RAI3 la necrologia a pagamento pubblicata sul Corriere della Sera del 21 febbraio 2016 per Umberto Eco.

Alla stessa data ed al successivo 22 febbraio non risulta ivi una sua (con il marito, magari) necrologia personale.

Per contro, Anna Maria  Gandini la necrologia se la è pagata con il proprio danaro.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

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lunedì 15 febbraio 2016

PERLE MEDIATICHE 37 – INFORMATORI POCO INFORMATI?


PERLE MEDIATICHE 37 – INFORMATORI POCO INFORMATI?

 

Chi informa il “pubblico”? Prevalentemente i giornalisti.

 

Ebbene, nella pagina “Albo” del sito internet del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia l’informativa concernente i dati personali è “aggiornata” – pagina visitata il 15 febbraio 2016 – con un comunicato del 22 luglio 1997 della Autorità Garante riferito alla legge n. 675 (del 31 dicembre aggiungo io) 1996.

 

Quella legge è abrogata (articolo 183) e sostituita dal decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, intitolato “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 31 gennaio 2016

VINTAGE (Tombstone series – 32)


VINTAGE

(Tombstone series – 32)

 

Vintage”: parola che in Italiano si usa spesso per descrivere un oggetto vecchio venduto a prezzo elevato a chi non sa cosa significa “vintage”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 22 gennaio 2016

GIANNI BRERA? (Sketches series - 26)



Per quel che riguarda la critica,
probabilmente i due testi recenti più rari
(ringrazio Andrea Maietti quanto a Il tempo sperperato
e la Fondazione Mondadori per Storia di Gianni Brera) 



GIANNI BRERA?
(Sketches series - 26)

 

Scrivere in Italia rispetto a Gianni Brera, facilmente definibile per lo meno come il più noto giornalista sportivo nazionale, comporta almeno due rischi critico-sportivi: quello di coloro che rileveranno ogni difetto tecnico in riferimento alle cronache agonistiche eventualmente analizzate dall’improvvido autore che si cimenti a tal riguardo; l’altro di coloro che non amando la cronaca sportiva di Brera faranno di te e lui un sol fascio.

Un terzo rischio, generale: semplicemente essere bersaglio dei “breraiani”, che ne approfitteranno anche per cozzare con i critici del secondo genere.

 

Posto che questo è un blog, non mi pongo invece preoccupazioni di completismo e dunque crucci rispetto al rischio generale. Anzi queste righe, indipendentemente dalla loro consistenza, potrebbero inaugurare per loro dichiarata incompletezza anche d’analisi, una “sub series” all’interno della “Sketches series”.

 

Ho scritto diversi post in tema di “fattore territoriale”, spesso combinato con il “fattore storico”: quelli su New York, Berlino e Milano sono i principali.

Pur essendo un lettore serio di e su Emilio Salgari, è chiaro che il suo limite geografico lo ha, in ultima analisi, limitato.

Il fattore storico serve, anche, per riordinare le idee (oltre che per tramandare senza errori) di chi espone (e racconta?).

 

Per dichiarare che un risotto mangiato in un ristorante di Milano non è buono ([1]) occorre avere dalla propria parte entrambi i fattori; chi poi ha un palato non condizionato dai critici culinari o dal blasone del locale sarà anche in grado di sorprendervi, magari ricordando due buoni tipi di risotto (rispettivamente ai frutti di mare e al nero di seppia) in un ristorante “di pesce” che non esiste più – “Ca’ d’oro” ([2]) – e che, secondo alcuni, era meglio di “a’ Riccione” amato da Gianni Brera, che lì fondò il suo “Club del giovedì” ([3]).

Oserei dire “eccetera”. Insomma: almeno questi due fattori sono dalla mia parte; infatti, non credo scriverò mai di Petrolini (pur apprezzandolo). Di sport praticato non scriverò.

 

Inutile qui una mia biografia di Gianni Brera: a parte quelle rinvenibili in internet, se ne trovano (o meglio se ne dovrebbero trovare, secondo quanto scrivere in seguito?) almeno un paio ben fatte – Brera post mortem fra l’altro ha sempre goduto di una attenta tutela della sua figura e della sua opera da parte della famiglia ([4]) – sotto forma di libri ([5]).

Eccettuata l’aneddotica simil-politica: nato l’8 settembre (del 1919), paracadutista e giornalista sotto l’egida fascista ma poi passa alla resistenza che ricordare?

Beh quella che sicuramente è una sorta di mia caratteristica (sebbene non del tutto dominante) d’interesse o passione: anche ([6]) Brera è morto in un incidente automobilistico, ma da passeggero: il 19 ([7]) dicembre 1992 nelle prime ore della notte di ritorno da una cena certo non parca.

 

1899, 1919, 1937: sono gli anni di nascita di Ernest Hemingway, Brera e Hunter S. Thompson: è da escludere che l’ultimo dei tre abbia influenzato – per ragioni cronologiche e linguistiche – i primi due, ma come è noto Thompson è il definitore del “gonzo journalism” ([8]).

Quanto a Hemingway, più passa il tempo, più la sua figura si sbiadisce, non per i suoi eccessi e “scorrettezze”, ma per le falle nella sua capacità di essere affidabile narratore del suo mondo ([9]) e perché i suoi meriti letterari paiono almeno in parte funzionali anche a certa politica USA della sua epoca. 

Ciò non toglie – se si espunge dai pregi necessari della letteratura gonzo quello di una sua attendibilità da parte dei lettori, certo un fattore apprezzato dal “gonzo reader” che è per la stragrande maggioranza dei casi maschio ([10]) – che questi tre autori con uno stile e un vocabolario anche innovativo abbiano ognuno nel suo tempo influenzato i propri lettori ([11]).

 

L’eredità letteraria del gonzo journalism è essenzialmente deleteria, e lo è anche per Gianni Brera. Addirittura doppiamente, quindi in modo ancor più grave ([12]).

Innanzitutto esiste un rimbecillimento dei lettori che ritengono il quotidiano sportivo nobilitato comunque: dunque non serve leggere altro, proprio in ragione di quanto prodotto dall’autore di San Zenone al Po ([13]) che leggevano (ormai i loro genitori e anche nonni).

Di pari, e a influenzare ulteriormente i destinatari delle loro righe e colonne, sono i sé dicenti eredi di Gianni Brera, nati qualche anno dopo: cioè non sto scrivendo di Beppe Viola (il quale erede non poteva essere perché morto prima del maestro, nel 1982) o di Gianni Mura (destinatario del legato di una delle macchine per scrivere del suo maestro); figuri autodichiaratisi che fra l’altro sono debordati dalla carta stampata e sono approdati in altri media: televisione innanzitutto: il loro linguaggio è quasi sempre un autocompiacimento nel cercare iperboli assolutamente da dimenticare (e dimenticate), neologismi da adolescente, eccessi insensati ([14]) che siccome giornalisti (con un albo professionale) dovrebbero invece lasciare all’Italiano traballante quotidiano di categorie per definizione non use a lavorare con le parole e con la sintassi.

 

Certo, c’è anche la produzione letteraria del Gioannfucarlo, meno nota, rinverdita dalle cure, dell’uno dirette e dell’altro auspici, dei fratelli Del Buono: fu Pilade a instradare Oreste presso il comune nipote Alessandro Dalai ([15]), così anche titoli come Il corpo della ragassa e Naso bugiardo (con nuovo titolo: La ballata del pugile suonato) furono ripubblicati da Baldini e Castoldi.

La storia delle edizioni delle opere di Gianni Brera ha poi avuto uno snodarsi non semplice, anche con risvolti giudiziari.

 

In questo panorama, evidenzio due aspetti prettamente letterario-editoriali.

Il primo è quello dello studioso: non mancano le analisi dello stile breriano, peraltro appunto ristrette ad un pubblico da biblioteca più che da libreria (in senso lato) e nemmeno da tutte le biblioteche.

 

Il secondo, mi pare ([16]), è che anche negli anni in cui si vendevano ancora libri (diciamo gli ultimi dieci del secolo scorso) i lettori di Brera, quelli che ne hanno fatto gloria e fortuna cioè quelli delle testate giornalistiche sportive, frequentassero poco gli scaffali e si limitassero alle edicole appunto; dunque non erano più quelli che leggevano Brera perché Brera non c’era più.

Oggi provate a trovare i volumi contenenti gli articoli della rubrica “L’arcimatto” in libreria, appunto.

Insomma: Brera è diventato un autore con un pubblico assolutamente ristretto, forse in esaurimento proprio perché Brera era uno da quotidiano ([17]), da banco del bar, da tavolo di osteria, al più da gambe sul tavolino stravaccato sul divano con cravatta lasca.

 

A mo di epigrafe, ma finale: “Gianni Brera, un autore destinato a durare più del pubblico dei suoi lettori”. Peccato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] In tema di risotto alla milanese, scrivetemi in privato.
[2] Della famiglia Andriolo, di origine veneziana.
[3] Si veda il volume dedicato ai relativi scritti di Brera così rubricati del 1987 e 1988 – di molto successivi al sodalizio culinario creato nel 1956, si dice al tavolo n. 14: (A. MAZZOLA e P. BRERA curatori), Il club del giovedì, Torino, Aragno, 2006.
[4] Tanto che le prefazioni di suo figlio Paolo vengono quasi a noia, in quanto pressoché onnipresenti.
[5] Cito siccome le conosco due “ufficiali”, medesimi autori: P. BRERA – C. RINALDI, Gioannfucarlo, Pavia, Edizioni Selecta, 2001, sorta di coffee-table book ricco di foto, e il compatto P. BRERA – C. RINALDI, Giôann Brera – Vita e scritti di un Gran Lombardo, Milano, Boroli, 2004.
Sarei però ingeneroso se non menzionassi – non fosse altro che egli è meno famoso dell’altro epigono (portabandiera? Erede? Fate voi) Gianni Mura – Andrea Maietti: curatore di qualche opera antologica di Brera e autore di Com’era bello con Gianni Brera, Arezzo, Limina, 2002 in cui si rinviene anche il testo della sua tesi di laurea.
[6] Come James Dean, Roger Nimier, Ayrton Senna. Potrei aggiungere Albert Camus e la seriamente ferita Françoise Sagan. Tutti al volante.
[7] Fra il 18 e il 19 per Andrea Maietti.
[8] Rimando a http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/12/gonzo-journalism-le-vite-non-parallele_01.html.
Ivi citati sono anche Lester Bangs e Giancarlo Fusco e tratteggiato il misconosciuto Jeffrey Bernard.
[9] Per tutti: si leggano certe pagine in cui Jean Cau nel suo libro del 1961 Les oreilles et la queue (in Italiano: Toro, Milano, Longanesi, 1962) in cui gli Spagnoli smontano la conoscenza dell’arte taurina, e della tauromachia in particolare, dell’autore di Oak Park.
[10] Non che le femmine siano imprecise, ma ritengo che sia come scrivo.
[11] È evidente la limitazione territoriale di lettura di Brera rispetto agli altrui due, non necessariamente per la lingua usata, anche se forse impossibili sono le traduzioni di certe sue parole. Forse proprio il fatto che Brera è stato essenzialmente giornalista solamente in ambito sportivo giustifica questa sua notorietà limitata, anche se credo ci sia altro.
[12] In misura minore, almeno per quel che concerne i loro lettori in quanto anche ascoltatori, le stesse conseguenze perniciose si manifestano con i critici musicali: molti, incapaci di stili più accollati, adottano quello sbracato di Lester Bangs, ma senza lo stile e l’acume di questi.
[13] Provincia di Pavia.
[14] Peggio poi l’ex sportivo che “vuol fare il Gianni Brera”: ho seguito nel 2015 una telecronaca di una partita di pallavolo della nazionale italiana maschile commentata anche dall’ex Andrea Lucchetta: squallida ed incomprensibile (mancava anche di riferimenti tecnici, graditi al profano) faceva dimenticare le sue grandi doti di sportivo.
[15] Lo racconta PdB nel suo intervento alla giornata di studi tenutasi a Milano il 17 novembre 2012 in occasione del ventesimo anniversario della morte del suo amico Gianni.
[16] Le logiche degli editori, almeno sino a qualche anno fa, erano tali per cui tendo ad escludere che: 1) i libri di Brera vadano fuori catalogo e divengano “remainder” solo in esito a una causa; 2) quelle copie per mesi stazionino in numero immutato o quasi per poi sparire (e diventare merce di piccola bibliofilia).
[17] Il guerin sportivo oggi è un mensile, era un settimanale ai tempi di Brera: quanto vende?