"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



giovedì 19 giugno 2014

NOUVEAU POLAR: JEAN-PATRICK MANCHETTE E HUGES PAGAN (qualche considerazione, indotta, sulla letteratura)


NOUVEAU POLAR: JEAN-PATRICK MANCHETTE E HUGUES PAGAN
(qualche considerazione, indotta, sulla letteratura)

 

Parto dalla definizione del titolo del post: “nuovo policier+noir”.
Si presuppone un genere, letterario, la sua codificazione, l’arrivo di autori in grado di innovarlo.
Beh, sembra facile: è letteratura di genere (o sono due tipi di una letteratura di genere raccolti nella crasi icebergica?), quindi definibile e pertanto di agevole evoluzione.
Magari!

 

Io disprezzo Andrea Camilleri ([1]), infatti piace molto a chi in questo blog più che per sbaglio potrebbe arrivare per punizione ([2]).
Non sono però neanche un cultore di Maigret (policier di sicuro, noir almeno talvolta), pur avendo letto svariati romanzi e molti racconti scritti dal belga George Simenon di cui il commissario è protagonista e apprezzandone taluni.
Come forse ho già dato a intendere altrove in queste pagine elettroniche, ho letto: Raymond Chandler (molto), Dashiell Hammett (abbastanza ([3])), tutto il ciclo di Tom Ripley e altro di Patricia Highsmith ([4]), Ed McBain dell’87th District (abbastanza in quanto ha scritto molto), Giorgio Scerbanenco (ben oltre il genere), Ken Bruen (fino a un certo punto ([5])), Philip Kerr (i primi tre ([6])), i romanzi di Boris Vian firmati Vernon Sullivan, Anthony Frewin, …, di Carlo Lucarelli ho delle edizioni che forse farebbero la gioia di qualche collezionista, di Andrea G. Pinketts ho già scritto qui.
Ho anche letto un romanzo di Jean-Claude Izzo e un paio di Massimo Carlotto: poi mi sono fermato in quanto non vedevo grandi novità e vedevo troppa estrema sinistra, diciamo così ([7]).
Pour la France: mi sono letto qualche Fred Vargas, niente di che.

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Jean-Patrick Manchette in una bella edizione (la prima in Italiano) pubblicata da Metrolibri, nel 1992, di La Position du tireur couché. Allora non feci caso al fatto che era venduta a metà prezzo ([8]).
Per alcuni è considerato il capolavoro di questo autore francese, considerato il capostipite del nouveau polar.
Buona fortuna per chi cerca questo romanzo tradotto e ancora ama leggere i libri sfogliandone le pagine ([9]), comunque continua a intitolarsi Posizione di tiro.

 

Manchette era secco, essenziale, sempre. In tutti i suoi romanzi.
Manchette scriveva sempre il “.” prima del numero di calibro delle armi da fuoco, non si tratta di un dettaglio.
Manchette era di sinistra, molto ([10]).
Manchette era anche giornalista.
Manchette non amava serializzare i suoi protagonisti.
Manchette all’imperfetto in quanto morto di cancro ai polmoni, dopo un tumore al pancreas, nel 1995, a 53 anni. Fumava da quando di anni ne aveva 13.
Ce n’è di Manchette da leggere, se si legge in Francese.

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Hugues Pagan (cui auguro lunga vita), ma troppo tempo dopo Manchette, nella stessa libreria, sempre a metà prezzo.
Quindi c’è un problema: autori riconosciuti come qualitativamente molto bravi in Francia in Italia non piacciono perché … io credo perché troppo intelligenti e colti: citare un marchio come Gretsch in un’opera narrativa a che serve?

 

Pagan è in alcuni aspetti l’opposto di Manchette: certo non esile nella prosa, ma spezzettato nel periodare ([11]). Non avaro nelle descrizioni che sfiorano l’autobiografia (è nato pied-noir). Pessimista e non “solare” (per fortuna!) come anche Manchette. Anche Pagan serializza poco. Pagan ambienta spesso a Parigi. Ritrovo, rinfrancato, “.” prima del calibro.
Insomma, una sorta di appaiamento ideale, più che sostanziale, per me fra questi due autori.
Gli è che Pagan non scrive più, da un sacco di anni.
Un titolo, anche se è l’ultimo di una trilogia: La notte che ho lasciato Alex ([12]).

 

Quoi faire ([13])? Semplice, cercarsi i libri di entrambi, scegliere (se del caso) e leggerseli.
Aspettando, senza crederci, l’erede vero di Giorgio Scerbanenco; probabilmente arriverà prima un altro francese.
Tant pis!

 

 

                                                                                                                      Steg


 

 
POST SCRIPTUM
 
… si torna sempre là, le strade, i porti e la pioggia, gli usci socchiusi e i neon cruenti e spettrali, i marciapiedi senza fondo, le raffiche di steel guitar sparate su un fianco, a spazzare via tutto, i canali di scolo e le stanze disseminate di detriti e vetri in frantumi, di lamenti e di spade, di chiazze di sangue e fango, di lampi elettronici – no future – e di facce livide… difficile trovare la luce. Racconti di morte tranquilla e di obitori stracolmi. Cortei di Cadillac e giovani visi esangui, abiti per diecimila franchi e ascessi purulenti su braccia dalle vene indurite, dalle ossa di alluminio, dai tendini di vetro… Un giorno o l’altro, si deve scegliere da che parte stare e non muoversi più.” (Hugues Pagan, In fondo alla notte, Padova, Meridiano zero, 2007, a p. 159; titolo originale Les Eaux mortes, Paris, Rivages, 1987).
 
Avete letto bene: 1987 quale data di pubblicazione e si tratta di un romanzo nouveau polar. Adesso prendete la vostra brava tavola sinottica e fate le verifiche del caso: cosa offriva l’Italia nel 1987?
 
 
                                                                                                                      Steg

 


 

 

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[1] Attenzione: nella stessa antologia (quello di Camilleri di racconto l’ho letto, non mi è piaciuto, ho visto che lui ne era l’autore, non ci avevo fatto caso. Fine) ho letto anche Santo Piazzese e di questo scrittore ho letto tre romanzi ambientati a Palermo. Questo per evitare commenti a vanvera su Italia, Sicilia, eccetera.
[2] Lo Speaker’s Corner di Steg è ben difeso: vanno dritte dritte alla “real pain” queste persone che non sono neanche “sham friends”.
[3] La chiave di vetro mi colpì in quanto sino a oltre metà della lettura, non mi ero mai posto il pensiero che esso fosse ambientato decenni prima.
[4] Per questa ed altri autori, il “genere” è forse dato dalla presenza di violenza, le loro qualità letterarie non si discutono.
[5] E London Boulevard molto prima che ne fosse tratto un film peraltro non visto.
[6] Grazie Anna, RIP Anna.
[7] Per qualche altro contemporaneo italiano, andate a cercare un poco fra i post precedenti, se del caso.
[8] Già in Euro, nel primo Libraccio aperto a Milano.
Non è un mero dettaglio aneddotico.
[9] Tempo fa a Parigi sono andato a cercarmi la prima edizione, uscita per Gallimard nella collana Série noir. È il numero 1856, del 1982. La mia copia è costata 8,00 Euro, nuova che ancora la colla e la carta fanno rumore.
[10] Di nuovo: nessun pregiudizio di territorio, di orientamento ideologico.
[11] Lo ho notato subito, come avrei potuto non farlo?
[12] Sic! per la titolazione (non c’entra nulla con il titolo in originale), che fa il paio con La notte che bruciammo Chrome (William Gibson) ma lì siamo al cyberpunk.
[13] Mi piace quest’espressione in quanto mi ricorda una canzone fra le mie preferite di CharlÉlie Couture dal medesimo titolo.

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