"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



domenica 15 gennaio 2012

INSPIRATIONS? HAVE I NONE

INSPIRATIONS? HAVE I NONE ([1])

Leggo un bel, ripeto bello, articolo a pagina 30 de La Lettura supplemento domenicale del Corriere della Sera del 8 gennaio 2012 a firma Lorenzo Licalzi.

C’è un problema: l’elenco degli LP lì in fondo è di un giovane nato nel 1956.
Cosa gli è successo prima e dopo quanto a gusti musicali?
Non vedo i Velvet Underground, non vedo i Roxy Music, non vedo David Bowie ([2]), non vedo Marc Bolan con i T. Rex.

Siccome l’elenco è riferito al 1969, ma non vedo nemmeno The Stooges e all’eponima band tutto può eccepirsi (a mio avviso quasi sempre a torto, al di fuori del “non mi piacciono”), ma non anche una carenza di potenza sonica, nemmeno l’argomento rock può soccorrere a giustificare la vecchiaia musicale di una generazione italiana.

Ho quasi concluso, credo: Steven Severin - classe 1955 - ha come reference i Velvet Underground, Yves Adrien – classe 1971 – entra a Rock & Folk nel 1971 e già ve lo ho presentato altrove.

Qui in Italia qualche cosa è andato storto e quindi alle feste del sabato pomeriggio degli studenti della terza media o della prima delle superiori fra il 1969 e il 1975 nessuno dei ragazzi era al guinzaglio della più carina della classe.
Di tingersi i capelli con il perossido neanche a parlarne.

I “nostri” eravamo noi, ma nel 1977.
I soli dalla nostra parte, vero Miss Xox?


                                                                                                                      Steg



© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.



[1] Con l’aggiunta di un punto interrogativo, questo titolo consiste in di un verso di “Soul Love” di David Bowie.
[2] Mia madre ascoltava la radio RAI e comprò il 45 giri di “Drive In Saturday”, quindi non ci sono scuse.

mercoledì 11 gennaio 2012

A PROPOSITO DI JUMPERS E DI 198X

COLLEZIONE PRIVATA TL (per gentile concessione)

A PROPOSITO DI JUMPERS E DI 198X

Siccome sono un poco stufo di aspettare l’uscita del disco (sì è un disco in vinile) per la Rave Up Records di Roma (trovate il loro link in questo blog nella sezione “link per spendere…” con registrazioni dei Jumpers e dei 198X, ho deciso (essendone autorizzato) di anticipare la pubblicazione delle note di copertina, che ho scritto.
C’è qualche piccolissima modifica (e non è detto che non cambino ancora quelle note) per renderle più coerente con i post del blog.

Evidentemente, non essendoci biunivocità fra lettori del blog e possibili acquirenti dell’album, è (o sarà in futuro) possibile che chi sia l’uno e l’altro trovi qualche – inevitabile – ripetizione: non posso riscrivere la storia.

Buona lettura

                                                                                                          Steg




“PALACH MEMORIAL”
(ovvero: “And so you’re punk!”)

In passato sono uscite su due compilation (assolutamente varie quanto numero di artisti partecipanti) le registrazioni di tre canzoni realizzate con il primo line-up, di cui poi rimase solamente Tonito, dei 198X: “Chaos”, “198X” e “Lowdown”. CD ormai introvabili (ma magari su siti di scambio recuperate qualche cosa: attenzione le versioni con l’introduzione parlata sono meglio).
Questo invece è il primo album che trova un denominatore comune nella sovrapposizione delle formazioni fra i Jumpers (assolutamente inediti) e la seconda configurazione, cioè quella del 1980, dei 198X.
Mi vengono in mente le pionieristiche iniziative di recupero del suono di Cleveland pre-Pere Ubu dove, occorrendo, si privilegiava l’interesse ed il valore artistico alla qualità sonora.

Milano ha sempre sofferto il proprio complesso di superiorità e i suoi artisti invece lo coltivavano. Risultato: dei gruppi milanesi (solisti dell’epoca non ne ricordo e d’altro canto del rapporto band/gang, cioè gruppo/banda, molti hanno già disquisito), a causa di dissidi interni e voglia di essere meglio anche solo sonoramente, in proporzione è stato pubblicato molto meno di quanto offerto rispetto alle scene di Bologna o Pordenone, per esempio.

Volendo essere cronologici, almeno i “tre T”, Tonito, Tiberio e Tony Fisher, sono (come me) dei first movers, sebbene non dei prime movers (nessuno si offenda, è stato così). Nell’autunno 1977 sono tutti in giro, con il punk. In realtà Tiberio e Tonito già suonavano, senza nome, alla fine del 1976 insieme a Marcello e Franco (i cognomi non servono per presentare un artista, al solito chi deve sapere sa).
Li ho conosciuti in occasioni diverse e con Tonito condivisi il primo anno di università. Marcello lo ricordo poco, ma è comunque saggezza per cui un gruppo non può mai essere migliore del proprio batterista.
Tutti noi dunque esistevamo in una “non scena” milanese ben prima dei cruciali due concerti del 16 e 17 ottobre 1978 di Adam and the Ants/z a Milano (che peraltro molto hanno significato solo nel senso di una certa coscienza di sè e non come conversione delle masse).

Le varie passioni musicali sono in qualche modo intuibili, con Tiberio che ha una “formazione rock” se vogliamo più classica (nel senso di Rolling Stones e New York Dolls), Tony Fisher più punk (quello che qualcuno chiama “alla Buzzcocks”, però dopo che Howard Devoto lasciò), e Tonito (a parte lo pseudonimo ispanico di “derivazione antziana”) è bowiano di diamante ma capace di twangheggiare “Belsen Was A Gas” al basso.
E poi ci sono The Wire, a dimostrazione di artisti allora poco noti, che tutti e tre apprezzano e lo testimonia la cover di “Lowdown” dei primi 198X.
La prevalenza dei brani strumentali nel disco deriva dalla matrice “sala prove” delle registrazioni, ma anche da certi riferimenti germanici alla Can.

La chiave di tutti quelli che cavalcando l’onda seventy-seven si misero a suonare in Italia è uguale a quella di oltremanica o oltreoceano: urgenza di esprimersi in musica.
Ovviamente, i risultati sono i più diversi, e oggi possono apparire ingenui, soprattutto a chi magari si trova ad aver scoperto The Clash o Sex Pistols nella discoteca di famiglia …

Comunque, seguendo gli eventi, prima ci sono i Jumpers sostanzialmente a tre di Tony, Tiberio e Marcello. Nel quasi frattempo Tonito arriva ai primi 198X, partendo dai TV Vampire e passando per i Mittageisen.
Nei nuovi 198X ricompare Marcello, mentre Tony non suona più ma svolge funzioni quasi di tour manager ed una supervisione può essere riferita a Rosso Veleno per la quale potrei scrivere una presentazione a parte (volendo, cercate sotto Sex Pistols nel 1976 ed Adam And The Ants dagli albori, quelli appunto con la s/z finale).

Quindi se avete comperato questo disco, in qualche modo vi interessa ascoltare più da vicino questi artisti milanesi funestati da troppa conoscenza di musica che quasi nessuno ascoltava; persone che non si contavano come felici unità anonime in un gregge, ma erano orgogliose di essere riconosciute ciascuna per quel che era, incluso quelli che, come me, non suonavano ma c’erano.

Che dire dei nomi? Francamente le ipotesi potrebbero essere le più varie.
Per i Jumpers direi che è la voglia di pogare a dare degli indizi, per quel che valgono.
199X forse è un riferimento orwelliano, oppure a “1977” di The Clash (a sua volta derivato da 1984). Se si vuole andare sul complicato, allora la sfida potrebbe essere rispetto alle date in parentesi nel titolo di “Alladin Sane” dell’omonimo album di David Bowie. Certo 198X è facile da ricordare, traducibile in qualsiasi lingua, volendo essere banali ha dentro anche una connotazione proibita (però escludo che fosse stato scelto per quel motivo: a Milano c’erano già stati gli X-Rated).

Ancora più oscuro può allora suonare “Palach Memorial”: Jan Palach era uno studente ventenne della facoltà di filosofia, datosi fuoco in Piazza San Venceslao, Praga, in risposta alla repressione sovietica della “primavera” nella capitale (allora) cecoslovacca del 1968; egli muore dopo tre giorni in ospedale, il 19 gennaio 1969.
Citare Palach nel 1980 era politicamente scorretto ([1]), Tonito aveva “198X Palach Memorial” scritto in caratteri stencil bianchi sulla fascia lombare del chiodo e quello sarebbe poi il nome completo dei 198X mark two, mentre il giubbotto sarebbe passato su altre spalle.
Classificare politicamente “i punk” del 1977 è sempre stata una idiozia, ma questa era “la” persecuzione.

Dunque, le vicende artistiche dei “tre T” si incrociano, come pezzi della non scena milanese, mai unitaria appunto e dove al massimo le coincidenze si trovano nei personaggi principali.
A Milano, però e purtroppo, già da tempo erano cominciati ad apparire, intorno ai prime e first movers, quelli che non capivano ancora niente degli accadimenti su scala planetaria (a parte Jan Palach). Così fu seppellito definitivamente il vero punk italiano (sarebbe rimasto quello “alla carbonara”, secondo il titolo di un libro in argomento) e quello milanese (non “alla”) in particolare, comunque già morto o forse mai nato (come testimoniò il disastro del presunto festival punk del 9 dicembre 1978 alla Palazzina Liberty) illudendosi poi che The Clash di Sandinista! fossero “the real punk thing”.

Noi, nel frattempo, guardavamo e ascoltavamo già altrove (che si chiamava, volendo, post-punk/after-punk/növo-punk/no-wave, ma anche Dexy’s Midnight Runners esordienti).
Era naturale: eravamo curiosi, un poco faces e un poco heroes. Sapevamo che non sarebbe durata in eterno: Youth is skin deep.


                                                                                                                      Steg

 

 

AVVERTENZA

 

Alcune parti dei seguenti tre post sono state pubblicate successivamente (anni dopo) – con la mia espressa autorizzazione scritta – nel libro di Claudio PESCETELLI, Lo stivale è marcio, Roma, Rave Up Books, 2013 (per i riferimenti si vedano ivi le pagine 188 e 189): “Note sul punk in Italia e a Milano”, “Tonito Memorial”, “A proposito di Jumpers e 198X”.
Ove possibile segnalo il volume nelle “etichette” del blog riferite ai singoli post, ma dato lo spazio limitato per le etichette, ciò non è accaduto per tutti e tre.
D’altro canto, tutti e tre i post in questione hanno avuto rielaborazioni anche successivamente alla versione impiegata da Pescetelli.

 

 

                                                                                  Steg


 


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[1] Si veda L. LANNA e F. ROSSI, Fascisti immaginari – Tutto quello che c’è da sapere sulla destra, Firenze, Vallecchi, 2003, pp. 385 e 415.

martedì 10 gennaio 2012

LE MANI IN FACCIA






LE MANI IN FACCIA

 

Da anni vedo autori di libri italiani e francesi che si fanno fotografare in posa con il mento appoggiato a una mano e/o in altre varianti “manofacciali”.

Temo che si tratti del tentativo di dare a chi vedrà la foto l’impressione di un contegno profondo del letterato medesimo.

 

Per reazione, inizialmente diffido di ogni autore con tale vezzo; di solito di molti di quegli autori diffido anche – e spesso già – per altri motivi.

 

Se poi il risultato fotografico deriva dall’autore dello scatto o dal suo committente editoriale, beh è come la storia del sarto: nessun assennato ed elegante cliente affida al sarto la scelta del colore della stoffa dell’abito, e anche sul tipo di stoffa occorre che sia colui che indosserà il capo di abbigliamento a dire l’ultima parola.

 

Quindi la colpa della foto è, in fondo, sempre imputabile al “soggetto ritrattato” (per usare la definizione giuridica corretta).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 8 gennaio 2012

PERLE MEDIATICHE - 3 RAI5 colpisce ancora

PERLE MEDIATICHE - 3
RAI5 colpisce ancora

Canale: RAI5, Programma Dreams Road, puntata dedicata alla città di New York.

Ed ecco la perla: “il Museo del MOMA”.

Non è, ripeto non è, un programma in diretta.
Comincio ad essere stufo.

Incidentalmente: l’autore dei testi (sembrerebbe essere tale Valeria Cagnoni) tratta i telespettatori come se fosse il 1961 (o l’anno successivo).
Erano più moderni il “Carosello” de “la gomma del ponte” con Carla Gravina e i titoli di testa di Nero Wolfe. Ed era sempre, e necessariamente, “la RAI” ma di 40 anni fa.

Ultimo ma non ultimo: la voce fuori campo mi pare quella di Nonsolomoda, con un tono entusiastico.
Tono fuori luogo per due ragioni: non è Canale 5 (appunto), la crisi economica smorza di molto gli umori ottimistici anche del telespettatore colto.


                                                                                                                      Steg



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sabato 7 gennaio 2012

THE STREETS E PLAN B - Due solisti sfavoriti per un futuro che forse razionerà anche le pile alcaline

THE STREETS E PLAN B
Due solisti sfavoriti per un futuro che forse razionerà anche le pile alcaline



Quando uscì l’album, omonimo, d’esordio di The Streets ne fui quasi travolto.
Trasudava street cred inscalfibile; un’aura di autenticità, tagliente come un rasoio, che era rap ma senza fare uso della rima; mi sembravano le strade di Quadrophenia vent’anni (o trenta) dopo.
Un ragazzo dietro uno pseudonimo collettivo che – prevedevo a malincuore – non poteva durare troppo a lungo però avrei tenuto nel cuore. Infatti.

Molti anni dopo, come capita(va?) sempre più raramente o mai, nel 2010, ecco che ascolto tramite videoclip un altro outsider che mi lascia un retrogusto da giovane ribelle del soul, le nocche idealmente tatuate come un incrocio necessariamente senza speranza fra Robert Mitchum e la manovalanza dei Kray Twins.
Roba rara: è (di nuovo un solista dietro pseudonimo apparentemente collettivo) Plan B con il suo secondo album: The Defamation of Stricktland Banks.



Aggiungo Jake Arnott con The Long Firm e Johnny Come Home e l’insuperabile Anthony Frewin con London Blues ([1]) perché questi tre romanzi possono suscitare sensazioni non dissimili da quelle degli artisti musicali qui descritti.



Adesso sta a voi.



Ma vi lancio una proposta, dal basso del mio i-Pod contenente più di ventunomila canzoni ([2]): se si tornasse a un bel Discman (e intendo Sony) con una dotazione da 20 CD al massimo (non CDR, troppo comodo) da portarsi in giro?
Più tempo per pensare e per leggere, soprattutto se con i lettori di mp3 si lasciassero a casa anche i telefoni a batteria cellulare ([3]).
Perché è vero che “less is more” non convince, ma certa musica attuale e il modo in cui la si ascolta sono piuttosto vuoti ([4]) e quindi in questi hard times ([5]) qualche riflessione non guasta.




                                                                                                                      Steg





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[1] Non se ne abbia Cathy Unsworth: godibili e da me apprezzati i suoi romanzi, ma forse un poco troppo “by numbers”. L’argomento della narrativa incentrata sulle culture giovanili è serio e non trattabile in una footnote.
[2] Non perché mi sento solo, forse semplicemente per fare fronte a mezzo secolo abbondante di vita.
[3] In fondo l’ultima rivoluzione tecnologica risale al Walkman (di nuovo intendo Sony) e al telefax (banalizzo lessicalmente per sintesi).
[4] È un argomento che già ho affrontato e affronterò molte altre volte, anche in ambito letterario.
[5] Qualcuno ricorda la grandiosa copertina di The Face del settembre 1982?

giovedì 5 gennaio 2012

CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali




copia personale in prima edizione


CARMELO BENE: necessariamente note molto marginali

Quando saprò imitarmi, sarò morto.” ([1])

 
Rammento ([2]) alcune tardissime serate a cercare in Internet prima informazioni e poi materiale audiovisivo concernente Carmelo Bene.
Quanta frustrazione, addentrandomi in vere giungle, con offerte che erano poco più che lubriche nei toni, di regola esose, probabilmente truffaldine nei risultati.

Del resto, alla morte di CB, il 16 marzo 2002, seguì un significativo aumento dei prezzi di tutti i volumi di sue opere ([3]) e ancora oggi occorre prestare attenzione a ciò che taluni propongono.

Quindi un animo gentile ([4]) mi procurò “del vinile”. Con qualche altra sponda di contatti, partendo dalle medesime conoscenze, alla fine (ma che fatica!) arrivai a reperire le date esatte, quindi a rintracciare le due trasmissioni del Maurizio Costanzo Show rubricate “Uno contro tutti” dove l’uno era Carmelo Bene.
Ecco allora che le registrazioni su VHS (perché partendo da nastri video poco distanti dagli “ampex” originali era anche allora più semplice) di grandissima qualità (grazie. Sempre per proteggere gli innocenti qui mi astengo anche dalle iniziali) di quei due scontri epici divennero fra le più preziose videocassette al fianco di quelle musicali ([5]).

Con il trascorrere degli anni sono evidentemente aumentati i libri disponibili, titoli nuovi e talune ristampe (rimangono pur sempre dei “pezzi” difficili da trovare, indipendentemente dal loro prezzo); qualche LP è diventato CD; qualche altro audio è stato riversato su CD. Qualche film è stato finalmente reso disponibile per il pubblico in DVD.

Però manca tanto, troppo, ancora.
Ad esempio Quattro modi di morire in versi: Majakowski, Blok, Esenin, Pasternak del 1974 quanto a sua registrazione, ma trasmesso dalla televisione nell’autunno 1977 richiederebbe un bel DVD (fra l’altro il monologo fu ripreso a colori, quindi il DVD come tale lo conterrebbe ed è davvero bellissimo).
Cosa fa la RAI? Niente o quasi, trasmette su canali poco noti, quindi con ascolti modestissimi, delle “cose”, oppure documentari troppo brevi. L’emittente di stato realizzi piuttosto dei DVD separati (ancora tanti bellissimi colori, con il rosso a dominare in mille sfumature) con recite complete (altro capolavoro: Pinocchio) oppure un cofanetto DVD antologico che includa anche la partecipazione di Bene ad Acquario (ancora presentato da Maurizio Costanzo, prima che passasse alla televisione privata). Poi c’è tutto il registrato radiofonico.
Io una idea, seria e commerciale (fra l’altro già sperimentata in parte), la avrei, ma buttarla gratis su internet, certo no.

Ecco allora apparire quei due “Uno contro tutti” in DVD.
Come sempre a prezzo non popolare, ma CB non sarà mai popolare fra il popolo, nel tardo 2010 o forse nel 2011 (comunque in anticipo sul decennale volendo essere precisi, il che stupisce quasi); esce il supporto audiovisivo con poco clamore, e onestamente solo chi si legga tutti i crediti e contenuti stampati sulla confezione lo scopre, anzi addirittura come bonus e non come gioiello della corona ([6]). Infatti, il titolo è altro: Don Giovanni.

In parte contraddicendo alla mia regola sugli elenchi, un minimo di bibliografia non guasta.
A parte le sue “Opere”, con il titolo Opere, con l’Autografia di un ritratto, raccolte in forma rilegata e poi dopo molti anni brossurata da Bompiani, segnalo cinque titoli indicando (salvo in un caso) solamente la data di prima edizione:
- C. BENE, Sono apparso alla Madonna: vie d’(h)eros(es) ([7]), Milano, Longanesi, 1983,
- C. BENE e E. GHEZZI, Discorso su due piedi (il calcio), Milano, Bompiani, 1991 (caveat: per fortuna non si parla solamente di calcio e anche questo argomento è affrontato con intelligenza, cosa quasi unica),
- C. BENE e G. DOTTO, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, 1998 e 2002 per l’edizione rilegata,
- Aa. Vv., Per Carmelo Bene, Milano, Linea D’ombra, 1995,
- A. AUSANI e M. DOTTI, Bene Crudele, Viterbo, Stampa Alternativa, 2004

Per il resto, già la voce – significativamente e per fortuna dichiarata “non neutrale”. Come potrebbe essere altrimenti? – di Wikipedia dedicata a CB (e altre ivi correlate) sarà abbastanza dannosa per chi dovesse appassionarsi.

Da “gazzettiere del nulla” (purtroppo CB non ebbe modo di dileggiare blogger e webmaster) quale anche io sono, Vi saluto con un monito.
Non illudetevi: quel che uscirà per il decennale della morte di Carmelo Bene sarà probabilmente tardivo, verosimilmente non sazierà la fame dei grandi appassionati.


                                                                                              Steg



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[1] La citazione è tratta da Carmelo BENE, L’orecchio mancante, Milano, Feltrinelli, 1970, p. 172 (l’ultima di testo).
[2] Sicuramente qualche gentile lettore - non declino al femminile perché non sono Lilly Gruber e nemmeno politically correct, credo di essere un aspiring gentleman, semmai - non disdegna qualche nota personale.
[3] Questo è ormai lo standard dei librai, che pensano spesso di avere a che fare con sprovveduti.
[4] IG padre di FG (frequentatore di questo blog).
[5] Provate a recuperare il nastro VHS originale di un breve live dei Liaisons Dangereuses, tanto per dire.
[6] Rivedendo qualche piccola parte, giusto per controllare qualità e resa, scopro in prima fila, nella puntata del 1995, un giovane Pietrangelo Buttafuoco. Spero prima o poi di dedicargli un post.
[7] L’uso di parentesi per un gioco di parole può far venire alla mente la virgolettatura nel titolo dell’album “Heroes” di David Bowie.

martedì 3 gennaio 2012

PERCHÉ IGGY POP

PERCHÉ IGGY POP

Iggy Pop non necessariamente deve essere il vostro artista musicale (cantante è davvero riduttivo) preferito in assoluto.
Né si cada nell’errore di dimenticare con chi egli ha realizzato i suoi album, in quanto al suo immenso talento altri se ne sono aggiunti.
Però ...

Prendete i primi (forse sono “tutti”, in quanto dopo di essi il trademark si è annacquato per motivi i più diversi) tre album di The Stooges ([1]).
È un bombardamento musicale di tali novità e intensità da cui si esce segnati.

Adesso ascoltate The Idiot ([2]) e se siete indifferenti alla fine del side 1 sono gradite delle serie motivazioni da parte vostra.

Siccome sono onesto, confesso che Lust For Life per me non è all’altezza del precedente, seppure sia un LP molto buono.

Non ho scritto niente di nuovo, sia chiaro.
Ma ogni tanto occorre fare i conti con Iggy Pop ([3]) e chiedersi dove si sta andando con i propri ascolti.
Ci si deve cioè fare un esame di coscienza e onestamente domandarsi se negli ultimi anni non ci si sia un poco banalizzati nei gusti musicali.

Se la diagnosi è sincera e, anche, infausta, per fortuna c’è una cura: diversi giorni di ascolto intenso e univoco di Iggy Pop con e senza Stooges, volendo anche godendosi un crooning atipico come la sua versione di “Les Feuilles mortes” in Preliminaires.
Potrebbe trarne giovamento anche l’ambito delle letture dei pazienti.

Sarebbe bello se nella vita per tutte le nostre malattie la cura fosse la musica di un grande artista.


                                                                                                                      Steg



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[1] Nelle varie “diciture” e configurazioni del line-up.
[2] Non a caso l'album più significativo, sebbene quasi “un Pin Ups”, di Grace Jones porta il titolo di una sua canzone.
[3] Rimando ancora una volta alla biografia di Paul Trynka: Iggy Pop - Open Up And Bleed per tutto il resto.

PERLE MEDIATICHE - 2 La recidiva del canale televisivo tematico

PERLE MEDIATICHE - 2
La recidiva del canale televisivo tematico

Siccome non bastava la prima (già segnalata), allora ecco un’altra perla, ancora in ambito di aviazione militare.

Nella serata del 2 gennaio 2012, canale RAI Storia, trasmissione Dixit dedicata alla seconda guerra mondiale, “I colori della guerra – Inglesi”, gli aviatori (o meglio i piloti? ) diventano “avieri”.
Non occorre molto per sapere, appunto, che un aviere non conduce un aereo (a quanto mi risulta svolge solo attività logistica quindi nemmeno è parte dell’equipaggio).

Ancora complimenti.


                                                                                                                      Steg



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venerdì 23 dicembre 2011

SEASON’S GREETINGS - 3 (with a big help from Siouxsie and the Banshees)



SEASON’S GREETINGS - 3
(with a big help from Siouxsie and the Banshees)

To finish: a winter theme from Canada, but sent from Boston to me in London during the summer of 1984, courtesy of Steve Severin.





                                                                                                                      Steg



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