“DI
GIURISTI E DI ARTIGIANI DEL DIRITTO”
(Facebook
Down Series – 331)
Premessa: questo
post è molto contingente, ma si fonda su
uno che invece è fra i perenni: la contingenza è la morte dell’avvocato (
) Sergio
Erede poco dopo la metà di ottobre 2026.
L’obituary pubblicato dal Corriere della Sera del 18
ottobre è quasi “glassato” come una torta “di pretesa”, non ho ancora letto le
decine di necrologi. Punto a capo.
Non ho conosciuto l’avvocato Erede; ricordo l’aneddoto per cui egli disse,
almeno una volta, al suo allora (lustri e lustri fa) braccio destro che un atto
giudiziario redatto da questi non andava bene siccome non conteneva alcunché (probabilmente
avrà detto “nulla”) di nuovo.
Ma un atto non è finalizzato a “fare dottrina” e poi “giurisprudenza”,
anche se può accadere.
Ricordo anche (sul Corriere non ho visto questa spigolatura, è
comparsa sul QN): a Erede piacevano i trenini elettrici e si comprò uno dei due
massimi produttori italiani.
Domanda: sarebbe stato difficile scalare Marklin?
Altro ricordo: giorno piovoso, incontro verso ora di pranzo il Professor Pier
Giusto Jaeger, credo verso Taveggia, con altri colleghi dell’Istituto, si
scambiano due chiacchiere e lui ricorda che ha domandato al suo amico Franco Bonelli
(societarista fra i massimi e probabilmente numero uno quanto allo studio della
figura dell’amministratore di società di capitali) perché, anziché continuare soltanto
da giurista e accademico, avesse deciso di rimanere ancora nell’agone della
avvocatura con Erede (e Pappalardo).
Erede che, pare, si sentiva un poco falegname (e quindi artigiano).
Dettaglio che racconta molte cose: la morte del Professor Jaeger
rimase riservata per giorni e giorni e poi un evento databile entro un mese e
nulla più.
Solo uno scarno ricordo di un altro grande societarista, Berardino Libonati,
la collocava il 21 luglio 2003.
Niente commemorazioni sulla stampa quotidiana.
Steg
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