"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)
sabato 5 ottobre 2013
OBSOLESCENZA GIOVANILE ED ARTISTICA (Sniper series - 21)
venerdì 4 ottobre 2013
ORESTE DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)
ORESTE
DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)
Destino carogna
quello dei fratelli, uno dei due spesso subisce l’ombra proiettata dalla
statura del germano.
Chi ricorda Ron
Asheton rammenta anche Scott solo perché entrambi erano nella formazione “storica”
de The Stooges, gruppo musicale seminale (qualcuno li reputa anche proto punk,
poco importa) formatosi ad Ann Arbour (Michigan, USA) nel 1967: il primo alla
chitarra, il secondo alla batteria.
I Pilade ed
Oreste della mitologia greca sono cugini.
Un cantante
italiano parte del Clan di Celentano chiamato Pilade (all’anagrafe Lorenzo
Pilat) interpretò nel 1965 la versione italiana di “Charlie Brown” ([1]):
un testacoda pop che lega in modo curioso Oreste e Pilade Del Buono.
Qualcuno,
addirittura, si inventò “OdiBò”, contrapposto a “OdiBì”, e allora si pensò a
chissà cosa.
No: Oreste Del (oppure
“del”) Buono e Pilade Del Buono, fratelli, entrambi giornalisti, sono due
persone distinte, appunto.
Pilade era anche
il nome del nonno paterno (dilapidatore di patrimoni) e Oreste quello dello zio
paterno mai conosciuto (siccome premorto ai nipoti) ([2]).
Pilade Del Buono
(il minore dei due: classe 1930, suo fratello era nato nel 1923) è stato un
eminente giornalista sportivo e amico di Beppe Viola, negli anni più recenti è [stato]
fra i tedofori della fiamma di Gianni Brera.
Oreste Del Buono
rimane, per molti di quelli che lo ricordano (morì il 30 settembre 2003), solamente
il direttore del mensile ([3]) Linus.
Nulla di più
sbagliato.
Lo avete già
trovato citato qualche volta in miei post
precedenti.
Secondo una
recente sintesi di Pierluigi Battista egli era: “uno dei grandi cultori dei filoni letterari tenuti ai margini dagli
intellettuali sussiegosi” ([4]).
Ma questo è un
giudizio ex post, allora quasi un
quarto di secolo fa il diretto interessato sintetizzava: “mi sono sempre occupato di cose futili, il fumetto, il fotoromanzo, il
giallo, il rosa, il nero, la fantascienza” ([5]).
Il maggiore dei
Del Buono era un uomo non tanto alto (del proprio aspetto non particolarmente
attraente non ha fatto mai mistero); era uno di quegli uomini che ancora –
ancora perché oggi capita davvero raramente – trovavano ovvio essere vestiti con
giacca e cravatta quasi sempre; quelle giacche e quelle cravatte che non
dicevano nulla ([6]).
Faceva anche
parte delle persone con “l’incarnato alla milanese”: quel pallido che sembra
anche leggermente grigio, sebbene egli fosse nato in Toscana e per di più al
mare (vedi anche il notaio Franco Cavallone, altro personaggio di qualche mio
post).
Scriveva,
scriveva, non come quella “macchina” di Giorgio Scerbanenco a cui forse proprio
lui aveva attribuito la capacità di diventare una creatura antropomeccanica, ma
OdB scriveva: da giornalista, da autore (che in Italia è sinonimo di scrittore
letterario) e da prefatore.
Poi,
evidentemente, dirigeva: pubblicazioni oppure collane editoriali.
La sua vita
rispetto ad altri del mondo delle arti credo si possa suddividere così: quelli
che a lui devono (spesso molto) in vita e quelli che a lui devono di non essere
dimenticati; poi c’è anche qualche eccezione ([7]).
Fra i primi,
campeggiano nei fumetti Hugo Pratt ([8]) e Andrea Pazienza.
Fra i secondi rammento Umberto Simonetta, Scerbanenco, un poco anche Gianni
Brera.
Su un sito
dedicato ai “nativi” illustri dell’Isola d’Elba sono riportati due articoli che
mi sento di segnalare: un profilo biografico e un’intervista ([9]).
Dovrebbero bastare per chi desidera qualche riferimento in più.
Saluto
ovviamente Pilade, che non mi conosce[va] di persona ([10]),
ma conosce[va] bene mio papà anche perché loro due hanno anche lavorato insieme
al quotidiano Il Giorno.
Risulterebbe solamente
un libro a lui attribuibile, chissà … ([11]).
Per il resto
solo interventi in testi altrui, prevalentemente breriani.
E per
concludere, l’amara ironia è una sola: Oreste del Buono rischia di essere
dimenticato per un motivo davvero circolare: non c’è nessun OdB che si premura
di ricordarlo ([12]).
POST
SCRIPTUM
Qualche giorno
dopo [anno 2013] aver ultimato il post,
ho reperito, fortunatamente a un prezzo da libro usato, il volume di Del Buono
intitolato Amici, amici degli amici,
maestri …
Nell’elenco dei
profili che lo compongono rinvengo fra gli altri: Beppe Viola, Giancarlo Fusco,
Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco. Does
it sounds familiar?
DIECI
ANNI DOPO
Ho ripreso il
post: inserendo fra parentesi quadre aggiornamenti puramente cronistici: anche
perché Pilade è morto il 21 luglio 2019; poi qualche breve aggiunta..
Ci si aspettava nel
2023 qualcosa per il doppio anniversario di OdB: centenario dalla nascita,
ventennale dalla morte, è arrivata pochissima cosa, e quindi per chi ha letto
anni fa questo post, fui profetico.
Nel frattempo,
io … beh ho recuperato qualche titolo che mi mancava, casualmente e non. Desidero
ricordare qui, in ragione della curatela di un altro autore italiano negletto:
Daniele Brolli, il volume La parte difficile e altri scritti ([13]);
poi, magari, La talpa di città ([14]) e La debolezza
di scrivere ([15]).
Steg
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pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso
consenso scritto dell’autore.
[2] Tesei: la famiglia materna che ha dato alla marina militare un eroe come Teseo (nomen omen?). “Il vicegovernatore di Malta, sir Edward Jackson, ricordando l'episodio il 4 ottobre 1941 scrisse: «Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto, impiegando MAS e "siluri umani" armati da "squadre suicide" (…). Questa impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale.»”: da Wikipedia Italia che cita il Daily Mail.
[3] Adesso la periodicità è quel che è, e anche nei contenuti i paragoni non si possono fare.
[4] La Lettura, 29 settembre 2013, p. 4.
Vorrei sapere quali sono, o furono, gli altri, in quanto l’impressione è che sia difficile raggrupparli.
[5] La vita sola, Venezia, Marsilio Editori, 1989, p. 139.
Mi vengono in mente Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
[6] Come non hanno mai detto nulla quelle di Umberto Eco, che predilige(va?) il cosiddetto blazer all’italiana ovvero la giacca blu scuro ma senza bottoni di metallo.
[7] “Scriveva anche ‘sui muri’, Beppe, per dire che le collaborazioni non mancavano. Teneva molto alla rubrica su Linus che gli aveva imposto Oreste del Buono, per lui soltanto fratello del suo amico Pilade”: così scrive Sergio Meda in “Beppe Viola, giornalista” su Panorama, nel 2012.
[8] Rammento una fumosissima sera al Hotel Napoleon di Lucca in cui, circostanza rara, HP e OdB erano persone fra loro pari.
Quando Del Buono lasciò la direzione di Linus, invece, tutta la redazione del mensile divenne una corte di ammiranti donne che pendevano dalle labbra del Maestro di Malamocco.
[9] Rispettivamente le stringhe sono: http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/02/oreste-del-buono-genio-e-carattere-di.html e http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/06/oreste-il-guastafeste-del-buono-lenfant.html.
[10] Come “figlio di” pensò, esattamente, di identificarmi per il mio necrologio per Ayrton Senna Da Silva nel 1994.
[11] Carnera campione del mondo, s. l., Editoriale Nuova, 1978.
[12] Ripubblicandolo al di là di quanto fatto, un poco malinconicamente, nel numero del redivivo Linus di settembre 2013. dove c’è qualche suo scritto ma davvero poco e solo tratto da un unico volume (il già citato La vita sola).
Mentre il primo Antimeridiano dedicatogli rischia di essere un monumento letterario poco visitato dai lettori e comunque incompleto a causa del suo rigore cronologico e filologico.
[13] Milano, Scheiwiller, 2003.
[14] Roma-Napoli, Theoria, 1984.
[15] Venezia, Marsilio, 1987.
PAUL WELLER: ROBA DA MASCHI
ANDAR VIA?
giovedì 3 ottobre 2013
MA COSA HANNO DA FARE? (Tombstone series – 12)
VITA SCHIFA PARTE I (Tombstone series – 11)
PERLE MEDIATICHE 28 – RISORTI PER ALTRUI IGNORANZA
mercoledì 2 ottobre 2013
PERLE MEDIATICHE 27 – “LA SORELLA DI GERSHWIN”
PERLE MEDIATICHE 26 – IL DIRITTO D’AUTORE E IL GIORNALISMO (in memoria di Sergio Endrigo)
martedì 1 ottobre 2013
SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)
SERGE
GAINSBOURG
Per me Serge
Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo
In realtà egli
era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ([1]).
Si rimarca che
avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era
accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel
1959).
Serge Gainsbourg
(altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori ([2]); credo egli si
meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il
Scontenti della
seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante
di 20 CD ([5]).
Il suo,
reputato, album capolavoro: Histoire de
Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con
qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ([6]).
E così via.
La maggioranza
dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente
soltanto la canzone “Je t’aime, mois
non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.
Incidentalmente,
Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis
Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ([7]).
Belle donne: se
Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri
parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio
di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si
discute, e mi fermo qui.
La sua
traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della
prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge,
quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ([8])),
diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.
Se, come
dottamente osserva Jeremy Reed ([9]) a proposito di chi
se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade
successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio ([10]),
dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma
lui non ha la patente e non sa guidare.
Gainsbourg è un
esteta anche se non si direbbe.
Ecco perché le
fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui
trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e
Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente
mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.
Quelle stanze,
cariche ed ingombre di oggetti sono un clin
d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ([11]):
il Vittoriale dannunziano.
Maitre
de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.
Lui ebreo, si
inventa un album dal titolo Rock around
the bunker ([12])
prima delle croix gammée del punk ([13]).
Grande autore ([14])
anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino
alla fine dei suoi giorni.
C’è anche chi
dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu:
i Bijou nel 1978 ([15]).
Certo è che da
allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a
poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?
Chissà cosa
avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero
incontrati diciamo prima del 1985.
La dieta
gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i
dosaggi prescelti, quella pro die del genio
pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due
bottiglie di scotch Ballantine’s.
POST
SCRIPTUM DEL TRENTENNALE
Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quell’album, quindi, ma soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.
Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a
parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.
Giusto per:
riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima
volta sulla caducità della fama.
Steg
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medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su
sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il
pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso
scritto dell’autore.
[1] La notizia mi
arrivò dalla radio nella mia camera (non c’era televisione): alla fine di un GR
RAI mattutino.
[2] Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare
molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche
qualche riferimento bibliografico.
[3] In Francia quando
si ottiene la intégrale è una
consacrazione.
[4] Quella del 1989,
intitolata De Gainsbourg a Gainsbarre,
passata nel tempo da
[5] Sono ormai tutte
rarità, compresa l’ultima che viaggia sui 200 Euro e oltre (un 25% in più del
prezzo originario).
[6] Dello stesso anno
ed eponima al suo contenuto.
[7] Primo matrimonio
con John Barry, ovvero il compositore delle colonne musicali e sonore più
celebri della saga cinematografica di James Bond.
Una piccola parte nel film Blow-up di Michelangelo Antonioni.
Sorella maggiore di Andrew
Birkin, cui si deve una splendida opera letteraria (del 1979) dedicata a James
Matthew Barrie con riferimento a Peter Pan (contestuale ad una sua versione
televisiva (per BBC) molto bella e una meno suggestiva più recente versione
cinematografica): J.M.
Barrie and the Lost Boys.
[8] E pretendeva di
avere come nome di famiglia Ginzburg per vezzo.
[9] Nel libro The King Of Carnaby Street.
[10] “I drive a Rolls-Royce/’cause it’s good for my voice” canta Marc
Bolan in “Children of the Revolution”.
[11]
Per una volta Superman è meglio di Batman: nel nome del suo rifugio.
[12]
Uno dei pochi francesi non ridicolo quando canta in Inglese.
[13]
Thelonious Monk nel 1968 con Underground
si era permesso una bandiera nazista in copertina, ma l’alto ufficiale delle SS
ivi riprodotto era legato.
[14]
Come spesso scrivo, la vera ricchezza patrimoniale è ad appannaggio delle opere
musicali e non delle registrazioni delle medesime.
[15]
Rinvio al bel dossier contenuto nel numero 6 di Schnock del marzo 2013.
[16]
Gennaio e febbraio 2021, rispettivamente.
[17]
1971: “HMN”. Rinvio per il resto al volume citato di seguito.
[18] S. MERLET (sous la direction de), Le
Gainsbook – En studio avec Serge Gainsbourg, Paris, Editions Seghers, 2019.