"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 29 settembre 2015

RAMONES: CREPUSCOLO DI UNA GLORIA PUNK


RAMONES: CREPUSCOLO DI UNA GLORIA PUNK


 

Al museo dedicato ai Ramones a Berlino spiccano due dettagli per i più attenti.
A luglio 2015 Tommy Ramone è ancora dato per vivo.
In un numero del luglio (quello datato 26, mi pare) 1976 del Melody Maker è pubblicata la lettera di (Stephen) Morrissey il quale critica in toni irrevocabili i Ramones: sopra quella pagina, in bacheca, è appoggiata la copertina del singolo del 2009 (“Something Is Squeezing My Skull”) in cui Morrissey abbraccia la statua di Johnny Ramone, risibili le giustificazioni del mancuniano del 2012.

 

I Ramones sono finiti con End Of The Century ([1]).
Successivamente essi sono divenuti la tribute band di sé medesimi, dopo essere stati una gang con una divisa divenuta tanto inconfondibile da risultare quasi un loro secondo marchio.

 

Il primo marchio è, naturalmente, quel sigillo in cui i nomi contornano una variazione de “The Great Seal of the President of the United States” ([2]).
Ma i nomi non sono irrilevanti: il marchio “vero ed originale” è uno solo: quello dove si leggono i nomi di Johnny, Joey, Dee Dee e Tommy, pur se Marky (all’anagrafe Marc Bell e già nei Voidoids) è stato certamente importante e Tommy per qualche tempo dopo aver lasciato lo sgabello di batterista fu – comunque - un Ramone, seppure invisibile.

 

E oggi? Qualche notizia.

Le magliette sono indossate rispettivamente da persone della generazione dei Ramones che non li hanno mai visti e ascoltati dal vivo, totalmente disinteressati quanto ai nomi presenti sulle magliette (sufficientemente spartane per essere sempre state facile preda di chi nulla paga in corrispettivo per la loro produzione e vendita), e da gente di ogni età che – invece – non avrebbe potuto vedere i quattro di Forest Hills (e “sostituti”) se non con la macchina del tempo.

 

Contemporaneamente in Spagna: si trovano magliette che storpiano il nome e il sigillo in “Raciones” (al posto dei nomi dei tipici cibi iberici, e posate nelle zampe dell’aquila del “sigillo”) e in “Ladrones” (nomi di enti internazionali “dediti” ad impoverirci).
Ancora a Madrid, un locale ha un angolo/cantina arredato con loro manifesti e altro (hot dog nel menu); il locale è creato da un cuoco di fama, ma si risolve in un take-away di pollo arrosto.

 

In quarta di sovracoperta dell’autobiografia di Marky Ramone pubblicata da qualche mese ([3]) una frase di Tommy Hilfiger di “apprezzamento”.

 

Con Joey, Dee Dee, Johnny e Tommy morti fra il 2001 e il 2014, per di più con i Ramones comunque sciolti anche come autotributo già nel 1996, la banalizzazione è evidente.

 

Sic transit gloria mundi.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Non a caso – ex post – prodotto da Phil Spector.
[2] Creato dall’artista Aturo Vega.
[3] Intitolato Punk Rock Blitzkrieg - My Life As a Ramone. Così dentro ci sta anche il nome della sua attuale band. Non quello della sua salsa (cfr. Paul Newman).

martedì 22 settembre 2015

PASSIONE ITALIANA: MAL COMUNE MEZZO GAUDIO (Tombstone series – 27)


PASSIONE ITALIANA: MAL COMUNE MEZZO GAUDIO
(Tombstone series – 27)
 
Il 21 settembre 2015 si è assistito a un ulteriore esempio del gusto tutto nazionale per il mal comune mezzo gaudio.
 
Che anche i rappresentanti dei mass media dichiarassero più o meno a mezza voce la propria soddisfazione per lo scandalo delle automobili Volkswagen mi è parso tipico ma, purtroppo, assurdo.
 
Il livellamento verso il basso dell’efficienza e della correttezza d’impresa non è certo materia di cui rallegrarsi.
Andate a raccontarlo ai metalmeccanici e alle loro famiglie, poi.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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lunedì 21 settembre 2015

MULINO NERO (riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


MULINO NERO
(riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


Come forse (oggettivamente e soggettivamente) ricorda qualche lettore con più di 40 anni di età, “Mulino Bianco” è un marchio ideato da Francesco Alberoni, sociologo che per lustri aveva ogni lunedì una rubrica ([1]), in taglio basso del Corriere della sera.


Quando decisi di aprire il mio blog, fra i possibili titoli (o sottotitoli) c’erano anche “Cassandra” e “Grillo parlante”. Li esclusi per diverse ragioni, ma la sostanza non cambia come ben sanno i lettori di più di uno dei miei scritti.


Altri – ma nessuno ricorda un nome, quindi essi furono inefficaci nel lungo periodo – hanno criticato la “filosofia del Mulino Bianco” (che è anche quella di altri marchi, evidentemente), fra l’altro il destro per un’esegesi “a contrario” anche letteraria sarebbe agevole se non fosse che pochissimi chez nous hanno letto Don Chisciotte ([2]) che, con banalizzazione estrema, sta alla Spagna come la Divina commedia sta all’Italia.


Non scrivo nulla di nuovo se affermo (e già lo ho rilevato in questa sede), che viviamo in un ottimismo forzoso che rispetto a quello di certe dittature ([3]) e/o periodi difficili (leggi stato di guerra) è ormai permanente ed irreversibile.
La causa di questo ottimismo ineludibile è prevalentemente una società dove si deve consumare sempre, dove è bello comprare oggi ma quello che si comprerà domani per sostituire l’oggetto acquistato oggi sarà ancora meglio.


In sé nulla di male, però gli effetti sono anche: la progressiva incapacità di valutare fra alternative non solo di consumo ma anche di vita. Per esempio: il bello è sempre il gruppo; la famiglia è comunque e sempre bella (ecco il Mulino Bianco); non devono esistere momenti sgradevoli; in particolare si annullano le differenze (gli animali domestici sono trattati da umani, anche emotivamente), diventa bella anche la patologia (ah che bella vita anche per il malato di tumore ([4]), e anche la persona che lo ha superato! Come se non si morisse mai ([5])), tutto deve – deve – essere normale e non si deve notare alcun problema ([6]).


Di conseguenza, chi si schiera contro la filosofia del Mulino Bianco è additato come un rompiscatole (soprattutto nei cosiddetti social network dove non guasterebbe qualche augurio di una giornata normale perché quelle buone scarseggiano e quelle che risulteranno sotto la sufficienza sono la maggioranza).



Soltanto a qualche comico (penso a Natalino Balasso) è concesso cantare stonato, ma devono essere eccezioni e trattate come mero svago.
Del resto non mi sembra che molti siano (siamo) gli estimatori di “November Spawned a Monster” di Morrissey ([7]).


Chiudo con un “buona giornata se credenti”, io ci credo poco ([8]).



                                                                                                                      Steg




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[1] Intitolata “Pubblico e privato”.
[2] Don Quijote de la Mancha.
[3] Non a caso uno dei refrain in 1984 di George Orwell.
[4] Vedi “Braccialetti rossi”, serie televisiva (ormai “formato”: nasce in Spagna) che rischia di vendere un ottimismo eccessivo, evidentemente.
[5] Grotteschi i ringraziamenti ai medici rivolti dagli eredi del defunto nei necrologi.
[6] Trionfano nella pubblicità pannoloni, adesivi per dentiere, varianti motorizzate delle sedie a rotelle, etc.
Ma del medesimo artista potrei anche citare “Everyday Is Like Sunday” oppure, per non fare torti “Happy When It Rains de The Jesus and Mary Chain.
[8] E penso che anche qualche cieco sia stufo di essere chiamato “non vedente”, come se questo gli rendesse la vita più semplice.

venerdì 28 agosto 2015

CHIESE: MADRID BATTE ROMA 1 A 0 (Tombstone series – 26)


CHIESE: MADRID BATTE ROMA 1 A 0
(Tombstone series – 26)

 

Soggiornando nella capitale spagnola, lo stesso pomeriggio acquisisco due informazioni.

 

Roma: chiesa Don Bosco: funerali di Vittorio Casamonica.

 

Madrid: chiesa di Calle Hortaleza 63 (padre: Angel): aperta 24 ore al giorno, servizi igienici, zona per cambiare i bambini, acqua potabile, caffè, wi-fi, accessibile ad animali domestici. Tutto gratis.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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MINISTRO FACCIA QUALCOSA DI SPAGNOLO (Tombstone series – 25)


MINISTRO FACCIA QUALCOSA DI SPAGNOLO
(Tombstone series – 25)

 

Ministro (della cultura, formalmente per i “Beni e le attività culturali”) Franceschini, forse con l’accesso gratuito ai musei la prima domenica del mese è stato fatto “qualcosa di sinistra”, infatti quelle file di gente interminabili ricordano molto quelle negli stati dell’Europa orientale ai tempi del Patto di Varsavia.

 

Allora, faccia “qualcosa di spagnolo”: i musei si aprano gratuitamente, per qualche ora, almeno un giorno la settimana. Sarà anche qualcosa di più culturale.
Grazie.

 


                                                                                                                        Steg

 

 

 

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mercoledì 12 agosto 2015

CIÒ CHE COMPRA IL DANARO (Tombstone series – 24)


CIÒ CHE COMPRA IL DANARO
(Tombstone series – 24)

 

L'andamento dei titoli azionari delle “quotate” in questo mercoledì 12 agosto 2015 conferma ancora una volta che “se i Cinesi svalutano la loro moneta, essi fanno il mercato dei beni che acquistano”.
Dunque, lusso non è sinonimo di stile ed eleganza (fra loro nemmeno intercambiabili), bensì di mera disponibilità economica.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 6 agosto 2015

PROMEMORIA INDOTTO (anche quando parte del contenuto di un libro col tempo può assomigliare alla sua copertina)


PROMEMORIA INDOTTO
(anche quando parte del contenuto di un libro
col tempo può assomigliare alla sua copertina) ([1])

 

Coraggio uomini e donne di [Grecia], impastati d’anima e sangue, uomini e donne liberi e fieri, può capitare che oggi sia una buona giornata per morire. A noi restano da pagare le rate dell’assicurazione, squillano i telefonini, qualche preoccupazione di borsa e… ‘Pronto? Sì hai sentito, non ci rovineranno mica le vacanze?’.
Di tutti noi io ho vergogna.

 

Oggi il fondamentalismo cattolico e/o protestante è ridicolo o caricaturale, più preoccupante, a benvedere, quello laicista ma è il fondamentalismo islamico nella sua deriva eroico-terrorista il problema inevitabile dell’Occidente e nello specifico dell’Europa.
È in gioco la nostra esistenza reale, per quanto poco sia il nostro valore.

 

Due precisazioni, a scanso di equivoci e critiche non motivate.
Per un certo tempo, ormai concluso, ho avuto l’abitudine di cogliere qualche occasione semplicemente per non comprare ciò che potevo magari chiedere senza problemi. È accaduto per esempio con The Smiths (e qualche lavoro di Morrissey) e, in parte, con CCCP-Fedeli alla linea e CSI: la base della mia discoteca relativa a questi artisti arriva dai tempi in cui i produttori di fonogrammi (allora si chiamavano produttori fonografici ([2])) avevano una discreta larghezza nel distribuire copie omaggio, direttamente o indirettamente.

 

Da ciò sono derivati ascolti spesso tardivi, ma in alcuni periodi quasi monotematici o comunque come quelli di qualcuno che deve scrivere su un determinato argomento. Il lato dolente è che, poi, arrivano inesorabili i libri.

 

Ciò premesso, in questi giorni sto leggendo il volume Giovanni Lindo Ferretti – Canzoni preghiere opere omissioni ([3]): da lì sono tratte le citazioni qui sopra, entrambe attribuite – appunto – a Giovanni Lindo Ferretti.
Rispettivamente, la prima dalla pagina 212, tratta da una lettera della primavera 1999 indirizzata alla testata Ultime Notizie Reggio; la seconda dalla pagina 281, tratta dal libretto che accompagna l’album D’anime e d’animali attribuito ai PGR pubblicato nel 2004.
Nella prima ho sostituito la parola “Serbia” con Grecia”, solamente per attualizzare la citazione; mentre non vedo grandi progressi nella lotta al terrorismo islamico dopo il 2001.
 

Pensate, ovviamente, ciò che volete.
Buone vacanze, con i telefonini (rectius smartphone) ben connessi, poi a settembre magari trovate un cartello che vi dice che costruiscono una moschea in città e un medium che vi informa che Angela Merkel si ricandida.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cfr. “Don't judge a book just by the cover/Unless you cover just another” (“EMI”: Rotten/Jones/Matlock/Cook): https://www.youtube.com/watch?v=8CSSFdaVr5U.
[2] Articolo 72 legge n. 633 del 22 aprile 1941, sostituito nel 2003.
[3] Di Matteo Remitti e Stefano Fiz Bottura: Roma, Arcana, 2010.
Naturalmente comprato.

lunedì 3 agosto 2015

AMICIZIA E BARE (Tombstone series – 23)


AMICIZIA E BARE
(Tombstone series – 23)

 

Se continuo a misurare intellettualmente non solo i conoscenti ma anche gli amici, va a finire che per taluni prendo le misure per la bara della nostra amicizia.
 
Purtroppo, non pochi dei “misurati” non hanno nemmeno intenzione di farsi cremare al verificarsi della propria morte fisica.

 


 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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giovedì 30 luglio 2015

PERLE MEDIATICHE 36 – APPROSSIMAZIONE, GASTRONOMICA E NAZIONALE


PERLE MEDIATICHE 36 – APPROSSIMAZIONE,
GASTRONOMICA E NAZIONALE

 

Qualche medium è più piccolo di altri, ma resta mezzo di comunicazione.
Pubblicità mediante manifesti, nello specifico quello sulla parete della pensilina della fermata “venendo dal centro” della linea tramviaria 1, a Milano.
 
Lo slogan è “Italy is Eataly”, nella parte bassa la scritta recita: “Piazza San Babila: 700 MQ, 3 restaurants, …” dunque è in lingua inglese.
O meglio dovrebbe esserlo perché “MQ” significa metri quadrati, non “square meters” (o “meter squared”), ma poi chi è di lingua inglese misura in piedi, dunque in “SF”.
Magari, Signor Oscar Farinetti, può interessarle sapere che “1 square meter is equal to 10.7639104167 square foot” e il “.” sostituisce la “,”.
 
Nella migliore delle ipotesi, chi Lei ha scelto non controlla il lavoro degli altri cui è stata delegata la pubblicità, ma il menabò del manifesto chi lo ha composto?
 
Forse ha ragione Lei: approssimativa Eataly e approssimativa l’Italia.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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LA RIVISTA IDEALE (SAREBBE PERFETTA SE ESISTESSE?)


LA RIVISTA IDEALE
(SAREBBE PERFETTA SE ESISTESSE?) ([1])

 

Da qualche parte in questo blog devo aver evocato la canzone perfetta.
La rivista perfetta è qualcosa ([2]) di più raro e più frequente al tempo stesso dell’altra: essa si ripete, ma il suo contenuto cambia, quindi la sua perfezione deriva dallo stile che essa può avere, quasi l’opposto della canzone la quale può beneficiare o soffrire (e resistere) di più versioni ([3]).

 

Perfetta: solo se ideale? Ovvero: non esistono nella realtà né la canzone né la rivista perfette anche solo per un singolo?

 

Porsi il solo tema (non il “problema”) della testata periodica perfetta può risultare addirittura obsoleto: “vado su internet e trovo tutto”.
Beh trovi quel che cerchi, se lo trovi. Su internet non trovi, sicuramente, quel che non cerchi e cioè quel che spesso è più importante sotto il profilo dell’entusiasmo (emozione che sicuramente fa bene) e della conoscenza (quella può far male, a mio avviso).
Forse trovi quel che non cerchi se ti orienti nell’argomento specializzato, forse.
Nemmeno il sito “profilato” garantisce la sorpresa: stanno appunto facendo un profilo di te, e qualcuno decide cosa ti interessa; con un discreto riutilizzo di materiale altrui, quando va bene diventano rassegne immateriali.

 

Avete mai provato mai a sfogliare una rivista virtuale? L’indice non esiste, al massimo si procede per parole chiave.
In conclusione, si torna alla testata periodica tradizionale, aspetto sempre qualcuno che mi convinca della bellezza tattile di una lettura e una visione di immagini solo elettronica (e la vostra emeroteca, così come la vostra biblioteca, di quanti dispositivi di memoria è composta? Li guardate di costa e li sfilate apprezzandone l’assemblaggio?).

 

Qualche volta mi è capitato di trovare un numero quasi perfetto di una rivista: ho il vago ricordo di una rivista sullo sport del surf contenente un articolo sui Beach Boys, una trentina di anni fa. Non so dove sia la copia, certo è che quell’articolo fu la causa della mia ricerca di Smile. 

 

Poi ci sono le riviste “sperate”: quelle che sembrano ma in effetti non vale la pena di coltivare. Interessante il numero di The Chap (sottotitolata A journal for the modern gentleman) con servizio di copertina dedicato ad Adam Ant, ma davvero occorre abbonarsi?

 

Poi ci sono le riviste “da sostenitori”, cioè quelle per cui decidi di abbonarti siccome introvabili in Italia: per esempio Nude (presto diventata Nude Magazine): pessimo titolo se si cercava il suo sito su internet. Gli argomenti erano i soliti: scrittori dimenticati, artisti musicali negletti, fenomeni che duravano meno della vita di una lucciola, etc.
Comunque ha chiuso i battenti da tempo.

 

E ancora le riviste che erano perfette forse in quanto non esistono più: cito Blitz (rivale di The Face per qualche tempo), per un quinquennio dal 1977 Zigzag, l’esperimento di fumetti e un po’ di musica che fu Deadline (pubblicava Tank Girl).

 

Al momento, non comprando ogni numero bensì scegliendo con metodo, mi appassiono a una sorta di “annual” ([4]): è la francese Schnock – La revue de Vieux de 27 à 87 ans.
Scoperta per caso un paio di anni fa mentre cercavo in rete “novità ed imminenti” pubblicazioni francofone su grandi morti ([5]).
Usualmente decido in riferimento al servizio di copertina poiché sono veri e propri dossier, maniacali e corposi per chi già sa di chi leggerà.
Finché dura, naturalmente, poi di nuovo, parafrasando Africa Bambaataa ([6]): we will be back, looking for the perfect mag.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Licenza di titolo: intestare il post “La pubblicazione periodica ideale” lo rende tortuoso.
Peraltro, la parola “rivista” è usata anche nella legge n. 633 del 22 aprile 1941: si cfr. gli articoli 38 e seguenti.
[2] Un’opera musicale è un’opera dell’ingegno, una testata giornalistica invece per lo meno contiene più opere dell’ingegno.
[3] Versioni di interpreti diversi, oppure dello stesso interprete in epoche diverse o in ambiti diversi (dal vivo e in studio) o in momenti diversi della stessa epoca (si pensi alle “complete session” di taluni album (ad esempio: https://en.wikipedia.org/wiki/1970:_The_Complete_Fun_House_Sessions).
[4] Tipo di pubblicazione che era dedicata ad alcuni personaggi dei fumetti e consentiva storie di più grande respiro; ne pubblicavano sia DC Comics, sia Marvel.

lunedì 27 luglio 2015

I PRIMI PERE UBU (l’incubo parallelo del Capitano Achab e di Moby Dick)


I PRIMI PERE UBU
(l’incubo parallelo del Capitano Achab e di Moby Dick)

 

Sui Pere Ubu, i primi, perché dopo il 1978 non trovo stimoli di ascolto, non so e non riesco a scrivere nemmeno un post delle Sketches series.
Qualche frase, al più.
Diciamo che i miei rispetto e soggezione al loro riguardo sono quelli di chi sa che i topi sono nel muro ([1]).

 

La faccia illuminata del buio è la descrizione di “Sonic Reducer”.

 

I compiti credo di averli fatti: a parte Lester Bangs, Clinton Heylin e Jon Savage su di loro cosa si è scritto di davvero rilevante e da chi?

 

I compiti li ho fatti: a causa di Clinton Heylin quel disco con il 7” aggiunto (perché tutto il materiale registrato non ci stava ([2])) dei Rocket From The Tombs lo trovai: si intitola Life Stinks. Dovevo averlo in quanto dovevo ascoltare “Ain’t It Fun” in un’altra versione ([3]).

 

Peter Laughner, Electric Eeels, Rocket From The Tombs.
Il cofanetto in CD dei Peru Ubu intitolato Datapanik In The Year Zero.
Quell’album in bilico fra ufficialità e no intitolato Ubu Unchained ([4]) diviso fra RFTT e PU.

 

Siccome l’equivoco forse ancora prosegue, la canzone “Final Solution” ([5]) è riferita all’opera di Arthur Conan Doyle.

 

La storia è molto più complicata, e quindi probabilmente occorre anche ascoltare: The Electric Eeels, dovrebbe bastarvi l’album The Beast 999 Presents The Electric Eels In Their Organic Majesty's Request; ma forse anche Styrenes e Mirrors per cui potete partire con Those Were Different Times: Unreleased Cleveland Recordings 1973-1976.

 

Ecco vi ho dato qualche punto di partenza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cfr. Howard Phillips Lovercraft.
[2] Poi parlate male dei CD, mi raccomando.
Il materiale fu poi ristampato nell’album, formato CD, The Day the Earth Met the Rocket From the Tombs.
[4] Altro CD, pubblicato dall’etichetta Punk Vaults.
[5] Ne fece una cover Pete Murphy da solista.