"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 25 maggio 2012

KEITH MOON MI RICORDA IL MIO AMICO GIGI (Ovvero vi racconto un po’ della seconda parte dei sixties dal punto di vista di un alunno delle scuole elementari)


KEITH MOON MI RICORDA IL MIO AMICO GIGI
(Ovvero vi racconto un po’ della seconda parte dei sixties dal punto di vista di un alunno delle scuole elementari) ([1])












 


Il Gigi ha un tre anni meno di me: un abisso quando io ne ho 8-9 (sono del dicembre 1959).


 


Gigi ha le migliori tre sorelle maggiori del mondo: Iole, Susanna e Silvia. Abitano sopra di me, un appartamento fantastico con tanto di scala interna dunque a due livelli; ogni tanto queste ragazzine così diverse in tutto fra loro allestiscono per “il Gigi” e i suoi amici “La valle della paura” ovvero una sorta di tunnel dell’orrore ispirato a Sherlock Holmes versione RAI (con Nando Gazzolo nel ruolo dell’investigatore di Baker Street).


 


Gli amici sono eterogenei, una vera diagonale sociale in cui nessuno invidia nessuno e la merenda si fa a casa di quello di cui si è a casa.


 


Uno degli amici, “il Pxxxxxxx”, ha genitori proprietari di un bar nell’isolato. Dunque lì si comprano i gelati Piper: antesignani del Calippo e compagni di uscite in bicicletta, noi sfidando quartieri interi senza caschi e sempre per strada perché sul marciapiede ci sgridano.
Ma lì si gioca anche a flipper (50 lire una partita, tre per 100), si mangiano i toast farciti (volendo farcitura di un sottolio o sottaceto singolo anziché mista), si apprende la differenza - fondamentale - fra un whisky baby e uno normale..


 


Di fianco al bar c’è il cartolaio nella cui vetrina troviamo i modellini che ci fanno sognare, qualche isolato più giù un negozio di giocattoli dove sicuramente abbiamo comprato una Aston Martin di 007 oppure un Yellow Submarine ([2]) strano come quello del film che non abbiamo visto (Missione Goldfinger sì) ([3]).


 


I 45 giri si comprano nel negozio di elettrodomestici che, già verso il 1968, vende anche le prime MC7 “compilate” con i successi della Hit Parade (presentata da Lelio Luttazzi) o di Bandiera Gialla (condotta da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni).


 


Ma siccome Milano ([4]) è davvero una grande città europea, ecco che Davide R. ([5]) e suo fratello nel 1967 o giù di lì sfrecciano con degli skateboard faticando a curvare da Via Galvani a Via Algarotti (svolta a sinistra).


 


I grandi (mica li chiamiamo adulti), per i quali il Campari Soda è la dieta liquida preferita, vanno anche nelle sale da biliardo ([6]), dove fanno anche qualche pokerino (quelli della domenica il pomeriggio, magari con il transistor di sottofondo per le partite di calcio; e mogli e figli o fidanzate insieme al cinema, scialando in prima visione nell’illusione di vincere, poi al ritorno chi consolerà il proprio uomo perdente e chi invece festeggerà a cena fuori ([7])).
A me il poker lo ha insegnato la mamma dell’Ettore B., mio compagno di scuola elementare (troppo complicato e tecnico il poker di papà che pure ci ha provato più di una volta).


 


Siamo cresciuti non obesi, non storpi, non analfabeti di ritorno, abbiamo fatto le nostre stupidate, abbiamo guardato la televisione e letto più fumetti che libri, siamo cresciuti come siamo cresciuti.


 


Grazie a voi per la lettura, grazie a Gigi, Iole, Susanna e Silvia che ricordo sempre con un po’ di invidia per noi tutti da piccoli: teppa con stile e future signorine che sapevano esattamente cosa volevano e ci trattavano da loro pari, cioè da persone ([8]).


 


 


                                                                                                                      Steg


 


 


 


© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Senza alcun ordine o coerenza.
[2] Entrambi prodotti dalla Corgi Toys; con la Dinky Toys si spartiva il mercato dei modellini oligopolisticamente, l’italiana Politoys era terza a grande distanza.
[3] Un fatto poco noto è che essendo noi delle persone, con del danaro in tasca potevamo anche comprare ida soli: al bar, all’edicola, …
[4] Anche prescindendo da Diabolik e Giorgio Scerbanenco.
[5] Non essendo fra gli amici, non hanno diritto all’articolo “il” prima del nome o del cognome.
[6] Tutti giocano a stecca, per quel che mi ricordo (e mi divertivo con il gessetto azzurro e le sbarre/pallottoliere conta punti). Il tavolo era sacro e dovevamo trattarlo con rispetto, noi piccoli.
[7] Allora i ristoranti non chiudevano mai.
[8] Non si ripete mai abbastanza che l’età non conta: semplicemente sono da usare linguaggi diversi.

































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