"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 14 dicembre 2011

HOW MUCH LONGER?

HOW MUCH LONGER?

A pearl from one of Anthony Melder fanzines.





                                                                                                                      Steg



© 2011 Steg, Milano, Italia FOR TEXT – Anthony Melder, UK FOR IMAGE.
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lunedì 12 dicembre 2011

IL LATE SHOW WITH DAVID LETTERMAN: i programmi televisivi possono ancora essere intelligenti e caustici

IL LATE SHOW WITH DAVID LETTERMAN: i programmi televisivi possono ancora essere intelligenti e caustici

Una delle poche gioie dello svago nel 2011 italiano - seriously – è il Late Show with David Letterman (per noi “David Letterman Show”) programma di seconda serata della statunitense CBS trasmesso da RAI5 ([1]).

Temo che i cortesi frequentatori di questo blog abbiamo ancora poco presente cosa sia New York City: le poche le letture del post che le ho dedicato me lo confermerebbero.

Comunque - chiedo scusa per la lunga premessa - chi si sente newyorkese capisce subito la differenza fra Jay Leno ([2]), bolso e rivolto (da Los Angeles) a tutti gli stati dell’Unione, e David Letterman che al contrario applica alla lettera il principio già sopra esposto: se non capisci sei tu a non capire, se non sei “di” NYC pur statunitense non posso farci niente, se sei Canadese anche.

Spesso in questo programma televisivo si respira quel sacro principio ramones-iano dell’essere accettati pur se non parte della massa (“Gabba hey/We love you, we accept you”: “Pinhead”, canzone che fa riferimento a Freaks di Todd Browning).

Il conduttore - per chi non conosce il programma - è un signore non lontano dai 65 anni (ma con un figlio sui 7 anni), longilineo e di statura sopra la media, che esibisce dei calzini dai colori improbabili con dei mocassini prossimi a delle slipper con abiti più o meno eleganti.
David Letterman, appunto.

Le battute, naturalmente scritte da una squadra di autori ma più sfregianti dell’acido sul volto di un innocente, non risparmiano nessuno. Potenza del Quinto Emendamento della Costituzione USA?
Ad esempio nessun candidato repubblicano alla presidenza USA nel 2012 è ancora in corsa dopo le sue battute. Il sindaco Bloomberg? Poco più di un nano. L’immobiliarista Trump? Un tipo poco raccomandabile con parrucchino dotato di vita propria.
Ripeto, matrice molto newyorker che può anche essere un punto debole, se non la si apprezza.

Anche gli ospiti - qualche politico di rango, cito Bill Clinton e Condoleeza Rice non delle mezze cartucce, può capitare fra i molti esponenti dei tespiani e degli intrattenitori in genere - sono esposti ai rischi delle taglienti battute del conduttore.

È questo “nessuno si salva” che rende il LSwDL unico e diverso rispetto ai programmi satirici italiani (e ai tempi quello di Daniele Luttazzi ne era solo una imitazione, poiché mai serio).
E poi i tempi: non un brodo, ma circa 45 minuti.

Passati i gloriosi anni del Maurizio Costanzo Show (perché non trasmetterlo su Mediaset Extra?) e ivi di certi speciali chiamati “uno contro tutti” come i due leggendari con Carmelo Bene, il LSwDL è uno dei rarissimi porti sicuri a disposizione del telespettatore non stupido anche da questa parte dell’Oceano Atlantico.


                                                                                                                      Steg



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[1] Evitando le sottotitolazioni che compaiono sul teleschermo.
[2] Mentre questo post era già in bozza, in una recentissima puntata del programma David Letterman dichiarava che l'assegnazione a Jay Leno del People’s Choice Award sarebbe stata paragonabile alla scarcerazione “on parole” di Charles Manson. Fra il quasi serio e il poco faceto.

domenica 11 dicembre 2011

LINDER STERLING: so much to answer for


From Sublime magazine,
a partial reproduction of Buzzcocks’ single “Orgasm Addict” cover with Linder autograph



LINDER STERLING: so much to answer for

Linder Sterling recurs in previous posts, as well as her band.
For now, you have to satisfy yourself with this.


                                                                                                                                            Steg



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sabato 10 dicembre 2011

MANIC STREET PREACHERS: National Treasures – part 8



MANIC STREET PREACHERS: National Treasures – part 8

Tapes.




Enjoy.


                                                                                                                      Steg



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LA MOSTRA “DA BACON AI BEATLES” È MODESTA

LA MOSTRADA BACON AI BEATLES” È MODESTA

La mostra che si può visitare alla “Permanente” di Milano, intitolata “Da Bacon ai Beatles” è modesta.

Comincio dalla copertina di Sticky Fingers di The Rolling Stones che è presentata con una copia bidimensionale, una riedizione di chissà quando, cioè mancante della vera cerniera lampo che ne era parte integrante e giustificante l’intervento di Andy Warhol; faccio presente che esiste anche una ristampa in formato CD con la cerniera, quindi nessuna scusa.

Poco senso ha anche un disco postumo de The Velvet Underground con una (rectius presentato sotto forma della) copertina warholiana scarsamente significativa e verosimilmente frutto dell’ufficio artistico del produttore di fonogrammi che lo pubblicò.
Ciò perché il loro eponimo & Nico esordio con banana sbucciabile ha avuto un numero di edizioni tale da rendere inescusabile anche questa scelta.

Cosa resta? Molto poco in quanto le opere straniere sono conosciute o non molto significative, quelle italiane anche meno (per Mario Schifano, rivolgetevi altrove).

Dato il prezzo del biglietto e la esiguità delle categorie di possibili visitatori aventi diritto a una sua riduzione, sconsiglio la mostra a meno che - come me - non siate degli appassionati di Francis Bacon una cui opera molto bella riesce però ad essere riprodotta nel catalogo della mostra con colori approssimativi.

Eppure quanti “crediti” fra organizzatori e sponsor.
Un’ultima annotazione: inutile anche il sito ufficiale del museo.


                                                                                                                      Steg



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venerdì 9 dicembre 2011

MI PIACEREBBE ENTUSIASMARMI PER DEL NUOVO


Dal booklet in formato A4
accompagnante la prima edizione (del 1981 in MC7) di Pickpocket dei Ludus

MI PIACEREBBE ENTUSIASMARMI PER DEL NUOVO

La mia passione per i fumetti sopravvisse solamente grazie e attraverso Métal Hurlant e Cannibale-Frigidaire.
Infatti, dall’estate del 1977 in poi l’esplosione punk e le sue conseguenze non consentivano distrazioni come Spiderman, mentre i tempi produttivi di Hugo Pratt si dilatavano a dismisura.
Meglio leggere NME, MM e - quando si trovava (mai o quasi) - Sounds. Poi c’era Zigzag: titolo atroce, ma fusione splendida di fanzine e respiro oltre il settimanale. Con tutta questa dotazione di stampa (rammento l’inesistenza di Internet) difficilmente si perdeva qualche importante uscita musicale.

Nell’estate 1980 - dove gli Young Marble Giants di “N.I.T.A.” a San Francisco in un negozio di dischi mi fecero quasi sobbalzare: era uscito senza annuncio il terzo album di S&TB o cosa? - The Face uccise definitivamente un b/n non scelto, ma impostoci ([1]), permettendo appunto di scegliere fra 9 colori: l’arcobaleno e i due che ci avevano forzosamente fatto pensare fossero i soli.

Della modrophenia 1979 già scrissi.

Ex post, le critiche ai neonati Spandau Ballet e Duran Duran fanno sorridere in quanto prive di ogni profondità. Come spesso accade a London e Birmingham avevano studiato, sodo; nel 1980-81 quelle valutazioni negative di certo giornalismo nazionale si potevano perdonare, oggi no (le intenzioni delle due band agli esordi almeno erano genuine; del resto chi si ricorda quando anche i Depeche Mode erano un bersaglio impossibile da mancare?).
I Visage poi produssero un primo eponimo album davvero rimarchevole e il namechecking di chi vi partecipò lo dimostra.

Intanto si affacciano i Bauhaus e, quasi senza che molti se ne accorgessero, fondamentali come The Associates (anche io inizialmente li liquidai come “leggeri” pur se apprezzati da Steve Severin), ma forse si era distratti - senza sarcasmo, li vidi al Maximus di Leicester Square nella estate del 1981 indimenticabili - dai Soft Cell?

E che dire delle sirene Linder e Claire Gogran a fronteggiare Ludus e Altered Images, per cui dovetti dolorosamente scegliere, ancora nel 1981, in favore dei primi (oggi non me ne pento) optando per il leggendario Heaven “under the arches”?
La signora Sterling, sposata Bracewell, dopo Siouxsie e con Billie Ray Martin si pone a completare la mia trinità assoluta di voci femminili ([2]).

A definitivo suggello della distruzione del banale - senza nemmeno toccare in questa sede la devastante Deutsche Neue Welle - cito il cinematico (nelle sensazioni offerte al pubblico) concerto del 1982 celebrato dalla britannica metallurgia dei Test Department in una disusa stazione ferroviaria di Londinium.

Per onestà intellettuale dichiaro di non aver notato i quattro anni di The Smiths; credo di avere più di una attenuante e forse anche una causa di giustificazione.
In fondo chi oggi non conosce i primi due album di The Human League per me è insufficiente: ovvero ancora negli scorsi anni ottanta si era persi nella propria musica e quindi non necessariamente si ascoltava anche ciò che era negli altrui gusti ([3]).

Mi fermo poiché credo che già si richieda l’ossigeno (fra tenda e bombola, io e David Bowie opteremmo per la prima) per taluni più giovani e pazienti lettori.

Dunque si procede così per anni perdendo anche di vista qualcuno - i Theatre of Hate risucchiati sbrigativamente nel positive punk inter alia - senza arrestarsi mai.

Ma poi non c’è più nulla ([4]) per diversi anni.
Appunto.
E comincia la lenta marcia della rimasterizzazione, complice la tecnologia del CD, la quale dapprima svela gemme assolute o relative e poi si autoalimenta.

Ormai noti i miei gusti tramite i miei post ([5]), fermo l’orologio con due band fra loro antitetiche: Oasis ([6]) e Placebo.
Una quindicina di anni fa.
Ecco vorrei, ci ho provato inutilmente comprando album che all’ascolto sono risultati derivativi senza rimedio (Franz Ferdinand per Joy Division?), qualche cosa di nuovo.
Non lo trovo.

Nei fumetti è peggio.
Solo Miguel Angel Martin, di cui apprezzo soprattutto Keibol Black perché frigidairiano come un nipote bastardo di Ran(k)xerox, mi diverte e mi fa pensare.

Lascio a voi decidere il perché principale del mio non entusiasmarmi più.


                                                                                                                                            Steg



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[1] È mia ferma convinzione che il tardivo ingresso del colore nelle trasmissioni televisive italiane - leggenda catodica vuole che fosse frutto di un veto di Enrico Berlinguer nell’ambito del compromesso storico - unito alla pessima qualità delle immagini - come mai le riprese dei soldati del Terzo Reich sono a colori e non sgranate mentre quelle della RAI sono grigie e spesso difficili a vedersi? - abbiano danneggiato l’economia e lo sviluppo culturale della nazione.
[2] Per “un quarto” al tavolo dovrei scomodare Maria Callas e non mi penso blasfemo; Diamanda Galas credo non sarebbe in totale disaccordo.
[3] Chi ascoltava Marc and the Mambas infatti non “doveva” per forza apprezzare anche la band di Morrissey e Marr.
[4] In una prospettiva più popolare, degni di disamina ex professo sono sicuramente Public Enemy e Guns ‘n’ Roses e, prima di loro, un già folgorante (per contenuti e cross-over reale fra rock, soul e jazz, sulle spalle di Sly Stone più che di James Brown) Prince a partire dal suo terzo album.
[5] Evidentemente mi sono astenuto dal ricordare specificamente gli Artisti di diverse generazioni e generi (il loro, le etichette non superano le ripartizioni più generali) che hanno, in un modo o nell’altro, ovvio spazio nel blog.
[6] Nella loro sfida tifavo ingenuamente per gli antagonisti Blur, di cui oggi salvo solo Modern Life Is Rubbish.

martedì 6 dicembre 2011

MANIC STREET PREACHERS: National Treasures – part 7



MANIC STREET PREACHERS: National Treasures – part 7

“To Whoever” and the label of HVN1012 white label.

Enjoy.


                                                                                                                      Steg



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CUORE DI MAMMA --- (Sniper series)

 

 

 


CUORE DI MAMMA

(Sniper series)

 

Ricevo e volentieri pubblico da chi gradisce l’anonimato mediante un nom de plume senza appello.

 

                                                                                              Steg

 

 

 

Inauguro, ormai oltre il disgusto (anche in senso thompson-iano) intellettuale, una serie che temo sarà lunga.

 

Domenica mattina, Milano, Navigli, libreria “Il libraccio”: signora di età superiore ai 60 anni, ma direi 65.

Si rivolge al direttore della libreria e chiede se hanno volumi con argomento “dischi”, motivazione suo figlio sta per aprire un locale a tema, arredato, appunto con dischi in vinile (chissà se saprà riconoscere quello qui sopra riprodotto).

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

© 2011 Top Shooter
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domenica 4 dicembre 2011

IL VERO “BERLINESE” FU ENRICO RUGGERI

L'unico singolo dei Decibel nello stile anglosassone:
nessuna delle due canzoni fu pubblicata su album

 

IL VERO “BERLINESE” FU ENRICO RUGGERI


I cinquantenni con le cicatrici del punk e del suo post certo ricordano “A Berlino … va bene” ([1]) di Garbo. Ma ...

Come rammento – in nota e non nel testo – in un post di futura pubblicazione e come più facilmente riscontrabile se si reperiscono i suoi album solisti Champagne Molotov e/o Polvere il vero “berlinese” – in un’accezione positiva del termine – fu Enrico Ruggeri.
Del resto il suo antagonismo giovanile risulta sin dal nome della sua prima band: mica apologia di formazioni palestinesi, bensì disfatte patite dai nemici degli ebrei: Josafat. Né il già ricordato Champagne Molotov come successivo moniker (pre-Decibel) è un segnale accomodante.

Perché essere contro vuol dire porsi in contrasto frontale con il corrente condividere (NON pensare bensì condividere) di chi senza riflettere semplicemente segue la corrente maggioritaria.

Mi si risponderà: giovanili fiammate poi messe in discussione e confutate, solo gli immaturi possono rimanere legati ad esse.
Io però penso, rifletto, e non riesco ad abbracciare un pensiero diverso.
Peraltro la canzone “Il portiere di notte” ha avuto una lunga dignità nel repertorio dal vivo di Ruggeri, dignità che non è discutibile.
Ci aggiungo anche, il già citato in precedente post, album Punk prima di te e l’omonima canzone.

Non credo sia testardaggine la mia (“Sono proprio un infantile”?), piuttosto coscienza coerente della bontà di una intuizione teenegeriana che il pompierismo adulto ([2]) è stato incapace di spegnere definitivamente.

Chiudo con una richiesta che ben so inutile (e la rivolgo pur possedendoli tutti e tre in vinile – quotatissimi!): per favore ripubblicate (Enrico per favore ripubblica) su CD i due album dei Decibel comprensivi (il secondo) del singolo “Indigestione Disko” ([3]) e, anche, rieditate (Enrico per favore riedita) i sopra citati primi due album solisti di Enrico Ruggeri.
Lasciate giudicare agli ascoltatori, per favore.

Senza dimenticare che io tirai almeno un manifesto appallottolato ai Decibel, che aprivano nel 1978 per Adam and the Ants/z al X-Cine a Milano quindi reputo di essere sufficientemente critico.
Un saluto a Pino Mancini, mio compagno di classe, e ad Erri Longhin.

Fortunatamente, credo che la “generazione” dei kid del 1977 resti “combustibile”.


                                                                                                                      Steg



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[1] Curiosamente nella mente resta “A Berlino che giorno è?”.
[2]Si nasce incendiari si muore pompieri” è una frase di Pitigrilli, nome d’arte di Dino Segre, che in massima sintesi fu un popolarissimo scrittore (ed aforista) fra le due guerre mondiali.
[3] Non bastano le nuove versioni di entrambe le canzoni e la sola originale di “Mano armata” recentemente pubblicata in una antologia.

sabato 3 dicembre 2011

IN TUNE WITH WHAT? Uncut The Clash “ultimate guide”

Original Capital Radio EP promotional copy,
which bears no title on cover and has the song on side B (the one not shown here)

IN TUNE WITH WHAT?
Uncut The Clash “ultimate guide”

I purchased Uncut “ultimate guide” about The Clash.
I may dedicate a specific and detailed post to it, but suffice to say:
  • it lacks coordination: some albums get mention of reissues, some don’t,
  • it is far from “ultimate” in terms of completeness: why Superblack Market Clash is not considered within the compilation section? Why the “singles box” is considered as if it was a CD only release and the reviewer fails to consider that it contains the Capital Radio EP?,
  • it is short of an essential bibliography (The Clash are not David Bowie, so some help for those, the young ones, who want to read about them would have been welcome),
  • it misses another point in not considering at least some tracks which, unavailable officially, are nonetheless to be found in some bootlegs (I do mainly refer to the – already mentioned in a post of mine in Italian about The Clash – double version of Combat Rock: Rat Patrol From Fort Bragg).
So it is not ultimate.

As for the title of this post, it is derived from “Capital Radio” lyrics.


                                                                                                                      Steg



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IL LIBRO MODS E L’EDITORE CASTELVECCHI: anche i mod non godono di grande trattamento (“Return to sender series” part 2)

IL LIBRO MODS E L’EDITORE CASTELVECCHI:
anche i mod non godono di grande trattamento
(Return to sender series” part 2)


 

Ho rinvenuto una mia lettera, del 11 novembre 1997, inviata per posta tradizionale all’editore Castelvecchi ed all’autore del volume; missiva che non ha mai avuto risposta. Dopo quattordici anni dubito che ne avrò.
Nel frattempo devo dire che di Castelvecchi leggo molto meno, non perché sia rimasto senza risposta, è solo un dato di fatto.


                                                                                              Steg
MODS - La rivolta dello stile

Spettabile Castelvecchi, Gentile Signor Gazzara,
                                                                                         ho acquistato il libro Mods sia perché sono un discreto lettore dei titoli Castelvecchi (a partire dal primo Labranca fino all’ultimo Scòzzari), sia perché fui una delle prime due parka (fishtail parka) di Milano (no, non ho mai fatto gruppo).

Premetto che ho semplicemente sfogliato il libro, ma sulle appendici mi ci sono già soffermato abbastanza, e ho alcune considerazioni critiche da svolgere.


1. La bibliografia.

È buona regola che le bibliografie servano al lettore per la più facile consultazione dei testi ivi citati, nel caso di opere straniere tradotte, volendo essere molto precisi, occorrerebbe indicare sia il titolo originale (con tutti gli estremi) sia la traduzione italiana.     
Sempre per motivi di praticità di ricerche, talvolta è opportuno indicare le ristampe.

Ho invece rinvenuto non poche inesattezze, e di quelle che rendono il tutto meno utile del previsto.

Non ho trovato la indicazione delle fonti originali ad esempio per tutti i volumi citati ed editi in Italia da Costa & Nolan e da Edt. Lo stesso vale per Kerouac e per lo Stuart Home tradotto da Castelvecchi, così come per Savage e Sillitoe.

Cose più curiose accadono per il Colin MacInnes di Absolute Beginners, notoriamente edito nel 1959 e più volte ristampato nel Regno unito durante gli anni ottanta (e novanta), nonché tradotto in italiano da Mondadori in occasione dell’uscita del film omonimo. Trovare citata un’edizione Penguin del 1964 può scoraggiare più di un lettore.
Presumo sia scelta dell’autore non indicare gli altri due romanzi della trilogia: City Of Spades e Mr Love And Justice.

Che dire di J. D. Salinger, The Catcher in the Rye? Il libro è del 1951, edito originariamente negli USA dalla Little, Brown & Co., best seller anche italiano per i tipi della Einaudi (devo proprio scrivere che si tratta de Il giovane Holden?). Rinvengo invece citata un’edizione inglese del 1967.

Il Revolt Into Style di George Melly è stato ristampato nel 1989 da Oxford University Press con una brevissima postfazione dell’autore. Forse era utile indicarlo, anziché mandare il lettore alla ricerca di quello del 1970.

Mi pare strano l’editore di Hamblett - Deverson, Generation X citato: in tutte le bibliografie (incluse quelle di alcuni volumi che appaiono nella bibliografia di Mods) è indicato Tandem (come è di Tandem la mia copia) e non Routledge. Poiché dall’autore di Mods viene indicato Londra come luogo di pubblicazione, non è molto plausibile che si tratti di edizione statunitense a cui ha attinto. Posso avere lumi?

Due brevi considerazioni quanto a tre biografie sulle band più influenti che non sono state citate: che ne è di Before I Get Old, London, Plexus, 1982 di Dave Marsh e di The Who Maximum R&B, London, Eel Pie, 1982 di Richard Barnes sugli Who, e di Small Faces - The Young Mods’ Forgotten Story, London, Acid Jazz, 1995 di Paulo Hewitt sugli Small Faces?

Una nota di plauso per aver incluso il libro di Kevin Pearce.


2. Discografia.

Qui, tradendo lo spirito mod, che non darebbe mai riferimenti, sarebbe stato necessario tradire fino in fondo.

Nel settore British Rhythm & Blues mancano infatti le indicazioni degli album compilation Edsel degli Action, The Ultimate Action!, e dei Creation, How Does It Feel To Feel (entrambi con extra track nella versione CD).

Gli Who, poi, sono quasi snobbati nel settore album, e così mancano per lo meno le edizioni in CD rimasterizzate e con extra track di A Quick One e Sell Out (fra l’altro a coprire il famoso Ready Steady Who EP con il primo e i jingle usati nel film Quadrophenia con il secondo), la gloriosa antologia in vinile Meaty, Beaty, Big & Bouncy su cui tutti si sono fatti le orecchie, il cofanetto CD quadruplo (almeno per il primo CD che compila gli High Numbers) di 30 Years Of Maximum Rhythm & Blues.           
La casa discografica di My Generation (l’album) non era la Decca (per cui uscì negli USA The Who Sing My Generation), ma la Brunswick, e poteva essere utile indicare la, sebbene ormai risalente, ristampa in vinile della Virgin (in attesa di una già annunciata ristampa in CD basata sui master originali).

E’ causata da purismo l’omissione del cofanetto quadruplo Immediate/Charly Records degli Small Faces? Ma dov’è The Decca Anthology 1965 - 1967 (doppio CD) senz’altro non sospetto?

Nel settore Revival ‘79 e power pop ‘80 non capisco le omissioni di Extras e dei primi due album dei Jam (fra l’altro nel primo c’è una Batman Theme cover di una cover degli Who dell’originale di Neal Hefty) (do per scontato che il libro fosse in bozze quando è uscito il cofanetto dei Jam) e dei due volumi di Mods Mayday (Aa. Vv.).  
Non discuto, anche se vorrei, certe omissioni sui singoli di Purple Hearts e C. e di qualche singolo dei Jam (valga per tutti il b-side di Down In The Tube Station).

Passando a Soulful ‘80, scopro che manca il CD It Was like This che compila tutto il materiale EMI dei Dexy’s Midnight Runners.


3. A legal matter or two.

Neanche una riga per dire da dove è tratta la foto di copertina di Mods: ovviamente da Mods! di Richard Barnes, per di più dalla copertina.

E poi l’intera prefazione di Paul Weller: qui non credo basti invocare l’articolo 70 della legge numero 633 del 1941 per giustificare la non richiesta di licenza a Vostro favore da parte della Eel Pie o del Signor Weller per la sua pubblicazione e traduzione integrali.


Insomma, la mod sharpness è andata un po’ a farsi benedire, peccato.




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