"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 30 marzo 2018

COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?


COSA È LA LIBERTÀ NEL 2018?

 

Provo sempre un moto di disgusto quando penso al Muro, il muro di Berlino, die Mauer (femminile come “il Ponte” tanto amato da David Bowie). Un milione di bambini morti mi causa minor fastidio – fastidio, ripeto – del Muro.
Eppure! ([1]) nel 2018 vorrei andare a vivere a Mosca: a osannare Putin o a morire sotto le insegne di “un” Limonov: salmone affumicato troppo salato (forse), caviale vero (senz’altro), vodka (whatever!), eccetera.

 

Il capitalismo non ha più alcun dinamismo, i suoi lavoratori si sbriciolano le ossa in periferie “titine” ulteriormente travestite da socialdemocrazia (a brevissimo), senza più sognare l’edonismo reaganiano del compra oggi, paga domani che davvero significava pagare domani.
È la rivincita comunista? O la morte della democrazia sociale?

 

Di politica non capisco niente (pour cause), ma la politica ormai non è niente. Siamo tornati al “contro ordine compagni” – probabilmente  ma nessuno dà più la linea.
Dunque fedeli al nulla, ché i CCCP sono stati ben poco (rispetto agli introspettivi Prozac +: ci avete mai pensato?), ma almeno non parlavano della mamma ([2]).

 

È una Italia davvero triste e modesta quella che mi circonda: mi sono trovato circondato, dove le mamme (appunto) non muoiono mai e, infatti, ne parlano i Mannequin, che finiranno come i Velvet (chi? Certo! Chi, entrambi?).

 

Si affaticano i nostri politici, gente modesta, come tutti – i commentatori inclusi ([3]) – e nonostante la fatica nulla esprimono.

 

Ehi! Siamo arrivati ai DAF (o D.A.F. o Deutsch Amerikanische Freundschaft), beniamini di questo blog.
L’ultimo (o penultimo) merchandising dei DAF è da galera: l’artwork è quello della RAF (Joe Strummer: move over!), RAF-DAF: stelle rosse su fucili  mitragliatori, come quel Better (B)adge di fine 1978 che abbiamo comprato “tutti” (due, tre?), incoscienti come si deve essere a quella età, a Londinium 39 anni fa.

 

Ma gli è che il “nemico” (sic! E scusate le troppe virgolette) è sbagliato, se ancora esistente.
Lo “sceriffo” DAF-iano è ormai un conglomerato williamgibsoniano apolitico (e forse non apocalittico): Walmart senza remore di correttezza (imposte, le remore?) la Corea del Nord che bacia giudaicamente il primo – ebreo – Marc Zuckenberg che trova.

 

Dunque fra una ipoteca che sarà la sola eredità che i vostri figlio e/o nipoti accetteranno scelleratamente senza beneficio di inventario e una coleridgiana rata, inestinguibile quanto ad interessi, per una automobile e/o un telefono e/o un frullatore e/o un passeggino per un figlio forse mediocre probabilmente non voluto almeno “in quel momento” , vi ([4]) troverete anche con un nulla (di) fatto di scarpe non risuolate (o non risuolabili, Quale è peggio?), consolle per videogiochi inutili e prive di valore, lettori digitali di non-libri che quindi non hanno “dentro” libri. Ma nemmeno ve ne accorgerete.

 

E così, Jeff Beck che nel 2016 alla Hollywood Bowl si inventa o quasi una “The Revolution Will Be Televised” (G. S.-H. chi? Gil Scott-Heron chi?, Di nuovo) appare privo di pubblico sciente, sebbene “commanding through loudspeakers” (do you Banshees?).

 

Se non è gloria, non passa nemmeno.
A Hackney non ci vai, se non hai voglia di mangiare anguilla.  

 

Non avete capito nulla? Meglio, la libertà non vi manca, perché non la conoscete.
Comunque, l’ultima volta che sono andato a Berlino mi sono fatto regalare, si era a Kreutzberg, un Opinel: tecnologico (manico di plastica gialla, non di legno) e individualista: ché io cadrò con l’arma bianca in pugno (e libero a ogni prezzo).

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Troverete più esclamazioni del solito in queste righe.
[2] N parlerà Massimo Zamboni una trentina di anni dopo in Nessuna voce dentro, Torino, Einaudi, 2017.
[3] Antonio D’Orrico, che mi sta visceralmente antipatico per il suo protagonismo, ha due palle che un Romano si farebbe regalare. Ma D’Orrico scrive di “libri”, rectius letteratura).
[4] Son troppo generoso? Qualcuno di voi, allora.