"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



domenica 28 novembre 2021

STRANEZZE EDITORIALI (in Blightly) (Tombstone series – 74)

 

STRANEZZE EDITORIALI (in Blightly)

(Tombstone series – 74)

 

È da segnalare una tendenza ormai consolidata in Gran Bretagna: l’antologizzazione – in edizioni più o meno anastatiche o in volume – di fanzine storiche o seppur recenti di certo interesse.

Appare allora curioso che libri storici non abbiano una seconda vita e stiano diventando piccole e costose gemme per bibliofili del modernariato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

martedì 23 novembre 2021

MAIDA VALE: un romanzo “rimuovibile” (Bambaataa series – 1)

 

MAIDA VALE: un romanzo “rimuovibile”

(Bambaataa series – 1)

 

Comincio con un aspetto positivo: nasce, forse, questa nuova serie – che si riferisce a una nota “canzone” di Africa Bambaataa: “Looking for the Perfect Beat” – per recensire delusioni.

 

Nota lirica: non uso il termine “rimuovibile” nel senso anglosassone e in particolare in riferimento a una precisa canzone ([1]).

 

Premessa: il libro di cui scriverò lo ho comprato (come peraltro per me è regola), quindi non solo non ho vincoli, ma sono deluso che questo romanzo non mi sia proprio piaciuto: il romanzo è Maida Vale di Michele Benedello ([2]).

 

Ho infilato fra le pagine del volume i miei bravi listelli di carta per avere i riferimenti, che però sono riferimenti a contrario rispetto al mio solito, poiché sono negativi.

 

Prima considerazione: questo non è il primo romanzo pubblicato dell’autore, checché se ne dica – per quale ragione, ormai, non mi interessa più – perché esiste già Pimlico ([3]) ([4]).

 

Mi duole davvero essere stato vanamente illuso da questa opera letteraria, perché in questi semestri di Covid ho letto e riletto così tanto che anche solo nel calcolo probabilistico ben circostanziato davo per probabile che le aspettative, almeno quelle minime, di nuovo e piacevole sarebbero state rispettate e, magari, avrei scritto una recensione positiva ([5]).

 

Tutta la narrazione si regge su delle canzoni, di cui peraltro non sono mai citati compositori ed autori, solo gli interpreti (almeno in un caso egli non è quello originale).

 

Un dato banalissimo: in questa storia non c’è nemmeno un personaggio omosessuale o bisessuale o pansessuale (espressione di Morrissey questa, mi pare. Si rinviene una lata citazione mancuniana nel titolo della illustre prefazione al testo, ma a questo punto sembra solo un prestito di parole).

Il fatto che ciò salti all’occhio del lettore eterosessuale e non giovane quale sono io è peculiare.

 

La trama è molto esile, e si anima solo negli ultimi capitoli.

 

È un romanzo minimalista allora? Beh non siamo ai tempi del brat pack di Bret Easton Ellis e Jay McInerney e l’espediente di non dare al protagonista un nome è anche (e prima) nel romanzo d’esordio di quest’ultimo autore ([6]).

 

Tutto si risolve in due realtà – quella del protagonista e quella degli altri – entrambe altrettanto usuali (e perciò ben note), esse quindi ([7]) si sarebbero valorizzate solamente in una loro grande “scrittura”, la quale qui non si trova proprio.

 

Esiste, anche, una sorta di idiosincrasia dell’autore per certi nomi femminili, i quali vengono impiegati in accezione negativa: si tratta di amori finiti e name-dropping di sfogo?

 

Una ultima annotazione, a scanso di equivoci: nella saga salgariana Yanez De Gomera non muore (e neanche Sandokan).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Che, peraltro, mi è tornata in mente, ma in essa il termine è utilizzato per il titolo in forma di iperbole pessimistica: “Removables” dei Manic Street Preachers.

[2] Dueville, Ronzani Editore, 2021.

[3] Non posso in alcun modo garantire la accessibilità a questa stringa. Io, comunque, non solo ho scaricato l’intero testo dell’opera, ma lo ho anche sistemato (dove ho potuto) eliminando una discreta quantità di refusi più o meno evidenti.

https://www.accademiafelicita.it/life-culture/pimlico-un-romanzo/

Pare curioso appoggiarsi a una organizzazione come questa quando si sbandierano durezza e purezza, ma si sa, autore e protagonista non sempre coincidono.

[4] A pagina 127 di Maida Vale c’è un ammiccamento o una confessione a ciò.

Il terzo – prossimo – romanzo potrebbe intitolarsi Ruislip (che  però si pronuncia, circa, “railip”)?

[5] Peraltro, “the true critic is unfair, insincere, and not rational” (Oscar Wilde, The Critic as Artist).

[6] Senza scomodare i ben più celebri casi di Alessandro Manzoni o Chuck Palahniuk, ex multis.

[7] Sebbene il diritto d’autore tuteli la forma e non l’idea in sé.

lunedì 22 novembre 2021

GARBO (ripensamenti berlinesi)

 

GARBO (ripensamenti berlinesi)

 

Premetto che musicalmente conosco Garbo dal suo album di esordio, e nello scorso decennio ho, come spesso mi capita per curiosità, cercato di mettere insieme una discografia che fosse se non completa almeno rappresentativa.

 

Premetto, anche, che queste righe hanno come fonte di ispirazione un mio post di molti anni fa in cui scrissi che fra Garbo ed Enrico Ruggeri il “vero berlinese” fu il secondo ([1]).

Berlino la avevo già visitata diverse volte all’epoca, tanto che ne scrissi anche separatamente, per lo meno per fissare qualche mio ricordo ([2]).

 

Ma …

Beh, gli anni sono passati e Ruggeri continua ad oscillare: a un guest vocal nella canzone degli Ianva “Canone europeo”, un omaggio a nome Decibel a David Bowie (“Lettera dal Duca” ([3])), la ricostituzione dei Decibel, appunto, si contrappongono tutte le sue scelte nazional-popolari che ormai hanno raggiunto per quel che mi riguarda uno stridio che temo non avrà fine.

Peccato.

 

Garbo, invece, forse meno sulle barricate e meno “sudato” nell’esibizione di Ruggeri, ha una linea quarantennale talmente stabile da sembrare quasi perenne (lui dice di non ambire allo status di highlander).

Eppure i riferimenti musicali di questi due artisti italiani (entrambi anche con profilo autoriale di quanto interpretano) sono molto simili. Però Renato Abate ([4]) è poco attiguo al rock and roll (il che mi fa pensare al fatto che i Velvet Underground siano l’ultimo artista non “moderno” in riferimento alla categorizzazione Des Jeunes Gents Mödernes francofona ([5])).

Ed allora, si arriva alla svolta berlinese di David Bowie il quale letteralmente chiude un capitolo ed affronta “A New Career In A New Town”.

La torre della televisione che guarda su Alexanderplatz: der Berliner Fernsehturm ([6]) è fra le immagini – tutte in bianco e nero – che Garbo ha scelto per le sue esibizioni dal vivo di fine 2021.

 

Forse la stonatura di Enrico Ruggeri è quella di non apparire mai solo nei suoi momenti migliori: lui e la band, lui nei Decibel …, mentre Garbo lo vedo sempre solo.

Ruggeri a colori, Garbo no.

 

Senza allinearli per una gara sul fronte della “decadenza” (di solito attribuita da altri, non scelta dall’artista), a Garbo si attribuisce il “Nevroromanticismo” ([7]). Chissà?

 

A questo punto mi piacerebbe un libro scritto da Garbo, anche di narrativa.

 

NOTA FINALE: mi domandavo chi “avesse messo sotto contratto” in EMI Garbo.

Pensavo a Pierluigi Raimondi Cominesi. Mi sbagliavo: fu Gianpiero Scussel ([8]) direttore artistico, persona per bene che ho conosciuto abbastanza ([9]), con cui però non è mai capitato di parlare di Garbo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[3] Contenuta nel loro album L’Anticristo del 2018.

[4] Nato il 25 aprile 1958.

[5] Mi è noto un album di cover di canzoni dei V. U. ad opera di qualche appartenente a queste “giovani genti”.

[6] “Il” torre. “La” muro, …

[9] Morto nel gennaio 2020, il giorno 20 o 21.

mercoledì 17 novembre 2021

“ROSEBUD” E LE SUE SORELLASTRE (Tombstone series – 73)

 

“ROSEBUD” E LE SUE SORELLASTRE

(Tombstone series – 73)

 

Le toppe sul Barbour del (e indossato dal) Principe Carlo di Galles.

Ovvero: se hai più di uno “slittino” visto che continui a ricordarti “le cose che hai comprato e ti sono care”: non sei William Randolph Hearst, ma un vorrei non posso.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 8 novembre 2021

IMMAGINI GOYANE (Tombstone series – 72)

 

IMMAGINI GOYANE

(Tombstone series – 72)

 

A causa del Covid ho ormai due immagini del viso della persona a me più cara: con e senza mascherina.

Un po’ come le “Maja” di Francisco Goya.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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