MOONAGE
DAYDREAM (film)
(Diventa
emotivo vedere filmati “di” David Bowie)
La sera dell’8
gennaio 2026 ho visto con piacevole interesse il documentario Moonage
Daydream.
Sebbene ne abbia
copia, mi era subito parso difficile da vedere su supporto audiovisivo: noioso
scegliere le scene al piccolo schermo, ma anche impegnativo il film.
È un bel film,
quasi obbligato per lo schermo d'argento.
È fatto di
filmati.
E i filmati
ormai sono tutti carichi di emozioni, non quelle pochezze da niente ([1]) che
costellano l’inutile quotidiano della gente che purtroppo devo incrociare.
Posso sorridere
per una intervista del 1973, dopo aver ormai catalogato quelle tre canzoni in
sequenza tratte dal film di D. A. Pennebaker su cui piango (stesso anno della
intervista).
Non mi commuovo
mai per ‘“Heroes”’ ([2]). La
Berlino che fa male è quella di “Where Are We Now?”.
Rifletto sempre
quando David Bowie (le fecce che apostrofano per solo nome le butterei nelle
fiamme!) ricorda suo fratello.
Ammetto che non
vedo nulla con occhio inesperto: il carico di letture rende gravida ogni
re-visione (perché è anche revisione).
Vedo e anche
rileggo quello che ho scritto al riguardo.
Rivedo e ripenso
e rileggo e rivedo ...
Mi chiedo quali
le emozioni di chi poi è un artista che uno solo o milioni conoscono (inserite
voi un nome, se volete).
Ho sorriso per
le carte oblique “di” Brian Eno. Quanti le hanno riconosciute?
Rivedessi queste
due ore abbondanti con un taccuino in mano, occuperei pagine e pagine.
Non ho dubbi:
scrivo righe noiose.
Ma sono un poco
come Sylvia Plath. Già.
Fine.
PS: “Rebel Rebel”: a Torquay, al juke-box dell’albergo,
nell’estate del 1974.
Steg
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