"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 2 settembre 2011

“SONG OF THE STREET” (apres Sham 69)

“SONG OF THE STREET”
(apres Sham 69) ([1])

Ricordo DMs “14-hole” (buchi e non buche di golf), oxblood necessariamente, scalarmi per arrivare sulle assi del palco del London Lyceum: ero in prima fila ([2]) e gli Angelic Upstarts aprivano per Adam and the Ants ([3]).
Queste sono righe a proposito di street credibility.

Chi arrivò prima? I Cock Sparrer o gli Sham 69 ([4])? E quanti possono vantare uno pseudonimo come Infa Riot?
One chord wonders? Two chords wonders?
Bovver boot arditi, falangi aggro, satellite ([5]) militia?

Tutto l’Italian hard-core punk impallidisce sino a farsi polvere di fronte a questi kid di cui Gary Bushell divenne sorta di bardo.
In Italia ovviamente si disquisiva: era stato troppo faticoso partorire l’accettazione di The ([6]) Clash per poter affrontare con profitto ponderose sfide quali la determinazione della correttezza politica o meno della band di Mensi o della contaminazione da parte di skin di destra ([7]) di Jimmy Pursey e sodali.
Risultato: perenne ritardo e giovani invecchiati.

Perché c’è fra gli altri questo preciso dato di fatto: se ascolti una canzone da giovane essa suonerà sempre fedele e sempre a volume non accettabile per gli adulti; finita la gioventù tutto sarà eccessivo, non comprensibile e, toh!, giovanilistico.

La morale non c’è, e nemmeno una playlist perché o la si ha già oppure essa sarà roba per ragazzi e rozza, dunque inutile.

We are the the people you don’t wanna know/Who come from places you don’t wanna go/[…]/Kids like me and you” (Sham 69: “Angels With Dirty Faces”).


                                                                                                                      Steg



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[1] Anche per Tony Fisher, che allo Sham 69 Last Stand c’era (io no).
[2] Per tenere la front row non bisogna mai pensare alla cubatura umana alle proprie spalle.
[3] 5 agosto 1979: un ossimoro e un testacoda raro come concerto.
[4] Domanda eristica date le carriere assolutamente diverse dei due gruppi, ma rivolta allo scopo di riflettere.
[5] Ricordate il b-side di “Holidays In The Sun”?
[6] The Clash, ma non The Sex Pistols, come ricorda un aneddoto che proviene non certo da uno sprovveduto (Ray Stevenson) eppure McLaren lo corresse.
[7] Pleonastico quasi precisarlo, ma sull’argomento ho speso altrove qualche riga: si veda Where were you in 1977 (and in 1979 too)?.
Aggiungo in questa sede che reputo difficile spostare dalle naturali preferenze politiche certi gruppi, quindi quella degli arditi di sinistra dopo la fine della prima guerra mondiale mi suona un po’ come gli skinhead anche loro analogamente schierati politicamente. Più probabile è che ci sia uno sviluppo che porta i più verso la destra estrema, e chi invece è più vicino alle origini per automatismo è classificato a sinistra in molti movimenti.

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