"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 4 luglio 2012

BLADE RUNNER (qualche riflessione sul film)


BLADE RUNNER
(qualche riflessione sul film)



Philip K. Dick e James G. Ballard sono gli scrittori noir della fantascienza, applicando a loro le tesi di Derek Raymond.



Do Androids Dream Of Electric Sheep? non è scorrevole, come spesso non lo sono gli scritti di Dick.



Blade Runner, tratto molto liberamente dal romanzo di Dick, è uno dei pochissimi film per i quali varrebbe avere una propria sala di proiezione.
Il cofanetto da 5 DVD non è  una esagerazione per questo film diretto da Ridley Scott.
Anzi: per la sua capacità di trattare molti argomenti, esso si risolve in un oculato investimento.


Blade Runner è un’opera dell’ingegno cosi carica di capacità anticipatrice di quanto sarebbe accaduto ([1]) ed accade che sorprende, posto che le doti divinatorie umane sono prossime allo zero.



Con o senza l’ausilio di documentari e libri, è sufficiente annotarsi degli elementi, man mano che il film scorre e poi guardare alla propria vita quotidiana.
Diversi sono gli elementi che combaciano.



Ci si può anche domandare quanto importante sia la trama, in quanto – appunto – la struttura narrativa forse si risolve in un pretesto (per Dick e per Scott).



Buona visione e buone riflessioni.







                                                                                                                      Steg







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[1] Fuori dai banali aneddoti, ricordo come a Milano verso la metà degli 1980 c’era un gruppo musicale la cui cantante aveva lo pseudonimo di Lupe Replicant. La semplice adozione del trucco degli occhi di Pris (interpretata da Daryl Hannah) da parte di Lupe diede un poco di, davvero effimera, notorietà alla band.
Perché in senso frivolo o serio, con Blade Runner non si è più smesso di averci a che fare.

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