"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 31 agosto 2011

SUEDEHEAD: NOTE SU UN VIDEO

SUEDEHEAD: NOTE SU UN VIDEO

“Suedehead” per chi ha fatto bene i compiti è:
1)      il post skinhead quasi intangibile, una sorta di premessa dai contorni sfuggenti e forse inesistenti prodromica del glam, oppure del punk;
2)      più o meno band-wagoning un, altro, romanzo di Richard Allen: lo Sven Hassell del malessere giovanile britannico;
3)      con la notevole capacità di far suo ciò che è negletto una canzone di uno degli, indiscutibilmente, migliori album solisti di Morrissey: Viva Hate;
4)      il “suo” videoclip e, qui, in realtà c’è molto di più di una mera necessità commerciale.

Partendo da un punto forse sfuggente: è febbraio (come indica una scritta sul muro della scuola), cioè il mese di nascita di James Byron Dean.
Poi c’è quella riproduzione della lettera in cui JBD si pone con Montgomery Clift e Marlon Brando in una categoria (ma league suona meglio) inarrivabile.

Qui già occorre avere negli scaffali le biografie di John Howlett e di David Dalton, raro caso di necessario e sufficiente per chi si accontenta senza un libro fotografico ([1]) negli anni ottanta (ripeto ottanta) del secolo scorso per conoscere il divo di Fayrmount.
Diversamente, il videoclip dice poco.

Non solo: l’ossimoro è fra UK e USA; fra canzone ed immagini (una licenza poetica sostituisce i maiali con le mucche).

Ma forse qualcuno è andato oltre i compiti: ecco allora che attraverso il filmato sulle ali di Antoine de Saint-Exupery si arriva ad Orson Welles.

Il tutto si risolve nella dimostrazione, ritengo impossibile a confutarsi, della legge della sudditanza del mezzo rispetto al risultato: ascolto una canzone, ne vedo il videoclip, approfondisco i riferimenti, scopro un attore, uno scrittore (francese), arrivo magari ad uno dei massimi registi cinematografici, decido per un viaggio (negli USA), finisco con un pulp giovanilistico, non mi fermo.


                                                                                                                      Steg



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[1] In realtà ne servono due di libri fotografici.

1 commento:

  1. Andiamo all'inverso, barrando il finale pulp e la minaccia di non fermarsi. Ovvero: parto da uno dei massimi registi nel cinema, poi passo a uno scrittore (francese), poi scopro un attore, ne approfondisco l'immaginario di deriva e arrivo prima al videoclip e poi alla canzone nuda e cruda, se proprio mi interessa.

    Fatta questa strada è inconsistente quasi tutto, mica solo il videaccio del Moz. Per sua fortuna, visto che sulla tecnica del riporto, del sottoriferimento e della citazione ci aveva costruito tutta una carriera.

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