"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 6 maggio 2014

MARIO E NUCCIA FATTORI: JUST LIKE A PICTURE (la Milano che si doveva salvare)



MARIO E NUCCIA FATTORI: JUST LIKE A PICTURE
(la Milano che si doveva salvare)
 
Milano: ne scrivo, talvolta ex professo e talvolta incidentalmente.
Magari scrivendo di persone.
 
Ogni tanto ci sono delle fiammate, casuali, e riparto.
Cosi mi ritrovo, ancora, a dannarmi su quelle note, dieci secondi, del “Carosello” del chewing gum “Brooklin” interpretato da Carla Gravina ([1]).
 
Ed ecco dunque comparire Mario Fattori, una “bella faccia” (cioè interessante, come si dice a Milano): https://www.youtube.com/watch?v=KNblOgo7bkc&list=PLA22C2C189CA4ECF5 ([2]).
Questo è uno che a New York ci andava spesso quando ancora non si volava da Milano con i 747 Boeing (tanto per dire).
 
Cercando una pseudo partenza, opto per la moglie Nuccia Fattori: https://www.youtube.com/watch?v=48RdL6iOFvg, il jazz, Jerry Mulligan.
 
Vi piace la musica anni sessanta, allora si parte con quanto racconta uno come Oliviero Toscani: https://www.youtube.com/watch?v=AAAYhj0ub6c.
Jimi Hendrix a casa di Fattori, mica male, no? Uno statunitense andato a cercare fama in Gran Bretagna, che suona a Milano perché allora a Milano c’erano (ancora) gli artisti internazionali che venivano non per carità.
 
Volete altra New York? Eccola secondo Carlo Orsi, fotografo (fotografo anche “di Milano”): https://www.youtube.com/watch?v=CckJNjZWp38&list=PLA22C2C189CA4ECF5 .
 
D’accordo, già un poco di retrogusto lo avete, ecco Fattori era uno “non tanto regolare” ([3]) https://www.youtube.com/watch?v=2dCcKTZXWO4&list=PLA22C2C189CA4ECF5, come ricorda l’architetto Enrico Baleri, ma il name dropping del milieu manhattanita di Fattori è devastante.
 
La Signora Fattori, però, non era da meno.
Per le fashion victim ([4]) riporto dal Corriere della Sera: “L’ intera via Spiga vantava due cartolerie, una panetteria, una polleria, una salumeria, una merceria, la «Drogheria Centrale». Non ha mollato solo la salumeria. Ma sarebbe un’operazione di basso crepuscolarismo rimpiangere quel che è stato sconvolto dalla moda, con grossi vantaggi per la città. Pioniera fu Nuccia Fattori. Aprì una boutique quasi all’ angolo con corso Venezia. La chiamò «Cose». Era il 1963, anno chiave nella moda e nel costume, l’ anno della minigonna a Londra, di Mary Quant, dei Beatles. Leggo sul «Dizionario della moda», che anni fa curai per la Baldini & Castoldi: «Nuccia Fattori accostò ai suoi abiti e alla sua maglieria, i capi di Biba, Zandra Rhodes, i golf di Sonia Rykiel, quelli ricamati di Emmanuelle Khanh, le femminilissime avanguardie di Chloé e persino la marziale aggressività di Rabanne. Ma, nello stesso tempo, Nuccia era attenta a valorizzare il talento di Walter Albini e l’ estro eversivo e giocoso di Cinzia Ruggeri»” ([5]).
Mi pare abbia chiuso da tempo anche la salumeria. È anche morto Guido Vergani.
Per il resto, rimando a quanto già scritto, anche da me ([6]).
 
Devo questo splendido tuffo nella mia Milano a “Storieminime”: una sorta di portale su You Tube che ha il solo difetto di farci capire che il fantastico documentario su Mario Fattori non è disponibile. Forse non è mai stato completato?
Non sono nemmeno riuscito a trovare uno straccio di profilo completo di Mario Fattori (e la General Film oggi che fine ha fatto quanto a archivio?).
 
A chiudere: “New York: just like a picture!”: Stevie Wonder, “Living for the City”.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
POST SCRIPTUM
 
Ore dopo aver caricato il post, sempre non avendo reperito quanto cercavo, sono incappato in un passo che riporto anche se mi pare, sinceramente, eccessivo nei contenuti e nello stile. Giudicate voi. E una discreta contraddizione: il rock è tutto “made in the UK”, sebbene sia poi ampiamente esportato negli Stati Uniti.
Il punto più alto di rappresentazione percettiva ed evocativa dello stile pop viene raggiunto tra il 1967 e il 1970 con l’esemplare spot della “Gomma del Ponte”. Già il fatto che un dolcificio lombardo (Perfetti) sia riuscito nell’impresa di americanizzare un suo prodotto, convincendo i consumatori a inserirlo coerentemente nel loro sistema iconico alla voce “made in USA”, è un elemento supremamente pop. Per la prima volta una colonna sonora (fantastica) all’altezza delle immagini (modernissime). Girato interamente a New York da uno dei più raffinati pubblicitari italiani, Mario Fattori (che ne è anche il produttore), è un’allucinazione retinica, un videoclip in anticipo sui tempi. Una giovane (l’attrice Carla Gravina) senza alcun motivo plausibile corre sul ponte di Brooklyn. Frame velocissimi e sovrapposti – ritmo martellante scandito da un’armonica a stantuffo blues – giochi ottici luce/ombra creati dai raggi di sole che filtrano tra i piloni del ponte (effetto dream machine). Wow!!! Nello spot c’è tutto: la lezione del new american cinema, l’underground, l’arte cinetica programmata, i light show, gli effetti stroboscopici , il rock (“Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, Hendrix? Cream?) il docu-drama hip (Cheeta? Fillmore? Greenwich Village?) e c’è persino il messaggio (il gap generazionale che nemmeno il ponte di Brooklyn riesce a colmare… provate a prendermi!). Uno shock culturale per chi era cresciuto a baffi, bonazze e mandolini. Un brillante saggio antropologico dal lontano pianeta America che la Rai Radiotelevisione Italiana fingeva ancora di non aver scoperto’ (Matteo Guarnaccia, “La ragazza di Venus”, tratto da Dreams: i sogni degli Italiani in 50 anni di pubblicità televisiva (a cura di Gianni Canova), Milano, La Triennale di Milano - Bruno Mondadori, 2004, pagg. 213-215).
 
 
 
 
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[1] È citato in due post, (cercate con l’etichetta Carla Gravina) nel secondo ho anche dato la stringa: http://www.youtube.com/watch?v=xDX38F3YkUM.
Non sono certo della datazione, ma poiché si parla di “Woodstock” dovrebbe essere successivo all’agosto del 1969.
[2] Dissento totalmente dalla scelta di Carla Gravina. Totalmente.
[3] Per scriverla alla Umberto Simonetta.
[4] Invitate a cambiare blog, ce ne sono tanti: quelli dove leggete di “pantalone”, “taggare”, eccetera.
[5] Il passo è tratto dalla rubrica “Il Milanese” di Guido Vergani, “Via Spiga, così è nato il salotto della moda”: http://archiviostorico.corriere.it/2003/maggio/04/Via_Spiga_cosi_nato_salotto_co_7_030504038.shtml
[6] Il post ‘“SALVIAMO MILANO”. NO TROPPO TARDI! (più che nostalgia, rabbia)’.


2 commenti:

  1. Ho lavorato vent'anni con Mario Fattori. Grazie.

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  2. Grazie a Lei. vedo che Lei non è su Facebook. Se vuole, trova una pagina Fb del blog e può mandarmi un messaggio "lì". Io ormai ho perso ogni speranza di esser contattato dal figlio per scoprire il titolo del commento musicale di cui parlo nel post.

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