"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



sabato 22 settembre 2012

SUICIDE: IN ALTRE PAROLE IL DUO REVEGA


SUICIDE: IN ALTRE PAROLE IL DUO REVEGA ([1])

 
Con il mio amico Dxxxxxx c’era una permeabilità sonica: lui, sebbene più giovane di me di qualche pugno di mesi, aveva in casa dischi che io non avevo ([2]), ma nel 1977 e nel 1978 ci si misurava sul presente e non sul passato.
Io e lui eravamo di quelli che andavano a Radio Milano 4 con i dischi, noi i giovani, a ingozzare le fauci di Sine Ulla Intermissione.
Ognuno grato delle scoperte dell’altro o, più semplicemente, delle altrui acquisizioni perché tutto non potevamo comprare.
 
Certo che anche io avevo letto di loro, ma – contrariamente a quanto da un ventennio millantano le penne musicali – loro facevano paura, ed erano anche descritti da taluni come una gimmickry di cattivo gusto (per via del nome).
 
“Quella” sera del 1978, in Via Iommelli, ancora al piano rialzato, probabilmente attraverso una edizione straniera, sono stato introdotto ai Suicide.
 
E quella stessa sera tornai a casa con un nastro del loro primo, eponimo, album. Tardivo eppure angolare come l’unico LP dei Sex Pistols, ma senza nemmeno il beneficio di precedenti singoli che ebbe il quartetto londinese .
 
Ci si sfidava sull’ascolto integrale di “Frankie Teardrop” ([3]), perché se non sei (eri?) giovane e fresco non lo reggi di sicuro.
Ma io ho amato al primo ascolto questo duo oscuro in quanto ero un Marvel reader: la saga si inaugura con “Ghost Rider” e sono io che devo spiegare a Dxxxxxx chi è il motociclista fantasma.
Meno graditi saranno i Suicide all’ortodossia del pubblico di The Clash: troppo punk per i punk?
 
Poi tutto sarà in discesa, oppure in salita, dipende.
La mia prima copia di Suicide è in edizione canadese, fu comprata (dopo cena) in Times Square da Colony; poi la ristampa USA con il flexidisc 10” abbinato; poi finalmente la prima edizione statunitense; quindi il CD con i due album insieme ([4]), etc. - molti etc.
 
Ogni tanto apparivano “dei dischi”, anche se il terzo commercialmente disponibile in realtà è in origine una MC7 (come il quarto): dopo Suicide II ([5]) infatti c’è 1/2 Alive.
Con devozione comprammo le successive prove soliste di Alan Vega e Martin Rev, concedendo al primo delle escursioni in un più tradizionale rock ‘n’ roll e al secondo nel suo amato jazz.
Il mio secondo loro concerto fu a Londra, ad aprire per Siouxsie and the Banshees il 15 dicembre 1988 alla Brixton Academy.
 
Poi, tante altre cose di cui potete leggere, asetticamente, altrove.
Da queste parti invece ci si muove come cheeta urbane, sempre.
 
Chi non possiede i primi due album dei Suicide è uno storpio per sua scelta: dunque nessuna Cripple Nation membership ([6])).
A voi scegliere formati e edizioni, se ci riuscite.
 
 
Il club dei Suicide rimane per nostra fortuna ristretto.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Revega è il nome-crasi dell’editore musicale di alcune opere dei Suicide.
[2] Qualcuno mai lo avrei avuto, i gusti sono personali. Oggi custodisco taluni suoi vinili (lui sa che sono in eccessivamente buone mani).
[3] Certo ben più radicale di “96 Tears” di ? And The Mysterians.
[4] Per anni mai si pensò a un possibile loro terzo disco di studio.
[5] In realtà album privo di titolo, tuttora.
[6] A buon intenditor …

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