"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 5 settembre 2012

EFFETTI COLLATERALI DELLE EXPANDED EDITION


EFFETTI COLLATERALI DELLE EXPANDED EDITION
 

Questo è il quarto post sull’argomento ([1]) e credo sarà l’ultimo.
Ma lo reputo necessario.
Il ragionamento non è più culturale o qualitativo, ma culturale e financo sociale.
 

L’anno scorso la crisi economica non era ancora un mostro che faceva paura a tutti, eppure nel forum di Forever Delayed non solo c’erano le lamentele per quella messe di prodotti a caro prezzo proposti ai più devoti sostenitori dei Manic Street Preachers (cui questa agorà elettronica si rivolge), ma anche la dichiarazione di alcuni che a malincuore dichiaravano di non potersi permettere tutto o, peggio (perché gli oggetti hanno valore affettivo), che avrebbero venduto pezzi della propria collezione per comprarsi il “nuovo”.
 

Nel 2012 le edizioni “espanse”, soprattutto quelle più lussuose, ancora prosperano.
Ma quante copie si producono per ognuna? Sempre meno ([2]).
 

Poi ci sono certe gaffe come quella di So di Peter Gabriel (due limited edition in poco più di un anno), i ripensamenti insensati (spieghino a chi è diretto il cofanetto più o meno completista dei Roxy Music orbato dei DVD, posto che dopo i primi quattro album questo gruppo non fu più fondamentale), e così via.
 

Si arriva quindi ai tre titoli di prossima uscita che, per un motivo o per l’altro, mi conducono a queste ultime considerazioni: l’edizione super deluxe del trentacinquennale di Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols, il cofanetto sestuplo di The Velvet Underground and Nico, l’edizione del ventennale di Generation Terrorists dei Manic Street Preachers per la quale si “teme” un cofanetto in aggiunta ad un’edizione in CD tripla. Incredibilmente, il primo titolo appare il più interessante per contenuti ([3]), ma si poteva realizzare una versione un poco meno esorbitante; il secondo sembra destinato ai pigri in quanto il vero fan di The Velvet Underground ha già tutto quanto è offerto al di là di una “pulizia” delle registrazioni tratte da acetati; l’ultima uscita per ora appare misteriosa nei contenuti.
Si badi che sono tre gruppi i quali hanno sempre avuto un seguito molto forte di cui una sua fascia propensa, appunto, a comprare tutto.
 

Il fatto è che, come già accennato, è finita l’epoca delle collezioni di “varianti” e di edizioni straniere in cui non cambia nulla. È finita perché l’economia privata dei collezionisti soffre come quella di tutti gli altri.

 
Ecco allora gli effetti collaterali: rischio di impoverimento culturale, pericolo addirittura di essere guidati nelle proprie scelte.
Chiamo questi effetti collaterali poiché non credo a “disegni” stile 1984 da parte delle imprese fonografiche.
 

Mi spiego: costretti dal proprio budget, gli amanti della musica comprano meno.
Logica vorrebbe che essi eliminassero il superfluo (le nuove edizioni, pur se arricchite, di ciò che già hanno nella propria discoteca) e privilegiassero l’esplorazione di artisti a loro ignoti. Ma il fan propende a fare il contrario: sacrifica il “nuovo” per il vecchio ([4]).
Risultato: perdita qualitativa nei propri ascolti (siano essi orientati al nuovo o al semplice non conosciuto) che tenderanno ad aumentare più lentamente o addirittura a fermarsi; incapacità, anche, di scelte decisionali ponderate.
In altre parole, perdita di indipendenza intellettuale (o culturale se si preferisce) che, sebbene conseguente ad un’incosciente incapacità di scegliere (più grave perché si riferisce a un bene non di mero consumo, o almeno così dovrebbe) non indotta dall’esterno ([5]), rimane comunque preoccupante.

 
Bene, allora la soluzione parrebbe facile: i produttori di fonogrammi semplicemente privilegino il nuovo e vendano quello, magari ristampando anche ciò che non è più disponibile da tempo, contenti loro e contento il pubblico con cervello e gusto che potrà scegliere senza eccesivi crucci economici ([6]). Troppo semplice, appunto.
Al di là delle logiche artistiche “pure” ([7]), esistono delle economie d’impresa spesso ignorate dall’acquirente: costa meno realizzare una deluxe edition di Funhouse di The Stooges, di cui si ha anche modo di conoscere quanto potrebbe vendere ([8]), che non investire su un artista sconosciuto.
Quindi di rimedi non ne scorgo.

 
Chiudo con due titoli di canzoni e una strofa di una terza sulle quali – volendo – potete meditare (preferibilmente ascoltando, appunto, le relative registrazioni):
  • “Ain’t Nothin’ Goin’ On But The Rent” (artista Gwen Guthrie),
  • “Money’s Too Tight To Mention” (artista Simply Red),
  • A cheap holiday/In other people’s misery” (da “Holidays In The Sun, artista Sex Pistols).

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] I precedenti sono “A proposito di ‘expanded edition’ di album più o meno fondamentali”, “‘The masses against the classes’? Not really (poco distanti dalle ‘expanded edition’)”, quest’ultimo lo tradussi anche in Inglese, e “All, or nothing? (ancora soffrendo per le ‘expanded edition‘)”.
[2] Se penso che nel 1977 una edizione limitata in vinile colorato era tirata in 10.000 copie!
[3] Mi astengo dall’indicarvi quante versioni sono già nella mia collezione.
[4] Si badi che anche il downloading si orienta nel senso delle expanded edition: quindi il tema non attiene solo a chi compra ancora musica riprodotta in supporti fisici.
[5] Chiaramente per chi vende l’ideale sarebbe che l’ascoltatore comprasse tutto.
[6] Ne trarrebbero giovamento anche le biblioteche evidentemente indotte ad acquistare non certo edizioni da decine e decine di Euro di prezzo.
[7] Cioè non dettate semplicemente da ciò che vende come easy listening.
[8] Basta procedere attraverso prenotazioni o anche solo sondaggi in internet.
Capita, però, che ci siano degli errori: vedi il modesto riscontro commerciale dell’edizione cofanetto di Raw Power di Iggy and the Stooges, così come quello non eccelso di un cofanetto comprendente edizioni in vinile e in CD della discografia di The Smiths.
 

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