"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 29 giugno 2012

TOROS Y CORRIDAS (“Di Miura si muore”)


TOROS Y CORRIDAS ([1])
(“Di Miura si muore”)
 
Sto leggendo un romanzo – o apparentemente tale ([2]) – interessante intitolato Il toro non sbaglia mai ([3]), che fra l’altro motiva anche sotto questo aspetto il mio preferire Madrid a Barcellona ([4]).
Interessante in quanto ben scritto, capace di informare sull’argomento di cui tratta, con una trama sino ad ora non prevedibile (sono intorno ai due terzi) e, forse, l’unico difetto di un risguardo di copertina che qualifica come più vecchi di quanto siano (entrambi hanno meno di 40 anni) il protagonista e il suo “maestro di tori” e forse in tal modo ha allontanato qualche potenziale lettore ([5]).
 
Leggere un libro sulla tauromachia ha un fattore quantitativo che lo differenzia dalla lettura di un libro sul calcio: in gioventù e in età adulta sono molti meno coloro che hanno partecipato ad una corrida.
 
Qualitativamente non ci sono paragoni: dei due solo il calcio è uno sport ([6]).
Mi ritengo inadeguato nel fornire elementi qualificanti e distintivi dell’arte di toros y toreros. Anche il fattore morte non è da solo sufficiente a specificarla; sebbene, certo, sport come automobilismo e motociclismo condividano con le corrida proprio quel rischio massimo per chi li pratica che, è innegabile, attribuisce anche ad essi un fascino particolare ed antico.
 
Qui ovviamente cominciano le polemiche ([7]).
 
È possibile cambiare idea, nel senso di appassionarsi alla tauromachia dopo averla criticata?
Secondo Nucci sì; pur se io credo che sia un evento non comune, a meno di non essere stati abbagliati dalle argomentazioni degli animalisti e, anche, inizialmente non essersi concessi di avere dei gusti non necessariamente conformi con quella “correttezza” esistenziale che, fra l’altro, non indica mai da dove essa tragga i propri principi fondamentali.
 
L’incidenza della corrida sul presente e sul futuro dell’umanità mi risulta molto bassa.
Un dato questo che può, appunto, consentire di, e contribuire a, scegliere secondo un gusto emotivo ([8]) e, perché no, anche estetico, se essere pro o contro l’arte taurina (che comprende più aspetti, non solo quello finale e solenne che si celebra nella plaza de toros).
 
In conclusione: se siete interessati all’argomento il testo di Nucci – che ha anche una buona appendice bibliografica – è probabilmente più attuale, nel senso di letterariamente accessibile al profano, di Death In The Afternoon di Ernest Hemingway ([9]).
Se siete dei cacciatori di libri, provate con Volapiè: La Spagna torera dal Cid al Cordobes dell’Italiano Max David ([10]).
 
Per i più curiosi, segnalo già io ([11]) il monotematico blog http://alle5dellasera.blogspot.com di Luigi Ronda.
In particolare leggetevi il post http://alle5dellasera.blogspot.it/2010/07/ce-sempre-un-coglione.html. Almeno se siete contrari alla corrida siatelo con la coscienza del fatto che potreste essere voi, e non noi, gli intolleranti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2012 E 2015 Steg, Milano, Italia.
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[1] Come è mio uso, ed era regola un tempo, non declino in Italiano la parola, quindi al plurale resta corrida, o si passa allo Spagnolo corridas.
Uguale per torero (del resto nessuno al plurale declina matador in “matadori”, a parte la genericità del termine).
[2] Talvolta si ha l’impressione che quella narrativa sia una struttura adottata per maggior scorrevolezza.
[3] Matteo NUCCI, Il toro non sbaglia mai, Milano, Ponte alle grazie, 2011.
È puramente casuale il fatto che il titolo possa ricordare quello di un mio post (anche perché quel titolo è il virgolettato di una frase).
[4] Ben prima della recente normativa catalana che ha, in quella regione, vietato le corridas.
[5] In realtà c’è anche un altro errore, seppur minimo. Come se scrivere i risguardi fosse cosa da poco.
[6] Non ci sono prove che – un suo estimatore come – Ernest Hemingway avesse classificato la corrida fra gli sport. Il mio giudizio globale su questo scrittore non è uniforme, peraltro.
[7] Rimando a Nucci e al post che cito in chiusura per ciò che concerne “vita e morte del toro da arena”.
[8] Non intendo essere blasfemo nei confronti degli appassionati (io al massimo sono un sostenitore) di tori e toreros: un analogo elemento di scarsa incidenza mi conduce a schierarmi contro la legislazione californiana che vieta il paté de fois gras.
[9] Che però è interessante anche per le foto, se trovate un’edizione, va bene tascabile e pure in traduzione che le ha.
[10] Nel dicembre 2012 ho avuto la piacevole sorpresa di trovare una seconda edizione, che non sapevo esistesse, ma il volume rimane raro: del 1969 e 1970, le edizioni Bietti di Milano. Esiste anche un’edizione anastatica realizzata nel 2005 nella collana “I libri del premio Max David” (credo fuori commercio).
Alla peggio  prede telo a prestito in una biblioteca pubblica.
[11] Nel senso che io lo ho trovato nel romanzo di Nucci, ma ognuno può esplorare o approfondire l’argomento dal punto di partenza che vuole.

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