"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 24 gennaio 2014

BIG STAR E ALEX CHILTON (una innegabile eredità musicale)


BIG STAR E ALEX CHILTON
(una innegabile eredità musicale)

 
Se i Big Star fossero stati più popolari, probabilmente non mi sarebbero piaciuti.
Data la mia quasi idiosincrasia per The Beatles, al fastidio ogniqualvolta ad una compagine musicale viene attribuita qualche somiglianza con loro ([1]) si aggiunge anche un maggior fastidio ove si assiste a una banalizzazione da successo commerciale dell’artista di turno.
 
Con il gruppo di Memphis, Tennessee, questo non accade.
Stante l’incomprensibilità del termine “power pop” per definire un ipotetico genere musicale ([2]), è più semplice lasciar perdere; anche perché, con discreto ossimoro, avremmo dei ragazzi di Memphis ispirati da britannici che si sono ispirati al genere blues che evidentemente nel Tennessee è una sorta di “cespite musicale”.
 
A un certo punto della vita di una persona che ascolta molta musica non di “corrente principale”, capita(va)no in casa gli album di due gruppi statunitensi: New York Dolls e Big Star.
Diciamo che non necessariamente “dovevano” arrivare tutti, anche perché non vi sono molti punti musicali in comune fra questi artisti (se non che entrambi conoscono bene quello che è stato creato prima di loro), ma dato che la discografia di studio essenziale di entrambi è costituita da due soli dischi ([3]), non è mai stato proibitivo conoscere l’intera produzione di Bambole e Stelle.
In realtà, ritengo che sia piuttosto difficile fermarsi nell’arricchire la propria collezione, almeno rispetto agli uni o agli altri: l’archeologia per entrambi è cominciata relativamente presto e quindi con il passare degli anni (e dei formati fonografici)
 
Esiste, forse, un punto di etereo contatto stilistico fra le due band: il primo album del gruppo fronteggiato da Alex Chilton si apre con “Feel” che suona molto Todd Rundgren, cioè il produttore artistico dell’esordio eponimo delle Dolls.
E, magari, seguendo la linea townshendiana non tutti sono torti, in quanto Rundgren capitanò i più britannici degli statunitensi: i Nazz ([4]).
 
Con Alex Chilton ([5]) condivido la data di nascita: 28 dicembre.
Ma Alex è stato anche un ragazzo meraviglia: giovanissimo aveva già fronteggiato The Box Tops: oltre il milione di copie con il singolo “The Letter”, la registrazione è quella demo (tutto senza X-Factor e, per contro, Elvis Presley non in disarmo).
 
La storia dei Big Star è quella di aspettative deluse, successi preannunciati che hanno girato nel punto sbagliato, ... ([6]).
Con ovviamente conflitti interni e egocentrismi di statura colossale, ma entro un mondo che si chiama, lo ripeto, Memphis ([7]) e non Springville, ed ivi si trovano i leggendari Ardent Studios ove si registrano le fatiche dei quintessenziali alfieri del ... power pop e cioè oltre a Chilton: Chris Bell (l’altra meta del nucleo creativo), Jody Stevens e Andy Hummel.
 
Le strade che potete percorrere anche da soli ovviamente non ve le disvelo, secondo la linea impressionista ([8]) del blog.
Posso solo mettervi in guardia rispetto alla pletora di varianti versioni della stessa opera musicale registrata dalle, instabili e susseguentesi, formazioni dei ([9]) Big Star.
 
Il fatto è che, per Alex Chilton la storia artistica sembra ricominciata per la terza volta “dalle parti del punk”: solista e autorevole ispirazione fra i reietti, si costruisce una carriera di album più o meno misconosciuti, fra loro anche sovrapposti seppur non coincidenti, padrino suo malgrado di una bohemia urbana, ovviamente darling dalle parti della manhattanita Bowery, senatore quasi senza platea per le sue orazioni a sei corde, anche triumviro con Alan Vega e Ben Vaughn, eccetera.
 
Poi ci sono le “riformazioni” per quelli che sono cosi nostalgici che sosterrebbero anche che Ringo Star sia un bravo batterista.
Dalla intervista del 25 aprile 1993 concessa dopo il concerto alla Missouri University ([10]) si percepisce il disagio del frontman.
 
Brutalmente e bruscamente: anche dopo la morte del bello e dannato Alex il 17 marzo 2010 (comunque molto più longevo di Bell deceduto il 27 dicembre 1978 ([11])), la Grande Stella continua a brillare per gli appassionati più maniacali e per i neofiti.
E forse è un bene perché i Big Star (e le NYD) devono ancora entrare, necessariamente, in molte case.
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Devo dire che, per fortuna, non mi è mai capitato che un gruppo che ascolto fosse assimilato agli U2, di cui tollero solo Achtung Baby e Zooropa dati i riferimenti urbani, Berlino, e la produzione, Brian Eno.
[2] Power pop is a popular musical genre that draws its inspiration from 1960s British and American pop and rock music. It typically incorporates a combination of musical devices such as strong melodies, clear vocals and crisp vocal harmonies, economical arrangements and prominent guitar riffs. Instrumental solos are usually kept to a minimum, and blues elements are largely downplayed.
Recordings tend to display production values that lean toward compression and a forceful drum beat. Instruments usually include one or more electric guitars, an electric bass guitar, a drum kit and sometimes electric keyboards or synthesizers” (dalla relativa voce di Wikipedia).
Eppure il termine sembra essere stato inventato da Pete Townshend! Power pop is what we play—what the Small Faces used to play, and the kind of pop The Beach Boys played in the days of ‘Fun, Fun, Fun‘ which I preferred“: Altham, Keith. “Lily Isn’t Pornographic, Say Who”, NME, 20 Maggio 1967.
[3] Rispettivamente: New York Dolls (1973) e Too Much Too Soon (1974); #1 Record (1972) e Radio City (1974).
[4] Tre album per lo meno da vagliare ed antologizzare, sebbene non all’altezza nel loro complesso della successiva prima, ma abbondante, produzione solista dello Stregone Stellare.
[5] E con Mary Weiss, voce solista delle Shangri-Las.
[6] Per la loro storia, fino a un certo punto, rinvio a Rob JOVANOVIC, Big Star: The Story of Rock's Forgotten Band. London, Fourth Estate, 2004 e a Bruce EATON, Big Star's "Radio City" (33⅓). Continuum International Publishing Group Ltd, 2009.
[7] Lo stato del Tennessee (certo anche because of Nashville) con quelli di New York e della California detta - letteralmente - legge sul tema musica per tutto quanto non coperto dalla legislazione federale statunitense, e non è poco.
Fidatevi.
[8] Non voluta ma necessitata da onestà intellettuale e mediatica dell’autore.
[9] Lo so se scrivo “le” Bambole dovrei dire sempre “la” Grande Stella …
Esiste un album dell’evento, intitolato Columbia.
[11] Morto nel 2010, il 19 luglio, anche Hummel.

1 commento:

  1. Divertente e istruttiva la vicenda del tentativo di Chilton di produrre quello che doveva essere il primo album dei Cramps, nientemeno che ai Sun Studios di Sam Phillips (che scambiò due indimenticabili -e documentate, pare- parole con Lux Interior). Il risultato fu imbarazzante: la IRS dovette pagare lautamente per una session che venne a galla tempo dopo, e il duo Lux/Ivy pensò bene di battersela e di andare direttamente a farsi 'Songs The Lord Taught Us' -ed ebbero ragionissima. Rimando all'obbligatorio 'The Wild Wild World Of The Cramps' di Ian Thompson: on line qualcuno che lo vende a meno di 200 euro forse c'è.

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