"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



giovedì 30 luglio 2015

LA RIVISTA IDEALE (SAREBBE PERFETTA SE ESISTESSE?)


LA RIVISTA IDEALE
(SAREBBE PERFETTA SE ESISTESSE?) ([1])

 

Da qualche parte in questo blog devo aver evocato la canzone perfetta.
La rivista perfetta è qualcosa ([2]) di più raro e più frequente al tempo stesso dell’altra: essa si ripete, ma il suo contenuto cambia, quindi la sua perfezione deriva dallo stile che essa può avere, quasi l’opposto della canzone la quale può beneficiare o soffrire (e resistere) di più versioni ([3]).

 

Perfetta: solo se ideale? Ovvero: non esistono nella realtà né la canzone né la rivista perfette anche solo per un singolo?

 

Porsi il solo tema (non il “problema”) della testata periodica perfetta può risultare addirittura obsoleto: “vado su internet e trovo tutto”.
Beh trovi quel che cerchi, se lo trovi. Su internet non trovi, sicuramente, quel che non cerchi e cioè quel che spesso è più importante sotto il profilo dell’entusiasmo (emozione che sicuramente fa bene) e della conoscenza (quella può far male, a mio avviso).
Forse trovi quel che non cerchi se ti orienti nell’argomento specializzato, forse.
Nemmeno il sito “profilato” garantisce la sorpresa: stanno appunto facendo un profilo di te, e qualcuno decide cosa ti interessa; con un discreto riutilizzo di materiale altrui, quando va bene diventano rassegne immateriali.

 

Avete mai provato mai a sfogliare una rivista virtuale? L’indice non esiste, al massimo si procede per parole chiave.
In conclusione, si torna alla testata periodica tradizionale, aspetto sempre qualcuno che mi convinca della bellezza tattile di una lettura e una visione di immagini solo elettronica (e la vostra emeroteca, così come la vostra biblioteca, di quanti dispositivi di memoria è composta? Li guardate di costa e li sfilate apprezzandone l’assemblaggio?).

 

Qualche volta mi è capitato di trovare un numero quasi perfetto di una rivista: ho il vago ricordo di una rivista sullo sport del surf contenente un articolo sui Beach Boys, una trentina di anni fa. Non so dove sia la copia, certo è che quell’articolo fu la causa della mia ricerca di Smile. 

 

Poi ci sono le riviste “sperate”: quelle che sembrano ma in effetti non vale la pena di coltivare. Interessante il numero di The Chap (sottotitolata A journal for the modern gentleman) con servizio di copertina dedicato ad Adam Ant, ma davvero occorre abbonarsi?

 

Poi ci sono le riviste “da sostenitori”, cioè quelle per cui decidi di abbonarti siccome introvabili in Italia: per esempio Nude (presto diventata Nude Magazine): pessimo titolo se si cercava il suo sito su internet. Gli argomenti erano i soliti: scrittori dimenticati, artisti musicali negletti, fenomeni che duravano meno della vita di una lucciola, etc.
Comunque ha chiuso i battenti da tempo.

 

E ancora le riviste che erano perfette forse in quanto non esistono più: cito Blitz (rivale di The Face per qualche tempo), per un quinquennio dal 1977 Zigzag, l’esperimento di fumetti e un po’ di musica che fu Deadline (pubblicava Tank Girl).

 

Al momento, non comprando ogni numero bensì scegliendo con metodo, mi appassiono a una sorta di “annual” ([4]): è la francese Schnock – La revue de Vieux de 27 à 87 ans.
Scoperta per caso un paio di anni fa mentre cercavo in rete “novità ed imminenti” pubblicazioni francofone su grandi morti ([5]).
Usualmente decido in riferimento al servizio di copertina poiché sono veri e propri dossier, maniacali e corposi per chi già sa di chi leggerà.
Finché dura, naturalmente, poi di nuovo, parafrasando Africa Bambaataa ([6]): we will be back, looking for the perfect mag.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Licenza di titolo: intestare il post “La pubblicazione periodica ideale” lo rende tortuoso.
Peraltro, la parola “rivista” è usata anche nella legge n. 633 del 22 aprile 1941: si cfr. gli articoli 38 e seguenti.
[2] Un’opera musicale è un’opera dell’ingegno, una testata giornalistica invece per lo meno contiene più opere dell’ingegno.

[3] Versioni di interpreti diversi, oppure dello stesso interprete in epoche diverse o in ambiti diversi (dal vivo e in studio) o in momenti diversi della stessa epoca (si pensi alle “complete session” di taluni album (ad esempio: https://en.wikipedia.org/wiki/1970:_The_Complete_Fun_House_Sessions).
[4] Tipo di pubblicazione che era dedicata ad alcuni personaggi dei fumetti e consentiva storie di più grande respiro; ne pubblicavano sia DC Comics, sia Marvel.

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