"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



domenica 28 ottobre 2012

D.A.F.: TUTTO E TUTTI IN DISCUSSIONE (dedicato a Conny Plank)



D.A.F.: TUTTO E TUTTI IN DISCUSSIONE
(dedicato a Conny Plank) ([1])


 


Nel pregevole volume ([2]) di Jürgen Teipel Verschwende deine Jugend (o meglio, per tutti coloro che non leggono correntemente la lingua di Goethe e di Nietzsche, nella sua traduzione francese intitolata Dilapide ta jeunesse ([3])) si racconta anche di come i Deutsch Americanische Freundschaft nella formazione a due che li ha consacrati conquistarono il pubblico skinhead di uno dei loro primi concerti nel Regno Unito.


 

Gabi Delgado-López è omosessuale, Robert Görl da molti anni è buddista.
Politicamente sono a sinistra ma – come sanno i pugnaci lettori del blog – “White Riot” docet.

 

A Milano, nel novembre (il 5 per la precisione) 1981, un muro di registratori a cassetta MC7 è alle loro spalle. Il pubblico dell’Odissea 2001 suda con loro.

 

I D.A.F. sono assolutamente contro, o punk se si vuole.
Ancora oggi.

 

Li ho visti e ascoltati tre volte dal vivo. Vorrei fossero state trenta.

 

Ogni volta che le mie orecchie li odono il limite è uno solo: il volume dovrebbe essere a 20 su 10: napalm sonoro al cui confronto la “Cavalcata delle Valkirie” usata dal Colonnello “Death From The Above” Kilgore in Apocalypse Now è una dolce lied per bambini.
 
Contro tutti perché a “Der Mussolini” (che si canta in coro mentre si danza una spastica marcia, autodistruttiva per la mente eppur rigenerante) si contrappone ([4]) nel 2003 la lode a Ulriche Meinhof ([5]) di “Kinderzimmer” ([6]).
 
Per essere un seguace dei D.A.F. occorre inizialmente “rinnegarsi” e, se del caso, farsi violenza intellettuale.
Accettare tutto per poi riconsiderare tutto come essere pensante e trarre (volendo e potendo) delle inutili conclusioni.
Con la struggente provvisorietà di “Als wär’s das letze Mal” sempre sulla spalla.
 
Nero e cuoio e “basi” registrate. Questo è il tableau di Gabi e Robert sul palco.
 
Una saga complicata quella dei D.A.F.
Ma davvero da coltivare: la linea è ormai nota: Silver Apples, Suicide, D.A.F. ([7]), Soft Cell.
Ricordo, in quel hangar zurighese, che prima del concerto dei Depeche Mode la colonna sonora comprendeva anche una canzone dei D.A.F. ([8]).

 

Due ultime annotazioni.
I Deutsch Amerikanische Freundschaft “arrivano“ ([9]) da Düsseldorf (come i Kraftwerk).

 

Comunicazione per gli über-gegen-Alles: cercate l’album Future Ultra dei Delkom (successivo progetto musicale dell’immigrato Gabi Delgado-López) onde alienarvi – se siete fra coloro che acconsentono a che altri possano curiosare nella vostra discoteca – anche le simpatie di chi combatte le tossicodipendenze: con una canzone dal titolo “Viva la droga” cantata in Castigliano non potete fallire.

 

Alles ist gut mein Freund ([10]).

  

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Konrad “Conny” Plank (1940-1987) ha fra l’altro prodotto artisticamente i due album fondamentali dei DAF (per un totale di quattro della band cui prestò la propria attività e il proprio talento): Alles ist gut e Gold und Liebe.
Nota tecnica, mantengo le maiuscole ai sostantivi come richiede la lingua tedesca.
[2] Esiste una antologia, doppio CD, dal medesimo titolo, il suo curatore è l’autore del volume, che è obbligatoria e racconta in modo impeccabile la neue Welle. Dopo cercherete altro e troverete poco.
[3] Facile dunque comprendere il significato del titolo: mutuato da quello di una canzone dei D.A.F. (rinvio anche al mio post intitolato “Gioventù: bruciata, sprecata, inutile”).
Il che non toglie che io ne abbia anche due copie, prima e seconda edizione, dell’originale in Tedesco, nella speranza, prima o poi, di poterlo leggere anche in quell’idioma.
[4] Attenzione: la difficoltà di comprensione della lingua germanica rischia di confondere le idee.
Non è che sia “buono” tutto quello che è cantato “in Tedesco” e suona industriale/elettronico: I Laibach impallidiscono con la loro cover di “Alle gegen alle” rispetto all’originale, e non so parlando di Rammstein.
[5] L’esponente più noto insieme a Andreas Baader della Rote Armee Fraktion, formazione terroristica tedesca creata nel 1970 (incidentalmente, nel 1978 a Londra si compravano tranquillamente badge con il simbolo della RAF: una stella rossa a cinque punte con sovrimposto un fucile mitragliatore e, appunto, la sigla RAF).
 È ben vero che di tributi a questa figura del terrorismo ve ne sono non pochi, ma la canzone dei D.A.F. ha come sottotitolo “heldenlied”, cioè canzone per gli eroi.
[6] Tratta da Fünfzehn neu DAF Lieder : album della riunione di Görl e Delgado-Lopéz dopo oltre tre lustri.
La discografia dei D.A.F. rischia di apparire complicata a causa, anche, dei DAF DOS (in cui compare il solo Delgado-Lòpez). I 7 album non sono omogenei nel genere e nella qualità complessiva, lo stesso vale per una messe di singoli (l’ultimo del 2010 e per ora inedito su album).
[7] Sarei tacciabile di approssimazione se non specificassi che un legame (nessun gioco di parole) con i Deutsch Amerikanische Freundschaft hanno i Liaisons Dangereuses, gruppo in cui compariva Christiaan Ludwig “Chrislo” Haas.
[8] Il sogno elettronico sarebbe un bill concertistico con Suicide, D.A.F. e Depeche Mode. Dress code: “celebrazione nera”.
[9] Ferme le diverse origini dei componenti, per quanto qui rileva: Delgado-López è spagnolo di Cordoba, Görl è bavarese.
[10] Per gli insaziabili della devastazione, soprattutto propria, indico senza pretesa di completezza: Dagmar Krause con Panzerschlacht e Nico con The Frozen Borderline o – almeno – con “Janitors Of Lunacy”.
Anche i Tedeschi hanno un’anima, scientemente bombardata ex adverso.

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