"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



giovedì 4 ottobre 2012

GRACE JONES (il post punk via Jamaica)


GRACE JONES
(il post punk via Jamaica)

 

Anni di confusione, certo.
Anche anni in cui il danaro era più o meno contato perché eravamo giovani.
Anni in cui “le radio” (cioè le ancora giovani emittenti sulla FM) potevano informare musicalmente ([1]).

 

Rammento che la copia di Nightclubbing (nel 1981) mi costò molto, ma non c’era scelta ([2]).
Mesi dopo, comprai il precedente Warm Leatherette (del 1980)  a Londra.

 

Ecco, noi andavamo avanti anche così: nel cross-over dei formati in pollici (7 e 12) e delle versioni, in cui magari un dub mix era più ortodosso (sic!) di un Tom Moulton Mix, ancorati come ancora eravamo a minutaggi minimi delle registrazioni quasi come garanzia della bontà delle nostre scelte musicali.

 

Cosi quei due album “di” Grace Jones si posero come fondamentali ([3]).

 

Allora si inciampava sulle versioni originali, cosicché senza sue le interpretazioni, quelle di una delle rare, vere, dive della musica contemporanea, si sarebbe persa la matrice di The Normal per “Warm Leatherette” o si sarebbe posticipato – a proprio scapito – un più attento ascolto di The Idiot di Iggy Pop.

 

Opinioni puramente personali, come sempre: andate a scoprire un duo australiano dimenticato quale è Flash and the Pan; e poi davvero preferite la versione di The Pretenders di “Private Life”?

 

Per chi volesse osare fuori da queste direttrici, consiglio di cercare anche le interpretazioni (ambo nelle versioni da sette minuti abbondanti ciascuna) di “la Vie en rose” ([4]) e di “Send In The Clowns” di Miiiss Graaace Jones ([5])!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Rimando al mio recente post dedicato a Leonardo “Leopardo” Re Cecconi.
[2] Il fatto che il New Musical Express lo votò album dell’anno mi pare un buon indice della correttezza della mia scelta.
[3] Rendendo perciò il doppio CD Private Life: The Compass Point Sessions che li racchiude addirittura miliare. 
[4] Anche così si ricorda Edith Piaf.
Penso che Jean Cocteau non mi biasimerebbe troppo.
[5] Che mi fregio di aver ammirato in concerto verso le 03.00 del mattino, il 1° gennaio 1988 al Roseland Ballroom di Manhattan.

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