"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 12 marzo 2013

OF BLUES AND BRUISES (l’ennesima strada senza uscita sentimentale qualche pensiero sui Neon)


OF BLUES AND BRUISES
(l’ennesima strada senza uscita sentimentale
qualche pensiero sui Neon)

 

Nell’estate 1984, all’edicola della fermata di metropolitana di Bank, City of London, compro l’usuale trimurti in una soleggiata mattina di metà settimana: NME, MM e Sounds, nell’ultimo c’è un’intervista a Steve(n) Severin nella quale egli spiega all’intervistatore, dato l’incipit, che la musica che ascoltava quando gli ha aperto la porta sono “ i DAF italiani”: la MC7 gliela ho mandata io.
Sono i Neon.
 
Pochissimi sono gli artisti italiani che io stimo ([1]), per tutto quel che arriva dalla Toscana poi io nutro un sospetto che si estinguerà alla mia morte, forse: troppe le energie ivi profuse per darci un Niccolò e un Leonardo.
 
Ma ecco questi fiorentini che, un anno prima di quell’estate albionica per me impareggiabile, mi portano via: io che piuttosto di incappare nel banale femmineo continuo, appunto, in quegli anni a schivare il pericolo e a lasciare le mie lenzuola fredde, fredde ma non in grado di farmi vergognare.
Mi arrovello e torturo dunque su una nuova lied di romantica passione: “My Blues Is You”: privilegiate il singolo, purtroppo la versione inclusa nell’album Rituals soffre di aggiunte barocche assolutamente leziose e grevi.
 
Curiosi? Cercate altresì gli EP dodici pollici precedenti: Obsessions e Tapes Of Darkness.
A detta di Sergio di Tape Art nel primo dei due (di cui custodisco anche una rara copia promozionale) suonava una splendida, oltre che brava, tastierista: Barbara Big. Forse fu lei – sarebbe bello se leggesse queste righe – a ispirare quei sentimenti bluastri, dolorosi ma piacevoli, che mi sorpresero dal piatto del Viridis nel 1983?
 
L’importante è che blues and bruises valgano la pena.
E le drum machine, devono suonare come maschie automobili che infrangono vetrate piombate di cattedrali tardo medievali. Senza rimpianti, marinettiane e futuriste.
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 

 

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[1] La parola “rispetto” me la hanno sottratta con l’inganno infime e sbiadite figure di una scena rap locale che nemmeno potrebbero avere il ruolo di comparse pasoliniane.

LA VECCHIAIA “SIMPATICA” NON MI PIACE (Sniper series - 11)


LA VECCHIAIA “SIMPATICA” NON MI PIACE
(Sniper series - 11)

 
Premessa stilistica: nella mia prosa cerco di evitare i luoghi comuni e la “sinonimia senza referenti” che pullula nello scrivere contemporaneo.
Spero di riuscirci.

 

Fra le cose che mi schifano ci sono anche tutte quelle affettazioni stilistiche che spesso si risolvono in immissioni moleste nell’altrui sfera esistenziale (cfr. articolo 844 del codice civile) di eccentricità cromatica senile.

 

I maestri assoluti, con il nostro danaro, sono i parlamentari dalle singhiozzanti e croniche mutazioni nelle montature degli occhiali da vista, sciaguratamente colorate.

 

Poi ci sono le scarpe metallizzate: ma cosa vuoi argentare o dorare, vecchia?
Di pari rango, infimo, le sportivissime sneaker (ma non si chiamavano scarpe da tennis? O al più da corsa?) calzate da vecchi sessantenni Cialis-propelled: dite semmai che non riuscite più a reggere neanche un paio di loafer sfoderate.

 

Poi si salutano tutti con “ragazze” e “ragazzi”: non riescono ad illudere nemmeno loro stesse/i questi vessilliferi di malcelata menopausa e andropausa.

 

Beh gli strumenti ve li ho dati, potete proseguire voi l’indagine (certo il cre(a)ti(v)o direbbe detection).

 

Ecco perché David Bowie si veste “da” vecchio e non lo è. Perché non è un pagliaccio.

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

© 2013 Top Shooter
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domenica 10 marzo 2013

LAPO ELKANN [Is he desperate (in a positive way)?]


LAPO ELKANN
[Is he desperate (in a positive way)?]
 

Capita che qualche volta io cambi idea.
Solitamente ciò si verifica se intravedo una nota di sincera disperazione.
 
Io non ho mai invidiato, men che meno sentita mai la voglia di imitare il nonno Giovanni, detto Gianni, nipote del senatore Giovanni e meglio conosciuto come l’Avvocato.
Gianni Agnelli vestiva in modo vistoso e probabilmente lo faceva perché nessuno osava criticarlo.
Elegante? No di certo. L’unico tocco di sua obiettiva originalità (non eleganza) il cinturino dell’orologio allacciato sopra il polsino ([1]).
 
Lapo Elkann sicuramente ha avuto natali facili.
Sebbene non potesse e non possa (credo che reputi la “k” e la doppia consonante finale nel cognome un risarcimento sufficiente) fregiarsi del family name del nonno che dice di ammirare, e sicuramente ha motivo di ammirarlo da nipote ([2]).
 
Lapo Elkann è disperato, in senso positivo, in quanto propulso da una volontà innovativa che egli non può soddisfare appieno.
Se desidera contattarmi ([3]) e smentirmi ne sarò lieto, per due motivi: mi farebbe piacere confrontarmi con lui nel serio e nel faceto (certi suoi dettagli stilistici sono evocativi di estremismi da Carnaby Street post 1964 ([4])), e poi potrei anche scoprire che ho sbagliato un giudizio.

 

Quando Lapo Elkann si trovò “messo male” (la vicenda di droga e trans dell’ottobre 2005), egli era considerato ben poco e la voce del popolo era una sola: vivo il nonno non ci sarebbe stato clamore da parte degli organi di informazione.
Inviso e impopolare, anche io mi chiedevo dove sarebbe andato a finire.

 

Il leonino e irrequieto nipote ha scoperto che quando sbaglia gli conviene scusarsi, scusarsi in Italia è una cosa che fanno in pochissimi quindi l’effetto positivo è pressoché sicuro.
Cosi lui si scusò per quel “incidente” e quando fa una stupidata continua a scusarsi.

 

Poi Lapo Elkann ha cominciato a fare l’imprenditore.
Non si capisce molto con che risultati concreti, ma mi pare che egli si ponga delle domande.

 

Il più vitale degli Elkann è uno che vorrebbe essere più torinese, lo si percepisce.
Ti parla di vendere l’onda meglio, ma a Torino manca il mare ([5]). Resta da vendere l’onda pur se fluviale e quindi poco impetuosa.
Lui ha inventato il merchandising della FIAT, niente male.

 

Quando sento Lapo Elkann parlare, in sottofondo c’è un cervello che “gira”.
Quindi mi incuriosisce ascoltare in risultato delle sue elucubrazioni.

 

È anche una persona che diverte, in questo proprio come suo nonno nelle interviste non a tema calcistico e possibilmente con un intervistatore non prostrato dinnanzi al “Re Gianni”.

 

Peccato che fra un po’ anche lui sarà un ex giovane.

 

Un dettaglio di chiusura interessante: la voce di Wikipedia su di lui è assolutamente confusa e raffazzonata. Lo ritengo un fatto positivo.

 

 

                                                                                              Steg

 

 

 

 

POST SCRIPTUM

Non mi pento (o vergogno) di questo post.


 

                                                                                              Steg

 

 

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[1] Ho addirittura la quasi certezza di aver visto qualche sua foto in cui egli portava slacciato un occhiello dei polsini della giacca: che le sue fossero di sartoria e quindi con occhielli veri era un dato di fatto, doveva dimostrarlo? No.
[2] È possibile ammirare anche senza voler imitare, anche senza invidiare.

[3] Ma ne dubito: io fossi stato in lui mi sarei, almeno, domandato se era suscettibile di – almeno – richiesta di rettifica il contenuto dell’articolo pubblicato da Panorama del 16 ottobre 2010, a firma Alessandra Piperno, “Il nipote trans-gressivo”: reperito tranquillamente in data 9 marzo 2013 on-line.
Lui no, quindi certo non si preoccuperà delle mie righe.
[4] Onde ogni attribuzione a lui del titolo di “uomo più elegante del mondo” lascia il tempo che trova.
[5] A Milano manca pure il fiume che attraversa la città, se scoperchiamo i Navigli risolviamo anche il problema del traffico?

sabato 9 marzo 2013

PERLE MEDIATICHE 18 - STILE E IGNORANZA NON SI INCONTRANO MAI


PERLE MEDIATICHE 18 - STILE E IGNORANZA
NON SI INCONTRANO MAI

 

Sono ormai ossessionato dalle diciture delle pagine redazionali intitolate “Stili di vita Moda Uomo” di Sette (rivista “costola” del Corriere della Sera).
Ossessionato per la loro inesattezza.
 
Due le perle calzaturiere: “Brogue […] con decori a coda di rondine” e “Derby […] con decori” ([1]).
 
Ebbene: l’espressione “brogue” attiene alla tomaia di un modello di scarpe stringate per uomo: esso è decorata con perforazioni secondo un disegno “a coda di rondine” (“wingtip”) incluso sulla “copertura” della punta.
Quella “Derby” attiene a un tipo di fattura degli occhielli, dove la parte metallica risulta esposta in quanto applicata, a differenza dell’allacciatura “Oxford” dove i piccoli anelli metallici non si vedono.
 
Vero è, anche, che la “brogue” è – almeno in origine – una “Oxford” con decori, essendo la Oxford liscia nella tomaia.
Si distinguono la “full brogue” o “brogue” tout court, la “half brogue” (ideata nel 1937 come via di mezzo fra Oxford e “brogue”) dove i decori non sono presenti su lati, e la “quarter brogue” che vede decorata con perforazioni solo la parte di cucitura fra “copertura” della punta e resto della tomaia.

 

Dunque il gioco è presto fatto: “brogue […] con decori a coda di rondine” è come dire “brogue brogue”: ultroneo.
Mentre “Derby […] con decori” vuol dire altro: nello specifico quanto al modello fotografato si tratta di una “half brogue” che dall’immagine risulta non avere nemmeno l’allacciatura Derby, bensì Oxford.
 
Quello che è peggio è che, probabilmente, le descrizioni sono date dalle imprese produttrici dei due modelli perché, è chiaro, siamo nell’ambito di pagine “redazionali”.
Con l’aggravante che viene denominato il modello, ma non il nome del prodotto (o forse qualcuno pensa che di “brogue” ne esista una sola per ogni impresa produttrice?).
 

PS: e persistono: “brogues […] con decori a coda di rondine” a pagina 96 del numero del 15 marzo 2013.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] I puntini di sospensione in parentesi quadra da me aggiunti  escludono parole che non rilevano.
Il riferimento è al numero del 22 febbraio 2013, ma sulla “brogue” l’insistenza è reiterata, oserei dire recidiva.
Peccato non aver tenuto il conto, ne registro un’altra (ma prima ce ne è stata almeno una “intermedia”) il 19 aprile 2013: pagina 98 usando addirittura sempre le stesse parole.
Non cambia la sostanza il 29 novembre 2013, pagina 118: “Brogues […] con ricami a coda di rondine”.

venerdì 8 marzo 2013

QUALITÀ E QUANTITÀ DELLA VITA (continua ad essere “vietato morire” in Italia?)

 
Illustrazione di F. D. Bedford
 
 
 

QUALITÀ E QUANTITÀ DELLA VITA
(continua ad essere “vietato morire” in Italia?)
 

Se dovessi eliminare una sola norma dal codice penale italiano, eliminerei il primo comma (e ne andrebbe riscritto il secondo) dell’articolo 580 del codice penale.
Sarebbe un passo verso il riconoscimento del diritto all’eutanasia.
 
Sono, da molti anni, subissato da inviti dei (tramite i) mezzi di comunicazione di massa ad avere uno stile di vita atto a farmi vivere più a lungo, come se una vita più lunga fosse una vita migliore.
A tacere degli errori nelle analisi cliniche (errori subiti anche da me e dai miei familiari) o di quelli sui pazienti (il mio medico di famiglia morto in seguito ad operazioni mal eseguite), per quale motivo altri dovrebbero essere infallibili nel dirmi cosa fare? Medici sovrappeso e fumatori oppure funzionari di ASL che non sanno fare a meno dell’ascensore in discesa a pontificare sul mio colesterolo?
 
Poi le pubblicità mi spacciano vite banali e modeste (si può essere modesti nel senso deteriore del termine anche se abbienti e scialatori, non lo si dimentichi, ma la felicità comprata a rate non mi è mai parsa molto vera) come felici.
Nemmeno sposo il – spesso finto – “pauperismo potendoselo permettere”: una per tutti la signora Giulia Maria Crespi, meglio di lei Lapo Elkann piuttosto.
 
Dissento dunque.
 
Il grottesco è l’acquisto senza consumare, oppure il “vizio in modica quantità”. Ultima per ora frontiera di un mercato nemmeno capace di vendere se stesso (“vieni avanti creativo!”?).
Pensate all’alcool o al gioco d’azzardo.
Più subdolo il secondo, in quanto il “coma” ha una soglia senza ritorno: quella persona che ha perso 23.000,00 Euro in 12 ore sarebbe morto (e ben prima) se avesse ingerito una dose “equivalente” di alcool ([1]).
 
Dissento nuovamente.
 

Se risulto banale è, credo, in quanto mi pare che molti siano distratti e, appunto, non considerino argomenti di buon senso.
Quei molti non più arbitri e non più artefici delle proprie esistenze (lo sono mai stati?), bensì schiavi di un “piccolo fratello” che in fondo ha solo bisogno che si muoia un giorno prima di quando cominceremo ad essere un costo per la società, anche solo un costo intellettuale siccome dissenzienti.

 

Ultimamente in Italia si muore di più prima del – già stigmatizzato – “dovuto”.
Certamente ciò disturba.
Ma è davvero un male? Oppure è un modo di prendere coscienza (almeno quello) della propria impotenza? Durerà?

 

Noterete che non ci sono quasi note a piè di pagina e che non sono pensieri di Top Shooter, questi (non se la sentiva di distillare con la sua usuale sintesi; da tiratore scelto egli potrebbe solo regalarmi un colpo perfetto …).
Ovviamente le parentesi permangono: cosi penso, cosi scrivo.
In certi casi, si è soli con la propria intelligenza (quale e quanta essa sia) e con qualche altro individuo senza nemmeno bisogno di contarci fra noi pochi.

 

Spero di non essere del tutto obsoleto anche se, magari, non sempre lineare nell’esporre il mio pensiero.

 

Ma soprattutto: “To die will be an awfully big adventure.” ([2]): morte “da” e “come” avventura.
Peter Pan non sbaglia mai.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per i non giuristi: qualche volta mi chiedo se il brocardo latino “iussum quia iustum o iustum quia iussum” sia sempre applicabile: ed infatti alcool e gioco d’azzardo possono essere oggetto di normativa secondo quello che il legislatore nazionale decide, non dovendo motivare molto i propri ripensamenti (o addirittura inversioni di 180 gradi).
[2] James M. Barrie, Peter and Wendy, London, Hodder & Stoughton, 1911. Capitolo 8, ultime parole, virgolettate in originale.
L’opera è spesso intitolata Peter Pan, anche perché frequentemente è edita in volume insieme al precedente (1906) Peter Pan in Kensington Gardens.
Una curiosità: l’illustrazione di questa frase realizzata da F. D. Bedford (utilizzata “ a sé” recentemente da Rodrigo Fresán nel suo Kensington Gardens) contiene un punto interrogativo, aggiunto, nella didascalia rispetto al testo: come se i lettori dell’epoca non fossero stati in grado di notare l’apocrifia, o era per tranquillizzare i genitori?

mercoledì 6 marzo 2013

PERLE MEDIATICHE 17 – EDITORIA “REIMPACCHETTATA”


PERLE MEDIATICHE 17 – EDITORIA “REIMPACCHETTATA”
 

Il Sole 24 Ore a marzo 2013 esce con una serie di volumi in “abbinamento editoriale” di cui – nel numero di domenica 3 marzo – esso anticipa i primi 10 titoli: nell’elenco ne risultano … 11.
 
Scorrendo tali titoli, a mera memoria, almeno tre dei titoli sono Einaudi di cui due in Italia inizialmente furono pubblicati per altri editori: Rizzoli e Pironti.
Mi riferisco a New York Trilogy di Paul Auster e White Noise di Don DeLillo.
 
A parte una “ricopertinatura” dei volumi che suona un poco come un’edizione economica travestita, queste iniziative mi ricordano poco come quei CD che sono abbinati, ma compresi nel prezzo, a certi mensili autorevoli ad argomento musica: sorta di vetrina di onorevolissime imprese fonografiche, ma magari si opta per un’interpretazione dal vivo piuttosto che per la versione originale di studio (nel caso di specie probabilmente la scelta dipende dalla popolarità delle opere).
Ecco, allora, che di Bret Easton Ellis si propone un tardivo e minore sforzo: ridondante (questo difetta di vintage).
 
Ottimi i ricordati due romanzi “già” di altri tipi: ma entrambi del 1985 (almeno in parte, le “novelle di Auster debordano anche nel 1986), non “degli ultimi vent’anni”, come dichiara il lancio editoriale.

 

Considerazioni maniacali come quelle di Patrick Bateman ([1])? Non credo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si veda American Psycho di Bret Easton Ellis.

lunedì 4 marzo 2013

IN FRANCIA SI MUORE ARTISTI (e si può anche venir riconosciuti come “grandi postumi”)


IN FRANCIA SI MUORE ARTISTI
(e si può anche venir riconosciuti come “grandi postumi”)

 
In Francia si muore artisti.
 
Suicida Nino Ferrer; devastati dal cancro Serge Gainsbourg e Alain Bashung e ancora Jacno in epoca piuttosto recente; Edith Piaf certo non ha atteso la vecchiaia; un autentico killed in action il cantante dei Dogs Dominique Laboubée.
 
Anche il giornalismo di settore ha avuto ormai molti anni fa un morto giovane (in circostanze violente) come Alain Pacadis.
 
Morto “con” musica il pittore Robert Malaval: suicidatosi con l’album Blank Generation ([1]) sul piatto ([2]).
 
La mia tesi non è nuova oggettivamente, non è nuova nemmeno soggettivamente poiché sottesa anche in altri post ed essa nemmeno intende celebrare morti premature.
Bensì desidero solo sottolineare come l’arte appaia ancora essere rischiosa in una nazione vicina alla nostra ed intesa come tale, senza troppi moralismi e rosee riscritture.
 
Questo scrivevo in bozza una decina di mesi fa, nel 2012, con l’intento di continuare e finire tali riflessioni. Tutto è rimasto lì.
 
Il 28 febbraio 2013 è morto a meno di 54 anni Daniel Darc, male: i più gentili propendono per un miscuglio di farmaci ed alcool.
Forse è il caso di concludere, allora.
 
Delle persone elencate qui sopra credo che mediamente gli Italiani ne conoscano due, qualcuno tre.
 
Continua a farmi specie la “logica del santino” italiana: santino proprio nel senso più tradizionale del termine, per cui è la “beghina” che bacia l’effige sacra nella speranza di chissà quale miracolo (a suo esclusivo uso e consumo), tutti buoni da morti ([3]).
Di conseguenza, tutti buoni anche gli artisti morti, e se famosi oggetto di culto.
Se non famosi, invece, presto dimenticati, come se fosse impossibile scoprire il valore di qualcuno che è morto perché tutto deve arrivare in vita ([4]).
 
Non è così in Francia, dove tutto decanta, dove Louis-Ferdinand Céline da molti anni è pubblicato nella Pléiade.
Quindi, tempo al tempo ([5]), anche per Darc, senza nascondere le sue debolezze e senza, necessariamente, doverlo apprezzare, anche i meno attenti potranno ascoltarlo e leggerlo (sì ha anche scritto qualche libro).
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Di Richard Hell & The Voidoids.
[2] Con un colpo di pistola o di fucile (le versioni non sono univoche); anche Ferrer scelse l’arma da fuoco.
[3] Per contro, ricordo come Jacno si lamentasse a proposito di Darc, di cui aveva prodotto il primo album solista. Lamentele non per una “linea artistica” differente.
[4] Nonostante tutto, non solo Luciano Bianciardi rimane poco considerato, ma anche il suo romanzo più famoso (La vita agra), resta meno popolare di quanto dovrebbe.
Peggio è andata ad Umberto Simonetta.
[5] Rinvio, anche, ai miei post a proposito di Roger Nimier.

martedì 26 febbraio 2013

I GIOVANI DEVONO ESSERE SOCIALMENTE SCORRETTI E CAPACI DI ESPRIMERSI CORRETTAMENTE (Sniper series - 10)


I GIOVANI DEVONO ESSERE SOCIALMENTE SCORRETTI

E CAPACI DI ESPRIMERSI CORRETTAMENTE
(Sniper series - 10)

 

Ho visto su un telo protettivo di una impalcatura per lavori edili sulla facciata dell’edificio ospitante l’Università degli Studi di Milano la seguente scritta a vernice, di mano evidentemente giovanile: “Liberi/e tutti/e”.

 “The strength of the ITALIAN nation DOES NOT lie in the arms of its youth” ([1]).

I giovani non devono essere socialmente corretti, ma devono conoscere la grammatica e la sintassi ([2]).

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

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[1] L’espressione senza le parole maiuscole da me aggiunte e con - evidentemente - “lies”  al posto di “lie” era uno slogan del negozio d’abbigliamento Boy, a Londra, nel 1977.
[2] In Italiano il plurale si declina al maschile se anche uno solo degli elementi è maschile.

martedì 19 febbraio 2013

TOMBSTONE SERIES - 2


TOMBSTONE SERIES - 2

 

Sarebbe bello poter andare ancora in moto anche senza casco, e non sentirsi mortificati ma, al massimo, più mortali.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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IL FAZZOLETTO NEL TASCHINO DEL BLAZER (suprema metafora intellettuale dell’originalità)


IL FAZZOLETTO NEL TASCHINO DEL BLAZER
(suprema metafora intellettuale dell’originalità)

 

Premessa: ho avuto la fortuna di avere un nonno sarto ([1]): quindi che i bottoni dei polsini delle giacche fossero slacciabili mi era noto, che si potessero slacciare lo imparai verso gli 11 anni, quale bottone slacciare lo scoprii verso i 14 anni.

 

Finché la mente regge si impara, ma ci sono dei tempi di apprendimento.
Se a 50 anni scopro “96 Tears” ([2]) rimango una persona modesta in termini di conoscenze musicali post seconda guerra mondiale.

 

Come per il fazzoletto, bianco, nel taschino (breast pocket) del blazer ([3]): un giorno, verso i 16-18 anni lo scopri e puoi, senza essere oggetto di dileggio, pensare di aver inventato qualche cosa in senso assoluto.
Quindi apprendi che devi avere due fazzoletti: quello posto nel taschino della giacca (che prima o poi sarà anche quella di un abito) non lo si usa mai.
Poi ... Beh la strada dell’eleganza non finisce mai, certo è utile concludere presto che i manuali di eleganza li scrivono persone poco eleganti.

 

È un ottimo strumento intellettuale il ragionamento sul fazzoletto nel taschino del blazer: riesce a farti stare con i piedi per terra e riflettere.
Quando pensi di essere originale, domandati chi fu il primo a mettere il fazzoletto nel taschino della giacca, che probabilmente era blu e lo stile lo dettava ancora George (non lord) Brummell ([4]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Dei mie nonni magari scriverò un’altra volta.
[2] Di ? And The Mysterians.
Spesso la si scopre in versione cover: ne rammento quella dei Suicide e quella dal vivo di The Modern Lovers.
[3] Gentile lettrice rara, dotata di senso dell’eleganza come Marlene Dietrich, per favore dimmi l’equivalente femminile.
[4] Quello delle tasche, poi, è un argomento ancora più complicato: ad esempio che dire della ticket pocket? Solo nelle giacche o anche nei capospalla.

TOMBSTONE SERIES - 1


TOMBSTONE SERIES - 1

 

Non sono mai andato a un concerto “per divertirmi”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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