APPROSSIMAZIONI BOWIANE
(PERLE MEDIATICHE 45)
Diverso titolo
di questo post: “fedeltà bowiana – approssimazione italiana”.
La fedeltà è
mia, la approssimazione altrui.
Premesse
Il post che
segue si riferisce a: Alessio BARETTINI, Inventario del mondo letterario di
David Bowie ([1])
(il “Libro”).
Chi si fida di
me, può anche smettere di leggere.
Chi si fida di
me e apprezza la mia prosa si divertirà a leggere.
Questo post è dedicato
alla memoria di due bowiane di diamante: Jordan Mooney e Anna “Rosso Veleno”
Melluso.
È inoltre
dedicato, sempre in memoriam, a un grande giornalista musicale (e sono
insieme a Morrissey): Lester Bangs.
Senza
dimenticare Nik Cohn (si veda infra) e i due libri scritti da Morrissey
in gioventù.
Il libro che
vado a recensire è affascinante come i pasti di un ospedale.
Forse Éric
Neuhoff ([2])
mi guida.
Ultima premessa:
chi paga per quel che recensisce è persona libera e col diritto di massima
critica.
Io ho quel
diritto.
Fine
premesse
Sono sempre
dispiaciuto quando compro un libro che NON vale la pena.
Ho speso una
ventina di Euro? Posso permettermelo, per fortuna.
Nel caso di
specie, però, ho buttato via del tempo perché (volevate un “siccome” vero?) il Libro
non è disponibile ovunque e un primo ordine mi è stato cancellato (rimborso
dopo una settimana).
Questa volta, avendo
invano offerto di confrontarmi con l’autore e con l’editor, sarò più
analitico.
Il Libro ha per
oggetto i piuttosto noti “cento libri di David Bowie”, ovvero i libri che Bowie
ha ritenuto opportuno classificare.
Esiste almeno un
testo in argomento: in lingua inglese ma di cui è stata realizzata una edizione
italiana (e una francese e una spagnola): di John O’Connell, Bowie’s
Bookshelf: The Hundred Books that Changed David Bowie’s Life ([3])
([4]).
Però l’autore
del Libro mi ha dapprima scritto che non lo conosceva, poi che ha deciso di non
considerarlo.
Sul metodo, io
mi rifaccio sempre a Umberto Eco ([5]), ma affrontare un
testo, e quale poi? (come vedremo), pensando di essere i depositari della
miglior critica letteraria mi sembra almeno rischioso se non, anche, superbo.
Dunque zero
riferimenti specifici.
Si scrive di
David Bowie: ci sarà una bibliografia? Sostanzialmente no.
Soltanto un
volume, vecchio di otto anni rispetto al libro ([6]) e un sito internet
([7])
senza considerare i due, due, libri pubblicati dall’autore del sito ([8]).
Indice
analitico?
Neanche per
idea.
Ma torniamo ai
cento libri.
Il metodo di
elencazione è considerando “una” edizione italiana ove disponibile e la sola
menzione di autore e titolo per il “non tradotto”.
Quindi, vaghezza
estrema per Nik Cohn ([9]).
A contrario,
zero citazione dell’edizione originale per Colin Wilson ([10])
perché esiste la edizione italiana: sui difetti della stessa mi sono già speso
([11]).
Che dire, poi,
delle “interviste a Bacon” di David Sylvester? Qui si scade nel generico: non
oso nemmeno censire le possibili fonti originali della edizione italiana: al
1993 si era alla quarta edizione.
E inoltre: ma l’autore
del Libro li ha letti i cento di Bowie?
Vogliamo parlare
di “delfini”? Il volume di Alberto DENTI DI PIRAJNO, A Grave for a Dolphin
([12])
citato senza i riferimenti di edizione nell’elenco li ha invece in nota nel
testo, curioso.
Lieto di essere
smentito, poi, quanto al fatto che il riassunto del racconto proposto nel Libro
([13]),
non sia la elaborazione di un saggio ex professo in Italiano ([14]).
Anche perché
Libro e saggio soffrono della stessa svista: il titolo della canzone ‘“Heroes”’
ha le virgolette doppie in originale, ma in entrambi le predette virgolette sono
omesse …
Per BLAST,
che è una rivista (due soli numeri) si indica come autore solo Wyndham Lewis, e
non è corretto ([15]).
La lista, avrete
notato, è lunga e le traduzioni qualche volta cambiano nel corso del tempo …
Concludo
reputando il titolo del libro come equivoco, e considerando che il Signor
Barettini (professore di Liceo) non è Jorge Luis Borges, non è Giorgio Colli o
Mazzino Montinari, non è Natalino Sapegno e nemmeno Mario Spagnol ([16]).
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dell’espresso consenso scritto dell’autore.
[1] Santa Maria Nuova
(ancona), Le Mezzelane, 2024, Euro 23,00.
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2026/02/eric-neuhoff-facebook-down-series-219.html
In particolare: Penthothal,
Albin Michel, 2025.
[3] La mia edizione (verosimilmente
una diversa per il mercato USA), Gallery Books, 2019.
[4] Il book club di
David Bowie. I 100 libri che hanno cambiato la vita di una leggenda.
[5] Come si fa una
tesi di laurea - le materie umanistiche, Milano, Bompiani. La prima
edizione del 1977; a un certo punto le successive hanno perso il sottotitolo.
[6] Nicholas PEGG, The
Complete David Bowie, Titan Books, 2016. Al febbraio 2026
resta l’edizione più aggiornata.
[8] Chris O’Leary.
I due libri sono: Rebel Rebel: The Songs of
David Bowie, 1963-1976, Repeater Books, del 2025 (è una nuova edizione); Ashes
to Ashes: The Songs of David Bowie, 1976-2016, Repeater Books, del 2019
[9] Il libro cita Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock.
Io
scrivo: “Ma la verità è che non ‘il’ ma ‘uno’ dei libri da comodino di più di
una voce autorevole – ad esempio di Richey Edwards, l’autore di testi più
apprezzato dei Manic Street Preachers – è Awopbopaloobop
Alopbamboom: the Golden Age of Rock del 1970 che è, peraltro, l’edizione
britannica di Rock from the Beginning
dell’anno precedente.
Il
risultato è che l’edizione probabilmente più affidabile (sebbene priva di
fotografie) è quella pubblicata da Da Capo Press ([9]) con il titolo dell’edizione inglese e una nuova
prefazione dell’autore.
Il
volume consiste in una raccolta di articoli di Cohn che tracciano il ritratto
di alcuni artisti o generi; per tutti valga lo scritto: ‘England After The
Beatles: Mod’”.
Traendo da https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/02/nik-cohn-non-nick-sketches-series-27.html
[12] London, André Deutsch, 1956.
[13]
Pagine 223 e seguenti.
[16]
Si vedano le sue edizioni annotate dci romanzi più significativi di EMlio
Salgari.
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