"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



martedì 28 febbraio 2017

NIK COHN (non “Nick”) (Sketches series - 27)


NIK COHN (non “Nick”)

(Sketches series - 27)

 

Sviste a parte, nella mia biblioteca capita che di certi libri abbia due copie (della stessa edizione). Per quanto riguarda Nik Cohn tutto si fa più complesso, ma per quanto qui rileva ho due copie ciascuno del primo e del secondo libro forse essenziali per chi ha una cultura incentrata sul rock ‘n’ roll e quindi sui giovani. In realtà si tratta di un libro e mezzo, o di tre. Vedo di spiegarmi.

 

Al sodo: Arfur Teenage pinball queen è un romanzo, seppur breve, pubblicato nel 1970 ([1]) che in qualche modo fissa tutto e potrebbe essere (depurando il secondo da tutte le parti, molte, esplicitamente erotiche e financo pornografiche) reputato anche il predecessore di The Wild Boys di William Burroughs (uscito nel 1971).

Il titolo dice tutto: la giovane Arfur è una ragazzina fuoriclasse del flipper (“pinball”, appunto).

Cohn, giornalista musicale, in qualche modo con una strizzata d’occhio dice che è lui, ed è vero, l’ispirazione di “Pinball Wizard” di Pete Townshend, contenuta nell’album Tommy, o meglio nella sua versione definitiva: del resto è proprio un personaggio di Arfur a dichiararsi il commissionatore dell’opera rock townshendiana ([2]).

 

La non facile reperibilità, per molti anni, di Arfur o anche solo la non conoscenza della sua esistenza sposta l’attenzione sul regesto (o antologia) che è Ball The Wall, uscito direttamente come tascabile nel 1989 ([3]), sottotitolato Nik Cohn in the Age of Rock, che contiene sia parti del romanzo del 1970 sia del libro che segue.

 

Ma la verità è che non “il” ma “uno” dei libri da comodino di più di una voce autorevole – ad esempio di Richey Edwards, l’autore di testi più apprezzato dei Manic Street Preachers – è Awopbopaloobop Alopbamboom: the Golden Age of Rock del 1970 che è, peraltro, l’edizione britannica di Rock from the Beginning dell’anno precedente.

Il risultato è che l’edizione probabilmente più affidabile (sebbene priva di fotografie) è quella pubblicata nel da Da Capo Press ([4]) con il titolo dell’edizione inglese e una nuova prefazione dell’autore.

Il volume consiste in una raccolta di articoli di Cohn che tracciano il ritratto di alcuni artisti o generi; per tutti valga lo scritto: “England After The Beatles: Mod”.

 

L’autore londinese (classe 1946), cresciuto però nell’Irlanda del nord, non si ferma qui (oltre ad aver esordito come autore letterario nel 1967 con un altro romanzo, il cui protagonista è anche menzionato in Arfur: si tratta di I am Still the Greatest Says Johnny Angelo).

Almeno altre tre sue opere sono da citare.

 

Innanzitutto la, all’epoca negletta (ricordo copie invendute in un negozio di King’s Road nel 1977-1978), opera visuale di Guy Peellaert Rock Dreams (1973), per la quale Cohn curò i testi.

Probabilmente molti conoscono alcune delle immagini dell’artista belga, senza sapere chi egli fosse e che a lui si devono le copertine, fra l’altro, di un album di David Bowie (Diamond Dogs), di uno dei Rolling Stones (It’s Only Rock ‘n Roll) e di uno di Etienne Daho (Pour nos vies martiennes).

Una ristampa per i tipi di Taschen nel 2003 gli ha reso in parte giustizia.

 

A seguire, piaccia o meno, senza di lui non sarebbe esistito il film Saturday Nigh Fever.

Tutto, infatti, trae origine da un suo lungo articolo pubblicato sulla rivista New York nel numero del 7 giugno 1976 ([5]).

 

Infine – in ordine cronologico – forse per mio gusto personale, occorre non trascurare The Heart Of The World (1992), libro dedicato alla arteria stradale non più famosa, ma certamente più significativa sotto un profilo artistico di Manhattan: Broadway (e aree limitrofe). A quanto mi risulta, è l’unica opera dell’autore tradotta in Italiano: Broadway – Storie dal cuore del mondo ([6]).

Tendo ad associarla ad altro pregevole lavoro di ricerca, questa volta a spettro geografico leggermente più ampio (sebbene il respiro dei due testi non sia molto differente), di Jerome Charyn: Metropolis: New York as Myth, Marketplace and Magical Land del 1986 ([7]) dedicato alla “griglia” manhattanita ([8]).

 

Cohn ha scritto poi anche altro e, secondo un articolo del 2 dicembre 2011 di Mark Rozzo pubblicato dal New York Times, starebbe (stava?) lavorando a un’opera narrativa che potrebbe arrivare a 5.000 pagine provvisoriamente intitolata Dirty Pictures.

Chissà.

 

 

NOTA REDAZIONALE

Con modifiche minime (note aggiunte e correzione di qualche errore tipografico), il post riproduce quello commissionatomi da Magazzini Inesistenti (http://www.magazzininesistenti.it/) di cui ignoro la sorte.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] London, Weidenfeld and Nicolson.
[2] Pp. 145-146.
[3] London, Picador.
[4] New York, 1996.
[5] Reperibile qui al momento in cui carico il post: http://nymag.com/nightlife/features/45933/
[6] Torino, Einaudi, 1993.
[7] Esiste più di una traduzione italiana, tutte con Metropolis come prima parola nel titolo, a partire da quella delle Edizioni e/o.
[8] Charyn qualche anno fa ha peraltro dedicato anche lui un libro alla Broadway.