"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 11 gennaio 2017

“DOVREM[M]O ACCENDERE CANDELE AL ROCK ‘N’ ROLL”: GENERAZIONE” PURTROPPO NON PIÙ “COMBUSTIBILE”? (scritto con la punta del pugnale di un ragazzo perduto)


DOVREM[M]O ACCENDERE CANDELE AL ROCK ‘N’ ROLL”: “GENERAZIONE” PURTROPPO NON PIÙ “COMBUSTIBILE”?

(scritto con la punta del pugnale di un ragazzo perduto)

 

Ce la menano con i baby-boomer e la generazione X (quella di Douglas Coupland, purtroppo per noi, infatti la “g” che le riservo è minuscola).

 

Invece le classi a cavallo fra ‘57 (appunto, cioè Enrico Ruggeri cui devo le citazioni di cui consiste il titolo di questo post ([1])) e ‘62 del ventesimo secolo sono qui, ancora, senza più possibilità di bruciarsi e solo con la prospettiva di consumarsi male.

Parlo dei maschi pre-andropausa, ché le femmine hanno pure la menopausa ad arrivare prima.

 

Facciamo il punto?

Chi ha potuto non ha gettato la propria gioventù, fatta anche di oggetti (ecco perché ho scritto altrove di magliette provocatorie: “Destroy”, “Cowboys” e “Tits”) e almeno può fustigarsi e poi leccarsi le ferite auto inflitte - che comunque significano lucida e orgogliosa coscienza del proprio passato - e magari raccontare qualcosa.

 

Otto lustri fa “no future” significava il nulla davanti.

In fondo non era male: voleva dire bruciarsi nel fiore degli anni: nessuno pensava a una propria famiglia, nessuno.

 

Oggi il futuro mancante invece significa per tutti coloro che non si ribellano intellettualmente e soccombono alla quotidiana routine: sopravvivere fra scadenze ansiogene di pagamenti che non consentono assenze di oltre due settimane oppure una banca che paga tutto senza nessun controllo; figli da mantenere; un/a coniuge (o ex).

 

Alza la testa ribelle ‘77!

Per fare cosa? Per essere vivo, evidentemente. Per pensare.

Per non essere quello che 40 anni fa sarebbe stato bersaglio dei tuoi stessi sputi: ricordi gli eroi per un giorno? I ragazzi che “oscillavano” bowianamente? Il quarto di secolo di vita come data di propria scadenza? Non ti vergogni di quel che sei diventato anziché bruciare (cfr. Neil Young)?

 

La dignità comincia da se stessi.

 

Vogliate accettare con benevolenza le sbavature nella forma e gli artifici pirotecnici di questo scritto.

Non il suo contenuto, che è lucido e preciso e quindi non chiede alcuna comprensione di comodo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1]
Rispettivamente dalle canzoni “Decibel” e “Generazione combustibile”. La “m” in parentesi quadra è una licenza poetica.

“VIVO DA RE” (Song series - 5)


“VIVO DA RE”
(Song series - 5)

 

“Vivo da re” è la sola canzone dell’epoca Decibel che è passata indenne nel repertorio di Enrico Ruggeri solista.

 

Purtroppo, chi non dispone dell’originale versione di studio (quella tratta dal secondo, del 1980, e ultimo per 37 anni, omonimo, album della formazione) è destinato a doversi accontentare - non essendo mai stata nemmeno reincisa ([1]) di versioni soltanto ammiccanti e, diciamola tutta, un po’ slabbrate come possono essere e sono le versioni dal vivo ([2]) rinvenibili nella discografia ruggeriana.

Basti pensare alla perdita dell’apertura, dove la voce è isolata e senza musica: un vero vuoto spaziale solitario: a chi parla il protagonista? Dove si trova?

 

Si tratta di una canzone che ha più piani di lettura.

 

Quello di immediata evidenza è  il “compiacimento pentito” della voce protagonista.

Egli apre la porta alla ragazza ideale, conosciuta ma perduta. La tratta da pari.

Ecco l’idea femminile: amante e compagna, migliore amica più degli amici.

Pensate alla Lula fidanzata di Sailor di Wild At Heart. La donna e l’uomo reciprocamente ideali devono essere partners in soul crime 24/7/12.

 

Probabilmente - dato che la canzone per nascita precede di anni gli stessi Decibel - Enrico Ruggeri parla a una ideale ragazza che non ha ancora perso perché nemmeno la ha conosciuta.

Ecco allora un livello pubblico, puramente maschile: l’io cantante dà voce all’ascoltatore.

 

Ma passano gli anni.

Perciò si forma un terzo livello di fruizione della canzone.

Meno evidente, certo, ma incombente per chiunque non si rassegna o cerca di non farlo.

È quello di chi si rende conto che era meglio vivere da solitario re che non da adulto (quasi vecchio?).

Perché i sogni sono finiti e volare da ragazzo perduto si fa sempre più faticoso, anche per chi ha la fortuna di non avere figli ([3]).

La gioventù ti lascia, la mamma muore/Te restet come un pirla col primo amore” ([4]). In realtà si resta spesso soli, per lo meno sostanzialmente (il primo amore è di regola inadeguato e, eventualmente, anche limitante se ne ha impediti altri), e si è persa anche la corona.

 

In fondo sto commentando una variante al tema di descrizione di fine delle idee, dei progetti, della invulnerabilità giovanile ... “Oh God I’m still alive” ([5])! Al compimento dei 25 anni tutto è perduto ([6])?

 

Faticoso per faticoso (il suo reperimento ([7])), isolate anche talune strofe dall’eponima “Decibel” che chiude lo stesso secondo album: l’io cantante rimane ancora e inevitabilmente solo come in effetti poi sarà, magari con qualche rimpianto dato quanto Ruggeri canta in “Una fine isterica” ([8]) dove forse non a caso si cita quasi testualmente “Vivo da re”.

 

NOTA TECNICA: questo post è stato scritto ascoltando canzoni degli artisti ivi citati.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Quanti siano gli zampini che precludono la ristampa, e addirittura l’inclusione di qualche registrazione in antologie fonografiche davvero degne di questo nome della produzione iniziale del cantautore milanese si fa fatica a comprendere.
[2] Qualche lettore di questo blog già lo sa che non le amo molto, anche quando sono esecuzioni di capolavori. Considerate che il pubblico non ha mai, siccome massa, la dignità dell’individuo.
[3] Opinione assolutamente personale, naturalmente. Fra i miei maîtres a penser ho Peter Pan, ma di mio, in età adolescenziale, notai che “nessuno ha mai chiesto di nascere” (molti anni dopo scoprii che anche il filosofo Emil Mihai Cioran – allora ancora vivo – la pensava come me (o io come lui, ma indipendentemente l’uno dall’altro).
I figli degli idoli, non dei, non contano, loro non esistono, divorati dai padri (e dalle madri) alla cui ombra trascorreranno l’intera vita.
[4] “Porta Romana” di Umberto Simonetta per il testo.
[5] “Time” di David Bowie. In alternativa: “Don’t want to stay alive/When I’m twenty-five” da “All The Young Dudes”, ancora di David Bowie.
Diversamente, rinvio a Cioran: “Chiunque non sia morto giovane merita di morire” (da Il funesto Demiurgo).
[6] Che erano già trascorsi da alcuni mesi quando Bowie scrisse quella canzone.
[7] Più rara l’edizione in vinile (volendo esiste un singolo) o quella in CD dell’album, ormai? E la riedizione in cofanetto della primavera 2017 cambierà le cose, poi?
[8] Tratta da Champagne Molotov, suo primo album solista che da questa canzone è “aperto”.