"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



venerdì 27 dicembre 2013

MESTOLI E BACCHETTE (Tombstone series – 14)


MESTOLI E BACCHETTE
(Tombstone series – 14)

 
Certi direttori d’orchestra dirigono vestiti come cuochi, mentre certi cuochi si credono direttori d’orchestra.
 

Meglio allora un paio di tramezzini da Trześniewski (sede) a Vienna, dopo un Martini da Loos (dentro). Il tutto Strauss-less.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

giovedì 26 dicembre 2013

PHIL SPECTOR (Sketches series - 8)


PHIL SPECTOR
(Sketches series - 8)

 

Questo post o è ultroneo o è essenziale.
In un mondo ideale (o patologico a seconda dei punti di vista) non dovrebbero leggerlo coloro che più spesso visitano il mio blog (in quanto non giovanissimi e pertanto attirati dagli argomenti che tratto). Ma non e` detto.

 

Nel 1980 il punk è ormai sepolto, e spesso si cercano ragioni per sputare sulla sua tomba ([1]). Quindi la pubblicazione del quinto album dei Ramones, End Of The Century, prodotto nel 1979 da Phil Spector, anche produttore di The Beatles (inserite voi il titolo), è un altro chiodo nella bara.

 

Ma chi “era” quel tipo piccolo e magro, vestito di bianco, scarrozzato su una Rolls-Royce con autista ([2]), che vende la droga ai due protagonisti di Easy Rider ([3])? Si tratta di Phil Spector.

 

Insomma, sbollite le proprie intolleranze giovanili, ogni persona intelligente e curiosa si andava a fare qualche ricerca su Mister Spector, prima di internet, per capirne e saperne di più.
Adesso è facile, ma intorno al 1990 su questa enorme figura della musica contemporanea esisteva solo una biografia letteraria osteggiata dal suo soggetto  (certo la lessi) e poco altro.

 

Perché sto scrivendo di un uomo con aneddoti che per tutti i distratti già apparivano un quarto abbondante di secolo fa più superficialmente interessanti dei “suoi” (ma anche oggettivi) traguardi musicali.

 

Quando nel 1991 fu pubblicato quel definitivo (il che non mi ha impedito qualche altro acquisto) cofanetto di 4 CD ([4]) che ancora oggi è Back To Mono, il mondo apprese cosa fosse e cosa è Phil Spector per la musica: l’ideatore di un suono, il fagogitatore degli artisti da lui prodotti i quali, spesso, erano poco meno che sue creature (per questo Ronnie Spector, appunto, non sarebbe stata molto senza quello che per un po’ di tempo fu anche uo marito e le cucì addosso anche The Ronettes).

 

Come per Brian Wilson, non posso aggiungere altro, pena diventare io inutile oltre che incompleto in una serie che è incompleta per definizione.

 
Ma come mai questo post proprio in questi giorni? Chissà cosa ascoltate come canzoni natalizie, voi!

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Per dirla alla Vernon Sullivan, cioè Boris Vian.
[2] Argomento degno di approfondimento: con o senza autista? Beh direi con autista, con diritto di dare la giornata libera all’autista, il/la quale avrà divisa con stivali e cappello con visiera.
[3] Film da vecchi, se non fosse che occorreva fare carte false per un minorenne nel 1977 per vederlo e lo hippy è solo Peter Fonda, non Dennis Hopper, anche regista del film oltre che tardivo monumento di mezzo secolo di ribellione giovanile, con causa o senza.
[4] Nato e vissuto in formato CD, basta con il vinile a tutti i costi.

“SUBITO DOPO LE FESTE” (“Is there life on Mars?” series - 4)


“SUBITO DOPO LE FESTE”
(“Is there life on Mars?” series - 4) ([1])

 
Aperto 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
Dovrebbe essere non solo lo slogan, ma anche la garanzia del servizio offerto (a pagamento) dal supermercato di Piazza Principessa Clotilde a Milano.
 
Ecco allora che, tranquillamente, il 26 dicembre 2013 ci si reca là.
Provinciali, provinciali, provinciali! E inaffidabili. Infatti, l’esercizio commerciale è chiuso: dalle ore 20 del giorno 24 e riapre il giorno 27 (irrilevante l’ora): il cartello declinante la chiusura alla sinistra di quello tronfio delle aperture.
Provinciali tre volte: perché? Beh, li ripudio, in quanto - basta viaggiare oltre Arma di Taggia - il mondo è popolato da persone che non festeggiano il Natale, anche Milano. Quindi non è un problema di personale.
 
Tirando le somme, senza aggiungere alcunché di nuovo: pubblico e privato sono costellati di incapaci, in costante e irreversibile aumento ([2]).
 
E il titolo di questo post? Quando un amico mi chiese una decina di giorni fa cosa pensassi del “movimento forconi”, a malincuore, che date le imminenti festività natalizie, tutto sarebbe stato rinviato all’anno nuovo. Avevo ragione, purtroppo.
Se questa è la resistenza di un movimento politico-sociale, figuriamoci l’imprenditore titolare di un supermarket che coscienza ha! ([3])

 

 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Da “Life on Mars” di David Bowie.
[2] Non sono uso a ciò, ma questa volta impiego il carattere in formato grassetto.
[3] Sì, lo so (Glezos: tu leggi e poi me lo rammenti), il commercio come scrisse Baudelaire ….

martedì 24 dicembre 2013

SEASON’S GREETINGS 2013 - 2


SEASON’S GREETINGS 2013 - 2

 
Come previsto, il primo post con il titolo “SEASON’S GREETINGS 2013 è stato visitato anche da chi semplicemente cercava qualcosa senza pagare.
Questa volta, per chi è povero di idee il boccone sarà più amaro.
 
Il blogmaster era uso scrivere cartoncini augurali, dopo averli scelti accuratamente, e si sorbiva anche le affrancature più improbabili: la Francia costava meno dell’Inghilterra, l’Argentina sempre un mistero…
Poi ho cominciato a ricevere risposte strascicate, tardive, imbarazzate (o quasi), biglietti raffazzonati o d’accatto.
Come se i destinatari (non tutti, ma molti) avessero un senso di colpa per non aver pensato anche loro a me nei tempi postali.
 
Internet ha fatto il resto: basta buttare dentro destinatario sconosciuto e più o meno indicare nei destinatari nascosti “per conoscenza” quelli che volete; il testo lo scrivete in rosso (originali), l’illustrazione la scaricate da Internet con pigrizia, anch’essa uguale per tutti ([1]).
L’invio? Minuti prima della mezzanotte fra il 24 e il 25 dicembre, oppure prima, ma “dall’ufficio” e chiudendo l’account di posta elettronica un minuto dopo.
Ma che bravi!
 
Alla fine, preferisco gli auguri, altrettanto finti, di un sito commerciale da cui ho comprato o di un newsgroup cui sono iscritto.
 
Qualcuno di voi si ritrova in queste righe descrittive degli “auguri nel terzo millennio”? Allora forse avete sbagliato blog.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] I più tristi pensando di essere originali cercano, ancora?, un’immagine con Babbo Natale che spara alle renne.
 

venerdì 20 dicembre 2013

COMICI, LIBERI PENSATORI E IMPOSSIBILITÀ DI CAMBIARE


COMICI, LIBERI PENSATORI E IMPOSSIBILITÀ DI CAMBIARE

 
Poco tempo fa ([1]) ho scritto di comici che non cambieranno nulla di questa nazione.
Se fossi convinto di cambiare qualche cosa attraverso questo blog sarei un idiota ([2]).

 

Aggiungo al cast di inutili (o inefficaci) intelligenti Natalino Balasso e Sylvia Plath.
Il primo ha realizzato dei monologhi (si veda You Tube) caustici e da me condivisi in parte come in parte sottoscrivo talune linee critiche di Beppe Grillo. In particolare tutto ciò che riguarda la medicina e i “pre malati”, perché di fronte alla malattia la massa è ancora povero selvaggio di fronte allo stregone della tribù, paralizzata dalla prospettiva patologica e incapace di valutare la qualità della propria esistenza, che quasi sempre vale poco o nulla.

 

Della Plath mi trovo spesso a ripetere: “I talk to God but the sky is empty”. Mancano gli ascoltatori, e i lettori; la mancanza esclude ab origine la stessa possibilità di ascolto (o di lettura); continuo ad essere ateo, nonostante la vita sia più difficile di cinque (o dieci) anni fa.
Quando voglio sgombrare il campo, allora una battuta cinica sulla testa (la mia) nel forno mi sgorga cosi spontanea che nemmeno me ne ricordo una.

 

Sto scrivendo di solitudine, magari condivisa ma infrangibile.
Le alleanze fra solitari sono contraddizione in termini, e chi ci crede è un illuso.
Come quella buffa “cosa” irrealistica che erano i summit fra stati non allineati: uguali alle coalizioni anarchiche dove alla fine lo studio e il compiacimento del proprio ombelico prevalgono, oppure si perde ogni spinta innovatrice.

 

Tante voci sole, qualche sillaba che non si perde e viene captata da uditi sensibili e non dissimili.
Nulla di più.

 

Con tutta evidenza i miei pensieri si sfilacciano.
Meglio terminare qui.
Povero Peter Laughner: “Sylvia Plath”, “Ain’t It Fun” e “Life Stinks” ([3]), e poveri noi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cfr. il post “Non ci salveranno neanche i comici”.
[2] Sono ancora convinto di aver dato un nome non pretenzioso al medesimo. Strane sia la convinzione sia la non pretenziosità, ma tali sono.

[3] Andate ad ascoltarvelo.

KENNETH ANGER (Sketches series - 7)


KENNETH ANGER
(Sketches series - 7)


Come molti, di Kenneth Anger io ho avuto contezza prima per il suo (in realtà v’è un secondo volume pubblicato e un terzo pronto che lui dichiara paralizzato da Scientology) libro Hollywood Babylon.
Come non preoccuparsi di una persona che scrive di un James Dean omosessuale e che si fa spegnere mozziconi di sigaretta sul corpo? ([1])

 

Poi lo ho associato a quelle leggende dello schermo d’argento per noi punk che erano Scorpio Rising e Kustom Kar Kommandos: se li avevano proiettati allo Screen On The Green in quella famosa serata londinese (Islington) del 29 agosto 1976 in cui il topless di Suzy (non ancora Siouxsie) rischiava di oscurare le emergenti leggende sub-urbane ([2]) di Sex Pistols, The Clash e Buzzocks, allora dovevano essere film importanti, lo sono.
 
Kenneth Anger, classe 1927 ( ma lui vezzosamente dichiara 1930) è un grande cineasta.
Grande anche perché ha una cultura filmica non discutibile, con aneddoti non pettegoli su persone e tecniche.
 
Certo egli resta immancabilmente legato a un pugno scarso di sue pellicole, anche se ormai con un cofanetto si ha tutto o quasi.
E poi Aleister Crowley (David Bowie, anyone? O devo aggiungere Led Zeppelin?) quale ulteriore suo referente.

 
Un uomo capace di far riempire quasi 4 GB di memoria ad un suo fan che condivide i propri tesori sul suo idolo con chiunque arrivi sul giusto filmato caricato in You Tube e si impegni – appunto – a scaricare questa massa di informazioni.
 
Due dettagli così, per finire: è un Americano che ha una buona pronuncia se usa parole straniere.
Egli ha un grande “Lucifer” – la parola – tatuato sul petto.

 

 
                                                                                                                      Steg
 

 

 

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[1] Inciso: chiunque dopo i propri 40 anni insista nel ritenere inscalfibile la eterosessualità del Divo di Fairmount è più che un ingenuo e forse non si merita neanche di commuoversi (ancora e ancora?!) quando Jim Stark dichiara: “I’ve got the bullets”.
[2] Ivi si gettarono anche le basi per la nascita di Siouxsie and The Banshees.

martedì 10 dicembre 2013

MAESTRI


Maestri

 
Mi auguro di non essermi montato la testa come blogger.
Del resto, le mie scelte: di non scrivere mai “facile”, di non essere iscritto a Facebook o a Twitter (a cosa serve poi se quando qualche amico mi cita non ci sono masse che accorrono sul blog?), di continuare a pensare che la mia prosa debba essere il più possibile pulita e corretta per non corrompere i lettori (fissi o occasionali che siano), dovrebbero militare a favore della mia ricerca di rigore.
La solita mia premessa che stremerebbe anche un elefante da soma.
 

Qualcuno avrà già notato che non è inusuale per me citare persone come esempi, come riferimenti.
Sono i maestri, cioè i Maestri.
 

Oreste Del Buono scrive: “È impossibile una vita senza maestri. Almeno un maestro bisogna averlo a giustificazione e confronto. Chi afferma di non aver maestri confessa la propria pochezza e la propria mancanza d’iniziativa. Un maestro è persino ammissibile portarlo via ad altri.” ([1]).
Quanto all’iniziativa non so: mi sembra che di ignoranti ma ambiziosi ce ne siano molti, talmente presi da se stessi che non capiscono nemmeno le critiche o, financo, gli insulti.
Sulla pochezza: certo basta pensare al fatto che manca non solo un punto di vista (quello te lo fornisce anche un tuo pari) ma soprattutto manca quello qualificato.
 

Il maestro non è un allenatore: l’allenatore può essere un maestro.
I più fortunati superano il maestro: penso sempre a Leonardo Da Vinci allievo come artista, ma lui scienziato chi ebbe come riferimento?

 
Ci sono i maestri vivi e quelli morti. I secondi si trovano, i primi si incontrano. O è il contrario?
Qualcuno dei vivi lo si può anche conoscere, non sempre è un bene.

 
Il fattore caso è presente comunque: un docente universitario che è il “tuo” oppure no, solamente per ragioni di divisione alfabetica ([2]).

 
Caso anche quella mattina che un altro professore ([3]), M. C., a proposito di non so che cosa mi evocò, strada facendo in un breve percorso a piedi noi soli, les incroyables col loro nastro rosso al collo: non c’entrava nulla con il diritto, però era uno squarcio nella coltre grigia di una mattina intellettualmente ottusa.
I maestri uniscono l’utile al, soltanto, esistenzialmente indispensabile (che sembra frivolo o aneddotico ma non lo è).

 
Del maestro John McGeoch ho già scritto, inutilmente per chi non ha capito.
Altra caratteristica dei maestri: esserlo solo per alcuni, alcuni anche quando questi ultimi sono maggioranza.

 
Hugo Pratt: maestro che alla fine si è perso nelle sue vanità. Purtroppo.


Il maestro non è perfetto, va bene. Il maestro talvolta non è nemmeno coerente con i propri principi.

 
Sono possibili maestri estemporanei? Non lo so.

 

La conta dei propri maestri è sterile.
Il ricordare i maestri è indispensabile: con loro si ricordano gli insegnamenti che ci hanno anche regalato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] In Amici, amici degli amici, maestri ..., Milano, Baldini & Castoldi, 1994, p. 113. Appunto.
In copertina il titolo è scritto diversamente: Amici Amici degli Amici Maestri ...
[2] Qualche volta si può forzare il caso: due maestri come i professori P. T. e P. G. J. sono certamente moltissimo, ma occorreva un poco di iniziativa per potere “averli” entrambi.
[3] Ma prima avvocato e mio dominus.

domenica 8 dicembre 2013

SEASON’S GREETINGS 2013


SEASON’S GREETINGS 2013

 

Milano ha il suo Hyde Park Corner a 100-150 metri dall’ingresso dell’Arena, dove attorno a una fontanella d’acqua leggermente solforosa e diuretica s’improvvisano comizi e dibattiti. Le discussioni sono particolarmente animate perché i partecipanti sono nella maggior parte malati di fegato che qui convengono attratti dalla virtù terapeutica dell’acqua” (sotto voce “Piccoli comizi dei fegatosi” della voce “Castello, parco del” tratta dal libro: (direttori Mario Spagnol e Giovenale Santi), Guida ai misteri e segreti di Milano, Milano, Sugarco Edizioni, 3ª edizione, 1977, pp. 170-171) ([1]).

 

 

Auspico che i lettori di http://steg-speakerscorner.blogspot.com/ epaticamente siano sani: io non posso fornir loro acque curative, ma unicamente qualche momento di riflessione. Anche nel 2014.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Mia precisazione: l’espressione Hyde Park Corrner “is often erroneously used for Speakers' Corner, which is located at the north-eastern corner of Hyde Park”.

giovedì 5 dicembre 2013

INTORNO A DAVID BOWIE


INTORNO A DAVID BOWIE

 

Credo di avere raggiunto un livello ([1]) di disamina della carriera artistica di David Bowie per cui posso anche apprezzare la sua capacità di sopravvivere ai suoi anni ottanta del ventesimo secolo: avete visto il documentario Ricochet?
All’epoca egli non era diventato stupido: era semplicemente riuscito dove nessuno prima: aveva noleggiato l’anima al diavolo in cambio di un successo commerciale che gli mancava e il diavolo rispettò il contratto. Sul palco sembrava Tony Curtis giovane, non posso escludere che la cocaina fosse tornata ad essere un prop.

 

Nel 2013, dato un trionfale ritorno di David Bowie (di cui poco si sono accorti in Italia), sembra facile sfumare o eliminare – come Corinne “Coco” Schwab fa da decenni – le pagine sgradite di una biografia ormai in più tomi.
Ecco perché diventano più apprezzabili, con la saggezza analitica di chi come me ormai è sopravvissuto non malissimo a oltre mezzo secolo e non si esalta per un passi “guest” ([2]), certe affermazioni e condotte e scelte bowiane nel corso degli anni.
Potete verificarlo – se siete in grado di farlo e volete farlo – da soli: ormai avete in alta definizione video e cristallino audio (volendo anche sottotitolati) non solo il fondamentale documentario d’annata Cracked Actor, ma l’altrettanto illuminante ([3]) pur se recentissimo Five Years (che nei suoi 90 minuti copre oltre un decennio).

 

Bowie non ha mai venduto una sua pretesa “bella persona”: qualche rock ‘n’ roller autentico lo ha mai fatto? ([4])
Lui ha soltanto proposto la propria arte, impiegando un decennio iniziale a raffinarla.

 

Al di là della mia conclamata reverenza per la canzone (sic!) “Time”, la sofferenza o inadeguatezza (contingente o perdurante) dell’artista del vivere oltre i 25 anni non credo sia (stata) una posa.

 

Dato per scontato un “e allora?” come domanda e un “niente” come mia risposta, la situazione è piuttosto semplice: non serve una enciclopedia su David Bowie, in quanto egli è una enciclopedia con la sua vita artistica.
Ogni voce dell’enciclopedia Bowie richiede per contro una bibliografia. Pensate alla sua stagione statunitense da protagonista di una pièce teatrale dedicata e intitolata al cosiddetto (The) Elephant Man ([5]) Nel 1980.

 

No non credo finirà qui per quel poco che mi riguarda.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 





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[1] Ignoro quanti siano in tutto: 33 come i gradi nella Massoneria?
[2] E sa che c’è anche più del passi “AAA”.
[3] Poi dicono che la BBC è la vecchia zia. La RAI resta matrigna a pagamento!
[4] Citofonare Rolling Stones, ad esempio.
Inciso fuori tema: capii di più del fatto che donne e uomini sono diversi quando una studentessa conosciuta in biblioteca, alla domanda di uno studente di medicina con cui stavo sui libri fianco a fianco in sala B della sala di lettura, disse che lei preferiva Keith Richards a Mick Jagger.
[5] Un film, anch’esso omonimo, di David Lynch è ormai pure dimenticato.

martedì 3 dicembre 2013

FRA “CAIPIROSKA ALLA FRAGOLA” E “PERLE MEDIATICHE”


FRA “CAIPIROSKA ALLA FRAGOLA” E “PERLE MEDIATICHE” ([1])

 
Il mondo è pieno di giornalisti, e non, che parlano di “deserto dei Tartari” di fronte al vuoto.
Sbagliato.

 
Sino ad oggi, però, mi era sfuggito l’impiegare (ancora un giornalista, televisivo, settore sport) come sinonimo di mischia (o rissa) l’espressione “mucchio selvaggio”.
Sbagliato.

 
Beh, il lato buono della situazione è disporre di un numero sempre maggiore di indici per riconoscere l’altrui ignoranza.
Senza perciò smettere di flagellarsi, quando serve.

 

 

                                                                                                                      Steg

 


 

 

 

POST SCRIPTUM: DALLA FRANCIA

 
- Non so. - Ha riflettuto poi ha detto: - Ho fatto quindici anni di Legione Straniera prima. Lo sapevo. Muppet era stato assunto all’Usine nell’ambito delle categorie protette, dopo aver compiuto il regolamentare servizio nell’esercito, il tempo sufficiente a una pensione. Lo sapevano tutti. Ha esitato: - Mi è capitato più volte di fare la guardia, di sera, nel deserto. Non si è mai visto nessuno.
- La sindrome di Drogo. Buzzati ne ha fatto un libro memorabile Il deserto dei tartari.
Muppet mi ha fissato attraverso il fumo delle sigarette. Ha mormorato, come se avessi detto una banalità:
- Sì, l’ho letto. Non ho visto il film, ma l’ho letto.
- Non sapevo che ci fosse anche un film. So invece che quel magnifico libro dimostra magnificamente una cosa.
- Quale?
- Che né Buzzati né Drogo, il che è più grave, hanno mai montato la guardia, di sera, nel deserto. Né di sera, né di notte, del resto” (da Hugues Pagan, La notte che ho lasciato Alex, Padova, Meridiano Zero, 2007, pp. 90-91, traduzione di Jean-Pierre Baldacci e Luca Conti. Titolo originale del romanzo: Dernière station avant l’autoroute, 1997, Editions Payot & Rivages).
 

Geniale o soltanto gènial?

 

 

                                                                                                                      Steg


 





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[1] Rinvio al mio post “’Il pantalone’ e il ‘Caipiroska alla fragola’: il massacro della lingua italiana come alibi per evitare di affrontare molte cose” e alla mia serie di post “perle mediatiche”.