"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



lunedì 25 novembre 2013

FEMMINICIDIO? SENSE OF DOUBT


FEMMINICIDIO? SENSE OF DOUBT ([1])


È mia opinione che lo stesso concetto di femminicidio sia sbagliato in quanto ingiusto, o se si preferisce contrario al principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione, soprattutto il primo comma): da vivi e da morti non ci sono distinzioni.
 
Però non cerco la polemica, quindi vi propongo le seguenti ipotesi.
 
1) Uomo cambia sesso e diventa donna ([2]). Se venisse uccisa: sarebbe femminicidio? Perché?
2) Donna cambia sesso e diventa uomo ([3]). Se venisse ucciso: non sarebbe femminicidio? Perché?
3) Coppia di uomini omosessuali. Se uno dei due venisse ucciso: non sarebbe femminicidio? Perché?
4) Coppia di donne omosessuali. Se una delle due venisse uccisa: sarebbe femminicidio? Perché?
Avete delle risposte?

 

Auspico di avervi indotto a pensare al valore della vita umana (che, ripeto, comprende tutti).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Evidentemente ispirato dall’omonima opera musicale di David Bowie.
[2] Per un’ipotesi piuttosto tortuosa: http://www.valdenham.com/?page_id=431.
[3] Se volete, a proposito della situazione cercate su You Tube il monologo teatrale One new man show.
Forse ho detto troppo di qualcuno, ma si tratta di una persona che io stimo dal 1984.

 

venerdì 22 novembre 2013

RELATIVITÀ: LE COVER


RELATIVITÀ: LE COVER

Mi aggiro fra sfondamento di acqua calda e scoperta di porte aperte ([1]).
 

Un’attricetta porno biondiccia ormai dimenticata (al cui confronto la sua collega Ramba era Eleonora Duse) registrò una mezza dozzina di lustri fa una versione di “Heroes” talmente impersonale da risultare innocua.
 

Celebri alcune cover realizzate da David Bowie (anche esulanti dal suo album di, autentica, “ripresa del fiato“ dopo le fatiche ben note: Pin Ups): “My Death”, ad esempio.
 

Apprezzati, e poco ricordati ormai, i Garbage in una antologia collettanea da anni difficile da comprare, Fire & Skill: The Songs Of The Jam, si cimentarono con “The Butterfly Collector” di The Jam ([2]), appunto: ottennero un disastroso fango musicale in cui affonda la voce, nel caso di specie troppo ruvida, di Shirley Manson.
 

Si può proseguire in eterno l’elencazione, fra casi isolati e interi dischi (una volta, si parlava di XYZ che interpretava il songbook di Gershwin o Porter, ma oggi chi sa che aspetto aveva Ella Fitzgerald? ([3])).
 

Come nulla impedisce che si disquisisca su come si debba (cantare e) suonare un’opera musicale altrui e su cosa sia meglio per chi: se scrivo “All Along The Watchtower”, a parte citare il fumetto Watchmen non devo aggiungere altro.
 

La morale? Nessuna.
Salvo rammentare a esecutori e ascoltatori, per porli sull’avviso rispetto ad effimere e fallaci (presunte) facilità interpretative, quello che diceva il sergente Phil Esterhaus di Hill Street Blues (facendo immobili tutti gli agenti del distretto di polizia alla fine del rapporto di un’altra bigia e troppo presta mattina): “State attenti là fuori!” ([4]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Certo: ho chiasmato due modi di dire.
Perché? Cfr. il post “I get bored”.
[2] O Paul Weller, se preferite, ma non confondetela con la sua “Butterfly”.
[3] Per perle mediatiche sulla famiglia Gershwin vedere nell’apposita sezione di questo blog.
[4]Let’s be careful out there!”.
Personaggio eliminato in ragione della morte dell’attore che lo impersonava: muore anche nella serie (episodio “Grace Under Pressure”).

giovedì 21 novembre 2013

NON CI SALVERANNO NEANCHE I COMICI (Sniper series - 23)


NON CI SALVERANNO NEANCHE I COMICI ([1])
(Sniper series - 23)

 

La domenica pomeriggio del 17 novembre 2013 sono andato ad ascoltare (più che vedere) Paolo Villaggio in teatro, monologo o quasi tratto da un libro del 2002 e rielaborato in molti spettacoli (e anche un intervento alla cerimonia funebre, laica e atea, per Mario Monicelli).
Su You Tube, se volete, trovate circa 16 minuti di Beppe Grillo tratti da uno spettacolo del 1995, a Bellinzona (Svizzera), circa le stesse che avevo sentito a Milano in quegli anni.
Entrambi sono nati a Genova, non traggo conclusioni in quanto non ne vedo, se non quella per cui entrambi sono “più contro che a favore” in termini politici molto generali se non vaghi. Certo anche loro hanno un poco di “paraculismo” ma non è possibile la totale accettazione di qualcuno ([2]).

 

In conclusione: le battute, ovvero il corpus dei rispettivi repertori, spesso sono le stesse ([3]) per una ragione piuttosto rattristante: da un quarto di secolo è cambiato così poco in Italia che la comicità arrabbiata ([4]), che più che comicità è satira, non ha bisogno di aggiornarsi nei concetti, al massimo nelle parole e nei nomi.

 

Nessuna ricetta: se non che i politici di professione dovrebbero ascoltare di più qualche comico, mentre la discesa in politica dei comici ([5]) probabilmente richiederebbe un poco di “educazione” alle regole ([6]).

 

Ah dimenticavo: continua ad esistere il “Club Freccia Alata” Alitalia, così Villaggio può incontrarci Eugenio Scalfari vestito da Scalfari; per gli spazzolini da denti cui si può sostituire solo la testina dovete andare all’estero, così Grillo può continuare a raccontare che in Italia si deve buttare lo spazzolino intero consumata la testina.

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

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[1] Titolo ispirato da quello di un libro di Leo Longanesi: Ci salveranno le vecchie zie?
[2] Da tempo mi chiedo quando sarà possibile affermare che la destra esprime cultura come la sinistra; dubito però che sia possibile una comicità che parte da destra e non per questioni di intelligenza.
[3] Come ricorda Grillo nel 2005.
[4] Dopo 25 anni l’espressione “indignato” in Italia è per lo meno vecchia, in Spagna meno in quanto è accaduto di più.
[5] Pochi ricordano Paolo Villaggio con Democrazia Proletaria (un vecchio clip recuperato dalla RAI nella trasmissione Tetris di LA7).
[6] Mi si dice che nessun parlamentare del M5S sarebbe stato così disinvolto nel lasciare il Movimento – con buona pace dei suoi elettori – se avessero sottoscritto preventivamente una dichiarazione di dimissioni da parlamentare in caso di abbandono della propria formazione politica, come accadeva ai tempi de PCI.

mercoledì 20 novembre 2013

ENRICO VANZINA (Sketches series - 6)


ENRICO VANZINA
(Sketches series - 6)

 

Al cognome Vanzina, delle due l’una: i più giovani non hanno la minima idea di chi si stia parlando, dai 40 anni in poi il riferimento è a una cinematografia di facile consumo (film anche con seguiti, più o meno riusciti) attribuita a due fratelli Enrico e Carlo, appunto.
Si tratta dei figli di un regista italiano di fama: Steno, ai tempi d’oro associato a film leggeri ma ben realizzati: cito Un americano a Roma.

 

Ho scoperto, però, che Enrico Vanzina (nato nel 1949) è, se si vuole, quasi l’opposto di un’immagine di cui forse non si è mai interessato: persona colta, che scrive piuttosto bene, certamente non sbracata nelle apparizioni pubbliche.

 

E allora? Beh, se volete leggere un romanzo noir ([1]) dotato di un pochino di spessore e capace di una descrizione di Roma non da cartolina leggetevi Il gigante sfregiato.
Per chi fosse interessato anche ad altro, cercate Colazione da Bulgari, del 1996: è l’insieme delle “entrate” del suo diario personale; che ivi si citino spesso Ennio Flaiano, abbastanza Leo Longanesi ([2]) e qualche volta Dino Risi ([3]) non è indice di rimbambimento intellettuale, bensì di una delusione per come, continua, a peggiorare l’umanità italiana.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Mi colpì la sua sintetica distinzione fra “giallo” e “noir” (o “hard boiled” che dir si voglia) resa nel corso di un’intervista televisiva di qualche mese fa.
[2] E valga: “Vissero infelici perché costava meno”.
[3]Oggi in aereo si vedono delle facce che una volta si vedevano in tram”: è il 1993.

martedì 19 novembre 2013

GIAN BURRASCA (la perfezione lasciatela così)


GIAN BURRASCA
(la perfezione lasciatela così)

 

Non occorre essere adulti per capire.
Il giornalino di Gian Burrasca è perfetto senza aggiunte e/o modifiche grafiche.
Mentre i saggi critici non servono ai suoi lettori sempre nuovi e freschi e non adulti, gli altri non lo stanno leggendo più.
 
La forza dell’originale, pubblicato da Bemporad, si impone anche se il pubblico dominio ([1]) consente la edizione di quest’opera da parte di chiunque, ma ... Esistono anche le norme generali del diritto civile, peraltro speciali ([2]), in tema di concorrenza sleale che renderebbero (rendono) confusoria ed imitativa un’edizione altrui con le illustrazioni dello stesso Vamba almeno in alcuni casi ([3]).
 
No, esiste solo un’edizione, cioè due, degna di lettura, anzi di obbligatoria lettura, ed è quella delle innumerevoli ristampe conformi alle versioni su cui sono cresciute orde ed orde di giovani “teppe” vandaliche, ma non criminali, che hanno riso sull’espressione “fossi minchiona”.
 
Perché due edizioni? Facile: quella di quasi tutti è la versione con la copertina verde, cartonata o no poco importa.
Poi c’è (c’era?) un più grande formato, con tanto di sovraccoperta diversa da quella standard, la quale per il suo lusso ricorda i soldatini “tedeschi” del tempo di guerra che solamente i bambini ricchi potevano maneggiare. Trovai a prezzo non esoso una copia di quella edizione poco evidente, quasi nascosta, molti anni fa su una bancarella: non si trattava di placare insoddisfatti appetiti infantili, ma di necessità di capire come le mani di un settenne (mi pare fu l’età della mia copia verde comprata in Galleria, che sta lì, piuttosto vissuta ma non a pezzi) potessero affrontarla e godersela.
 
Giannino Stoppani è un titano, batte sebbene ai punti sia Sandokan sia il Corsaro Nero (e non lo dico a cuor leggero, bensì con pesantezza cardiaca). La colossale triade dei mai adulti, insuperabile, è quella di cui egli fa parte con Peter Pan e Pinocchio ([4]): chi vuole crescere?
 
Impronta nera della mano sinistra e lo slogan laico “Moio per la libertà”: un jolly roger filosofico non suscettibile di essere preso alla leggera.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Articolo 25 legge n. 633 del 22 aprile 1941.
[2] Mi scuso, ma non posso diventare impreciso per semplificare.
[3] Da giurista, ho dei problemi a sostenere quando non sarebbe illecita tale edizione se essa fosse pedissequa.
Ovviamente mi astengo dal discutere i diritti morali degli eredi dell’autore.
[4] Ma allora c’era una Italia! Quando è finita? Forse quando è morto Filippo Tommaso Marinetti, pre-punk per decenni isolato in base a stolidi pregiudizi da “contro ordine compagno” che hanno appestato i cervelli ben oltre l’epoca della punkitudine mondiale?
Al penultimo mio futuro post ancora soffrirò per il tentativo di “darmi la linea” esistenziale e vi tedierò a tal proposito.

domenica 17 novembre 2013

ARSÈNE LUPIN (alle radici del punk con qualche stilla di dandysmo)


ARSÈNE LUPIN
(alle radici del punk con qualche stilla di dandysmo)

 

La prospettiva è tutto.
O scopri di averla in giovane età oppure non puoi costruirla ([1]).

 

Sommi dei fattori, che si rivelano addendi, e ti rendi conto di essere un pochino diverso dagli altri. Diverso, ripeto, non necessariamente opposto.
Infatti, ti poni dei dubbi: un corsaro è fuori dalla legge, ma autorizzato dall’ordinamento: Francis Drake, Henry Morgan, Walter Raleigh; ecco i referenti storici dei cromatici Signori di Ventimiglia salgariani ([2]).

 

Capisci, anche se sei in quarta elementare, che “non è vietato” pubblicare fumetti come Diabolik, Kriminal, Satanik.

 

Addirittura, mesi e mesi e mesi dopo (1971? Non sono sicuro di una concomitanza con la Francia nella trasmissione), un giorno la programmazione, in perenne – pertanto falso – bianco e nero, televisiva ti fa scoprire Arsenio (non ancora Arsène) Lupin. Una faccia simpatica, la bella vita con lo champagne ancora nelle coppe e non nelle flute ([3]) davvero esaltante ([4]).
L’ammiccante maschera del ladro gentiluomo (ecco il grimaldello!: la classe annienta anche un comandamento divino) è per te quasi teenager italiano quella di Georges Descrières. Nella sigla finale (malinconiosissima per noi ancora sottoposti al coprifuoco serale, per lo meno in termini di programmi televisivi guardabili) una voce roca, per anni dirà poco o niente quanto al suo titolare, ma si tratta di Jacques Dutronc ([5]).
La RAI ha coprodotto con la Francia (ORTF) e altre nazioni un prodotto derivato da altro prodotto nazionale dell’Exagon: i romanzi e i racconti scritti dal tranquillo Maurice Leblanc fra il 1905 e il 1939 ([6]). Niente di eclatante quanto a novità: quei libri li pubblicava in Italia da decenni l’editore Sonzogno ([7]).

 

Adesso sei pronto per capire: quando arriva il punk è naturale svegliarti una mattina e sapere che sei nel lato diverso della vita: senza scomodare Lou Reed e la maglietta (eh, si le chiamiamo ancora magliette) “con i due elenchi e lo spazio in mezzo” che vendono McLaren e Westwood in fondo a King’s Road ([8]) a prezzo non certo popolare ([9]).

 

Ecco, con cappa, cilindro, sparato e bastone da passeggio ([10]), splendide berline e dolicocefale non necessariamente bionde ma certamente deliziose, Arsène-Georges è un magister vitae alla pari e prima ([11]) di John (Wickham Gascoyne Berresford) Steed-Patrick Macnee ([12]).

 

Georges Descrières è morto il 19 ottobre del 2013.
Limitarlo ad Arsène Lupin sarebbe irriguardoso, ma per noi ribelli seventy-seven lui rimane una delle chiavi magiche verso una vita scomoda eppur certamente avventurosa e, pourquoi pas, champagneuse.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Mi viene in mente un mio antico post, negletto ma ancora efficace (non uso spesso l’aggettivo “attuale” per evidenti motivi nietzsch-iani).
[2] Io tenevo anche agli indiani, certo, ma la “compagnia dei compagni” che cercavano di impormi la linea, mi ha fatto insopportare Geronimo e stavo con Kociss e, volendo, anni più tardi Mano Gialla.
[3] Ecco spiegata la mia avversione al lusso per tutti: si tratta di evidente contraddizione, e - badate - il vero lusso ha un prezzo costituito da due fattori, di cui uno non è il danaro.
[4] Come il bianco e nero catodico del passato, è anche parte dell’autarchia tendenziale, ma nessuno la chiama tale, lo spumante che è obbligatoriamente meglio. No, non è così: le bollicine sono diverse fin dallo spirito con cui si stappa una bottiglia, anche se a me non piace il Cristal, pur se apprezzo la ratio della sua bottiglia.
[5] La canzone si intitola L’Arsène”; attenzione ne esiste un’altra sempre legata alla serie, di due anni successiva: “Gentleman cambrioleur”.
[6] In realtà il tutto è un poco più complicato, se vi interessa.
[7] E dalle parti del 1975 li vendevano a piccolo prezzo in un poco meno che magazzino dietro Corso Vittorio Emanuele, metri in là da Fiorucci, a Milano.
[8] La sua caption è: “You're gonna wake up one morning and know what side of the bed you've been lying on La reputo il più possente manifesto londonita, sebbene non eclatante in quanto poco grafica. Secondo alcuni la paternità è di Bernie Rhodes.
[9] Come ormai riconoscono anche John Lydon, Glen Matlock, Siouxsie Sioux, Steve Severin: cfr. fra gli altri il documentario televisivo Punk Britannia.
[10] Dandyrama: i due bastoni di Benjamin Disraeli.
[11] Nella cronologia storica, non in quella televisiva, evidentemente.
[12] We will always have a crush for you Mrs. Peel! La vera fidanzata totemica dei non allineati edonisti.


giovedì 14 novembre 2013

CLIENTI E CATASTROFI (Tombstone series – 13)


CLIENTI E CATASTROFI
(Tombstone series – 13)

 

Le catastrofi naturali sono come i clienti: quelle nuove sono “meglio” di quelle vecchie per i media: cfr. Filippine vs. Haiti.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 7 novembre 2013

JEFF BUCKLEY: NEWYORKER BY ACCIDENT?


JEFF BUCKLEY: NEWYORKER BY ACCIDENT?

 
Il giorno in cui arrivò la notizia della morte (o meglio presunta morte dati i giorni di scomparsa, o forse era la data del cadavere ripescato? Non ricordo) di Jeff Buckley c’era in cartellone un concerto al Tunnel, a Milano. Non ricordo l’artista.
Dovevo incontrarmi lì con la mia amica Anna M. ([1]). Lei pianse come una fontana, e certo non si gustò l’esibizione dal vivo.
È in buona parte merito suo se mi avvicinai a questo cantautore, ma anche vorace interprete di altrui canzoni, come si vedrà.

 

Infatti, Buckley junior è fra gli artisti, come Kurt Cobain, che nei miei canoni ([2]) soffrono a causa della loro sovraesposizione (e santificazione) mediatica.
Del resto, avere una madre come esecutore testamentario artistico è peggio della morte, se poi ella è anche la vedova di vostro padre Jeff, anch’egli artista nella musica, allora è (se possibile) oltre il peggio: in certi ambiti occorre anche un poco di realismo e di cinismo: davvero si può pensare che Columbia (ora Sony) accettasse di pubblicare una serie di album dal vivo di un artista morto di cui esistono solo due album ufficiali in studio (uno è postumo)?

 

Jeff Buckley post mortem è stato quindi spremuto come un limone dal suo produttore di fonogrammi, ma senza velleità filologiche; spesso sembra di ingerire minestra riscaldata.
Ad esempio, esiste una MC7 importantissima, che si può ascoltare solamente grazie a un buon CD bootleg, di registrazioni demo fra le quali una cover di “Killing Time” di The Creatures (Siouxsie e Budgie): si tratta di Prelude To a Dream – The New York Garbage Can Tape.
Altro CD non ufficiale contiene la registrazione del concerto del 31 dicembre 1995 al Mercury Lounge di New York City.

 

Sì, perché dal sud della melmosa California (tanto vischiosa che The Skid Row fecero una cover di una sua canzone per onorarne la morte) Jeff si era trasferito a Gotham City, come qualsiasi persona dotata di senno.
La mentalità newyorkese è unica, non migliore, ma unica (come quella berlinese).

 

Quoi faire (a parte non seguire certe pronunce sgangherate di brave persone un poco grezze ([3]))?
Mentre vedete un documentario dedicato al secondo Buckley, andate per le edizioni espanse ufficiali di quanto egli ha registrato, e poi affidatevi ai siti internet amatoriali per farvi una idea. “Halleluja:” rimane comunque noiosissima, mentre nessuno oserebbe ascoltarsi consecutivamente più versioni di “Grace”.
Ma il, non giovanissimo (morì a 30 anni) Jeff era un segugio di canzoni misconosciute: se un lettore di 20 anni di questo post ascolterà la sua “Kick Out The Jams” e poi cercherà l’originale, la missione sarà di nuovo compiuta.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Un’anima tormentata e spesso non rispettata, lo posso scrivere per certo. Anna morì male, prematuramente, di una rara malattia.
[2] Canone nell’accezione musicale: cfr. “the European canon is here”: David Bowie, “Station To Station”.
[3] Non tutti hanno la cultura di Richard Hell.